1 marzo 2026: SECONDA DI QUARESIMA
Es 20,2-24; Ef 1,15-23; Gv 4,5-42
Premetto subito di avere una grande stima per la Liturgia, che considero una scuola autorevole di fede, soprattutto quando si tratta della Celebrazione eucaristica. Tuttavia, non sempre ritengo intelligente la scelta di alcuni brani. Talora si fa fatica a comprendere il loro nesso. Tutti gli anni sono costretto a criticare la scelta del primo brano della seconda domenica di Quaresima, nota come la Domenica della Samaritana. Aver scelto come primo brano il Decalogo vuol dire non aver capito la pagina di Giovanni, dove si parla di Grazia. D’accordo: qualcuno potrebbe dire che il Decalogo andrebbe riletto alla luce della Grazia. Ma un dubbio ce l’ho, ovvero che il Decalogo sia stato scelto in riferimento alla vita morale della donna di Samaria, dai cinque e più mariti. Avrei preferito che la Liturgia ci presentasse un brano di quei Profeti che, ispirati, parlano di un’acqua del tutto speciale come abbondanza della effusione dello Spirito.
Chiarita la mia critica, non c’è dubbio che la scelta della Liturgia del terzo brano sia davvero esaltante: una delle pagine più belle anche dal punto di vista letterario, e per come è stato descritto il colloquio tra Gesù e la donna samaritana.
È un incontro di provocazioni reciproche: alle impertinenze della donna eretica Gesù risponde scavando nel suo animo per invitarla a scendere nel profondo del suo essere interiore. Ovvero, Gesù risponde provocando ulteriori domande fino ad arrivare a delle affermazioni così elevate che tuttora ci sconvolgono. Segno che dentro di noi c’è ancora tanto da scavare: il pozzo è profondo, e bisogna scendervi dentro, fino all’incontro con il Mistero divino.
Ci tengo a dire che sull’incontro di Gesù con la samaritana ho scritto parecchio, quasi avessi sempre qualcosa di nuovo da aggiungere. Ed è così: quando rileggo questa pagina di Giovanni vorrei dire di più, senza tuttavia ripetermi, e senza farmi prendere tutte le volte dal bisogno di spiegare questo o quello di un popolo, quello samaritano, ritenuto dagli Ebrei scismatico e perciò da condannare.
Certo, rimane sempre la domanda: perché Gesù a una donna, per di più samaritana, per di più con una vita non certo esemplare, ha voluto rivelare delle verità così straordinarie che forse solo un pagano poteva accogliere senza opporsi con pregiudizi religiosi millenari?
Fin dall’inizio il Cristianesimo è stato costretto a uscire dalla Palestina, per non soffocare la sua Novità, e le prime persecuzioni i cristiani le hanno subìte da parte dei loro connazionali ebrei. Il mondo pagano si era subito dimostrato aperto alla Novità evangelica, casomai fu l’Impero romano a perseguitare duramente i cristiani proprio per le loro idee rivoluzionarie, anche nel campo socio-politico. Se ciò è innegabile, non cadiamo però nell’errore di ritenere già il primitivo Cristianesimo quasi fosse prevalentemente una forza anti-imperialista.
Certo, si trattava di idee rivoluzionare anche dal punto di vista sociale (pensate alla verità per cui tutti siamo uguali, una verità che metterà in ginocchio l’Impero romano, fondato per lo più sulla schiavitù), ma il Cristianesimo era di più, molto di più, qualcosa che scuoteva il proprio essere, nel profondo. Mi verrebbe subito da dire che la vera scoperta insita nel Cristianesimo più puro è che il nostro essere è come un grembo che partorisce per opera dello Spirto il Logos eterno. Da qui, solo da qui inizia la rivoluzione anche sociale.
Altrimenti saremmo sempre costretti a restare legati a una struttura, magari da rifare, ma sempre struttura da cui vorremmo che nascesse un nuovo tipo di società. Ma le strutture prima o poi si logorano di nuovo, e partoriscono degenerazioni ed empietà. Il Cristianesimo non è una religione, ma è un Pensiero purissimo, quello di Cristo, il Logos eterno. E successe che, con il tempo, forse fin dagli inizi, il Cristianesimo sia stato ridotto a una religione, perciò con una sua struttura, e come tale perse ogni innovazione interiore.
Ed è per questo che l’incontro di Gesù con la samaritana è da rileggere in tutta la sua radicalità, se vogliamo riportare il Cristianesimo alle sue origini, ovvero al Pensiero purissimo di Cristo, prima che diventasse una religione.
Dovremmo tremare, sentirci profondamente scossi dentro, messi in crisi, ogni volta che leggiamo queste affermazioni di Cristo alla samaritana: «Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». E così salta ogni barriera, ogni legame con strutture anche materiali di un tempio o di una cattedrale, dove pretendiamo di rinchiudere il nostro Dio quasi fosse nostro, da contrapporre a un altro dio, quello degli altri, delle altre religioni.
Ogni essere umano è un tempio, in cui il Figlio di Dio rinnova la sua generazione come Figlio del Padre eterno. Tutto per opera dello Spirito santo. Non sentite palpitare in particolare lo Spirito, solo lo Spirito, in tutto il creato? È in noi, in ogni creatura, che lo Spirito agisce, si fa fecondo fecondando il nostro essere, sempre perciò gravido di Dio come Spirito.
Questa è la verità che il Cristianesimo deve annunciare: è lo Spirito a rinnovare la faccia della terra, ovvero la società in tutte le sue strutture, sia civili che religione. Ogni rivoluzione sociale e politica è rimasta vittima dei suoi stessi rivoluzionari, prima liberatori e poi carnefici. Siamo ancora qui a esaltare come una grande conquista le tre famose parole: Liberté, Égalité, Fraternité, che sono diventate il motto nazionale della Repubblica Francese, nato durante la Rivoluzione Francese del 1789 e divenuto ufficiale dal 1875. Incarna i valori fondamentali della nazione: la libertà personale, la parità di diritti e la solidarietà tra cittadini, sanciti nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Parole scritte su carta che si lacera ad ogni soffio dello Spirito.
Cristo nel colloquio con la samaritana ci ha detto una verità, quella più autenticamente rivoluzionaria: scendi nel pozzo, e nel profondo troverai il Segreto di ogni rivoluzione. Tutto è scritto non su un pezzo di carta che si consuma, ingiallisce e si può bruciare, ma nel cuore di ogni essere umano.
“Viene l’ora, ed è questa…”. “Questa”, che è l’ora di ognuno di noi, già su questa terra, un’ora che non aspetta che tutto succederà nell’altra vita.
E allora che cosa aspetti? Che il tempo ti consumi anche nel cervello? Aspetti che la società in tutte le sue strutture di morte ti travolga, soffocandoti nella tua libertà interiore? Ma dove vai ad attingere acqua? A quali sorgenti? Quelle di guru o di leader che ti prendono l’anima e anche il corpo? Dove vai ? A baciare qualche reliquia di un santo, che sa di morte, e solo di morte? Rientra in te stesso: scendi nel profondo del tuo essere, e qui troverai Dio. Che cosa ti costa? Nessun denaro. Ma temi di essere scosso nel tuo modo di vivere.
Commenti Recenti