VERSO UNA NUOVA COMUNITÀ CRISTIANA DI BASE: Al Dio ignoto/14

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Ho trovato su youtube tre video (del 12 settembre 2012) di una Conferenza tenuta dal professor Mauro Scardovelli sul pensiero di Marco Vannini sulla mistica. Poi, successivamente, ho trovato il testo su Internet, che riporto integrandolo con la parola diretta del professore.
Premettiamo che Marco Vannini è uno dei più eminenti studiosi della mistica orientale e occidentale. Ha scritto numerosissimi libri e soprattutto ha fatto conoscere in Italia alcuni tra i più grandi maestri spirituali medioevali e moderni: da Eckhart a Taulero, da Margherita Porete a Jean Gerson, da Fénelon a Madame Guyon, da Sebastian Franck a Daniel von Czepko e ad Angelus Silesius e, di recente, presso Bompiani, il capolavoro dell’Anonimo Francofortese: la cosiddetta Teologia tedesca.
Nella presentazione del suo pensiero, Marco Vannini parte dall’esortazione del Dio in Delfi, primo dovere-diritto dell’uomo: “Conosci te stesso”, a cui la mistica risponde con Meister Eckhart: «Chi vuole penetrare nel fondo di Dio, in ciò che ha di più intimo, deve prima penetrare nel suo fondo proprio, in ciò che esso ha di più intimo. In effetti nessuno può conoscere Dio, se prima non conosce se stesso”. Lo stesso dicono altri mistici, come san Giovanni della Croce e Henri Le Saux.
Il centro di pensiero di Vannini è questo: la mistica è la filosofia, cioè la mistica è la vera prosecuzione della filosofia classica. Vannini dedica un libro intero per spiegare questo: “Mistica e filosofia”.
In sintesi: «Contro la comune, superficiale, concezione della mistica come fatto irrazionale, sentimentale, di carattere intuitivo o addirittura visionario, comunque privato, questo libro presenta alcune figure centrali di quella tradizione mistica che è consueto chiamare “speculativa”, nella quale la radicalità dell’esperienza religiosa, che arriva fino al superamento dell’alterità di Dio, fa tutt’uno con una eccezionale profondità di pensiero, nella linea assolutamente universale della filosofia. Non opposizione, dunque, tra mistica e filosofia, ma, al contrario: autori come Eckhart, Cusano, Hegel, Simone Weil dimostrano da un lato che v’è davvero pensiero – e non banale ideologia – solo quando l’intelligenza è mossa da quell’amore per l’Assoluto che è l’anima stessa della religione, e, d’altra parte, che solo una ricerca di Dio fatta con l’onestà della ragione può proporsi davvero come religione, e non come mera superstizione».
In altre parole: Vannini sottolinea che il mistico è colui che sa davvero pensare. La mistica è il massimo livello del pensiero. Noi siamo abituati a credere che il massimo livello del pensiero sia quello scientifico. Ebbene, non è così. Se, come dice Raimon Panikkar, pensare significa “soppesare” per mettere le cose al posto giusto, allora la mistica è il vero pensiero. C’è davvero pensiero, e non banale ideologia, solo quando l’intelligenza è mossa da quell’amore per l’Assoluto che è l’anima stessa: non l’ego della religione, ma sua anima, la sua essenza. Solo una ricerca di Dio fatta con l’onestà della ragione può proporsi davvero come religione, e non come una mera superstizione.
Apriamo una parentesi. Nella religione possiamo distinguere un’anima e un ego. Cosa vuol dire religione? Vuol dire legame. Ma legame con che cosa? Se la religione è “animica”, allora il legame sarà con l’origine, ovvero con l’essenza, cioè con chi veramente siamo. Se invece la religione è “egoica”, allora il legame è con i dogmi, con le credenze, che tutto sommato possono essere visti o viste come superstizioni: anziché venire dal Divino, sono proiezioni umane, sono costruzioni di dio a immagine e somiglianza dell’uomo, e vengono esattamente dall’ego. Le proiezioni umane, ovvero le teologie, cioè i discorsi fatti dagli uomini su Dio, non parlano di Dio, ma parlano di idoli. Quindi, la controversia tra credenti e non credenti non riguarda l’essenza della religione, ma riguarda gli idoli. Spieghiamo. Ci sono coloro che credono negli idoli e ci sono coloro che non ci credono. Tra le due posizioni, la più corretta sembra proprio essere di coloro che non credono negli idoli. La scienza cosa fa? Il suo compito consiste anche nel demistificare ciò che appare misterioso, ma che in realtà è falso. La scienza procede smontando gli idoli.
