Omelie 2013 di don Giorgio: Festa dell’Assunta

15 agosto 2013: Festività dell’Assunta

Ap 11,19-12,6a.10ab; 1Cor 15,20-26; Lc 1,39-55

Vorrei introdurre le mie riflessioni sulla festa di oggi, con le parole di Monsignor Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini: «Una nave in crociera, i cui passeggeri non ricordano più dove siano diretti e neanche si curano delle comunicazioni sulla rotta date dal capitano, accanitamente interessati – come sono – molto di più alle informazioni sul menù del giorno, fornite con insistente frequenza attraverso il megafono dallo chef di bordo: sembra il fotogramma preciso, calzante della nostra società, “scattato” con largo anticipo, un secolo e mezzo fa, dal filosofo danese, S. Kierkegaard. Schiacciati sul presente: così risultiamo allo specchio di tante inchieste socio-culturali. Cancellata l’eternità, l’orizzonte si è fatto sempre più ristretto, il futuro si è fatto via via più corto: le domande più ricorrenti dei nostri ragazzi non riguardano più cosa fare da grandi, ma dove andare in vacanza quest’estate, in quale discoteca ritrovarsi sabato prossimo, cosa fare stasera dopo cena. Ovviamente il fenomeno chiama in causa noi adulti che non sappiamo più vivere impegni stabili, abbiamo cancellato dal nostro vocabolario aggettivi come duraturo, permanente, definitivo, e abbiamo derubricato dal nostro codice di comportamento parole come costanza, fedeltà, resistenza. Aveva ragione lo stesso filosofo quando diceva che “la cosa di cui ha più bisogno il tempo presente è l’eterno”. La festa di oggi è perciò una boccata di ossigeno che ci disintossica dalle droghe allucinanti dell’effimero, del provvisorio, del “mordi e fuggi”, del “se non oggi, quando allora?”, e ci fa respirare l’aria per cui è fatto il nostro cuore: l’aria incontaminata, leggera, purissima del cielo».
Partiamo dal primo brano della Messa. Padre Paul Devreux commenta: «Prima di tutto diciamo che “la donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle” non è Maria, ma il popolo di Dio, dal quale nascerà il Messia e la Chiesa, perseguitata ai tempi dell’autore dell’Apocalisse, per cui deve fuggire nel deserto creando la diaspora. Il fatto che ha la luna sotto i piedi significa che schiaccia le divinità pagane, mentre le dodici stelle indicano le dodici tribù di Israele. Secondo: ricordiamo che il Nuovo Testamento attribuisce allo Spirito Santo il ruolo materno di difensore, di intercessore e di rifugio. Togliere allo Spirito questi attributi, per metterli sulle spalle di Maria, è una bella devozione, ma non è biblico. Padre e Madre della Chiesa è Dio. Dico questo perché se contempliamo Maria, guardando al fatto che lei è l’Immacolata Concezione e la madre di Dio, guardiamo solo ai suoi privilegi, e questo ce la fa sentire lontana e irraggiungibile, diventa un mito. Se invece mettiamo al centro ciò che ha fatto sì che lei sia potuta diventare madre di Gesù, e cioè la sua fede, la sua totale fiducia in Dio, allora Maria si riavvicina a noi e diventa un modello da seguire. Maria, più che madre è sposa; colei con cui Dio fa un’alleanza, come con il suo popolo. Alleanza possibile grazie al Sì di Maria. La maternità è solo una conseguenza direi quasi naturale, come feconda deve essere la vita di chiunque stringe un’alleanza con il Signore. Maria non vuole essere un mito, ma un faro che illumina la strada, un esempio di fede e di fiducia. Maria va associata nel Vecchio Testamento non tanto ad Eva, madre dell’umanità, ma a Mosè, padre della fede, perché ambedue hanno accettato la proposta del Signore che dice: “Esci dalla tua terra e va’”, credendo alla promessa che sarebbero stati benedetti e sarebbero diventati una benedizione per tutti. La conseguenza per ambedue è la fecondità. Maria viene a portare Gesù nel mondo, e questa è la missione di tutti i cristiani. Per questo oggi la portiamo in processione per le strade del nostro paese, affinché cammini in mezzo a noi e impariamo a camminare sulle sue tracce per arrivare anche noi alla nostra vocazione finale che è quella di essere associati alla sua assunzione in Cielo».
Vorrei aggiungere: noi purtroppo abbiamo esaltato Maria oltre ogni misura, dimenticando l’importanza del nostro essere Chiesa come popolo di Dio, e non di essere sudditi di una gerarchia nei suoi poteri istituzionali. Onoriamo Maria, e poi succede che viviamo come devoti di un potere che non porta più Cristo nel mondo. Se Maria oggi potesse parlare direbbe: Popolo di Dio, svegliatevi, voi siete la salvezza del mondo. Io ho generato Cristo, così anche voi dovreste fare!
