
dalla pagina facebook di Mattia Madonia
Condannare il nazismo non è censura,
ma democrazia. Anche a una fiera di libri.
dI Mattia Madonia 4 Dicembre 2025
Uno degli aspetti di quest’epoca che maggiormente mi inquieta è il processo di normalizzazione dei peggiori orrori della nostra Storia. Forse questo secolo non si è mai sbarazzato del tutto del Novecento, essendone un’appendice sghemba con un’identità non ancora del tutto definita, e la normalizzazione viene attuata attraverso una rimozione della memoria. Più ci si allontana da un evento nefasto, più c’è la tendenza ad annacquarlo. È una sorta di revanscismo culturale, un modo per recuperare spazi perduti dopo essere stati sconfitti dalla Storia. E non stiamo parlando di bazzecole se in Italia, nel 2025, i dibatti sono incentrati sull’opportunità o meno di offrire un luogo, un contenitore culturale, persino al nazismo.
Più Libri Più Liberi, nata nel 2002, è una delle più importanti fiere italiane dell’editoria e si svolge ogni anno a Roma. Su questa edizione si è abbattuta una polemica dovuta alla presenza nella fiera della casa editrice Passaggio al Bosco. Più di ottanta artisti, scrittori ed editori – tra cui Antonio Scurati, Alessandro Barbero, Zerocalcare e Domenico Starnone – hanno firmato un appello per chiedere di escludere Passaggio al Bosco dall’evento. Non c’è alcuna traccia di censura politica nell’appello, ma il rifiuto di ospitare una casa editrice che, in un Paese democratico, non dovrebbe presenziare esponendo un catalogo che include opere di teorici del nazismo, con testi razzisti e antisemiti.
Di diverso avviso l’AIE (Associazione Italiana Editori) che ha così giustificato la presenza di Passaggio al Bosco: “Siamo la casa di tutti gli editori italiani, indipendentemente dalla loro linea politica”.
L’AIE forse dimentica la questione principale: il nazismo è un crimine, non un orientamento politico.
Nel catalogo di Passaggio al Bosco sono presenti anche opere di Leon Degrelle e di Corneliu Zelea Codreanu. Il primo ha fondato la divisione vallona delle Waffen SS; il secondo il Movimento Legionario, poi Guardia di Ferro, organizzazione terroristica nazista e antisemita in Romania.
Torniamo qui al fenomeno della normalizzazione: se viene concesso uno spazio persino culturale a chi diffonde idee e ideali nazisti, forse l’ultimo argine del perimetro della democrazia è saltato. Eppure a destra tirano in ballo proprio la democrazia, la casa che dovrebbe ospitare le idee di tutti. Senza scomodare Karl Popper e il suo Paradosso della tolleranza, è bene ricordare come la democrazia debba avere anche degli anticorpi per evitare nuove derive totalitariste, spegnendo dunque sul nascere quelle fiammelle poco nobili che non possono divampare in un vero e proprio incendio.
Per questo ho trovato di dubbio gusto l’articolo di Francesco Borgonovo pubblicato ieri su La Verità, dal titolo “Gli intellò vogliono il pass per le idee”. Riferendosi alla vicenda di Più Libri Più Liberi, Borgonovo parla dei firmatari dell’appello in questi termini: “Sono tutti lì belli schierati in fila per la battaglia finale. L’ultima grande lotta in difesa del pensiero unico e dell’omologazione culturale”. Borgonovo chiude l’articolo scrivendo: “Memorabile: invocano la libertà di pensiero per chiedere la censura”.
È ormai una prassi destrorsa parlare del pensiero unico e dell’omologazione culturale della sinistra anche quando si contesta la diffusione di teorie di membri delle SS o di nazisti vari. È un po’ il vittimismo della destra che si rifugia nel confortevole giaciglio del “Valgono solo le idee della sinistra e ripudiano le nostre”. Caro Borgonovo, condannare il nazismo non ha un colore politico o la bandiera di qualche partito, e resta sempre preferibile l’omologazione di una cultura intollerante verso gli intolleranti rispetto all’abrogazione dei pilastri antifascisti e antinazisti.