Torniamo al pensiero di Vannini. Attraverso la mistica si genera un tipo di vita con cui si raggiunge la conoscenza di se stessi. Si veda il suo scritto: “Storia della mistica occidentale. Dall’Iliade a Simone Weil”. In sintesi: «La sorgente della mistica occidentale non è la Bibbia ma l’Iliade, ed è perciò da questo capolavoro dello spirito greco che occorre iniziare la sua storia. Dal cristianesimo sono certamente emerse figure mistiche di altissimo rilievo, ma questo è accaduto soprattutto perché, insieme al messaggio evangelico, hanno ascoltato la grande lezione di Eraclito e di Platone: perciò la mistica è la vera continuatrice della filosofia classica. L’esperienza mistica non è infatti devozione, non si identifica con la santità e meno ancora con la vita religiosa, ma è quella via del distacco che conduce all’unità profonda con l’infinito, all’unità dell’uomo con Dio, all’unità persino tra il mondo e Dio. Essa contiene quindi una non celata esplosività, può esser vista infatti anche come profanazione inaudita: non come altissima pietà ma come superbo ateismo; non come compimento della religione ma come sua di¬struzione. La storia della mistica è però anche la storia della lotta per la libertà di coscienza: lo testimoniano i roghi su cui bruciarono grandi mistici del passato, come Margherita Porete e Giordano Bruno».
Un altro tema fondamentale, per Vannini, è quel distacco. Lo sviluppa in un altri libro: “Dialettica della fede”. In scrive, scrive: «”Solamente quando si ha fede si pensa; chi non ha fede non pensa; pensa solamente colui che ha fede”, si legge nella Chandogya Upanishad (VII, 19). Anche nel mondo cristiano — da Meister Eckhart a Hegel, passando per san Giovanni della Croce — è presente la consapevolezza che non vi sia pensiero senza fede, ma anche, per contro, che neppure vi sia fede senza pensiero. Contrariamente all’opinione comune, infatti, la fede non è affatto credenza, produttrice di rappresentazioni religiose, sostitutive del sapere scientifico e destinate al conflitto con esso, ma distacco, ovvero movimento della ragione verso l’Assoluto, che nega ogni rappresentazione e toglie via ogni elemento accidentale dell’anima, conducendo così alla scoperta dello spirito».
Altra parentesi. Che cos’è la fede? Dobbiamo distinguere tra fede “animica” e fede “egoica”. La fede “egoica” che cos’è? È la fede nelle credenze. E le credenze che cosa fanno? Dividono le persone: io credo in questo e tu credi in quello. La vera fede, invece, è la fede nell’unità di tutte le cose. Quando ho fede che io sono parte del tutto, sono parte di una intelligenza infinita e che, dentro di me, esiste una scintilla di questa intelligenza infinita e a questa scintilla mi devo avvicinare, allora io ho la vera fede. Ricolleghiamoci con Platone. Platone non ha molti dubbi su questo: distingue tra mitologia e teologia. La mitologia sono dei racconti che l’uomo fa su stesso, sul mondo, sulle divinità. Questi racconti sono delle invenzioni. La teologia, invece, è il discorso su Dio. Non dimentichiamo che il termine “teologia” è un neologismo creato da Platone. Quindi è un discorso su Dio, e non sugli dèi mitici. Il discorso su Dio si riassume così: Dio è Bene e Giustizia. Dio non è invidia, non è rabbia, non è vendicativo, non è passione. La teologia, per Platone, finisce qui. Da lì in poi inizia il percorso umano che vuole conoscere Dio: si conosce Dio diventando simili a Dio.