Anche Padre Ermes Ronchi è sulla stessa linea: “Il segno della donna nel cielo evoca… l’intera umanità, la Chiesa di Dio, ciascuno di noi, anche me, piccolo cuore ancora vestito d’ombre, ma affamato di sole. Contiene la nostra comune vocazione: assorbire luce, farsene custodi (vestita di sole), essere nella vita datori di vita (stava per partorire): vestiti di sole, portatori di vita, capaci di lottare contro il male (il drago rosso). Indossare la luce, trasmettere vita, non cedere al grande male. La festa dell’Assunta ci chiama ad aver fede nell’esito buono, positivo della storia: la terra è incinta di vita e non finirà fra le spire della violenza; il futuro è minacciato, ma la bellezza e la vitalità della Donna sono più forti della violenza di qualsiasi drago. Il Vangelo presenta l’unica pagina in cui sono protagoniste due donne, senza nessun’altra presenza, che non sia quella del mistero di Dio pulsante nel grembo. Nel Vangelo profetizzano per prime le madri. «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo». Prima parola di Elisabetta, che mantiene e prolunga il giuramento irrevocabile di Dio: Dio li benedisse (Genesi 1,28), e lo estende da Maria a ogni donna, a ogni creatura. La prima parola, la prima germinazione di pensiero, l’inizio di ogni dialogo fecondo è quando sai dire all’altro: che tu sia benedetto. Poterlo pensare e poi proclamare a chi ci sta vicino, a chi condivide strada e casa, a chi porta un mistero, a chi porta un abbraccio: «Tu sei benedetto», Dio mi benedice con la tua presenza, possa benedirti con la mia presenza. «L’anima mia magnifica il Signore». Magnificare significa fare grande. Ma come può la piccola creatura fare grande il suo Creatore? Tu fai grande Dio nella misura in cui gli dai tempo e cuore. Tu fai piccolo Dio nella misura in cui Lui diminuisce nella tua vita».
Don Marco Pedron si sofferma sul Magnificat: «Storicamente sappiamo per certo che Maria non l’ha mai scritto: è un inno della prima comunità cristiana attribuito a Maria. Nel vangelo è il massimo a cui sia stato consentito dire ad una donna.
Notiamo due cose fondanti del cantico. La prima: Maria non canta solo per suo figlio, ma per tutti i figli e gli uomini che vivono nella povertà. Cioè, Maria non dice: “Grazie Signore della fortuna che hai dato a me, di questo mio figlio”. Maria estende il suo canto a tutti gli uomini e a tutti i figli che sono soli, che soffrono angherie, che sono affamati, che sono angosciati, che lottano e che subiscono ingiustizie o soprusi. Il suo sguardo non è personale, ma sociale.
Maria non può disinteressarsi di tutti quelli che soffrono, non può dimenticarsi della sofferenza ingiusta che si vive nel mondo e non può chiudere gli occhi di fronte a ciò che ha davanti. Non avrebbe detto le parole di una vecchia devota alla fine della guerra: “Dio è stato buono con noi: abbiamo pregato così tanto e senza sosta, che tutte le bombe sono cadute dall’altra parte della città”.
Il secondo grande pilastro del Magnificat è che questo canto è messo sulle labbra di una donna povera. Quando si dice che “Dio ha guardato l’umiltà della sua serva” non si intende l’umiltà morale, la riservatezza, il silenzio; ma è l’effettiva condizione di questa donna. Maria era una donna povera, come la maggior parte delle persone del suo tempo; soggetto di sfruttamento da parte dei potenti. Maria si mette dalla parte della donna maltrattata, della ragazza-madre, di chi è senza risorse, di chi non ha cibo sulla tavola e forse neanche la tavola; della famiglia sfruttata, dei giovani o degli anziani abbandonati.
Qui Maria non è la creatura dolce, tenera e docile che vediamo spesso nei dipinti. Maria qui è la donna appassionata, piena di dignità e di energia; è la donna lupa che non permette ai nemici di sottrargli i suoi cuccioli, che vuole giustizia per tutti, che si batte e che “rompe”.
Maria è la donna che se vede un’ingiustizia non sta zitta, “non sono affari miei, meglio non impicciarsi, meglio evitare certi casini; che si arrangino gli altri” ma la denuncia, anche se questo vorrà dire esserne coinvolti. Non è la donna silenziosa, taciturna ed umile.
Qui Maria non è la donna del compromesso ma “le canta” a tutti i prepotenti del mondo: “Dovrete fare i conti con Dio; non crediate di mettervi la coscienza in pace!”.
Non è la donna buona, obbediente, tranquilla, casalinga e spalla dell’uomo. Maria qui non è affatto la classica donna ebrea sottomessa ed ubbidiente. Sì, è ubbidiente, ma alla verità e al suo Dio! Qui parla, predica, con autorità e senza tanti peli sulla lingua.
Non è la madre che attende ai suoi figli e si disinteressa di tutto ciò che accade fuori.
Non è la donna del solo “sì”, che accontenta tutti, solo disponibile, tutta per gli altri. Qui Maria dice un chiaro “no” ad ogni ingiustizia e ad ogni sopruso.
Certo a noi maschi piacerebbe che le donne fossero così, docili, docili!
Certo anche ad una certa chiesa piace l’umile Maria piuttosto che la sovversiva Maria del Magnificat.
Certo tutti i benestanti, i ricchi e coloro che hanno possedimenti o cariche da difendere non accoglieranno volentieri l’immagine di Maria del vangelo.
Qui Maria è politica, sovversiva, combattente, in prima linea e rivoluzionaria. Maria si oppone ad ogni ingiustizia.
Non per questo in alcun paesi dell’America latina (es. Guatemala) fu proibito cantare e pregare il Magnificat».