Il problema, o forse il cortocircuito ideologico, purtroppo non è solo italiano, considerando l’ascesa dell’estrema destra in gran parte dell’Europa. Anche solo riferendoci al neonazismo, il primo esempio che viene in mente è Alternative für Deutschland, partito tedesco che proprio nella patria del nazismo, quella che con il processo di Norimberga intendeva estirpare il suo male alle radici, sta ricreando un humus di estremismo ormai endemico. Anche per AfD i concetti di normalizzazione e legittimazione sono la chiave di volta per il suo successo. Se Elon Musk si collega in video ai loro comizi supportandoli e se Vladimir Putin li porta nella sua rete per destabilizzare l’Unione Europea dall’interno, significa che chi al momento è al comando delle due potenze preme per questa ascesa e si attiva direttamente per concretizzarla. Eppure in Germania esistono regole rigidissime contro l’apologia del nazismo. AfD è stata furba aggirandole in modo subdolo, con una vigliaccheria da lestofanti.
Per esempio, in Germania è vietato pronunciare in pubblico lo slogan Alles für Deutschland, in quanto collegato alle Sturmabteilung del periodo nazista. Così ai comizi di AfD si gioca sull’assonanza con il nome della leader del partito, Alice Weidel, urlando Alice für Deutschland.
Quando poi alcuni membri di AfD vengono colti in flagrante, non potendo più celare le loro simpatie naziste dietro strambe operazioni di facciata, la tattica è quella di emarginare i singoli soggetti facendo finta che siano corpi estranei al partito.
Diversi esponenti del partito di Weidel si sono macchiati di gesti abominevoli, come quando il membro di AfD Holger Winterstein si è fatto ritrarre in posa al Memoriale dell’Olocausto con le braccia al cielo e il gesto della vittoria. Il candidato di AfD alle europee Maximilian Krah ha persino dichiarato a La Repubblica che “è sbagliato generalizzare sulle SS, non erano tutti criminali”. In entrambi i casi il partito tedesco ha preso le distanze allontanando i due esponenti, ma i filamenti del loro pensiero risiedono proprio in quella matrice, e camuffarsi non cancellerà un’identità ormai radicata in modo indissolubile nella loro genealogia e nei loro programmi politici.
Se il problema del nazismo si sta radicalizzando persino nella politica e nel dibattito pubblico tedesco, non vedo perché l’Italia debba rinnovare un’alleanza fenotipica che ricorda quella dei nostri – e loro – anni più bui.
È dannoso il via libera ai nazisti in un campo da cui dovrebbero essere esclusi. E per campo non si intende soltanto una fiera del libro, bensì la società nella sua interezza. Il rischio è quello di accoglierli e rendere la loro presenza un’abitudine fino ad arrivare alla tolleranza, all’accettazione delle frattaglie antidemocratiche all’interno di una democrazia. Non ne vedo alcun vantaggio, e la battaglia l’abbiamo già combattuta – e vinta. Sono stati sconfitti dalla Storia, non possiamo essere noi a permettere una resurrezione incompatibile con i valori costituzionali, o anche semplicemente umani. Continueranno a esistere, certo, ma per lasciarli nelle loro fogne è bene tenere chiusi i tombini.
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da la Repubblica
05 DICEMBRE 2025
Rinuncio a Più libri più liberi,
la mia tolleranza si ferma davanti al nazismo
di Corrado Augias
Pubblichiamo la lettera con la quale il giornalista e firma di Repubblica spiega le ragioni della sua assenza alla fiera dove oggi pomeriggio avrebbe parlato di Gobetti
Caro direttore, gentili amici, vi prego di comprendere le ragioni della mia assenza alla fiera Più libri più liberi. Io sono favorevole alla tolleranza, anzi la pratico – anche con gli intolleranti per scelta, per età, per temperamento. C’è però una distinzione. Un conto sono gli intolleranti un altro, ben diverso, chi si fa partecipe cioè complice delle idee di un regime criminale come il nazismo.
Ricordo un lontano episodio. Un giorno si trovarono a dibattere Vittorio Foa, esponente politico e sindacale socialista, ebreo – e Giorgio Pisanò repubblichino di Salò, convinto neofascista. Il suo tentativo era di mettere sullo stesso piano le rispettive posizioni durante la guerra e l’occupazione. A un certo punto Foa disse: Pisanò sa qual è la differenza? Abbiamo vinto noi la guerra e lei oggi è senatore – se aveste vinto voi io sarei in galera.
Non ho nulla in contrario all’esistenza di un editore di dichiarate simpatie neonaziste, non vado a imbrattargli le vetrine, lo lascio tranquillo – non voglio però avere nulla a che spartire con lui nemmeno lo spazio di un bel salone come questo. Spero che mi capirete scusando la mia assenza.
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