L’ortodossia, o la retta via, s’incontra con colui che non crede. Non crede in che cosa? Non crede nei miti, non crede in due mila anni di menzogne, come ci rammenta Nietzche, da qui il nichilismo: non credo più, morte di dio. Ma quale dio muore? Il dio del mito. Meno male! Meno male che non credo più. Grazie a Dio! Nichilismo positivo! Proprio perché non credo più a queste cose, posso credere a ciò che è vero, e quindi a non essere costretto a scegliere tra ragione e fede-credenza, che è uno dei problemi più grossi che hanno normalmente le persone che si dicono religiose. Infatti, essi imparano l’arte raffinata di raccontarsi le storie più assurde per far tornare i conti quando essi non possono tornare. È chiaro che puoi far dire a un testo qualunque cosa, come quando, nell’Antico Testamento, il popolo ebraico uccideva donne e bambini, e si faceva credere che fosse Dio a ordinarlo. Allora, la prima menzogna che genera tutte le altre è quella dell’io, della persona, dell’ego della psiche. Si veda “La morte dell’anima. Dalla mistica alla psicologia”.
In sintesi: «Morte dell’anima (anima esteriore, superficiale) è, nella tradizione mistico-filosofica, la fine del piccolo “io” e dei suoi legami, con la conseguente scoperta del fondo dell’anima (vera anima, autentica, vera natura dell’uomo), ovvero della sua vera essenza spirituale, divina. Fin dall’inizio della sua storia in Grecia, l’esperienza dell’anima è infatti indissolubilmente unita a quella di Dio. Questa unione permane anche dopo l’emarginazione ecclesiastica della mistica, nella grande filosofia moderna da Cartesio ad Hegel, che produce una “scienza dell’anima” ove è ben presente la distinzione tra anima e spirito, con la capacità di offrire vera conoscenza di sé e, insieme, assoluta salus – salvezza e salute –, dell’anima stessa. Priva del lato mistico, ferma al piccolo “io” e alle sue facoltà – dunque priva della conoscenza del fondo dell’anima –, la psicologia contemporanea è invece incapace di presentarsi psicologia come scienza e produce quella morte dell’anima che è la sua riduzione a psiche, con la scomparsa dello spirito e la conseguente immensa sofferenza “psichica” dei nostri tempi. Il recupero dell’esperienza mistica è perciò essenziale per ricostituire un vero sapere dell’anima, che abbia la possibilità anche di guarirne il male.
Allora, l’illusione dell’ego è un prodotto dell’amore di sé, radice di ogni male. «Perciò l’insegnamento evangelico è abrenuntiare se ipsum, togliere il falso se stesso e scoprire il vero io: non più l’egoità particolare, ma l’universale spirito: “Questo tu sei” insegna la Chandogya Upanishad, e Santa Caterina da Genova: “Il mio io è Dio, e non v’è altro io”».
Le upanishad, il vangelo, la mistica, hanno un unico insegnamento. Si veda il testo di Vannini: “La mistica delle grandi religioni”. In sintesi: «In quanto dipendenti dall’accidentale dimensione sociale e psicologica dell’uomo, le religioni sono terreno di separatezza, spesso di opposizione e scontro, come ancora oggi drammaticamente constatiamo. In quanto, invece, sono legate a quella dimensione essenziale, universale, spirituale dell’uomo stesso che si esprime nella mistica, esse sono luogo di incontro e unione tra le diverse culture. Perciò – notava Simone Weil – i mistici delle varie religioni si assomigliano “fin quasi all’identità”».
Il Vangelo non ha niente a che vedere con la mitologia biblica: sono falsità nate per creare una comunità, una comunità che crede nell’alterità di dio, di un dio bellico, egoico; il Vangelo inoltre non ha nulla a che vedere con la teologia paolina della redenzione, o comunque con le teologie, frutto dell’immaginazione.
Il vangelo vero non è una mitologia, ma una “Religione della ragione”; non un illusorio sapere, ma un essere.
