Perché non dare ai preti del Sud più voce, più spazio, più credibilità?

don prisutto
di don Giorgio De Capitani
La Chiesa del Sud mi lascia talora senza parole, per il coraggio e la dedizione dei suoi ministri. Sì, ho detto “ministri”, in quanto si mettono al servizio del bene comune, che non è solo il mondo religioso, ma quel benessere che riguarda anche la salute fisica della gente.
Ogni giorno faccio una scoperta: un nome nuovo di prete che sta lottando per la sua gente, nei suoi problemi più esistenziali, tra cui, ripeto, la salute fisica, contro malattie procurate da una dissennata gestione dell’ambiente o dalla presenza di fabbriche velenose sul posto.
Nei giorni scorsi è venuto alla ribalta il nome di don Luigi Ciotti per le minacce di morte che ha ricevuto dai mafiosi. Sinceramente mi ha dato fastidio tutto quel parlare di questo prete impegnato anima e corpo nel sociale, come se la Chiesa del Sud, nella sua lotta contro la mafia, fosse tutta qui: nell’azione altamente meritoria di un prete nordista.
Ho riflettuto, e sinceramente volevo stendere considerazioni ben più forti, ma poi mi son detto: come al solito, verrò frainteso. E allora procediamo con calma, partendo da alcune domande che mi sembrano elementari.
Perché non dare ai preti del Sud più voce, più spazio, più credibilità? Perché noi del Nord dobbiamo andare “altrove” a fare del bene, magari umiliando una Chiesa, come quella meridionale, che invece avrebbe bisogno di essere rivalutata?
Certo, so già la risposta: l’Associazione “Libera” opera dappertutto, non solo al Sud. È vero. Ma è anche vero che la mafia oramai si è ramificata più al Nord che al Sud. E non dimentichiamo che al Nord, dove ci sono più interessi economici da spartire, la malavita ha trovato l’america.
E la mafia (‘ndrangheta o camorra) che cos’è? Non si respira forse un po’ dovunque, là dove ci sono potere e ricchezza? E la mafia non c’è anche là dove potere e ricchezza s’intrecciano con gli interessi economici di una Chiesa che predica bene, e poi razzola male?
C’è un’altra cosa. Non sento parlare, qui al Nord, di preti coraggiosi e d’avanguardia che escono allo scoperto, per denunciare ingiustizie o altro. Non ne trovo. Non ne sento parlare. Forse ce ne sono, e lavorano nel silenzio. O nell’omertà?
Invece sento parlare di preti coraggiosi nel Sud, dove i problemi sembrano diversi dai nostri del Nord, come se al Sud fosse tutto marcio, inquinamento, corruzione. Forse qui al Nord, il mondo è tutto un paradiso terrestre? Forse Adamo ed Eva erano del Sud, e lì avrebbero fatto incazzare il Padre Eterno?
Forse noi preti del Nord dovremmo smetterla di andare altrove a colonizzare, per far valere le nostre doti, ma dovremmo restare qui, tra la nostra gente, nelle nostre zone, dove occorre urgentemente fare opera di risveglio, anche sociale e politico.
Ammiro la carità, o l’impegno assistenziale. L’ho già detto. E ho anche detto che la carità non dà fastidio al potere politico e al potere ecclesiastico. Anzi: fa comodo! Un prova sta nella dimostrazione di solidarietà  da parte del mondo politico e del mondo ecclesiastico nei riguardi di don Ciotti nei giorni scorsi! Non ho mai visto tanta solidarietà, invece, nei confronti di chi tenta di svegliare le coscienze della gente contro il potere politico e il potere ecclesiastico.
Certo, di fronte a meritorie opere caritative e sociali non mi pongo il problema se uno è di destra o è di sinistra, o ha commesso degli errori. L’ho detto in un articolo sulla morte di don Pierino Gelmini. Ma quanto vorrei che la carità fosse anche carica di Pensiero!
Anche i santi lo dicevano: occorre unire, in armonia, la contemplazione e l’azione. Mi perdonino se interpreto queste parole a modo mio: la contemplazione per me è pensiero profondo, e azione sta per tradurre nella vita questo pensiero. Perciò, una carità che non è Pensiero, è qualcosa di sterile e improduttivo.
Termino, perché altrimenti mi verrebbe di scrivere un libro. In ogni caso, concludendo, e mi rivolgo alla Chiesa del Nord come a quella del Sud (scusate se non parlo mai del Centro, un motivo c’è: vedo l’Italia divisa in due, anche se non dovrebbe esserlo!), il  nostro sforzo di credenti consiste nel dare più Pensiero al nostro agire, il che significa: prima si pensa, poi si agisce.
da Augustaonline.it

