Caro confratello…

 

di don Giorgio De Capitani

Caro confratello…

… anzitutto mi sento a disagio nel chiamarti confratello.

È vero che apparteniamo alla stesso Ordine ministeriale, ma c’è una differenza che ci separa: tu vuoi essere servo di una religione, io invece mi sento ministro dell’Umanità. Anche i bambini della mia parrocchia ormai sanno che il Cristianesimo non è una religione, ma Umanesimo integrale. La Chiesa è solo un mezzo, non il fine. La Chiesa di Cristo deve aiutare a riscoprire l’Umanità che, man mano cresce, aprirà la Chiesa verso nuovi e vasti orizzonti. È vero: la Chiesa nutre l’Umanità, ma a sua volta si nutre di Umanità. Tra la Chiesa e l’Umanità c’è una tale simbiosi da escludere ogni possibilità da parte della Chiesa di includere l’Umanità. Alla fine casomai sarà l’Umanità a inglobare la Chiesa.

Caro don Piero Corsi, non ti contesto solo per questo, ovvero per essere servo di una religione dis-Umana: sarei costretto a contestare tutta la Chiesa gerarchica e il suo clero. Certo, neppure sopporto che ci si ostini a idolatrare una religione che, con l’andare del tempo, toglierà alla Chiesa la sua forza profetica, ovvero quella originalità evangelica che era nelle intenzioni del suo Fondatore. Ma ciò che non sopporto più è il fondamentalismo di una fede che porta a radicalizzare quel virus che aveva minato la religione ebraica, e che Cristo aveva stigmatizzato mettendo sotto dura accusa il Tempio e la Legge, in nome di quel principio assoluto secondo cui prima c’è l’Uomo e poi la Legge.

Qui il discorso si farebbe lungo e complesso. Basterebbe leggere il libro di Hans Küng “Salviamo la Chiesa” per farci una idea di quanto la Chiesa Cattolica si sia allontanata dal Fondatore, Gesù Cristo.

Caro don Piero, le tue dichiarazioni sulla donna come provocatrice del maschio, mi riportano indietro di millenni di secoli, all’inizio della storia umana, ed è qui che il fondamentalismo affonda le sue motivazioni, in un racconto mitico che, purtroppo, è stato interpretato anche dalla Chiesa come racconto storico, dimenticando la verità che sta dietro al mito.

Il racconto biblico del peccato originale è stato preso alla lettera, e non ci si è accorti che, dietro all’involucro letterario, si nascondeva una concezione fortemente maschilista della società e della stessa religione. Colpevole di tutto il male sarebbe la donna per il fatto di aver sedotto il maschio, e così il predominio maschilista ha avuto la sua giustificazione.

Di più: il maschilismo ha coinvolto la stessa concezione di Dio. A parte alcune affermazioni dei profeti, Dio era visto come un maschio, e il popolo di Dio sotto le sembianze di una sposa sempre pronta a tradire l’Alleanza, perciò accusata di adulterio. L’amore sponsale tra Dio e Israele senz’altro era una bella intuizione, ma Dio era ancora e sempre il maschio che puniva l’infedeltà della donna.

Anche nel Nuovo Testamento Dio è presentato come il Padre, perciò maschio, anche se Gesù nelle parabole dà qualche pennellata diversa del volto di Dio. Dio è misericordioso, Dio è tenero, Dio è affabile, con i tratti più femminili che maschili. Il grande pittore olandese Rembrandt ha rappresentato il padre che abbraccia il figlio tornato a casa con due mani che non sono uguali: una mano ha tratti maschili, l’altra femminili.

Certo, Cristo ha scelto dodici maschi come apostoli, ma l’evangelista Luca fa notare la presenza di un gruppetto di donne che hanno accompagnato costantemente il Maestro lungo il suo ministero pubblico fin sotto la croce. Anche nel libro degli Atti ci sono figure femminili con dei compiti importanti nella Chiesa primitiva.

