Testimone dell’eredità di Charles de Foucauld. Chi era fratel Gian Carlo Sibilia, morto a 91 anni

Gian Carlo Sibilia, fondatore dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas
da AVVENIRE
16 marzo 2026

Testimone dell’eredità di Charles de Foucauld.

Chi era fratel Gian Carlo Sibilia, morto a 91 anni

di Matteo Liut
Il sacerdote, fondatore dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, ha segnato generazioni con la sua vita di preghiera, fraternità e servizio alla Chiesa. Il funerale sarà celebrato il 18 marzo a Limiti di Spello. Il cordoglio dell’Azione cattolica
La fraternità dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas ha annunciato la morte improvvisa del fondatore, fratel Giancarlo Sibilia, avvenuta nella notte del 16 marzo nell’abbazia di Sassovivo, alle pendici del monte Serrone, a Foligno. «Il nostro fratello e fondatore Gian Carlo è tornato al Padre», hanno scritto i membri della comunità, condividendo la notizia come un “momento pasquale” vissuto insieme nella fede. Era nato a Tripoli, in Libia, 91 anni fa. Il funerale sarà celebrato mercoledì 18 marzo alle 15.30 nella chiesa parrocchiale di Limiti di Spello, luogo profondamente legato al suo cammino sacerdotale. La concelebrazione sarà presieduta dal vescovo di Foligno, monsignor Domenico Sorrentino.
Il cordoglio ha attraversato in queste ore il mondo ecclesiale e associativo. «Tutta l’Azione cattolica italiana si unisce, con intensa commozione, alla preghiera della comunità dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas che accompagna fratel Gian Carlo Sibilia nel suo abbraccio con il Risorto», ha scritto Giuseppe Notarstefano, sottolineando il legame profondo tra l’associazione e la comunità fondata da Sibilia, un legame che affonda le radici nella comune esperienza associativa con fratel Carlo Carretto e nella cura di Casa San Girolamo a Spello. «Noi custodiremo la tua memoria nella gratitudine e nell’affetto», ha aggiunto il presidente dell’Ac, ricordando i tanti momenti di preghiera e incontro vissuti con il religioso. Fratel Gian Carlo aveva radici nella Gioventù italiana di Azione cattolica e da quella scuola di laicato maturo trasse un amore concreto per la Chiesa, vissuto come servizio alla comunità. L’incontro con la spiritualità di san Charles de Foucauld, anche grazie alla guida di fratel Carlo Carretto, fu decisivo negli anni trascorsi a Spello, nella fraternità di San Girolamo, a partire dal 1965 e fino al trasferimento a Sassovivo. «Un’altra persona che ha segnato fortemente il mio amore per Gesù e per la Chiesa è stato fratel Carlo Carretto», sottolineava Sibilia in un colloquio in cui raccontava la sua formazione alla scuola del deserto.
Ordinato prete il 25 ottobre 1970, scelse di radicare il ministero nella semplicità evangelica della vita fraterna: la nascita dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas fu il frutto di un discernimento maturato tra Limiti di Spello e gli eremi del Subasio, con un equilibrio di contemplazione e servizio alla diocesi, secondo l’intuizione di frère Charles. «I Piccoli Fratelli cercano di vivere il messaggio di frère Charles con una stretta vita fraterna, nutrita dalla preghiera di adorazione e dalla lectio divina quotidiana», spiegava Sibilia delineando la fisionomia della comunità. Nel tempo la fraternità ha trovato casa nell’abbazia millenaria di Sassovivo, divenuta punto di riferimento per quanti cercano silenzio, orientamento e preghiera. In queste ore, mentre si susseguono i ricordi, viene sottolineato il suo ruolo di guida mite e decisa, capace di parlare a generazioni di giovani e adulti con la forza dell’esempio e con parole essenziali. Tra i tributi, anche quello della stampa cattolica che richiama il suo essere “polmone spirituale” per molti e la capacità di tenere insieme il rigore del Vangelo e la prossimità alle persone incontrate ogni giorno. Uomo di preghiera e di riflessione, autore di numerosi testi, fratel Gian Carlo ha lasciato un’eredità che continua nella fraternità che ha fondato, presente in Italia e in Terra Santa, e nel legame vivo con quanti si ispirano a Charles de Foucauld.
In un’intervista rilasciata ad AVVENIRE (vedi sotto), firmata da Gianni Di Santo, in occasione dei suoi 90 anni, fratel Gian Carlo Sibilia – fondatore dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas – aveva ripercorso con gratitudine le radici della propria vocazione, indicando nella madre, nella Giac e negli incontri decisivi con fratel Carlo Carretto e con la spiritualità di Charles de Foucauld le sorgenti del suo cammino. Dalla prima esperienza a Spello nel 1965 fino agli anni vissuti all’abbazia di Sassovivo e alla fraternità di Nazaret, aveva raccontato una vita segnata dal deserto, dall’ascolto della Parola e da una fraternità semplice fatta di preghiera, lavoro e accoglienza. Nei suoi ricordi emergeva l’amicizia profonda con Carretto, la passione per una Chiesa servita nella quotidianità e l’impegno per custodire la Famiglia spirituale foucauldiana attraverso la fraternità, la rivista Jesus Caritas e gli archivi del suo maestro. Negli ultimi anni, segnati dalla fragilità fisica, continuava a offrire ascolto e consolazione a quanti bussavano alla porta di Sassovivo, affidandosi alla preghiera silenziosa e al Rosario che amava definire «il breviario dei poveri».
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da AVVENIRE
26 novembre 2024

