”Metastasi”: il vero colpevole dal punto di vista politico è il sindaco di Lecco Virginio Brivio

brivio

Questo articolo è stato accettato e pubblicato anche su Merateonline.
Ciò che ultimamente è successo a Lecco e dintorni (naturalmente parlo delle vicende giudiziarie che hanno colpito alcuni amministratori, tra cui il sindaco di Valmadrera, e Ernesto Palermo, consigliere di maggioranza dell’attuale amministrazione di Lecco) mi ha particolarmente colpito per diversi motivi, tenendo conto che si tratta di accuse pesantissime, com’è quella di connivenza con cosche mafiose. Qui non si tratta di qualche bustarella tra amici, tanto per intenderci.
Ho intravisto gli interventi apparsi su Merateonline e giornali locali, le dure prese di posizione dell’uno o dell’altro schieramento politico o movimentista protestatario, e ho letto le lettere dei soliti amici che, senza mettere in dubbio la magistratura, tuttavia mettevano in guardia dai soliti sciacalli. Imparassimo una buona volta a separare i fatti dalle questioni personali (d’amicizia), familiari e di partito!
Il mio ragionamento è semplice: al di là dei personaggi inquisiti, qui c’è in ballo la credibilità della Politica, più che del mondo politico. Smettiamola di voler salvare capra e cavoli con i soliti distinguo. Il vero colpevole, dal punto di vista politico, è il sindaco di Lecco, Virginio Brivio, il quale, più che dover dare le dimissioni, dovrebbe riflettere seriamente se ripresentarsi o no alle prossime elezioni comunali, tanto più che, secondo voci suffragate da alcune dichiarazioni esplicite, vorrebbe allearsi con la destra ciellina, su cui pesano, benché indirettamente, altre vicende giudiziarie. A parte questo, e a parte le ultime vicende, è grossa la responsabilità politica di Virginio Brivio durante il suo attuale mandato, anche all’interno del suo partito, il Pd, per alcune sue scelte non da tutti condivise.
Sappiamo che Virginio Brivio ha vinto, nelle ultime votazioni, per una manciata di voti, e credo di aver contribuito anch’io con qualche voto in più. Ma, al di là delle mie attuali scelte politiche, non credo che contribuirei ad appoggiare una sua nuova candidatura.
Invece che protestare la sua innocenza, o giustificarsi in nome di una certa ingenuità (in politica ogni ingenuità è imperdonabile!), faccia un serio esame di coscienza, e pensi a quel Bene comune che richiede assoluta trasparenza, scelte coraggiose ma di gente onestissima, visuali aperte ma fuori dai soliti giochi giochini giochetti. Lecco non si merita finalmente un’amministrazione all’altezza della città? Cl o non Cl, destra o sinistra, qui ci sono in gioco le sorti di un Paese che non può essere più appannaggio di ideologie religiose o partitiche.
NotaBene. All’inizio del mese di marzo, la tragedia di una madre che aveva ucciso le sue tre figlie aveva sconvolto la citta di Lecco e l’Italia intera, coinvolgendo comunità civili e comunità religiose. Non voglio mettere a confronto quella tragedia familiare con l’attuale situazione politica, tuttavia non accetto che passi in secondo piano ciò che è successo nei giorni scorsi. A parte l’ipocrita mondo partitico, di destra e di sinistra, la chiesa locale perché tace? Almeno, non mi sembra che il prevosto e i preti locali abbiano alzato la voce.
don Giorgio De Capitani (Cereda, frazione di Perego)
Aggiungo qualche altra considerazione.
Soprattutto in questi momenti mi manca il pulpito, da dove poter lanciare anche qualche anatema. Come facevo quando ero a Monte. Oggi, non sono più libero di usare il pulpito così come vorrei fare: sono ospite, e come tale non mi sento a casa mia.
Per questo motivo, vorrei intensificare i miei interventi su Merateonline e sul mio sito. Non posso tacere. Certo, quanto vorrei che qualche altro prete di parrocchia capisse l’urgenza e il dovere di annunciare un Vangelo più radicato nella realtà sociale ed ecclesiale di questo momento storico. Mancanza di coraggio? No, conformismo religioso. E se anche talora, in casi estremi (terremoto, alluvioni, referendum ecc.), si interviene, lo si fa come eccezione, oppure per salvare i cosiddetti valori cattolici. Ciò che vorrei dire è questo: in modo ordinario il ministro della Chiesa deve sentirsi ministro, ovvero al servizio del Cristo incarnato. Già la parola “incarnazione” dovrebbe far riflettere e mettere in crisi tutto un mondo religioso e pastorale, la cui unica preoccupazione sembra quella di servire una struttura, privilegiando comunque pratiche religiose che non sono altro che un insieme di riti vuoti.
Qual è il vero scandalo di questa società? Forse il preservativo, forse l’omosessualità, forse i matrimoni civili o le convivenze? Non è invece quella corruzione che viola la giustizia in tutti i suoi rapporti umani e sociali? Ma a noi preti non interessa tutto questo: interessa solo l’intenderci con il dio-idolo, in nome del quale si costruisce un castello di dogmi e di morale, dietro cui c’è tutto un mondo di miserie e di perversioni sociali.

