
da www.repubblica.it
16 DICEMBRE 2025
L’intervista inedita a Rob Reiner:
“Opponiamoci a Trump,
dobbiamo preservare la democrazia”
di Roberto Croci
Nell’incontro per “Spinal Tap II”, il suo ultimo film, il regista esprimeva grande preoccupazione per il suo Paese
Avevamo incontrato Rob Reiner poche settimane fa, in occasione dell’uscita dell’ultimo film che aveva girato, Spinal Tap II. L’intervista sarebbe dovuta uscire su uno dei prossimi numeri de Il Venerdì di Repubblica. Oltre che di cinema, avevamo parlato con Reiner dell’altra parte importante della sua vita: la politica, l’impegno per i diritti, la lotta contro il presidente Donald Trump. Reiner era diventato un importante attivista e finanziatore democratico che ha spesso espresso la preoccupazione che proprio la presidenza Trump rappresentasse un rischio per la democrazia americana.
Sappiamo quanto importante sia per lei l’impegno politico. Possiamo chiederle come vive la quotidianità politica che ci circonda?
«A volte è impossibile leggere oltre i titoli perché è davvero inquietante. E mi riferisco al fervore nazionalista, al razzismo e alla misoginia che dilagano negli Stati Uniti. E mi preoccupa la non idoneità mentale del presidente Trump e la pressione stile McCarthy che l’ufficio della presidenza esercita su giornalisti e libera stampa. Per non parlare del disprezzo dello Stato, della Costituzione, e dei suoi continui attacchi alle istituzioni democratiche».
E cosa possiamo fare al riguardo?
«Tutto il possibile. Nel mio, cerco di oppormi nel miglior modo possibile, con i mezzi a mia disposizione, nella speranza di riuscire a preservare la democrazia, perché si tratta di un esperimento che dura da 250 anni e che, a singhiozzo, è riuscito a migliorarsi. Abbiamo superato tante tappe importanti: c’è stato un tempo in cui le donne non potevano votare, ora possono farlo. C’è stato un tempo in cui i neri non potevano votare, ora possono farlo. Abbiamo avuto un presidente nero. Abbiamo commesso degli errori, anche incredibili, ma siamo andati avanti. È la prima volta che vedo questa cosa così difficile da mantenere, così effimera, essere distrutta in meno di un anno. Le istituzioni reggono solo se le persone concordano sull’importanza dello Stato di diritto e della Costituzione. Se non ci crediamo, allora si può fare quello che si vuole. Ed è quello che sta succedendo ora».
Stiamo vivendo in un’America diversa?
«Si, e spero che riusciremo a sopravvivere a tutto questo. Gli Stati Uniti erano il luogo che accoglieva gli immigrati, mentre ora le persone vengono espulse senza un giusto processo. Quello che sta succedendo è un incubo, e speriamo che la gente riesca a rendersene davvero conto. Facevamo della diversità la nostra forza convinti che se fossimo riusciti ad avere un Paese capace di accogliere persone di tutte le etnie, religioni e orientamenti sessuali, avremmo dimostrato che il mondo può essere unito, può essere uno. Questo era l’esperimento. E questo era il luogo in cui lo avremmo realizzato. E purtroppo in questo momento, tutto ciò non sta accadendo…».
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da www.repubblica.it
18 DICEMBRE 2025
Rob Reiner su Trump aveva ragione
di CONCITA DE GREGORIO
Un commento del presidente che mette davvero paura
La morte di Rob Reiner e di sua moglie Michele Singer meriterebbe il rispetto e il silenzio che in chiunque, istintivamente, una tragedia incomprensibile suscita. Ancor più se di radice familiare. Ma il silenzio e il rispetto sono merce fuori corso e anche l’istinto ad astenersi dal giudizio di fronte a ciò che non capiamo è purtroppo una funzione vitale che abbiamo perduto. Ho letto con grande attenzione l’intervista di Roberto Croci, una delle ultime, in cui Reiner si esprime sulla politica americana. Dice cose sensatissime. “Cerco di oppormi nel miglior modo possibile, con i mezzi a mia disposizione, nella speranza di riuscire a preservare la democrazia perché si tratta di un esperimento che dura da 250 anni e che, a singhiozzo, è riuscito a migliorarsi. Abbiamo superato tante tappe importanti: c’è stato un tempo in cui le donne non potevano votare, ora possono.