«Vita fraterna e preghiera:

fra Umbria e Nazaret con de Foucauld e Carretto»

di Gianni Di Santo
Gian Carlo Sibilia, fondatore dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, compie 90 anni. E racconta l’incontro con i “profeti” che hanno acceso in lui (e in tanti altri) l’amore per Cristo e la Chiesa
«Ho incontrato nella mia vita molte persone, sacerdoti e laici, che mi hanno fatto del gran bene. Però la persona che ha inciso fortemente sul mio crescere davanti a Dio e agli uomini è stata la mia mamma, che mi ha insegnato ad amare Gesù». Domani, 27 novembre, fratel Gian Carlo Sibilia compie 90 anni. Fondatore dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, una delle comunità religiose sparse per il mondo che si rifanno all’insegnamento di san Charles de Foucauld – che il prossimo 1° dicembre la Chiesa ricorda nel calendario –, dall’abbazia millenaria di Sassovivo, sede del priorato, posta alle pendici del monte Serrone, sopra Foligno (Perugia), vive e continua la sua missione di innamorato del Vangelo, con allegria e naturalmente con gli acciacchi dell’età.
Il deserto e la Giac. L’abbazia di Sassovivo respira a pieni polmoni la presenza di san Francesco – Assisi è a due passi – e di fratel Carlo Carretto, straordinaria figura del cattolicesimo italiano post conciliare che a Spello, le “colline della speranza”, fondò una comunità dei Piccoli Fratelli del Vangelo dando anima e corpo ai tanti piccoli eremi sparsi per il monte Subasio. «Un’altra persona che ha segnato fortemente il mio amore per Gesù e per la Chiesa – continua Gian Carlo – è stato fratel Carlo Carretto. Innamorato di Gesù alla scuola di Carlo Carretto, e guidato da frère Charles, non potevo che seguirli sulle orme stesse del deserto e nello sviluppo del loro messaggio spirituale. Ma c’era un altro amore che andava sviluppandosi: quello per la Chiesa. Il noviziato per conoscere e crescere in quest’amore fu la Giac – la Gioventù Italiana di Azione cattolica – e i vari servizi diocesani e nazionali a essa legati. Con la Giac imparai a servire la Chiesa locale».
Innamorarsi di frére Charles. All’abbazia di Sassovivo il cuore di Gesù, sormontato da una croce di colore rosso, lo si vede dappertutto. Nell’abito dei Piccoli fratelli. Nei quadri appesi alle pareti. È il simbolo di Charles de Foucauld. Spesso iniziava le sue lettere disegnando un cuore con una piccola croce, posto tra due parole: “Iesus Caritas”. Per fratel Gian Carlo l’innamoramento verso Charles de Foucauld iniziò in modo molto semplice. «L’assistente della Giac di allora, monsignor Paolo Gillet, mi regalò un libretto dov’erano raccolte le meditazioni di un ritiro di fratel Arturo Paoli, fatto in Argentina. Queste pagine mi fecero scoprire innanzitutto il messaggio spirituale di Charles de Foucauld. Ma il libro fondamentale fu Come loro di René Voillaume, l’autentico fondatore della Famiglia foucauldiana. Infine frequentai le Piccole Sorelle alle Tre Fontane, vicino alla mia casa di Roma; l’ascolto delle loro testimonianze chiarì quale sarebbe stato il mio progetto di vita».