La stessa fede cristiana esige perciò una profonda riforma: si veda “Tesi per una riforma religiosa”. In sintesi: «Le religioni rivelate, i libri sacri, le teologie costruite su di essi, appaiono inaccettabili all’uomo moderno, che ne conosce origine e storia. Essi producono da un lato alienazione e superstizione, dall’altro ateismo e relativismo, e comunque sradicamento morale e sociale, fino ai conflitti che ancor oggi vediamo. Le Tesi qui presentate si muovono all’interno della tradizione mistico-filosofica – in cui oriente e occidente armonicamente si incontrano – individuando nel legame con l’ego e nella sua volontà di autoaffermazione l’origine anche della fede come menzogna, ma recuperando nello stesso tempo la vera identità spirituale dell’uomo, unito a Dio e al cosmo. Esse riaprono così in modo del tutto inconsueto e provocatorio il dibattito attuale su religione e laicità, proponendo una riforma religiosa che consiste in un profondo rinnovamento del pensare e dell’essere, alla riscoperta para¬dossale del cristianesimo come “religione” della libertà e della ragione».
LE TESI
(selezione/sintesi creativa delle tesi più importanti)
1. Dio e uomo
La realtà è una sola: Dio, la luce eterna. Noi siamo questa stessa luce. La conoscenza di Dio avviene attraverso la conoscenza di noi stessi, cioè del «fondo della nostra anima».
2. Distacco dall’Ego
Il cammino della conoscenza passa attraverso il distacco (rinuncia al proprio Ego, volontà di potenza, volontà individuale separata, appropriatività).
Parentesi. C’è l’anima e c’è l’ego, che sono due configurazioni completamente diverse della mente umana. L’ego è una configurazione che ci fa vedere il particolare, l’anima ci fa cogliere l’universale. Che cos’è che tiene in piedi l’ego? Dal nostro punto di vista, è il giudizio. Che cos’è il giudizio? Si tratta del giudizio sociale: quel giudizio che impariamo a introiettare dentro di noi e fare nostro: questo è bene e questo è male, questo è giusto e questo è sbagliato, questo è vero e questo è falso. Attenzione: il giudizio sociale è diverso dal giudizio animico. Il giudizio sociale è il giudizio egoico, mentre il giudizio animico è distinzione, discernere. Il giudizio animico è un sinonimo di “nous”, di pensiero: il pensiero, distingue, discerne, altrimenti che pensiero è? Il pensiero serve a uscire dalla confusione, a collocare le cose al posto giusto. Il giudizio sociale o egoico è quello che impariamo a proiettare dentro noi dai nostri genitori, dai gruppi di appartenenza ecc. Produce su di noi una pressione al conformismo. Il giudizio sociale ci allontana dalla nostra anima, perché per stare nella nostra anima o nella nostra essenza abbiamo bisogno di non dipendere più dal giudizio sociale, così da ascoltare davvero quella che è l’esigenza dell’anima che consiste appunto nella sua originalità e nella essenza. Il giudizio sociale ci separa dall’anima, e ci rende ciechi ai messaggi dell’anima, e quindi ci rende dipendenti dal condizionamento sociale, che Platone chiamava la “grande bestia”.
3. Logos
Quando noi ci distacchiamo dall’ego e quindi dal giudizio o condizionamento sociale, si genera il Lògos, cioè lo Spirito, cioè la grande intelligenza che prende l’universo, che è dentro di noi. Il Logos è il principio ordinatore di tutto. È il movimento continuo dall’Uno al molteplice e dal molteplice all’Uno. Il Logos è l’Unità che si manifesta nella molteplicità, che però ritorna all’Unità. Questo continuo movimento fa sì che possiamo considerare vero sia l’intero sia la singola cosa che abbiamo davanti ai nostri occhi. Non c’è nulla che è falso: falso è il modo con cui noi osserviamo le cose, se le estrapoliamo dall’unità, allora questo è falso.
4. Diventa chi sei
Sciolto l’Ego, compare l’Anima, vera natura dell’essere umano. Cioè, sciolto l’ego, diventiamo chi siamo.