Gli studiosi moderni sono più attenti nel cogliere il valore della donna nelle parole e nei comportamenti di Gesù. Che poi nella Chiesa gerarchica, con il passare degli anni e con l’ingrossarsi della sua struttura, il maschilismo abbia preso sempre più piede è un dato di fatto, ma ciò non significa che questa era l’intenzione del Fondatore. Le donne non hanno mai potuto accedere agli ordini sacri. I preti sono stati costretti al celibato. Dietro a quali motivazioni? È sempre più difficile sostenere che Cristo stesso abbia voluto una Chiesa maschilista, ovvero che la donna non avrebbe mai potuto accedere agli Ordini sacri e che ai ministri sarebbe stato per sempre vietato il matrimonio. Ciò che fa paura è la poca considerazione della donna da parte della gerarchia di potere maschilista della Chiesa. Sì, così poca considerazione da ritenere la donna indegna di guidare la Chiesa nelle sue istituzioni più alte.

Caro don Piero, è così. E tu, con le tue sparate sulla donna così provocatrice dell’uomo tanto da indurre il maschio a compiere delle efferatezze sei una prova di quanto sto dicendo. Certo, la donna provoca, ma anche il maschio. Allo stesso modo, tranne che il maschio in realtà poi si rivela così debole (pur appartenendo al sesso forte!) da non sapersi controllare e vincere le eventuali provocazioni. Quando penso alle donne di certe tribù africane che ancora oggi vanno in giro con i seni nudi e agli uomini con i genitali ai quattro venti mi chiedo come mai non succedono là i crimini che invece succedono tra le popolazioni apparentemente più civilizzate. E giustamente si fa notare che qui da noi non si tratta tanto di delitti passionali, per gelosia o altro, ma di delitti contro il genere donna. La donna è ancora l’oggetto del maschio che ne può fare ciò che vuole. D’altronde abbiamo avuto recentemente un esempio lampante, un tizio d’Arcore, che ha creato un suo harem, come segno di potere. Ma secondo te, don Pietro, il Porco sarebbe stato lui ad essere indotto a fare ciò che ha fatto dalle provocazioni delle donne. Certo, erano donnette di facili costumi, ma lui se le è cercate, provocandole con allettanti regali o carriere redditizie.

Quanto vorrei che la Chiesa, non solo a parole, ma nei fatti riscoprisse e rivalutasse il “genio femminile”! Non è una profezia: sarà la donna a salvare il mondo e sarà la donna a salvare la Chiesa.

Se nella politica le donne si stanno prendendo posti di grande responsabilità, perché nella Chiesa tutto rimane come prima? Perché essa teme ancora oggi il “genio femminile”? 

Maschioni ecclesiastici di ogni risma, attenti! Sarete spazzati via dal “genio femminile”. Il vostro genio ormai si è spento, sotto un marciume di pedofilia  e di blasfemia che ha contaminato anche i vertici.

La base sana si risvegli, lotti e disobbedisca al potere maschilista corrotto.

Sono convinto che la Chiesa potrà ricuperare il tempo perso, e superare addirittura la società civile, se avrà subito il coraggio di aprire le porte alle donne, restituendo loro la dignità finora mortificata in nome di un Dio orrendamente maschilista.

26 Commenti

  1. martin ha detto:

    Credo che il problema fondamentale non sia tanto il pensiero di Don Piero. Ma quanti sono a pensarla come Don Piero. Ovvero quanti sono nella Chiesa i preti che la pensano come lui ma non hanno il coraggio di fare pubblica manifestazione del proprio pensiero. Io abito in una famosa città del mobile della Brianza. E posso asssicurare che molti parroci se non la pensano come Don Piero e beh poco ci manca. Sono molti nella chiesa che la pensano come Don Piero anche se si guardano bene da affiggere in parrocchia un articolo con le proprie idee papali papali.
    Il prolema fondamentale è il lento ma inesorabile ritorno al tradizionalismo nella Chiesa Cattolica. A posizioni pre conciliari. Che vedono nella emancipazione della donna una fattore della donna, nel dialogo ecumenico qualcosa di negativo. E un che piano piano imporanno un ritorno ad un liturgismo tradizionale che davvero ci fa capire come le forze conservative nella chiesa cattolica siano quelle che dettano legge. Il Papato di Razinger è papato restauratore, è un papato correttivo di quello che Papa Woytyla aveva provato a fare.La Chiesa aperta al Mondo, il Papa Rock Star – credo che lui non si offenderebbe se qualcuno lo definisse così. A Woytla si oppone ora un Papa nostaligico del Medio Evo, che ripropone una chiesa guidice del Mondo. Proprio il porsi in auge di questa chiesa dei Cafarra, degli Scola, e dei Negri permette ai Don Piero di proporre orogliosamente le proprie idee reazionarie. Il probelma è la squadra non il giocatore. Questa squadra gioca in difesa con uno squallido catenaccio. Sarebbe bello magari fare qualche sostuzione. Ma mi sembra diffficile. Visto che Mons. Forte rimane sempre in panchina anzi spesso lo mandano in tribuna insieme a Bregantini. Ed allora i preti che piedi di legno come Don Piero continueranno a sporloquiare
    Erga omnes