Pane, acqua e amicizia. Sulla strada di Charles de Foucauld, con l’aiuto di Carretto. «La prima volta che gli parlai fu al telefono. Lui era a Benì-Abbes, nel deserto, e la telefonata sollecitava la richiesta che nelle stampe dei giornali e riviste della Giac ci fosse un aiuto finanziario per alcune famiglie del Sahara bisognose di crearsi un pozzo per approvvigionarsi di acqua. Pur nella solitudine del deserto algerino Carlo Carretto, che era stato il presidente della Giac dal 1946 al 1952, non smetteva mai di chiedere informazioni su quello che accadeva in Italia. Ricordo soprattutto la sua vicinanza fisica e spirituale durante i miei primi quaranta giorni di eremo a Bindua in Sardegna, dove i fratelli avevano sistemato un eremo. Carlo ogni due giorni mi portava pane e acqua e poi, facendosi sera, parlavamo di cosa volesse dire diventare “piccolo fratello”. Per non parlare dei due ritiri spirituali nel Sahara: ci fermavamo per la preghiera e l’adorazione nei luoghi frequentati da frère Charles. Divenne un’amicizia forte. Che bello avergli chiuso gli occhi per nascere al cielo».
Spello, Assunta del 1965. I Piccoli Fratelli di Jesus Caritas fanno parte della grande famiglia spirituale di Charles de Foucauld. In cosa consiste la vostra missione? «I Piccoli Fratelli di Jesus Caritas cercano di vivere il messaggio di frère Charles innanzitutto con una stretta vita fraterna, nutrita dalla preghiera di adorazione e dalla lectio divina quotidiana. Un servizio in diocesi secondo le nostre disponibilità e la richiesta del vescovo. Iniziai la mia avventura di piccolo fratello a Spello nel Convento di San Girolamo (ora è il “polmone spirituale” gestito dall’Azione Cattolica italiana), dove arrivai a mezzogiorno dell’Assunta del 1965, con due fratelli, uno più giovane e il secondo colpito dalla malaria cronica. Spello, con il convento francescano del ’400, doveva diventare, insieme ai 25 eremi sparsi per il Subasio, il luogo di informazione e formazione per far fare esperienza di preghiera privilegiando il silenzio e l’adorazione eucaristica. Così accadde. Per quasi venticinque anni fu un notevole riferimento spirituale ed ecclesiale per centinaia di giovani che si alternavano ogni domenica tra i servizi liturgici, il lavoro nei campi e l’aiuto in cucina. L’andata al cielo di Carlo nel vespro di San Francesco, il 4 ottobre 1988, e infine il terremoto del 1997, hanno determinato la chiusura dell’esperienza. Ci si augura che fratel Carlo e gli altri piccoli fratelli sepolti con lui a Spello facciano rifiorire la fraternità».
La mappa della fraternità. Non solo Spello, però. «Vissi alcuni anni a Casalecchio di Reno, nella vivace diocesi di Bologna del cardinal Lercaro. Da lì siamo stati richiamati nella diocesi di Foligno per assumere la responsabilità della parrocchia di Limiti di Spello. Poi la fraternità cittadina a Foligno, e l’abbazia di Sassovivo. Ancora il Goleto in Irpinia, nella diocesi di Sant’Angelo dei Lombardi, e infine a Nazaret, in una parte dell’ex monastero delle Clarisse dove è vissuto per tre anni fratel Charles. La nostra Comunità poi ha la responsabilità della Rivista Jesus Caritas, della Famiglia Charles de Foucauld, e custodisce l’archivio di fratel Carlo Carretto, curando inoltre la diffusione dei suoi fortunatissimi libri».