Augusta: messa in suffragio defunti per tumore

29 agosto 2014 – Si è ripetuto anche ieri sera il rito proposto da alcuni mesi dall’Arciprete di Augusta Palmiro Prisutto. Il sacerdote, noto per il suo impegno civile, specialmente nell’ambito dell’ambiente, ogni mese, riunisce la comunità religiosa e celebra una messa in ricordo di tutti i residenti nel polo industriale che sono deceduti per cause o patologie tumorali. Il suo appello alle famiglie di recapitare una scheda con nome e cognome, età, patologia e luogo di lavoro, ha subito avuto l’adesione di centinaia di famiglie, oltre 500 che hanno fatto avere i dati dei loro cari.
Durante l’omelia, l’arciprete legge il lungo elenco, una sorta di promemoria, la lista di quelli che in tanti definiscono “una strage silenziosa”. Sono nomi di gente comune, operai, imprenditori, uomini e donne, persino bambini, il cancro non distingue tra sesso o classe sociale, è come una livella raccoglie tutti, indiscriminatamente. Il sacerdote ha più volte inviato lettere di segnalazione alla Presidenza della repubblica per invitare il presidente Napolitano a una delle messe di fine mese. L’ultima l’ha scritta mercoledì 27. “La S.V. oggi è andata a Venezia all’inaugurazione del 71° festival del cinema e nel suo discorso ha elogiato il lavoro degli artisti e il prestigio di questo particolare lavoro italiano. Mentre la S. V. era a Venezia, nella mia parrocchia è venuta una troupe del TG2, alla quale ho rilasciato un’intervista. Che un Presidente della Repubblica – scrive Don Prisutto – partecipi a certi eventi lo giudico giusto e doveroso, ma che lo stesso Presidente negli stessi giorni non prenda in considerazione la richiesta avanzata da una comunità sofferente per i tanti morti di cancro, questo mi lascia alquanto perplesso.
Ad Augusta la storia è reale, nella sua tragicità. C’è in atto uno sterminio silenzioso di esseri umani. Sono lavoratori italiani che per svolgere il loro onesto lavoro hanno sacrificato la vita nell’anonimato, lontano dalle passerelle dorate del lido di Venezia. Mi ha dato un forte senso di fastidio sentire al telegiornale l’elenco degli attori e delle attrici presenti a Venezia. Noi le abbiamo già inviato un primo elenco dei nostri morti di cancro, ma questo elenco è già stato ricompilato con un numero di nomi ancora maggiore”.
Non demorde il battagliero sacerdote che può contare su un vasto seguito tra i cittadini. “Egregio Presidente, così come ha trovato il tempo di andare a Venezia – continua la lettera – credo che abbia anche il dovere di venire ad Augusta per riconoscere e onorare la memoria delle vittime di questa strage silenziosa. L’Italia non è fatta solo di attori, cantanti, calciatori e atleti è fatta anche di operai, di casalinghe, di studenti; l’Italia è fatta anche di gente comune – conclude Don Prisutto – che ha una dignità pari a quelli cui i media danno tanta importanza sol perché sono ricchi e famosi”. Intanto in attesa di ricevere un segno dalla segreteria particolare del presidente, il sacerdote continua, con impegno, ad aggiornare la lunga lista di nomi che le famiglie gli fanno avere.
Ieri c’erano parecchie troupe televisive, locali e nazionali, testate, giornalisti, attirati dall’iniziativa, anche per la novità delle scorse settimane. A seguito del polverone alzato, pare che la Procura di Siracusa abbia aperto un fascicolo per capire se si può ipotizzare un qualche reato, su quale fronte o con quale motivazione non si riesce a comprendere. La storia passata insegna che chi ha avuto l’idea di ipotizzare distrazioni e mancati controlli, chi ha puntato il dito contro le potenti lobby, ne è uscito malconcio e sul piano della prevenzione non sembra cambiato nulla.
Augusta non è Taranto, dove un magistrato coraggioso ha scelto la salute dei cittadini, rispetto agli interessi economici di una singola e potente famiglia, sequestrando beni per un eventuale bonifica. Anche perché in un paese civile lavoro e salute devono andare sotto braccio, non può essere il contrario, o lavoro o salute, sul ricatto occupazionale del triangolo industriale c’è chi ha fatto i propri interessi, spesso a discapito di ambiente e sicurezza. Nel triangolo Augusta-Melilli-Priolo la storia è sempre stata differente, hanno cancellato interi abitati, Marina di Melilli è un esempio eclatante, hanno sempre detto che il progresso non si può fermare , anche quando il mare è diventato rosso. Chi , come Don Palmiro Prisutto, ha alzato il dito per parlare e dissentire si è trovato da solo e isolato contro un muro di gomma invalicabile. Fin’ora è stato così. Domani non si sa. Che storia è questa qua? Diteci chi sono i buoni? Chi i cattivi?
Gianni D’Anna  2014  www.augustaonline.it