5. Diventare Dio è diventare ciò che veramente siamo.
II nostro vero essere (anima) è occultato dal sociale (giudizio sociale) – il grosso animale platonico – e dal senso di colpa (conseguente al giudizio). La volontà propria (amor sui, appropriatività, volontà di potenza, ego) è il nemico, l’«antico avversario» che deve essere sconfitto.
6. Io Personale/impersonale
Non v’è un io, non v’è una «persona» separata da tutto: queste sono menzogne, create dal giudizio sociale, dal conformismo, dall’ego. Similmente, Dio non è persona, ma è al di là della distinzione personale-impersonale. Tutte le creature sono un solo essere. Tutte le cose sono una sola in Dio.
7. Il male
Non v’è il male in sé. Il pensiero del male è un non-pensiero. Perché? Perché il vero pensiero è quello che viene dall’anima, ma l’anima non vede il male come assoluto, lo vede sempre come relativo, in quel contesto, in quel momento lì, una piccola cosa rispetto all’oceano dell’essere. La distinzione-separazione bene/male è essa stessa il due, il male (dys, radice che viene dal sanscrito), ovvero l’appropriatività affermativa. Già solo il separare il bene dal male, questo è bene e questo è male, questi sono buoni e questi sono cattivi, questo è male. Le opere non ci fanno buoni, ma noi facciamo buone le opere, nel distacco.
8. Distacco e contatto con il divino
Il distacco è distacco anche dal Dio determinato, che è un idolo, ossia un’immagine corrispondente alla nostra psiche. Il Dio vero non è Dio, ma la Divinità, non determinata in alcun modo, puro nulla, dappertutto e in nessun luogo, al di là di ogni opposizione. Nell’uomo che pratica il distacco la luce divina fluisce senza bisogno di mediazione.
9. Fede e credenze/superstizioni
La fede non è una credenza: la credenza è superstizione. La fede è conoscenza dello spirito nello spirito. La (vera) fede distrugge tutte le credenze, di cui vede la radice menzognera, a servizio dell’egoità.
10. Spirito
Lo spirito è l’assoluto nel presente, «senza perché», ove niente di proprio si cerca. Solo nello spirito è giustizia. Lo spirito è la ragione dispiegata, al di sopra dei contrari.
11. Povertà di spirito
Nella povertà dello spirito – niente volere, niente sapere, niente avere – si ritrova l’essenza eterna dell’uomo, nell’Uno semplice che precede ogni molteplice.
12. Grazia
La grazia è distacco, soprattutto dalla religione, intesa come legame a un dio determinato.
13. Psicologia e spirito
La psicologia senza spirito è alienante. Normalmente la psicologia, che è lo studio della psiche, non dell’anima ma di una parte dell’anima, quella superficiale, è alienante. La salute dell’anima è nella scomparsa dell’egoismo «personale». Chi odia (lascia andare, rinuncia a) l’anima nel suo essere psichico (ego), la trova come pura luce in se stessa (fondo dell’anima).
14. Teologie
Le teologie sono chiacchiere su Dio. Su Dio non si può dir nulla, ma solo assimilarsi a lui (via mistica). Le teologie sono menzogne. Dio come altro (trascendente, staccato dall’uomo) c’è perché c’è una volontà propria (egoica, staccata dall’anima), cui serve. Le religioni discriminanti sono alienanti, blasfeme, atee.
15. La Bibbia
La Bibbia, presa nel suo complesso, è la madre della superstizione, dell’alienazione religiosa e dell’idolatria. Il Dio biblico è un ente per i peccatori, a servizio dell’appropriatività, dell’ego. Il dualismo si regge sul mito della creazione, le cui conseguenze sono devastanti. Profezie, messianismo, escatologie sono ideologie alienanti.
16. Cristianesimo oggi
Il mondo cristiano vive nella lacerazione di una «rivelazione» cui non crede più, e perciò non ha più verità. Così tutta la vita morale e civile è contorta e corrotta.
17. Buddismo, Induismo, Cristianesimo
Il buddismo comprende l’insussistenza dell’io, e l’unità di tutti gli esseri.