 

 

8 Commenti

  1. marco brenna ha detto:

    ricordo il dispiacere provato quando, dopo aver fatto campagna elettorale per Penati alla regione, seppi che era “probabilmente” uno dei peggiori politici corrotti a livello regionale. Purtroppo noi della “base” lottiamo per delle idee che consideriamo valide ma il più delle volte constatiamo che i nostri rappresentanti agiscono in modo diverso da come professano. Don Giorgio, non smettere mai di denunciare il malaffare che si nasconde dietro a qualunque bandiera, anzi devi essere più duro se è la bandiera della sinistra.

    • CONSONNI LANFRANCO ha detto:

      C’è una pesante differenza: Penati è inquisito, Brivio no! Penati è accusato di reati penali, Brivio NON è ACCUSATO DI NULLA. Cerchiamo di capire ben prima di giudicare!

  2. CONSONNI LANFRANCO ha detto:

    Io conosco Virginio Brivio e continuo ad avere fiducia in lui. E’ uno dei politici che sa benissimo cosa è il bene comune, (sono di più di quanto si creda), sa lasciare da parte i propri interessi, si impegna senza risparmiarsi, sa usare la ragione e mantenere un tono pacato e porta rispetto per tutti. Ha anche una grande capacità di ascoltare.
    Chi ha il coraggio di lapidarlo mettendo il dubbio la sua onestà, abbia il coraggio di dire “sono pronto a prendere il suo scomodo posto, perché sono più onesto e capace di lui”
    Chi si ritiene degno di dire questa frase si faccia aventi.

    LANFRANCO CONSONNI

  3. dottginkobiloba ha detto:

    non è per fare il pignolo, ma tu citi politici della lega mentre in questo caso i politici collusi con la mafia sono tutti di sinistra

  4. GIANNI ha detto:

    Dividerei l’articolo in due parti.
    La prima evidenzia un fenomeno ormai diffuso non solo al sud, quello di una criminalità diffusa anche al nord.
    Del resto, come dicevo già in altra occasione, non c’è di che stupirsi, perché sarebbe strano che organizzazioni criminali diffuse anche internazionalmente non lo siano poi in diverse regioni italiane.
    Ferma restando la presunzione di non colpevolezza, credo che questo fenomeno non abbia confini politici, nel senso che è presente in tutto l’arco politico, pur con percentuali diverse.
    Quanto alla seconda parte, riconduce all’ormai per me consueta constatazione che nel cattolicesimo sono presenti posizioni ed atteggiamenti diversi, anche a fronte delle stesse situazioni sociali ed economiche.
    Di qui toni ed accenti diversi anche nei riguardi di eventi politici e giudiziari, per cui mi è facile comprendere la posizione di don Giorgio.

  5. Giuseppe ha detto:

    Non voglio farne una questione di campanile, ma a quanto pare non c’è solo “Roma ladrona” e la ‘ndrangheta, la camorra, la mafia, la sacra corona unita e tutte le altre brave società di uomini d’onore non sono diffuse solo in quel covo di mascalzoni e fannulloni che è il centro-sud d’Italia. La malavita e le attività criminose hanno un senso spiccato della democrazia, perché non conoscono confini, né fanno discriminazioni in base alla razza, al sesso e al paese di origine. Bossi, Borghezio, Maroni, Calderoli, Cota, Tosi, Zaia, i secessionisti veneti e l’illusionista Salvini si mettano l’anima in pace: quando si tratta di delinquere tutto il mondo è paese.