Testimone di speranza
da L’Unità
L’Editoriale di Claudio Sardo
Testimone di speranza
04 settembre 2012
Carlo Maria Martini è morto da mendicante, come lui stesso descriveva le condizioni di un anziano non più autosufficiente, prendendo in prestito serenamente quell’immagine da un antico proverbio orientale.
Eppure la sua carica umana è diventata all’improvviso una forza di popolo. Come accade talvolta per i profeti, i giusti, i maestri. Un segno vitale di speranza comunitaria nonostante il dolore della morte e il suo mistero. Ha colpito, emozionato quella fila interminabile di cittadini semplici che volevano rendergli omaggio. Eppure non era il cardinale Martini un personaggio pubblico così gettonato e sovraesposto. Anzi era una riserva critica, una figura mite e riflessiva, un uomo di dialoghi sempre impegnativi e scomodi.
Ma il segno di questo tempo di crisi è che, nel profondo, sentiamo il bisogno di forze unificanti, capaci di resistere a questa spinta terribile verso la solitudine, l’egoismo, la paura. Sentiamo un bisogno di autenticità che solo una testimonianza coerente può dare. I cristiani sentono il bisogno di una Chiesa che smetta di difendere i propri bastioni e si riscopra serva, sorella, povera del potere temporale e ricca di quel messaggio di salvezza che non vuole, non può tenere per sé. E i non credenti, a loro volta, hanno bisogno di cristiani che sappiano essere fratelli nella ricerca di senso, di umanità, di liberazione senza opporre al dialogo vecchi canoni o pregiudizi. Carlo Maria Martini era questo. Un testimone di speranza. La speranza che gli uomini insieme possano cambiare la storia, rispondendo più fedelmente alla domanda di Dio oppure a quel desiderio di infinito che è iscritto nell’uomo, qualunque sia la sua fede o il suo dubbio.
Martini non era certo un cattolico del dissenso. Era un uomo del Concilio, un principe della Chiesa, uno dei biblisti più importanti. Ma, quando è stato chiamato, ha fatto il vescovo senza riserve, camminando per le strade di Milano ed esprimendo i suoi consigli e le sue critiche per una Chiesa migliore. Perché non gli sfuggivano i limiti di certi comportamenti e di certe sovrastrutture ecclesiastiche. Soprattutto non accettava che il diritto o la morale potessero prevalere sull’amore degli uomini, l’accoglienza, le vocazioni più profonde. Alcune sue posizioni facevano scandalo, anche se pochi osavano prenderlo di petto, data la sua autorevolezza e la sua mitezza.
E Martini ha usato questo carisma per compiere il disegno che lui, uomo di preghiera, attribuiva al suo Signore. Ha promosso la cattedra dei non-credenti. È andato a Gerusalemme per vivere sulla linea di frattura tra le religioni monoteiste e tra i popoli del Medioriente. Nel luogo che può diventare la polveriera del mondo, ha parlato di pace mentre la malattia incalzava. E guardava già alla Gerusalemme celeste, promessa di una umanità finalmente illuminata dalla speranza comune.
Non c’è altro modo per onorare Martini che usare i suoi insegnamenti, i suoi pensieri, anche quelli incompiuti, come filo per tessere reti di solidarietà. Ci mancano queste reti. Non c’è società, non c’è politica, non c’è futuro senza fiducia nell’umanità dell’uomo, senza un’ansia di fraternità, senza un senso che ci faccia uscire dalla solitudine.


Già, il mistero della morte…
di fronte al quale, però, non siamo tutti uguali.
Chi con le proprie certezze, chi con i propri dubbi e le proprie inquietudini….
errata corrige “bisogno”
“I cristiani sentono il bisogno di una Chiesa che smetta di difendere i propri bastioni e si riscopra serva, sorella, povera del potere temporale e ricca di quel messaggio di salvezza che non vuole, non può tenere per sé”.
finalmente l’unità ci fa sapere di quale chiesa hanno bigno i cristiani. grazie