di don Giorgio De Capitani
Quest’anno Gianfranco Ravasi non fa il pieno come gli altri anni. Neppure le autorità civili si muovono ad ogni suo passo. Che succede? Credo che, a differenza di quanto scrive il direttore Claudio Brambilla su Merateonline (leggete l’articolo: sarà uno spasso!), le autorità civili abbiano capito che non bisogna più correre dietro alle socche purpuree dell’Eminenza brianzola.
È giunto il momento di fare il servitore dello Stato e non il tirapiedi di qualche gerarca della chiesa.
Vorrei dire qualcosa d’altro, ad esempio sulle sue dotte “originali” parole, sempre alla ricerca di appoggi illustri, citati a memoria, con qualche sprazzo personale, come quando sua Eminenza ha detto che “in un ospedale c’è Dio”. Cavoli! Non lo sapevo! Ho sempre pensato invece che Dio talora si dimentichi di andarci, oppure che assista impotente a corpi disfatti dal dolore.
“Dio c’è anche in un ospedale!”, me lo ricorderò, ma nel frattempo vorrei che i medici facessero bene il loro dovere, così come vorrei che anche gli ospedali funzionassero come dovrebbero funzionare. Dio sì o Dio no, per un ammalato il suo Dio è il medico che l’assiste.
da LA PROVINCIA DI LECCO


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