  2. franz ha detto:

    Confesso di non aver letto integralmente nè il suo post nè il testo originale incriminato. Da parte mia non voglio dire che l’atteggiamento e l’abbigliamento provocatorio di tante donne normali (non prostituyr di professione, intendo dire) giustifichi la violenza carnale. Però che certe donne amino pavoneggiarsi di un corpo attraente di cui sono state dotate , esponendo zone erogene che la cultura occidentale , dopo averle censurate, da tempo tende a risdoganare, penso sia inconfutabile. Si potrebbe continuare a perseguire penalmente lo stupro ma anche a punire l’ostentazione del proprio corpo. Non dispongo di statistiche e di fonti, ma pensate che certo cinema ipererotico non abbia inciso sul comportamento del singolo e della massa?
    Ripeto tuttavia che ciò non giustifica la vilenza carnale, come la distrazione della vittima non giustifica il furto (lo dico perchè siè sentita anche quest’ultima tesi .

  3. JEAN ha detto:

    Mi spiace esser stato equivocato.
    Nessun parallelismo fra Gesù e Berlusconi.
    Il mio commento riguarda esclusivamente le tematiche: femminismo-prostituzione-rispetto per la persona.
    Veniamo al dunque.
    Perché mai i farisei usavano quell’ipocrita argomento (..siede a tavola con ..le prostitute)volendo diffamare Gesù? È chiaro. Perché l’etichetta di prostituta applicata a una donna era, ed è, considerata moralmente e socialmente negativa, contenendo i significati di persona immorale, indegna di rispetto.
    Che le cene di Arcore fossero frequentate da “donnette di facili costumi” (tutte? qualcuna di loro? una soltanto? nessuna?), è quanto don Giorgio dichiara perentoriamente e generalizzando. Altri ne dubitano. Ma non è questo ciò che qui è in discussione.
    Quello che comunque, purtroppo, rimane sostanziale e oggettivamente criticabile (anche se don Giorgio non accetta critiche)è quella etichetta di prostituta, con tutto l’alone di significati negativi,che viene disinvoltamente applicata a delle persone, senza alcuna carità cristiana, senza alcuno scrupolo, senza alcun rispetto per l’umanità delle persone.
    Questo, almeno, dovrebbe apparire ben chiaro nel mio commento.

    • Don Giorgio ha detto:

      Hai idee confuse. Non sai esprimerti.

      • JEAN ha detto:

        Caro don Giorgio, non essendo io materialista, ritengo che le idee e le riflessioni non siano secrezioni del cervello (fuso o non fuso che sia), bensí espressioni del pensiero, dello spirito, dell’anima: insomma, di quel “soffio” che il Creatore spirò sul corpo materiale quando volle creare l’uomo a Sua immagine e somiglianza.
        Il rispetto per l’umanità richiede quindi che alle idee civilmente esposte,anche a quelle non condivise,si risponda con idee altrettanto civilmente formulate e non con l’insulto rozzo e sprezzante.
        Ma vedo che, purtroppo, non accetti la critica, non sopporti il contraddittorio, ti disturba il confronto.
        Brutto segno, amico,lasciatelo dire da un coetaneo.
        Eppure, dato che hai aperto i tuoi testi ai commenti dei lettori nel sito internet,dovresti essere felice di ricevere riflessioni critiche, dovresti desiderarle ardentemente. Per almeno due motivi.
        Prima di tutto perché se c’è qualcuno che critica alcune tue idee, significa che l’interlocutore vi ha prestato attenzione. Magari non le ha capite (come talora capita fra gli umani), ma, per lo meno,le ha ritenute meritevoli di riflessione.
        In secondo luogo, la critica apre lo spazio al chiarimento, all’approfondimento, magari alla revisione, mentre invece l’indifferenza o l’insulto con cui si pretende zittire il dissenziente ci chiudono nella miseria della arroganza e della presunzione.
        Abbi, amico, la pazienza di ricevere serenamente queste mie note insieme con l’augurio di ogni Bene nell’anno che è iniziato.
        Per parte mia, continuerò ad accedere al tuo sito dove incontro tematiche interessanti, ma,visti i risultati,rinuncio a proporre in futuro qualsivoglia contributo di commento. Ossia, tolgo il disturbo. Ad maiora!

