
da www.huffingtonpost.it
31 Ottobre 2026
Chiara Saraceno:
“Questa manovra è un regalo avvelenato
per le generazioni e i governi futuri”
di Maria Sole Betti
La sociologa sulle misure della nuova legge di bilancio 2027. “Sono tutte mosse costosissime che non mantengono quello che promettono. Al lavoro dipendente viene dato poco perché è meno identificabile come elettorato di riferimento”. E per i giovani, gli stessi che scendono in piazza, “una risposta non c’è”
“Questa finanziaria acuisce le disuguaglianze in modo enorme”. Chiara Saraceno non ha dubbi sulla legge di bilancio per il 2027. Famiglie, giovani e anziani sono i tre target a cui il governo Meloni ha detto di aver pensato con l’ultima manovra della legislatura. Per loro, nel testo approvato dal Consiglio dei ministri, ci sono sì misure, ma piccole e mirate. Un po’ a ciascuno, non abbastanza per fare la differenza, né per toccare i nodi che li preoccupano davvero. Eppure le scelte che pesano di più riguardano i lavoratori dipendenti. Al ceto medio la manovra concede pochissimo e per un tempo ridotto. Lo scaglione Irpef al 33% si allunga fino a 55mila euro, ma solo per il prossimo anno e con un risparmio massimo di 500 euro. Una concessione minima, se si pensa a quelle riservate alle partite Iva. È proprio qui che, secondo la sociologa, la manovra fa il danno maggiore: “Si apre un grandissimo divario tra i lavoratori autonomi e dipendenti a parità di reddito”. E il resto delle misure non corregge il tiro, anzi conferma gli squilibri: “È tutto un pasticcio, una rincorsa al consenso di certi gruppetti con misure simboliche”.
La manovra vale circa 26 miliardi e una parte consistente è finanziata in deficit grazie alla flessibilità concessa dall’Europa. Con margini così stretti si poteva fare di meglio?
Non c’era moltissimo da spendere, questo è un fatto. Si poteva però provare a spenderlo in modo mirato su alcuni problemi urgenti, senza aggravare il debito che le generazioni giovani e i governi futuri si porteranno dietro per molti anni. Al contrario sono state fatte scelte che trovo gravissime, come quella di alzare a 100mila euro la soglia della flat tax che, tra l’altro, significa anche un mancato introito per gli enti locali.
Perché la considera così grave?
Mi chiedo come possa essere costituzionalmente accettabile che il reddito da lavoro venga tassato in modo così radicalmente diverso a seconda che sia autonomo o dipendente. Così si impoverisce di nuovo il bilancio pubblico. Sono tasse che non entrano, mentre il grosso dell’onere resta a carico dei lavoratori dipendenti che finanziano la sanità, la scuola e i trasporti. Servizi di cui usufruiscono anche gli autonomi. È un’ingiustizia che pesa anche sui conti. Voglio vedere quale governo futuro deciderà di tornare indietro. Spero che prima o poi qualcuno lo faccia, ma ogni volta che si toglie qualcosa, anche se ottenuto indebitamente, chi lo perde si arrabbia. È un regalo avvelenato.
Che effetto ha tutto questo sulla percezione di equità tra i cittadini?
Pesa sicuramente. Ma c’è un effetto meno visibile: la sensazione di non capire più le regole del gioco. Il fisco è diventato complicato e poco trasparente, con aliquote diverse. Si pensi alla misura per i giovani. Se nel 2027 guadagno un po’ di più, quel di più viene tassato all’1%. Se invece ho lo stesso reddito ma non ho avuto aumenti, pago l’aliquota normale. Le carte si mescolano di continuo e non si capisce più quali siano i criteri. Anche il bonus mamme, che sembra diventare più universale, svantaggia chi fino a ieri era avvantaggiata. Così si perde l’orizzonte, perché non si può più programmare nulla se le regole cambiano di anno in anno.
Salari fermi e inflazione hanno già eroso il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti. Perché la manovra fa così poco per loro?
Forse il motivo è che il lavoro dipendente è meno chiaramente identificabile come elettorato di riferimento per la maggioranza. E allora lì colpiscono. Il taglio dell’Irpef, ad esempio, a 55 mila euro per un anno solo è il contentino pre elettorale perfetto per dire ‘votate per noi che forse l’anno prossimo lo rinnoviamo’. Una cosa equa sarebbe stata indicizzare le aliquote o comunque gli scaglioni. Così non ci sarebbe più il fiscal drag, un fenomeno mostruoso che colpisce i lavoratori dipendenti e i pensionati.