C’è stato un tempo in cui i neri non potevano votare, ora possono. Abbiamo commesso degli errori, anche incredibili, ma siamo andati avanti. È la prima volta che vedo questa cosa così difficile da mantenere, così effimera, essere distrutta in meno di un anno. Le istituzioni reggono solo se le persone concordano sull’importanza dello Stato di diritto e della Costituzione. Se non ci crediamo, allora si può fare quello che si vuole”. Dice che lo preoccupa la “non idoneità mentale del presidente Trump, la pressione stile McCarthy che l’ufficio di presidenza esercita su giornalisti e libera stampa. Per non dire del disprezzo dello Stato, della Costituzione, e dei suoi continui attacchi alle istituzioni democratiche”. Un giudizio tecnico che condivido. Fa una certa impressione che Reiner lo abbia espresso prima di sapere cosa avrebbe scritto Trump il giorno della sua morte: è stato ucciso, ha detto il Presidente, “perché era ossessionato da me, era afflitto da sindrome da delirio di Trump”. Mi odiava, ecco perché è stato ammazzato. Si stenta a crederci. Dunque sì, effettivamente. Non idoneità mentale. Rob aveva ragione.
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da tg24.sky.it
15 dic 2025
Rob Reiner, Trump:
“Morto per la sua ossessione contro di me”.
Kimmel: “Parole odiose”
MONDO
In un post su Truth, il presidente Usa ha commentato la morte del regista e della moglie Michele, trovati senza vita nella loro villa di Brentwood a Los Angeles. “Reiner è morto a causa della rabbia che ha provocato negli altri con la sua grave, irriducibile e incurabile malattia mentale nota come ‘sindrome da derangement di Trump’”, ha scritto il tycoon, riferendosi alle posizioni anti-Trump del regista. Sul post è intervenuto Jimmy Kimmel, che ha parlato di “parole odiose e vili”
Rob Reiner è morto “per la sua rabbiosa ossessione contro Donald Trump”. A scriverlo, in un post su Truth, è stato lo stesso presidente statunitense commentando la morte del regista e della moglie Michele, trovati senza vita nella loro villa di Brentwood a Los Angeles. “Ieri sera è successa una cosa molto triste a Hollywood”, ha esordito il tycoon. Reiner, regista e attore noto per aver diretto il film Harry ti presento Sally, “è morto a causa della rabbia che ha provocato negli altri attraverso la sua grave, inflessibile e incurabile malattia, una malattia che debilita la mente nota come ‘sindrome da derangement di Trump’, a volte chiamata anche Tds”, ha scritto il presidente, riferendosi alle posizioni anti-Trump che il regista ha portato avanti negli anni.
Il post di Trump su Reiner
“Era noto per aver fatto impazzire le persone con la sua rabbiosa ossessione per il presidente Donald J. Trump, con la sua evidente paranoia che ha raggiunto nuovi livelli quando l’amministrazione Trump ha superato tutti gli obiettivi e le aspettative di grandezza, e con l’età dell’oro dell’America alle porte”, ha rimarcato Trump. Il tycoon ha poi insistito con le critiche al regista scomparso, sottolineando di “non essere un suo fan”. “Per quanto mi riguarda era una persona squilibrata”, ha rimarcato.
