
di don Giorgio De Capitani
Mi hanno segnalato che giorni fa Merateonline aveva pubblicato una lettera che mi poteva interessare. L’ho letta, ed è davvero interessante. Eccola.
Sulla commemorazione dei defunti a Perego
Buongiorno,
io vorrei fare una domanda, Domenica 2 novembre mi trovavo a passare per il cimitero di Perego, mentre arrivava un corteo , processione a dire il vero uno sparuto gruppo di fedeli. Mi sono fermato incuriosito, il celebrante piuttosto anziano , aveva dei paramenti neri, erano almeno 40 anni che non vedevo il nero a funerali o commemorazioni. Ed ecco la domanda, ma si può ancora usare il nero? Non è una scelta un pò troppo tradizionalista? Di Perego mi avevano parlato nel recente passato come molto moderna e all’avanguardia sopratutto in temi religiosi…! Mi piacerebbe avere delle risposte. Io non sono molto religioso ma mi sembra che qualcuno voglia tornare indietro…. Grazie
Michele P. da Besana Brianza
Anzitutto, i paramenti di colore nero solitamente non si usano più, né per i funerali né per le celebrazioni di messe per i defunti.
Anche se la nostra “Guida pastorale per le celebrazioni liturgiche” propone ancora “ad libitum” sia il nero che il morello, credo che la maggior parte dei preti scelga il morello. Talora la scelta del nero dipende dalla mania tradizionalista dei sacrestani, ancora con la testa fasciata. I preti per lo più lasciano fare, anche perché spesso provengono da fuori: nero o morello, non è la fine del mondo!
Tuttavia sono d’accordo che anche il colore liturgico ha la sua importanza. Come si fa a credere nel Cristo Risorto vestendosi sempre a lutto? Un parrocchiano di Monte addirittura insisteva nel propormi di suonare le campane a festa anche durante i funerali, e che dovevo celebrare la Messa funebre vestendo paramenti di colore diverso dal morello. Non aveva comunque tutti i torti.
Ad esempio, non vedo perché la liturgia imponga ancora il morello durante l’Avvento (in Quaresima, va bene: è penitenza!). L’Avvento, periodo di speranza, di attesa: che c’entra il morello? Preferirei il verde! Qualcuno obietta: ma anche l’Avvento è un periodo di penitenza! Se così fosse, dovremmo allora smetterla di fare feste paesane o di organizzare manifestazioni con mangiate varie, ecc. E man mano si avvicina il Natale sembra che le inutilità o le formalità prendano il sopr-Avvento. Dovremmo, invece, questo sì, puntare all’essenzialità, che è la prima forma di penitenza che veramente conti.
Sulla frase: “Di Perego mi avevano parlato nel recente passato come molto moderna e all’avanguardia soprattutto in temi religiosi…!”, non sarei per nulla d’accordo. Forse il lettore si riferiva al periodo di don Mario, quando è stato rimosso, ed è nata una manifestazione di protesta che inneggiava a grandi idee di apertura. Quali? E quanta è durata la protesta? Ora, tutto come prima, peggio di prima. Del resto, i “nemici” di don Mario sono resistiti, nella gestione ordinaria della comunità di Perego. Fino ad oggi.
Una cosa è certa: se il colore nero rappresenta simbolicamente il passato o qualcosa di funereo, a Perego non siamo lontani dalla realtà. Già ai tempi di don Giovanni Premoli, un parroco che tutti ricordiamo ancora oggi, anche nei suoi difetti dovuti ad un eccesso di zelo, succedeva che talora i parrocchiani sentissero suonare l’agonia. La gente si chiedeva: “Chi è morto?”, e il parroco puntualmente rispondeva: “È morta la parrocchia!”. Era una maniera provocatoria per risvegliare le coscienze dei pereghini. Del resto, fino a qualche decennio di anni fa i preti tutti i giorni celebravano i cosiddetti “uffici funebri”, con il suono delle campane a morto, e il celebrante con i paramenti neri. Che allegria, ragazzi!
L’episodio descritto dal signor Michele di Besana è solo sporadico? Lo spero! Ma non vorrei che quel paramento nero fosse un cattivo presagio.
La liturgia c’entra poco. Per me c’entra il paese in sé, fatto di cittadini e di credenti, che si sta avviando verso un declino già segnato, a meno che con il referendum del 30 novembre non si decida per un sì ad un cambio radicale.
Come Comunità pastorale, la parrocchia di Perego è già unita con quella di Rovagnate. Prima o poi, uscirà dal coma, sotto lo stimolo di una nuova pastorale d’insieme, con l’apporto di nuove forze più aperte (comunque, come si fa a togliere il potere a quanti, per di più giovanili, tengono ben strette le chiavi?). Certo, è impressionante la constatazione del signor Michele: “uno sparuto gruppo di fedeli”. Se fosse qui ora, don Giovanni farebbe suonare le trombe del giudizio universale!
Ora tocca a Perego anche come amministrazione comunale “fondersi” con quella di Rovagnate. Se Perego sceglierà per il no, sono certo che andrà incontro ad una condanna definitiva. Già l’anno prossimo, quando come cittadini di Perego andremo a votare per le elezioni amministrative, saranno guai. Succederà di tutto. Sarà veramente difficile mettere insieme una lista seria di candidati. Si andrà incontro al commissariamento del Comune.
Non sarebbe molto più semplice se il celebrante indossasse sempre e solo il camice bianco, eventualmente variando il colore della stola? La messa, se non sbaglio, non perde la sua sacralità anche in condizioni di fortuna e se indossano vestiti civili, perché la grazia divina e l’opera dello Spirito Santo non agiscono certo in funzione dell’abito del celebrante e/o della struttura in cui ci si trova
Si anche in mutande!!!! ma per piacere!!!!!
I colori possono interessare come tali, esteticamente o pittoricamente, ma spesso dietro di essi si celano simbologie e significati che variano secondo il contesto e le circostanze.
Se per gli occidentali in genere, il nero è in certi contesti simbolo di lutto, altrove lo usano per festeggiare.
Del resto, anche qui in occidente il nero su usa in tante celebrazioni festive.
Dall’abito dello sposo e da cerimonia, tipo tait o frac, sino all’abito classico che vede spesso colori scuri, come blu o nero.
La chiesa predilige tuttora il nero per i suoi sacerdoti, credo, per un motivo semplice.
La vera differenza tra chi crede e chi non crede è, in fondo, la morte, e quindi il nero è sempre lì a ricordarcelo, proprio a ricordarci che siamo qui di passaggio, ogni giorno della nostra vita.
O almeno questo è uno dei possibili motivi.
curioso come michele p. che scrive “Io non sono molto religioso” si preoccupi di come è vestito il prete