    • vale ha detto:

      Gesù non partecipava a squallidi festini da pervertiti, non si vantava del suo fascino da “amatore” e non denigrava le donne brutte.
      Berlusconi non siede al tavolo delle prostitute, si limita a essere un “consumatore finale”. Semmai siede al tavolo di collusi con la mafia, con dittatori, ex capi del kgb…
      Non penso sia giusto parlar male delle prostitute, ma le donnine di Arcore credo siano qualcosa di più triste perché coi loro “talenti” sperano di far carriera.

  4. Paolo ha detto:

    Dove c’è una carica che c’è anche potere e dove c’è potere ci sono privilegi. Anche se il clero dovrebbe essere servitore del popolo di Dio e non godere di privilegi, però di fatto nella storia la maggior parte di cardinali, vescovi e monsignori hanno vissuto nel lusso quando il popolo moriva di fame. Pertanto ritengo che l’esclusione di un genere, quello femminile, dalle cariche e dalle funzioni più prestigiose, non solo nella Chiesa, ma anche nella società civile, prima di essere una esigenza voluta da chissachi, sia proprio un modo per l’altro genere di accedere più facilmente ai posti di comando: in fondo se a concorrere sono solo la metà degli individui, arrivare al traguardo è più facile.

  5. Giuseppe ha detto:

    Caro don Giorgio, anche se non è necessario, sento il bisogno di dirti che condivido pienamente le tue parole. Sono convinto infatti, e non ne ho mai fatto mistero, che l’atteggiamento del clero cattolico, sia in espressioni isolate come quella di don Piero Corsi o del sito Pontifex, che nelle dichiarazioni ufficiali dell’apparato che fanno da eco a norme canoniche immotivate, tipo il divieto di accesso al sacerdozio per donne, si nasconda l’enorme imbarazzo e il turbamento che provoca il fascino femminile (e ciò che comporta) sugli uomini, i quali, sentendosene attratti, restano confusi finendo per vedere messe in pericolo le proprie sicurezze e quell’assurdo istinto di superiorità da cui sono afflitti. Dispiace dirlo, ma si tratta solo ed esclusivamente di maschilismo, forse in parte inconsapevole, ma molto ben radicato, che oltretutto attecchisce e fa proseliti soprattutto fra gli sprovveduti e i vigliacchi. Insomma, è mai possibile che fatte salve le mamme, forse le sorelle e (fino a prova contraria) le compagne, tutte le altre donne siano considerate solo strumento di perdizione e non gli venga riconosciuta alcuna dignità? Eppure ci sono pagine e pagine di storia arricchite dalla nobiltà di alcune grandi figure femminili, perché dimenticarle o trattarle come casi isolati o peggio ancora come incidenti di percorso?
    Mi sembra appropriato in questo contesto il dispositivo della sentenza di condanna di Salvatore Parolisi, che secondo il giudice avrebbe ucciso la moglie Melania, ad onta di tutti gli scenari scabrosi emersi nel corso dell’inchiesta, solo perché gli avrebbe negato un rapporto sessuale…

  6. Patrizia ha detto:

    Don Giorgio,innanzi tutto le auguro buon anno,riguardo al prete su citato, secondo me si fa prima a consigliargli un buon psicologo, sempre che a questo punto non sia necessario un buon psichiatra.Il guaio è che individui come questo educano, insegnano e formano bambini e ragazzi, e poi ci meravigliamo del Paese in cui viviamo, d’altro canto cosa ci si può aspettare da una Chiesa che arruola di tutto pur di far numero,alla faccia della qualità e della verità.