Kimmel: “Parole odiose e vili”
Sul post si è espresso anche Jimmy Kimmel, che ha fortemente criticato le parole di Trump definendole “odiose e vili”. Il conduttore e produttore televisivo americano ha poi aggiunto: “Ciò di cui abbiamo bisogno in un momento come questo, oltre al buon senso è compassione e leadership. Non le abbiamo ottenute dal nostro presidente, perché non ne ha da offrire. Invece, ci siamo ritrovati con uno sciocco che blaterava di sciocchezze”. E ancora: “Quando l’ho visto per la prima volta ho pensato fosse falso. Mia moglie me l’ha mostrato e ho pensato che anche per Trump fosse troppo. Ma niente è mai troppo per lui”. Kimmel ha poi parlato della conferenza stampa nello Studio Ovale, dove a Trump è stata data “l’opportunità di tentare di nuovo di comportarsi da essere umano” e di ritrattare le sue parole su Reiner. Il presidente Usa invece ha rincarato la dose parlando della “Sindrome dello squilibrato di Trump”.
Kimmel: “Il suo cervello è corroso”
Il conduttore statunitense ha poi definito il tycoon “un cervello corroso responsabile delle nostre vite”. “Se avete votato a favore, potete ripensarci. È perfettamente normale. Posso dire, in base alle mie interazioni personali con Rob Reiner, che lui vorrebbe che continuassimo a sottolineare le atrocità ripugnanti che continuano a uscire dalla bocca di quest’uomo malato e irresponsabile. Quindi lo faremo ancora e ancora, finché tutti noi non ci sveglieremo”, ha concluso.
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www.ilpost.it
Le orrende condoglianze di Donald Trump
per la morte di Rob Reiner
Ha detto che il noto regista potrebbe essere stato ucciso per essere stato un suo oppositore: una tesi senza alcun fondamento, e pure un po’ crudele
Tra le varie dichiarazioni di sconcerto e cordoglio per l’uccisione del noto regista statunitense Rob Reiner – trovato morto nella sua casa di Hollywood a 78 anni insieme alla moglie Michele Singer – c’è stata quella del presidente Donald Trump, di cui Reiner è stato un durissimo critico. In un post sui social media, Trump ha scritto:

Qui la traduzione del post
«Una cosa molto triste è accaduta ieri sera a Hollywood. Rob Reiner, un regista e comico tormentato e in difficoltà, ma un tempo di grande talento, è mancato insieme alla moglie Michele, a quanto pare a causa della rabbia che ha causato agli altri attraverso la sua grave, inflessibile e incurabile malattia, una malattia che debilita la mente nota come SINDROME DA DISTURBO PER TRUMP, a volte chiamata anche TDS. Era noto per aver fatto IMPAZZIRE la gente con la sua furiosa ossessione per il presidente Donald J. Trump, con la sua evidente paranoia che ha raggiunto nuove vette mentre l’amministrazione Trump superava ogni obiettivo e aspettativa di grandezza, e con l’età d’oro dell’America alle porte, forse come mai prima. Che Rob e Michele riposino in pace!»
Non è la prima volta che Trump usa l’espressione «sindrome da impazzimento per Trump» per screditare i suoi oppositori, sostenendo che le loro critiche non abbiano alcun fondamento reale se non nell’ossessione che queste persone avrebbero per la sua figura. Prima di concludere il post con «possano Rob e Michele riposare in pace» Trump parla di «ossessione furiosa» ed «evidente paranoia» di Reiner nei suoi confronti, e allude al fatto che la sua morte potrebbe essere legata proprio alla militanza politica, senza fornire alcuna prova (oltre a mostrare un’assenza di empatia notevole persino per Trump stesso, che pure ha costruito un’intera carriera politica sulla disponibilità a insultare e ridicolizzare gli avversari). Dell’uccisione di Reiner e della moglie è sospettato in realtà il figlio Nick, arrestato con l’accusa di omicidio.
Negli ultimi anni Reiner si era occupato molto di politica: era un noto sostenitore dei Democratici e aveva spesso criticato in modo anche molto esplicito Trump e le sue politiche. Recentemente aveva detto che in questo periodo storico chi come lui aveva una certa influenza sull’opinione pubblica aveva anche il dovere di combattere contro le politiche di Trump e contro i suoi attacchi alla libertà di espressione.
