Fermiamoci e riflettiamo…

bimbe7[1]
di don Giorgio De Capitani
La notizia della madre che, domenica scorsa, ha ucciso tre figlie, ci ha lasciati sul momento senza parole. E poi, quante domande, tenute dentro con la paura di esprimerle! Come può una madre uccidere, in modo poi così efferato, i propri figli? Che cosa scatta per la mente? Inutili, fastidiosi e fuori posto i soliti commenti: colpa di questo o colpa di quello! È successo! Questo è un dato di fatto. Questo è il punto vero. È successo! E, se è successo, può succedere!
E non facciamo gli ipocriti: i drammi della vita ci sono, tutti i giorni, anche se non li vediamo da vicino con i nostri occhi. Noi siamo rimasti ancor più sconvolti, perché il dramma è accaduto a pochi chilometri da noi. Ci si uccide, ci si massacra, si perde la testa, si perde ogni rispetto per gli altri. Si ha un problema personale, e si coinvolgono i più innocenti, trascinandoli nei nostri drammi. Non ci sono ragionamenti che possano aiutarci a cogliere queste follie. E non basta neppure rassegnarci dicendo: Preghiamo il Signore! E non vorrei mai sentir frasi come questa: tre angioletti sono andati in paradiso! Questa è una bestemmia! Fermiamoci e riflettiamo un po’ tutti quanti. La politica la smetta di essere unicamente preoccupata di prendere subito i responsabili. Il ministro Angelino Alfano ha superato se stesso, dicendo: Prenderemo subito il colpevole! E la Chiesa la smetta di dire: Sentiamoci tutti responsabili! Le solite parole ipocrite, qualunquiste, che dicono tutto al momento, e nulla nella realtà quotidiana. Non abbiamo nient’altro da dire? Non sarebbe meglio che tacessimo?
Fermiamoci, e riflettiamo. Senza aggiungere parole inutili. Un po’ di silenzio non guasterebbe. Sì, anch’io ho scritto queste riflessioni, che avrei anche potuto evitare. Ma l’intento era solo questo invito: Fermiamoci, e ripensiamo la nostra vita! Dove ci sta portando? Tra la vita e la morte il passo è breve, talora brevissimo. Basta una follia. Chiamatela come volete! E la follia, purtroppo, è spaventosamente vicina, tra le quattro mura domestiche!

 

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