    • Fausto ha detto:

      Cara Patrizia,
      ma come si permette di giudicare una persona! Chi e’ lei per farlo? Giudichi le idee e le combatta con forza se lo ritiene giusto, ma non consigli psichiatri a chi non la pensa come lei!
      In Italia e’ in atto un imbarbarimento della societa’ proprio perche’ gli italiani da tempo hanno assunto questo modo di comportarsi. Rifletta.

      • Patrizia ha detto:

        Mi scusi ma sono veramente senza parole, Lei non fa altro che appoggiare le tesi di questo signore,e quindi il barbaro sarebbe chi le condanna e non chi le esprime.
        Certe robe, eccome se vanno giudicate e condannate!!!!

        • Fausto ha detto:

          Patrizia, ma dove ha letto che io “appoggio” le tesi di questo signore!
          Ho detto solo, e lo ripeto, che una persona ha tutto il diritto di difendere cio’ in cui crede ma non ha il diritto di offendere nessuno per le tesi non condivise che esprime.
          Non le sembra questa una tesi di civilta”?

          • Patrizia ha detto:

            Senta Fausto, credo che sia meglio gettare un velo pietoso su costui, non merita neanche tutto il tempo che gli stiamo dedicando.

          • Fausto ha detto:

            Patrizia, mi dispiace che non ci capiamo. La mia considerazione vale in qualunque caso e per chiunque.
            La ripeto: Tutti hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni e tutti hanno il diritto di contestarle se non condivise, ma nessuno a mio parere ha il diritto di offendere chi esprime opinioni che non condividiamo.
            E’ una questione di civilta’.

  7. Gianni ha detto:

    Spesso si è discusso sulla figura del Cristo e sul significato del suo messaggio.
    Cristo uomo Dio, o solo uomo, divinità o filosofo o profeta?
    Chi era Cristo, e qual’era il suo messaggio?
    Già questo evidenzia come Cristo abbia storicamente diviso i tanti che si sono occupati di lui e del suo messaggio.
    La stessa religione si è divisa in varie confessioni, ognuna delle quali, ovviamente, ritene di essere autentica depositaria del messaggio originale di Cristo.
    Come sappiamo, la realtà è un’altra.
    In particolare, quando si parla di interpretazione, poi, di fatto, questa si trasforma in una vera e propria creazione di contenuti autonomi, rispetto all’originale, sicchè si dirà pur sempre di essere interpreti di qualcosa, mentre invece si è creatori di qualcosa di autonomo rispetto all’originale.
    E’ questo la caratteristica essenziale di molte religioni e confessioni, ed in particolare del cattolicesimo.
    Infatti, chi si ritiene realmente cattolico, non è colui che si pone la questione se Cristo abbia realmente espresso quanto indicato dal cattolicesimo, ma chi ha pieno convincimento che si debba seguire quanto indicato dalla gerarchia e dal magistero.
    Ed infatti, non è forse vero che il cattolicesimo sostiene il rilievo che ha il cosiddetto magistero?
    Conta, cioè, non il messaggio originale, ma quello che il magistero dice, nella presunzione che questo, autoritativamente, rispecchi l’originale cristiano.
    E’, insomma, nient’altro che un’espressione del principio di autorità.

    Chi non crede in questo, e vuole riscoprire autonomamente un cosiddetto cristianesimo integrale, si pone in un ambito che del dna del cattolicesimo ha poco o nulla.
    Ed infatti, sul piano logico, se riteniamo che il magistero possa deviare e via dicendo, a cosa serve la chiesa come religione ed istituzione, il che poi s’identifica con la chiesa cattolica stessa?
    Ovviamente a nulla, anzi, la chiesa stessa, come conseguenza logica della premessa di questo ragionamento, rischia di far deviare l’originale messaggio su percorsi che possono essere anche l’opposto.
    Non mi riferisco solo a quando si dice che la chiesa predica bene ma razzola male, ma anche proprio al predicare.
    Infatti,viene predicato il messaggio della chiesa intesa come magistero, che proprio per questo, non rispecchia necessariamente l’originale.
    E’ anche per questo motivo che ritengo che vi sia inconciliabilità tra cattolicesimo e scoperta o riscoperta di un cristianesimo radicale, che risalga direttamente alle fonti, senza la mediazione, considerata deviante, del magistero ecclesiastico.
    Ognuno, secondo la propria fede e sensibilità, riterrà più opportuno seguire le vie di un cristianesimo radicale, senza mediazioni, il che significa antitesi rispetto al cattolicesimo, oppure affidarsi alla tradizione di una religione, che richiede di affidarsi non al messaggio cristiano in quanto tale, ma a quello che si definisce, appunto, magistero.

