
da ADISTA
Comunità Cristiane di Spagna:
“Caro papa, visiti la Palestina…”
Redazione 01/09/2025
Caro Papa Leone,
in tutto il mondo, credenti e non credenti, cattolici e non cattolici, siamo profondamente addolorati dal grido di angoscia proveniente da Gaza. Sentiamo nei nostri cuori il grido silenzioso delle migliaia di persone uccise dalle bombe e dai missili del governo israeliano. Circa 20.000 bambini vengono uccisi dalle bombe e dagli scioperi della fame nel cuore dell’umanità. Nessun governo è in grado di fermare questa barbarie, definita genocidio.
È noto che Israele ha bombardato e distrutto quasi il 90% delle case, distrutto cisterne d’acqua, scuole e università, ospedali, moschee e chiese. E quando la popolazione affamata e assetata si presenta per raccogliere bottiglie d’acqua e un po’ di cibo, la mitraglia, uccidendo decine di persone con un po’ di cibo in mano. Ogni giorno, decine di bambini e adulti muoiono di fame e a causa delle bombe. Seimila camion aspettano, carichi di cibo e acqua potabile. Chiedono solo di entrare e uscire dal carico che rappresenta la vita per oltre due milioni di persone. Ma il governo israeliano non permette loro di entrare.
Anche il parroco di Gaza, padre Gabriel Romanelli, e le suore preferiscono restare in parrocchia, disobbedendo agli ordini israeliani, perché temono che spostarsi verso sud significherebbe la morte per le centinaia di sfollati che ospitano.
Israele ha assassinato innumerevoli medici, giornalisti e operatori umanitari, insieme alla popolazione. È il più grande genocidio di questo secolo a livello mondiale. Gaza è diventata un campo di sterminio. I governi di Israele e degli Stati Uniti vogliono cancellare Gaza dalla mappa. È una pulizia etnica. Siamo addolorati per la passività dell’Unione Europea e anche per il silenzio di molte chiese cristiane. Riteniamo che il silenzio sia complicità.
Non siamo antisemiti. Siamo semplicemente difensori dei diritti umani, che sono diritti divini perché gli esseri umani sono l’immagine vivente di Dio.
Tra dolore e lacrime, gli abitanti di Gaza gridano disperatamente il nostro aiuto. Dove dovremmo collocarci noi, seguaci di Gesù Cristo? Oggi, ciò che è in gioco non è solo Gaza. È la nostra stessa umanità. Non possiamo rimanere in silenzio. Se restiamo in silenzio, la morte vincerà.
Santo Padre León, sentiamo che il grido di Gaza è il grido di Cristo sulla croce: “Ho sete”, sete di giustizia, di riconciliazione, di misericordia, di perdono e di pace.
Molti governi in tutto il mondo hanno condannato questi massacri, in particolare la morte di migliaia di bambini. Ma nessuno, tranne gli Stati Uniti, ha il potere di impedire al governo israeliano di uccidere migliaia di persone innocenti.
Cosa dice e fa il Papa?
Molti cattolici in Spagna e nel mondo si chiedono: cosa dice e fa il Papa? Cosa farebbe Gesù Cristo, che ha detto: Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero senza casa e mi avete accolto, ero malato e vi siete presi cura di me…?
Abbiamo aderito alle giornate di preghiera che avete indetto per la pace. Abbiamo partecipato a digiuni e veglie, pregando per la pace. Ma la preghiera non basta; sono necessarie anche azioni che, con la potenza dello Spirito di Dio, possano fermare la morte e aprire la via alla vita.
Ci rivolgiamo a te con tutto il cuore, Santo Padre León. Ti scriviamo per implorarti di compiere un gesto coraggioso, profetico e profondamente evangelico. Cosa farebbe Gesù oggi di fronte a questa realtà?
Gesù ce lo ricorda nella parabola del Buon Samaritano (Luca 10,25-37). Il Samaritano si fermò, si prese cura dell’uomo ferito sul ciglio della strada, lo raccolse e lo portò in salvo. E Gesù ci dice: Fate lo stesso.
I nostri fratelli a Gaza sono il corpo dell’uomo che giaceva sul ciglio della strada , che i sacerdoti e il clero non sono riusciti ad aiutare. Sono piuttosto il corpo affamato, assetato e ferito di Cristo.
Diversi compagni, credenti e non credenti, provenienti da tutto il mondo hanno rischiato di recarsi a Rafah per vedere come fare pressione affinché cibo e medicine entrassero nella Striscia di Gaza. Ma le autorità egiziane hanno rifiutato di permetterlo.
