Scusate, ma insisto: ne va della esistenza o del futuro di questo mondo…

L’EDITORIALE
di don Giorgio

Scusate, ma insisto:

ne va della esistenza o del futuro di questo mondo…

Già è difficile mettersi d’accordo sulla parola “mondo”, e quando si parla di “futuro” ognuno va per la sua strada, che non porta al futuro che tutti vorremmo: nessuno in realtà sa che cosa sia il futuro. L’espressione “verso un futuro migliore” che significa, se non si ha un’idea ben precisa, diciamo corretta, della parola “migliore”? Migliore, in rapporto a che?
Parliamo di futuro, e poi non si ha neppure un’idea di che cosa sia il presente, da cui dipende il futuro, sì perché già nel presente è in germe il futuro. Sia in positivo che in negativo. Non c’è distacco tra il presente e il futuro.
E la parola “mondo” che significa? Solitamente la intendiamo nel senso più vago di “società”, che è tutto il contrario di quel nobile concetto che è l’“umanità”. La società dunque sarebbe quell’insieme di uomini e dei loro rapporti più o meno umani? E se fosse così chi potrebbe trovare la strada giusta per rendere più umani i loro rapporti? Forse la religione, o la politica o quell’insieme caotico di buone intenzioni per cui ognuno dice la sua, in una tale frammentazione soggettiva da rendere impossibile l’uscita dal tunnel. Immaginate di trovarvi in un labirinto, dove ogni via reca diversi cartelli che indicano direzioni diverse: Che fate? Dovete scegliere, rischiando di andare in un precipizio, o di tornare indietro restando sempre nel labirinto.
Pensavo che il progresso fosse un progredire verso il futuro migliore. Ma quale “progresso”? Altra parola che illude, che riempie la bocca, che inganna. In nome del progresso si torna ai tempi della barbarie.
Quando tutto è confusione, non tanto sulle parole che dovrebbero comunque avere un senso, quanto invece sulla “non conoscenza” della realtà, non rimane che tentare la via della Saggezza antica. Sì, qualcuno dirà: appunto, dove è finita la Saggezza antica? È scomparsa per la sua inefficienza o perché la brutalità dell’essere umano è così bastarda da coprire perfino ciò che è eterno? Eppure anche a quei lontanissimi tempi, il mondo andava per strade sbagliate: c’erano guerre, bestialità d’ogni genere, la società sembrava non avesse un futuro migliore.
Credo nel Pensiero puro, incontaminato, che è presente in ogni epoca, e che nessuno potrà mai cancellare. Coprirlo sì, mai spegnerlo del tutto! Ma il progresso c’era, quello inarrestabile proprio perché invisibile, nel senso che è sotterraneo, nel profondo di ogni essere umano.
Ogni filosofia antica, nel senso di maestra di vita, ha lasciato segni imperituri, ma forse non è bastato che soli alcuni la testimoniassero anche con la morte. La massa è tale che nella sua imbecillità riverente verso ogni potere dissennato e criminale fa deserto, rende sterile anche la Nobilità di un Pensiero purissimo. La massa, magari solo per divertirsi oscenamente, eleva altari o monumenti a Platone o allo stesso Cristo, per pisciarvici sopra, per un panino imbottito. La massa uccide, e onora, per godersi lo spettacolo appena si accorge che la sua vita è di merda, e che l’unico modo per sopravvivere è rendere la merda più saporita. con il sangue dei giusti.
E allora che fare? Assistere solo protestando per lo spettacolo osceno, tanto più che oggi tutto è una oscenità diabolica?
Perché non tentare ciò che è ritenuto l’“impossibile umano”? E non vi accorgete che questo “impossibile umano” è così possibile che è la nostra stessa natura umana? Tentare allora è un dovere imprescindibile, se si vuole puntare al futuro, che è già qui, nell’Eterno presente.
Da millenni credenti e non credenti stiamo giocando con il nostro essere, come se fosse un gingillo decorativo: se ne rompe uno e se ne prende un altro, come un ininterrotto gioco osceno e blasfemo, e poi pretendiamo di essere felici o goderci anche solo qualche attimo della nostra esistenza, più amara di una “valle di lacrime”. Il dramma è che da millenni e millenni non capiamo la lezione, o, meglio, anche se da parti con le migliori intenzioni (altrimenti non avremmo i cosiddetti santi canonizzati!) si cercano soluzioni ma sempre a fior di pelle, anche se parliamo di scientificità o di religiosità, entrambe sorelle gemelle.
In breve, non abbiamo fatto un vero salto di qualità, che è doveroso visto che in gioco c’è il futuro, che certamente si realizza ma sempre a fiori di pelle. E la pelle cambia i peli, ma non i vizi, ed ecco che tutto sembra cambiare, ma nulla in realtà cambia. Non importa in peggio. Il peggio sta nel non cambiare mentre il tempo cambia, e il peggio di ieri crea solchi sempre più invalicabili o sanabili.
Sempre così, da che mondo è mondo, tranne le eccezioni che ci sono, o meglio tranne il fatto che la regola è messa in gioco costantemente, e la regola è il nostro stesso essere che ha bisogno di respirare, secondo le leggi naturali e divine.
Ci sto arrivando, tenendo in ansia qualcuno che sta aspettando la mia soluzione. Ed è qui, per il fatto che si sta aspettando la risposta che trovo la tragedia: aspettare pronti a snobbare ogni tentativo di risposta, quella più provocatoria e risolutiva.
La tentazione l’avrei di farvi aspettare, senza rispondere. No, risponderò, ma sarà la prossima volta.
25/10/2025
EDITORIALI DI DON GIORGIO 1
EDITORIALI DI DON GIORGIO 2

Commenti chiusi.