Condividere con chi soffre. Nazaret, infine. «La nostra presenza nella fraternità di Nazaret, luogo molto caro alla famiglia spirituale di Charles de Foucauld, lo dobbiamo alle Piccole Sorelle di Gesù che dopo cinquanta anni hanno dovuto ritirarsi da lì. Rimane una delle poche memorie della presenza di frère Charles. Nazaret vuol dire una vita semplice, come la si viveva ai tempi di Gesù. Fatta di preghiera, lavoro e amicizia con gli uomini. Charles de Foucauld rimase tre anni a Nazaret e comprese subito che bisognava predicare anche in terre e luoghi non cristiani. A Nazaret accogliamo chi viene in visita o chi voglia trascorrere un tempo più o meno prolungato di ritiro. Con l’inizio della guerra ci siamo posti la domanda se chiudere la fraternità o restare, ma i fratelli che vivono lì ci hanno risposto: “siamo stati qui più di vent’anni per accogliere i pellegrini e ora che la gente del posto è in guerra noi non possiamo rifiutarci di condividere con loro la sofferenza”».
Il giornale e il Rosario. Fratel Gian Carlo parla a bassa voce. La voce degli anziani, dei sapienti. Riscalda il cuore di chi vuole ascoltarla. Chi arriva a Sassovivo sa che incontra dei piccoli fratelli che vivono la carità fraterna, aperti all’accoglienza di quanti bussano alla loro porta. Sa che può trovare una parola o un conforto spirituale in un uomo che somiglia molto a quei vecchi patriarchi dell’Antico Testamento. «A 90 anni pieni, come mi viene richiesto e con una sofferenza non lieve di artrosi reumatica: prego, leggo, ascolto persone che mi vengono a scaricare le loro sofferenze, dedico un po’ di tempo anche alla lettura di qualche quotidiano ricordandomi sempre quello che scriveva Thomas Merton: l’uomo non è un’isola. In questo periodo ho riscoperto il valore del santo Rosario che fratel Carlo Carretto chiamava il Breviario dei poveri; ci sono giornate che anche il salmodiare mi diventa difficile… allora, corona in mano, e via con Maria, madre di Gesù e madre mia».
«Uomo vivo perché donato». L’ultima domanda per Gian Carlo è rivolta ai giovani. Cosa direbbe loro per innamorarsi di Charles de Foucauld? «Di leggere una sua buona biografia. Ce ne sono ormai tante. Se poi si vuol camminare più specificamente sulle sue orme bisogna prendere in mano Come loro, il libro guida per incamminarsi alla sequela del santo. Ci fu un anno in cui l’arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini venne a Spello con 150 preti ambrosiani di età piuttosto giovanile. Alla fine dell’Eucaristia celebrata nel piccolo chiostro della fraternità di San Girolamo disse: “fratel Carlo, un uomo vivo perché donato, perché spoglio. Un uomo che ha vissuto la speranza che è tale solo se la si vive fino in fondo. Amen”».

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