Per questo motivo, osiamo implorarti, nel nome del Dio della vita e della misericordia, di chiedere ed esigere che il governo israeliano cessi i bombardamenti, consenta l’ingresso di camion carichi di cibo e medicine, opti per il dialogo con Hamas per liberare gli ostaggi e fermi il sabotaggio dei coloni israeliani in Cisgiordania. La Terra Santa, la Terra di Cristo, attende da te, Santo Padre, un’azione coraggiosa e profetica.
La imploriamo di invitare tutti i governi e i cittadini del mondo a formare un fronte unito per la pace. La imploriamo inoltre, Santo Padre, di visitare la Palestina, a nome di tutta la Chiesa e dell’umanità, chiedendo pace, dialogo e solidarietà con la popolazione di Gaza.
Avrebbe un impatto profondo sulle coscienze e restituirebbe credibilità a coloro che sono chiamati a dare la vita per amore del prossimo. Prediche, dichiarazioni e manifestazioni non bastano più per fermare la barbarie. Occorrono azioni concrete e profetiche. Questo gesto sarebbe un Vangelo vivo.
Ricevi un grande abbraccio in Cristo Gesù.
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da ADISTA
Salga a bordo, Santità!
José Manuel Vidal 01/09/2025
“Salga a bordo, Santità, e che il suo grido di speranza risuoni nel cuore del mondo anestetizzato” è il titolo completo del seguente articolo, pubblicato in data di ieri, 31 agosto, da José Manuel Vidal sul suo blog in Religión Digital, qui nella traduzione di Lorenzo Tommaselli.
In un mondo che a volte sembra anestetizzato di fronte al dolore altrui, dove l’indifferenza si erge come un muro più alto di quello che circonda la Palestina, si leva un clamore crescente che non può essere messo a tacere. Questa domenica decine di navi salperanno dai porti di tutto il mondo, da Barcellona alla Tunisia, dall’Italia ad altri angoli del Mediterraneo, per una missione che è già passata alla storia: la «Global Sumud Flotilla».
Il suo obiettivo non è da poco: rompere l’assedio illegale di Gaza, aprire un corridoio umanitario e alzare la voce contro il genocidio che, giorno dopo giorno, miete vite palestinesi sotto il peso delle bombe, della fame, dell’incuria e dell’arroganza inumana di Israele e del suo alleato statunitense.
È un’impresa titanica, frutto del coraggio di attivisti, medici, giornalisti e personaggi pubblici provenienti da 44 paesi. Dalla giovane Greta Thunberg, che non esita a mettere il proprio corpo al servizio dei suoi ideali, a Susan Sarandon, che chiede solidarietà laddove i governi rimangono in silenzio, fino all’ex sindaca di Barcellona, Ada Colau e al deputato Juan Bordera. Tutti incarnano la resistenza della società civile di fronte all’inazione.
Ma in questo oceano di impegno c’è un’assenza che risuona come un’eco dolorosa: quella della Chiesa cattolica. Non un vescovo, non un prete, non una suora, non un cardinale salirà a bordo di quelle navi. Nemmeno papa Leone XIV?
Finora, solo il cardinale spagnolo Cristóbal López, arcivescovo di Rabat, ha alzato la voce per benedire questa iniziativa e denunciare l’indifferenza verso l’ingiustizia. Monsignor López, che gesto il suo! Da Rabat il suo sostegno alla flottiglia è un faro nella notte, un promemoria del fatto che la Chiesa non può rimanere in disparte quando l’umanità sanguina.
Ma mi lasci sognare, cardinale: cosa succederebbe se facesse un passo in più? Se salisse a bordo di una di quelle navi in partenza dal Moll de la Fusta a Barcellona? Meglio ancora, s’immagi questo: una nave che attracca a Roma, con a bordo papa Leone XIV, insieme a lei e ad alcuni dei suoi curiali.
Sarebbe un gesto che farebbe tremare le fondamenta del mondo. Un papa che naviga verso Gaza, sfidando il blocco, portando con sé non solo aiuti umanitari, ma anche il peso morale di un’istituzione che nel corso dei secoli è stata un faro di speranza nei momenti più bui.
Israele oserebbe intercettare questa flottiglia, come ha fatto con la Madleen a giugno o con l’Handala a luglio, se il vicario di Cristo fosse a bordo? Oserebbero ripetere le azioni che Amnesty International ha definito come violazioni del diritto internazionale, con il papa come testimone? E cosa direbbe allora Donald Trump, che nel 2025, dalla Casa Bianca, ha definito il bombardamento della chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza un «grave errore», ma non ha mosso un dito per fermare la macchina da guerra?
