
Sulla famiglia nel bosco:
un po’ di chiarezza
dalla pagina facebook “Abolizione del suffragio universale”
Quello che sta accadendo in queste ore contro la giudice Cecilia Angrisano per la vicenda dei tre bambini di Palmoli è qualcosa che dovrebbe far rabbrividire chiunque abbia a cuore lo Stato di diritto.
Una giudice che applica la legge per proteggere tre minori in pericolo. E un vicepresidente del Consiglio che, invece di leggere le carte, la trasforma nel bersaglio perfetto della sua propaganda, urlando al “sequestro di bambini”, mettendo alla gogna assistenti sociali e magistratura e scatenando un’ondata di odio verso chi ha fatto il proprio dovere.
Basta aprire (letteralmente) il provvedimento del Tribunale per scoprire che non c’è nessun “sequestro di Stato”, nessun complotto contro la “vita nella natura”, nessuna persecuzione ideologica.
C’è una cosa molto semplice: tre bambini in pericolo. E i fatti, tra l’altro accertati anche dai Carabinieri (“Angeli in divisa” solo quando conviene), dicono questo.
Primo: i bambini vivevano in un rudere senza impianti elettrici, senza acqua, senza riscaldamento, senza agibilità, senza sicurezza antisismica, senza condizioni igieniche di base.
Secondo: dormivano tra una roulotte e una costruzione fatiscente definita dal Tribunale “presuntiva di pericolo per l’incolumità fisica”.
Terzo: non frequentavano la scuola e i genitori non hanno fornito alcun documento obbligatorio sull’istruzione parentale.
Quarto: non era possibile verificare lo stato vaccinale e sanitario, perché i genitori si opponevano, salvo compenso di 150mila euro, ai controlli, ai trattamenti obbligatori e persino alle visite della pediatra.
Quinto: i bambini sono finiti in pronto soccorso intossicati da funghi. I genitori rifiutavano cure salvavita perché “la plastica uccide” e i bambini dovevano stare lontani dai sondini.
Sesto: quando il Servizio sociale ha tentato per un anno di collaborare, i genitori hanno rifiutato incontri, verifiche, colloqui, progetti educativi.
E infine, hanno esposto i figli pubblicamente, con nome e foto, nel tentativo di usare i bambini come leva mediatica contro il Tribunale. Una violazione gravissima della loro tutela e riservatezza.
Questi sono i fatti.
Non opinioni, non propaganda: fatti accertati nelle motivazioni del giudice.
Ed è per questo che il Tribunale ha disposto l’allontanamento provvisorio: non per “punire uno stile di vita alternativo”, ma perché c’era un rischio per salute, sicurezza, socialità, istruzione, sviluppo psicologico.
Ora, la domanda vera è: Salvini tutto questo l’ha letto?
Perché attaccare una giudice, insultare gli assistenti sociali, parlare di “sequestro di bambini” e urlare “non rompete le scatole” davanti a una situazione del genere non solo è irresponsabile: è pericoloso.
Pericoloso per i bambini coinvolti.
Pericoloso per chi ogni giorno lavora nei servizi sociali.
Pericoloso per il rispetto che si deve alle istituzioni.
Pericoloso per tutte le famiglie fragili che, a causa di questa propaganda, potrebbero ora avere paura di chiedere aiuto.
Questa non è politica: è sciacallaggio.
Chi oggi urla contro il Tribunale, chi fomenta odio contro chi quei bambini ha cercato di proteggerli, dovrebbe avere almeno la decenza di leggersi le carte prima di parlare.
Perché la verità è tutta lì. Nera su bianco e lontanissima dalla propaganda.
***
dalla pagina facebook “Non si può fermare il mare”
L’agorà
La famiglia nel bosco.
È lecito decidere di vivere isolati in un bosco, senza nessun tipo di confort, senza corrente elettrica, senza riscaldamento, non parliamo poi di altre cose come telefoni e computer?
Certo che è lecito. Si tratta di scelte di vita e un adulto (o più adulti) può benissimo scegliere di vivere come l’uomo di Neanderthal, come se nel frattempo tra quello e noi non fossero passati svariati millenni. Quella che chiamiamo civiltà presenta notevoli vantaggi, come ad esempio vivere in case comodamente riscaldate al click di un termostato che scatta o avere la luce anche a mezzanotte premendo un interruttore. Ha anche i suoi punti deboli, come ad esempio un inquinamento che in alcune città raggiunge soglie intollerabili o una socialità di livello spesso discutibile. Così come comprare il pollo al supermercato ci fa ingerire gli antibiotici che l’animale ha consumato in batteria, ma ci preserva da intossicazioni alimentari come ad esempio quella da consumo di funghi incautamente raccolti e ingeriti (come è appunto successo alla famiglia del bosco).
Sono scelte. Io mi tengo la città e anzi, quella di provincia in cui vivo mi sta anche fin troppo stretta. Ma sono gusti, chi vuole andare nella foresta, faccia pure.
Però.
È lecito scegliere la vita nel bosco se si hanno figli minorenni e dunque questa scelta e le sue conseguenze ricadono evidentemente anche su di loro e sul loro futuro? Saranno poi questi in grado di socializzare se la loro scelta futura sarà diversa se nell’infanzia e nell’adolescenza si sono rapportati solo con scoiattoli e volpi? Ed è lecito non vaccinare i propri figli, nemmeno con quelle vaccinazioni che sono obbligatorie per tutti in quel Paese in cui è situato il bosco dove si è scelto di vivere?
No, a mio parere non è lecito. E benissimo hanno fatto i giudici a sottrarre i minori alla famiglia del bosco. Se lo hanno fatto è in base a norme giuridiche sulla cui base hanno operato. Vedremo il seguito di questa vicenda.
Ma c’è un’altra domanda: perché quello della famiglia del bosco è diventato un caso politico e perché la destra estrema, quella dei Fratelli d’Italia e della lega salviniana difende le scelte di quella famiglia e attacca i giudici (a parte il solito tic antimagistrati della destra)?
La risposta è semplice e sta nella concezione individualista che hanno le destre della società. Non a caso durante il covid difesero a spada tratta i no vax e attaccarono pesantemente i (sacrosanti) provvedimenti del governo Draghi sul green pass.
Per le destre estreme l’individuo e le sue scelte hanno la precedenza assoluta rispetto alle esigenze della collettività. Dunque è lecito non vaccinarsi, se quella è la condizione anche antiscientifica dell’individuo, anche se questo mette a repentaglio la sicurezza della collettività in cui quell’individuo è inserito.
I bambini della famiglia del bosco, al di là di ogni altra considerazione sulla qualità e sulla legittimità delle scelte dei loro genitori, prima o poi verranno a contatto con i bambini della civiltà e della città, non fosse altro che per sostenere gli esami scolastici.
E, al di là della dubbia capacità di socializzazione con questi (la vita ha bisogno delle sue esperienze per essere vissuta), metteranno a repentaglio la sicurezza di quei bambini (o adulti) che per varie ragioni non avranno potuto vaccinarsi.
Quindi no. Le scelte della famiglia del bosco non sono legittime, checché ne dicano Salmeloni e le loro basi elettorali.
Non lo sono sia perché coinvolgono in maniera irreversibile dei minori che quelle scelte le subiscono, sia perché la famiglia del bosco per forza di cose, anche per curare l’intossicazione alimentare da funghi velenosi, non rimarrà sempre nel bosco.
M.R.
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