Il buddismo comprende la natura relazionale di tutti gli esseri.
Il buddismo è una dottrina del distacco, come la mistica tedesca.
L’induismo è esperienza del divino presente nell’uomo.
La dottrina del distacco della Bhagavad-Gita è identica a quella della mistica cristiana.
Induismo e cristianesimo sono accomunati dall’esperienza dello spirito.
Spiritualmente il cristianesimo è tanto vicino a buddismo e induismo, quanto lontano da ebraismo e islamismo.
Non c’è una «dottrina cristiana»: siamo noi che riconosciamo nel finito il divino, e in questo ci eleviamo allo spirito.
Non ci sono «peccati originali» da riscattare, non dèi che vogliono vendetta.
La vita vera è la beatitudine stessa; la vita apparente è non-beata.
Qui ed ora è la vita eterna, la vita nello spirito.
Il cristianesimo non è una religio, un legame, ma il suo contrario: è la vita nello spirito, ove, soltanto, è libertà.
(continua/14)

 

3 Commenti

  1. GIANNI ha detto:

    Con Vannini torna la tipica concezione cattolica di una teologia fondata sulla ragione, tesi totalmente avversa alla concezione di Dio come totalmente altro.
    A mio avviso, è una tesi contraddittoria, in Vannini come in altri teologi, proprio perché è tramite la ragione umana che proiettiamo quelle costruzioni umane, definite fantasie ingannevoli della religione.
    E’ con la ragione che si imprigiona la metafisica in una gabbia dogmatica definita religione.
    Se si vuole realmente uscire dalla gabbia dogmatica, occorre applicare invece quel matanoeite evangelico, che infatti impone di andare oltre la nous, l’intelletto razionale dell’uomo, che certo non può aspirare a comprendere ciò che è totalmente altro.

  2. trevize ha detto:

    “sei nato” mi sussurrarono,
    non capivo eppure vedevo i suoni
    come lumi nell’etere gioioso.

  3. Giuseppe ha detto:

    Francamente ho fatto fatica a seguire con attenzione il contenuto di questo post, sebbene l’abbia trovato molto affascinante. Non credo di aver capito gran che, ma l’impressione che mi rimane è che parecchio di ciò che ci è stato trasmesso nei secoli dalla chiesa cattolica, sia solo un accomodamento umano del messaggio evangelico, funzionale al primato della chiesa stessa, al fine di stabilire dei paletti da cui non si può prescindere. In sintesi: la verità si trova solo nella dottrina ecclesiastica ufficiale, e il singolo individuo non può e non deve assolutamente metterla in discussione. Eppure se crediamo che l’essere umano ha in sé lo spirito del Creatore, questo “dogma” non ha alcun senso. Certamente non siamo in grado di capire il “pensiero di Dio” e la sua volontà, perché il nostro modo di ragionare è profondamente terreno. Ciò che conosciamo (e solo in parte) ha a che fare con questa vita che nasce, cresce e si sviluppa sulla terra, allo stesso modo in cui succede alle piante, agli animali, e anche allo stesso globo terrestre che è in continua trasformazione e nel tempo ha subito grandi cambiamenti. Allo stesso tempo però siamo attratti dall’ignoto, ci rendiamo conto che non può essere tutto qui, perché se così fosse, non si capisce che senso avrebbe venire al mondo e, dopo un certo tempo abbandonarlo. E qui nascono le speculazioni filosofiche sull’al di là: su cosa ci sia intorno a noi e al di sopra di noi e di quello che non riusciamo a percepire, vista la limitatezza dei nostri sensi. Che nella storia umana siano esistite persone di una levatura spirituale, con una capacità di tradurla in parole ed azioni, al di sopra della norma è innegabile, ed ognuna di esse, a prescindere dalle differenze di credo e di cultura, ha senza alcun dubbio aggiunto qualcosa alle nostre conoscenze e alla nostra consapevolezza. Per quanto valide però esse fossero, nessuna era la depositaria della verità, che perciò rimane comunque un mistero.