Per il suo impegno in politica negli ultimi tempi Reiner aveva anche un po’ ridotto quello nel cinema, dopo una carriera di enorme successo. Era una delle persone più celebri e amate di Hollywood, grazie a film come This Is Spinal Tap, su un’immaginaria band metal, uno dei più famosi “finti documentari” di sempre, La storia fantastica (1987), Harry, ti presento Sally… (1989), il thriller Misery non deve morire (1990), Codice d’onore (1992), fino al suo più recente Non è mai troppo tardi (2007).
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www.famigliacristiana.it
16 dicembre 2025
Trump e la morte di Rob Reiner,
quando l’insulto prende il posto della pietà
Nel commentare l’uccisione del regista Rob Reiner e della moglie, di cui è accusato il figlio Nick che è stato arrestato, il presidente americano ha evitato ogni parola di cordoglio e ha parlato di una presunta “sindrome mentale da impazzimento per Trump”, stravolgendo i fatti e usando una morte violenta come arma di propaganda
di Antonio Sanfrancesco
Lunedì Donald Trump ha pubblicato sui suoi canali social un messaggio in cui commentava la morte del regista e produttore Rob Reiner, noto per il suo impegno politico e per le sue posizioni fortemente critiche nei confronti del presidente. Nel post, Trump non ha espresso alcuna forma di cordoglio o cautela, ma ha invece ironizzato sull’evento, collegandolo a quello che da tempo definisce “Trump Derangement Syndrome”, trasformando una notizia drammatica in un’arma di dileggio politico.
Chi è Rob Reiner, il regista di “Harry ti presento Sally”
trovato morto con la moglie a Los Angeles
«La scorsa notte», ha scritto, «è successa una cosa molto triste a Hollywood. Rob Reiner, un regista e comico tormentato e in difficoltà, ma un tempo talentuoso, è morto insieme alla moglie Michele, apparentemente a causa della rabbia che ha causato negli altri essendo afflitto da una forma massiccia, durissima e incurabile della malattia mentale nota come “SINDROME DA IMPAZZIMENTO PER TRUMP”» (tutto in maiuscolo, ndr).
Al di là dell’errore fattuale – Trump non fa alcun cenno all’inchiesta per omicidio ma fa intendere che Reiner sia morto per una “malattia mentale” travisando completamente la realtà dei fatti – ciò che colpisce è la totale assenza di senso del limite. È un passaggio inquietante: la disumanizzazione dell’altro diventa così radicale da renderne irrilevante perfino la morte.
Dell’uccisione di Reiner e della moglie è sospettato in realtà il figlio Nick, arrestato con l’accusa di omicidio. Negli ultimi anni Reiner si era occupato molto di politica: era un noto sostenitore dei Democratici e aveva spesso criticato in modo anche molto esplicito Trump e le sue politiche. Recentemente aveva detto che in questo periodo storico chi come lui aveva una certa influenza sull’opinione pubblica aveva anche il dovere di combattere contro le politiche di Trump e contro i suoi attacchi alla libertà di espressione.
Per il suo impegno in politica negli ultimi tempi Reiner aveva anche un po’ ridotto quello nel cinema, dopo una carriera di enorme successo
Ma tutto questo nulla a che fare con le terribili parole pronunciate da Trump. Non si tratta di una semplice caduta di stile, ma di una precisa concezione del linguaggio pubblico, in cui il rispetto, la compassione e la responsabilità vengono sacrificati sull’altare dello scontro permanente e della demonizzazione costante e ossessiva di chi non la pensa come me.
In questo schema, l’avversario non è più una persona con una dignità inviolabile, da rispettare a maggior ragione quando non c’è più, ma un bersaglio da colpire in ogni circostanza, anche dopo la morte e, come in questo, una morte violenta a causa di un omicidio maturato nell’ambito familiare del regista.
La politica non può pretendere di guidare una comunità se rinuncia alla pietà, se ride del lutto, se usa anche la morte come argomento retorico. Quando il linguaggio pubblico scende a questo livello, non degrada solo chi lo usa, ma l’intero spazio civile. È un pericoloso punto di non ritorno.
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