da SiracusaOggi.it

Tumori, Don Prisutto dal prefetto:

“Ancora commissioni e protocolli,

mentre la gente muore”

 Siracusa / Oriana Vella / 31 agosto 2014
 Un colloquio di due ore, nel corso delle quali il prefetto, Armando Gradone ha assicurato a Don Palmiro Prisutto che le lettere inviate al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano sono arrivate a destinazione e che sono state lette dal capo dello Stato, che avrebbe interessato “gli organi competenti”. L’incontro di ieri tra l’arciprete di Augusta e il rappresentante territoriale di governo è servito a puntare ancora una volta l’attenzione sull’emergenza tumori nel triangolo industriale della provincia, una battaglia che Don Prisutto conduce da anni e che, negli ultimi giorni, ha registrato anche un passo avanti, con la decisione, da parte dell’Arcidiocesi, di realizzare, attraverso tutti i parroci della provincia, un registro dei tumori parallelo a quello ufficiale, da sottoporre alla Procura della Repubblica perché possa utilizzare i dati raccolti nel territorio, dalle famiglie di chi muore per patologie tumorali, per compararli con i numeri forniti dagli altri enti e percorrere, magari, strade non ancora percorse. Dopo la convocazione dal parte del prefetto, Don Prisutto non sembra, comunque, farsi illusioni. Ha già ottenuto, negli anni, tante rassicurazioni e adesso preferisce attendere risultati concreti, riscontri “ufficiali” da parte della Presidenza della Repubblica, prima di esultare. Lo dice a chiare lettere quando scrive l’ennesima lettera a Napolitano, a cui chiede comunicazioni ufficiali “Per conoscere e interloquire con chi, nei citati “organi competenti”, seguirà la nostra vicenda”. Gradone ha annunciato la redazione di un protocollo che induca tutte le “componenti interessate al problema a sedere intorno allo stesso tavolo fissando modi e tempi per contrastare l’inquinamento, la vera priorità – ribadisce Don Prisutto – della nostra provincia”. Un programma che convince poco l’arciprete di Augusta, visto che non si tratta di nulla di nuovo rispetto a quanto già fatto anche in passato. “Sarà l’ennesima commissione – prevede Don Prisutto – e mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. In attesa che questa commissione discuta di centraline, di quali inquinanti monitorare e che la magistratura accerti colpe e responsabilità, ad Augusta si continuerà ad ammalarsi e morire.  Non si può aspettare”. La proposta di Don Prisutto è differente. “L’urgenza è un piano sanitario eccezionale, anche obbligatorio- dice l’arciprete di Augusta-  che miri alla precoce scoperta di questa patologia unitamente alla dotazione della città di tutte le strutture mediche occorrenti al caso. Fermare questa strage è un preciso dovere delle istituzioni preposte”.  Doverosa resta, per Don Prisutto, una visita di Napolitano nel territorio.