Un papa sulla flottiglia sarebbe molto più di un simbolo: sarebbe una sfida diretta al silenzio complice del mondo, un duro colpo al tavolo della storia. Perché non inganniamoci: quello che sta accadendo a Gaza non è una guerra; è, come denuncia «Caritas Internationalis», un «annientamento». La carestia, dichiarata ufficialmente dall’ONU, ha già causato 317 vittime dall’ottobre 2023, tra cui 121 bambini. Ospedali, scuole, rifugi, persino l’unica chiesa cattolica di Gaza, sono stati rasi al suolo.
Padre Gabriel Romanelli, ferito nel bombardamento della parrocchia della Sagrada Familia, parlava quotidianamente con il defunto papa Francesco, che invocava incessantemente la pace. Oggi, Leone XIV ha l’opportunità di raccogliere questo testimone, di accogliere il grido del suo predecessore e dei Patriarchi di Terra Santa, che hanno invocato un cessate il fuoco e l’apertura di corridoi umanitari.
La Global Sumud Flotilla non è solo un convoglio di imbarcazioni cariche di cibo, acqua e medicine. È un atto di resistenza morale, un promemoria del fatto che, come afferma il portavoce della missione Saif Abukeshek, «se i politici non agiscono, lo faremo noi».
E la Chiesa, la Chiesa di Cristo, la Chiesa dei poveri, la Chiesa che da sempre è chiamata a stare con gli ultimi, non può restare in disparte. Monsignor López, il suo sostegno è un primo passo, ma il mondo ha bisogno di più. Ha bisogno di vedere il papa in prima linea, come lo è stato tante volte Francesco, non solo con le parole, ma con gesti che cambiano la storia.
Si immagi, Santo Padre, l’impatto: lei, Leone XIV, che naviga verso Gaza, circondato da attivisti, medici, giornalisti, donne, veterani, tutti uniti dal comune desiderio di giustizia.
Sarebbe il gesto definitivo per fermare il genocidio, per dire al mondo che, nonostante le conquiste estremiste, le politiche della paura e il silenzio dei potenti, c’è ancora speranza. L’umanità saprebbe allora che può sempre fidarsi del papa di Roma, che la Chiesa continua ad essere madre e maestra, faro e rifugio.
Non lascino che questa flottiglia navighi da sola. Che la Chiesa, con Leone XIV come timoniere, salga a bordo. Perché, come dice il Vangelo, «nessuno accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sopra il candelabro, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa» (Mt 5,15). Che la luce della Chiesa illumini il cammino verso Gaza, verso la pace, verso la giustizia. È tempo di fare la storia e fermare il genocidio!
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da ADISTA
Il papa vada a Gaza.
Con gli altri capi religiosi.
La richiesta di Tonio Dell’Olio
Redazione 02/09/2025
Nella rubrica “Mosaico dei giorni” di Mosaico di pace oggi Tonio Dell’Olio scrive: “Come Leone Magno il Papa vada a Gaza”.
Come non essere d’accordo con le parole di Papa Leone? L’appello alla pace diventa esortazione, quasi una supplica rivolta ai potenti ed è continua. “Invito tutti a non cedere all’indifferenza, ma a farsi prossimi con la preghiera e con gesti concreti di carità – ha detto domenica scorsa all’Angelus -. Ribadisco con forza il mio pressante appello per un cessate il fuoco immediato e per un serio impegno nel dialogo. È tempo che i responsabili rinuncino alla logica delle armi e imbocchino la via del negoziato e della pace, con il sostegno della comunità internazionale. La voce delle armi deve tacere, mentre deve alzarsi la voce della fraternità e della giustizia”. Oggi però siamo giunti al punto in cui le parole non bastano più. Sono diventate strette e rischiano di apparire inadatte. Questo è il tempo di scelte coraggiose e profetiche. Secondo la tradizione nel 452 Papa Leone Magno si recò fin sulle sponde del Mincio e affrontò Attila, il re degli unni che voleva conquistare Roma. Armato solo della croce riuscì a dissuadere dal suo intento quello che veniva definito “il flagello di Dio”. Al Papa che porta lo stesso nome, chiediamo di andare a Gaza con i capi di altre confessioni religiose e di altre religioni per fermare il genocidio di atto. Lo chiedono gli abitanti della Striscia e soprattutto i bambini che continuano a morire di fame, di bombe e di paura.
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