  8. JEAN ha detto:

    Caro don Giorgio, leggendo questo testo mi sembra di vedere una contraddizione ( o,forse, un lapsus più o meno freudiano ?). Qualifichi come “donnette di facili costumi” le frequentatrici delle cene di Arcore. Ma questo tipo di giudizio non è forse anch’esso inficiato da maschilismo, o quanto meno da mancanza di rispetto per determinate persone umane? Se non ricordo male, persino Gesù veniva, ipocritamente,stigmatizzato perché sedeva a tavola con i pubblicani e le prostitute.

    • Don Giorgio ha detto:

      Che cazzate stai dicento tu? Hai proprio il cervello fuso!

      • pippo ha detto:

        Mi sono permesso di rammentare un brano della lettera di San Paolo apostolo a Tito e lei non l’ha pubblicata.
        A suo avviso pure San Paolo scriveva c……e?
        Mi sembra evidente!

    • Antonio Luigi Mori ha detto:

      senti Jean “Gabin” ho capito essere contro il maschilismo, ma credo che anche la più incallita femminista vedrebbe nelle cortigiane di Arcore una svendita della propria femminilità…..

      • JEAN ha detto:

        Caro Antonio (senza bisogno di insulsa ironia sui nomi): non solo qualunque femminista – anche non incallita – ma qualunque persona dotata di umanità potrebbe, certo, non condividere i comportamenti di determinate persone, ma eviterebbe di additarle al pubblico ludibrio come “cortigiane”, “donnette di facili costumi”,ecc. Spero di esser riuscito comprensibile.

    • vale ha detto:

      Gesù e Berlusconi… praticamente gemelli separati alla nascita. Qualcuno avvisi Casaleggio che si sbagliava.

  9. valerio ha detto:

    grazie Don Giorgio, filamente alcune parole semplici, chiare e cristiane

    • pippo ha detto:

      CRISTIANE???????

      • valerio ha detto:

        certo CRISTIANE. Ho letto e riletto il manifesto (???) del parroco e sinceramente mi domando in quale seminario ha studiato e quale Vangelo ha letto e meditato durante la sua formazione e soprattutto quale Vangelo cerca di annunciare ai suoi parrocchiani…e mi hanno stupito molto (a dire il vero fatto incazzare) le parole di alcuni vescovi intervenuti sull’argomento…ho la sensazione che con il vescovo Martini sia morta un’epoca e sia stato sotterrato il Concilio dall’emeneutica e da altri alti concetti teologici…boh!

  10. mariella ha detto:

    Leggendoti Don ho pianto…grazie anche in nome di Dio…grazie alla fine ..il Bene vincerà..il mio sogno è andare insieme uomo e donna..incontro e.. in Dio Gesù Cristo non voglio salvarmi senza l’uomo..grazie Don!

  11. Carla ha detto:

    Grazie Don Giorgio,
    grazie di essere ministro di Dio in questo modo, delle tue lucide parole, dirette, franche, non offensive. Ho detto chiaramente in un post su Facebook (ma in realtà lo dicevo a me stessa): io sono nata cristiana, morirò cristiana, perchè credo in Cristo e nei suoi insegnamenti, così come mi sono stati lasciati da persone pure, pulite, oneste. Lo amo e ringrazio, perchè mi ha regalato la presenza preziosa di queste persone, ma mi dissocio con tutta me stessa da Santa Madre Chiesa, che con tutte le sue non-posizioni verso ministri come questo, preti pedofili, contro gli omosessuali e misogina fin dalla sua costituzione, non rispecchia, come giustamente dici tu, gli insegnamenti del Cristo. Ci stiamo allontanando in troppi da questa malsana istituzione, che invece di unire, divide, invece di capire, allontana, invece di capire, scocca anatemi a destra e sinistra.
    Ma la voce di Cristo non si incrina, nè si corrompe, non approva compromessi, non trancia giudizi.
    Quello è il mio Cristo, il nostro, il Cristo dell’Umanità.
    Carla