 

5 Commenti

  1. Patrizia 1 ha detto:

    Donna, se’ tanto grande e tanto vali
    che qual vuol grazia e a te non ricorre
    sua disianza vuol volare senz’ali.

    Dante Alighieri

  2. GIANNI ha detto:

    Nell’articolo si parla della figura di Maria, ma io in particolare vorrei soffermarmi proprio sul significato della festa dell’Assunta.
    Una festa che riveste anche un particolare valore storico.
    Il dogma dell’Assunzione, infatti, riconduce anche alla prima e, per il momento, unica volta, che un pontefice ha espresso un dogma ex cathedra, avvalendosi del dogma dell’infallibilità pontificia.
    Un ruolo particolare, quindi, quello rivestito da questo dogma, proprio a livello teologico.
    Nel merito,si riferisce al fatto che anche il corpo materiale della Madonna sarebbe stato assunto al cielo, ed è quindi proprio la valenza metafisica di questo dogma, a rivelarne tutta la pregnanza di significato che ha per il fedele.
    IL cristianesimo parla di una fine dei tempi, in cui tutti risorgeranno con il proprio corpo terreno, tempi anticipati dalla risurrezione del Cristo,in attesa della parusia.
    Una valenza quindi squisitamente metafisica, se pensiamo
    a cosa questo significhi.
    Un evento soprannaturale per eccellenza, risorgere con il proprio corpo, e Pio XII, che pure rivelò di aver assistito al miracolo della rotazione solare, svelò questa sorta di rivelazione, a dire ai fedeli che altri fenomeni soprannaturali analoghi erano già avvenuti, tanto da farli assurgere a dignità dogmatica.
    Sotto il profilo storico, va quindi ricordata, proprio unitamente all’Assunta, la figura storica di un pontefice, il cui rilievo si deve, quindi, non solo per essere stato papa durante il periodo del nazifascismo, ma anche per l’essersi espresso ex cathedra.

  3. ada ha detto:

    Dall’Omelia di ieri del Santo Padre:

    “….La preghiera con Maria, in particolare il Rosario – ma sentite bene: il Rosario.
    Voi pregate il Rosario tutti i giorni?
    Ma, non so…
    [la gente grida: Sì!]
    Sicuro? Ecco, la preghiera con Maria,
    in particolare il Rosario
    ha anche questa dimensione
    “agonistica”,
    cioè di lotta,
    una preghiera che sostiene nella battaglia contro il maligno e i suoi complici.

    Anche il Rosario ci sostiene nella battaglia.”

  4. lina ha detto:

    Dal Magnificat: “ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”. Dalle beatitudini di Matteo “Beati i poveri in spirito”, dalle beatitudini di Luca ” Beati i poveri” e nei Guai che seguono le quattro beatitudini di Luca si legge ” ma guai a voi ricchi perchè avete già la vostra consolazione”. Alcuni sacerdoti inoltre affermano che non è la ricchezza che è malvagia, bensì l’attaccamento ai beni, e che per poveri si deve intendere poveri in spirito. Nel Vangelo leggo che Gesù afferma che ogni ricchezza puzza d’ingiustizia. Troppa confusione in merito alla ricchezza. Stranamente quando si parla di sesso le parole del Vangelo vanno prese alla lettera, quando si parla di ricchezze le parole del Vangelo vanno interpretate. Ma dove sta la verità?

  5. Emanuele ha detto:

    Caro Don Giorgio,
    hai colpito nel segno,i potenti non tremono davanti ad eserciti mossi per eliminarli,
    ma dinnanzi a Veri e Umili Cristiani.
    GRAZIE!

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