 

5 Commenti

  1. Paolo ha detto:

    Caro Don Giorgio, si parla di preti del Sud e non del Nord perchè sono quelli che hanno pagato il prezzo più elevato come morti e intimidazioni.
    Che le organizzazioni criminali siano presenti anche al Nord questo è assodato.
    Che al Sud chi denuncia e parla rischia tanto di più, questo forse ce lo dimentichiamo.

  2. Giuseppe ha detto:

    Fanno solo il loro “mestiere” di preti, cercando di aiutare i più deboli e bisognosi. Se fanno scalpore è colpa di tanti altri componenti del clero che hanno dimenticato la loro missione, pensando che l’ordinazione sacerdotale sia una sorta di passpartout per fare i propri comodi e guadagnare posizioni di potere. Naturalmente anche (e soprattutto) nelle cose del mondo.

  3. zorro ha detto:

    Lode a chi denuncia pubblicamente ma le istituzioni preposte alla tutela della salute pubblica se ne fregano da quando e’ nata l’industrializzazione per malattie a lei imputate sono morte milioni di persone a causa dell’inquinamento e ne morranno altri milioni e gli stati che dovrebbero tutelare la salute pubblica cosa fanno?L’inizio delle guerra sociale negli anni caldi italiani nacque alla rivolta che si ebbe in fiat quando i verniciatori delle auto morivano a causa delle sostanze cancerogene.Allora valletta si rifiuto’ in prima battuta di metter gli aspiratori bastava un po’ di latte sostenevano.Vita x vita iniziarono a sparare.Storia d’italia non troppo divulgata.In queste condizioni x anni la popolazione operaia lavoro’ amianto pvc monomero pcb e altro la scienza medica conosceva gli effetti dannosi ma lo stato delle lobby se ne fotteva come oggi.Quando si va a votare i governi si deve pensare bene e se non ci sono rappresentanti degni ci si organizza in modo diverso per democraticamente abbattere lo schifo.

  4. GIANNI ha detto:

    Partiamo dalla situazione in cui si muove don Prisutto: sarebbe, anzi è, un dovere quello delle pubbliche autorità, sopratutto sanitarie, di fare alcune cose.
    Non si tratta di imperativo morale soltanto.
    E’ proprio la legge a stabilirlo…..ma evidentemente, forse anche a fronte di collusioni varie, la situazione non è quella ideale.
    Le autorità non intervengono, o quanto meno non intervengono come dovrebbero.
    Sulla questione del nord, probabilmente esistono alcune differenze.
    Tradizionalmente nel sud la criminalità organizzata agisce con azioni anche eclatanti, cosa decisamente più rara al nord.
    Non che al nord non ci sia, ma preferibilmente agisce nell’ombra.
    Anche se fatti che ricordano le moto che inseguono qualcuno per ammazzarlo, uccisioni in pieno giorno, locali incendiati, e via dicendo, compaiono già da qualche tempo in alcuni territori, in particolare nel ponente ligure.
    Forse, anche per questo motivo, ci sono sicuramente sacerdoti in prima linea contro la criminalità organizzata, ma essendo questa maggiormente in ombra, è più difficile assumere iniziative che abbiano una certa eco mediatica.
    Se un terreno è invaso da veleni, nasce spontaneo un movimento di reazione.
    Se invece, sopratutto laddove accada occasionalmente, qualcuno muore per mano della criminalità organizzata, e spesso senza che la responsabilità di questa appaia subito chiara, è pià difficile richiamare a movimenti collettivi che destino la pubblica opinione.
    Questo ovviamente non significa, ripeto, che non vi sia chi comunque in prima linea contro mafie ed altre organizzazioni, anche al nord.

  5. pierluigi ha detto:

    Bene ha fatto don Prisutto a far notare la differenza tra il dovere di ufficiosità e quello di ufficialità, da parte della Presidenza della Repubblica.