Il governo aveva promosso molto il pacchetto giovani. Nel testo, però, è rimasto poco. Oltre all’imposta dell’1% sugli aumenti, c’è solo la cedolare secca all’1% per chi affitta a un under 36….
La cedolare è un regalo ai proprietari che mettono in affitto le case, non ai giovani. Avessero rafforzato il fondo per l’affitto, destinato a chi fa fatica a pagare, sarebbe stato meglio. Invece non c’è più da tempo. Adesso si dà uno sgravio fiscale a chi ha una casa, sperando che la affitti ai più giovani. In pratica è un regalo a chi case da affittare, non a chi deve andare in affitto. E ai giovani restano le briciole, non è una novità. Anche il Pnrr aveva come priorità l’uguaglianza intergenerazionale ma, non solo per colpa di questo governo, è stata disattesa. Questa volta hanno messo la parola “giovani” nella presentazione della manovra perché ci sono state le manifestazioni, ma una risposta concreta non c’è.
Anche con gli anziani la manovra dà e toglie. Da una parte c’è il voucher sanitario da 300 euro, dall’altra l’adeguamento all’inflazione solo parziale. È stata la scelta giusta ?
Che sulle pensioni più alte si possa intervenire lo capisco. Siamo tanti e non possiamo sovraccaricare troppo le giovani generazioni. Chi ha una pensione alta avrà un po’ meno da lasciare, pazienza. Ma la soglia andrebbe considerata anche in rapporto all’inflazione. Chi oggi ha una pensione di 2000 o 2500 euro lordi e non avrà rivalutazione piena rischia davvero di trovarsi povero tra qualche anno se l’inflazione continua così.
Sulle pensioni però c’è anche il fondo da 850 milioni l’anno che dovrebbe consentire l’uscita dal lavoro a 64 anni. Che cosa ne pensa?
Su questo sono davvero contraria, è un contentino per Matteo Salvini. E non ha senso se poi continuiamo a lamentarci che le pensioni costano troppo. Piuttosto rafforziamo l’Ape sociale per chi non ce la fa, perché è malato o perché fa lavori usuranti. Un professore universitario e un muratore non possono avere la stessa età di uscita. La verità è che il vicepremier ha promesso di abolire la legge Fornero ma non ci riuscità, visto che intanto è stata rafforzata per altre vie con i coefficienti. Così tira fuori il fondo per le pensioni e se lo vende come la premessa alla fine della riforma delle pensioni del governo Monti. Ma è una mossa costosissima per il bilancio pubblico che non mantiene quello che promette, esattamente come su altre misure. Manca una visione d’insieme.
Con i giovani nelle piazze e gli scioperi sul carovita, una manovra così frammentata non rischia di alimentare le tensioni?
Può darsi, ma è presto per dirlo. Una legge di bilancio entra in Parlamento in un modo e spesso ne esce in un altro. Quello che è certo è che le ragioni per mobilitarsi per chi ne ha forza e voglia ci sono. Magari i liceali non scenderanno in piazza per la sanità, ad esempio, ma i loro genitori sì. Servirebbero al contempo però indicazioni chiare dall’opposizione. I soldi sono pochi e l’Europa non ne concede più di tanto. C’è bisogno di un programma realistico di controproposte, non di un libro dei sogni.
Lei da dove avrebbe cominciato?
Dalla crisi abitativa, mi sembra l’emergenza più grave sia per i giovani che per le famiglie numerose. Avrei rafforzato il piano casa, ma ridefinendolo: oggi è tutto in mano ai privati e così non c’è nessuna garanzia di prezzi accessibili. È già successo con gli studentati, che sono diventati costosissimi e non risolvono il problema di chi non può pagare 800 o 1000 euro al mese solo per abitare dove studia. Poi la scuola. Si dice che c’è un problema di disagio giovanile e si comincia tagliando gli insegnanti. io invece avrei rafforzato il tempo pieno e l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, se necessario. Infine la sanità, dove quasi tutti i soldi finiscono ai privati tra bonus e voucher. Avrei potenziato ospedali e case di comunità affinché funzionino davvero. Insomma, avrei insistito su tre cose basilari che riguardano tutti ma che evidentemente non portano consenso.
Commenti Recenti