Caro don Giorgio…
Caro don Giorgio, poiché non accetti commenti sul tuo post “apertamente e sinceramente io la penso cosi”, ti scrivo questa mail per dire la mia, nella speranza che almeno tu la legga.
Non ho mai avuto l’occasione di parlare dei marò detenuti, ormai da oltre due anni, nelle carceri indiane e ancora in attesa di giudizio. Ricordo che la mia prima impressione quando si seppe dell’uccisione dei pescatori indiani scambiati per pirati fu di stupore. Perché mai una imbarcazione civile avrebbe dovuto avere a bordo dei militari a proteggere il carico? A quanto mi risulta le acque degli oceani (l’indiano in particolare) sono da sempre infestate da pirati, per questo esistono navi da ricognizione che solcano apposta quei mari per garantirne la sicurezza, lo fanno tutti. Allora perché quei soldati erano a bordo della petroliera? E prima di sparare non avrebbero dovuto accertarsi che si trattasse realmente di persone pericolose? C’è già tanto astio nel mondo e la mancanza di stima tra i popoli viene spesso alimentata da argomentazioni pretestuose che, per lo più, servono solo a mascherare interessi economici, allora perché rischiare una crisi internazionale evitabilissima?
La cosa che in un secondo momento mi ha francamente disgustato è stato l’atteggiamento incomprensibile del nostro governo che, spinto dalla destra xenofoba e fascista, ne ha fatto una questione di patriottismo, gettando fango sul popolo indiano e sulle sue istituzioni, ed elevando quasi a martiri i nostri marò. Che essi vadano difesi ed abbiano un regolare processo è una aspirazione legittima, ma va anche compresa la posizione dell’India che ha tutto il diritto di esercitare la giustizia secondo il proprio ordinamento giuridico.
Certo, la vicenda si sta trascinando un po’ troppo a lungo, ma non ci lamentiamo sempre della lungaggine dei nostri processi? E nel frattempo quali passi reali sono stati fatti dalla nostra diplomazia, a prescindere dalle dichiarazioni di intenti e dalle promesse di intervento? E come mai gli organi della comunicazione hanno sempre un atteggiamento tanto prevenuto verso il popolo indiano?
L’India, come tutti i paesi del mondo, hai suoi bravi problemi di delinquenza e di carenza di sicurezza, ma quello di cui veniamo a conoscenza sono solo i fatti di cronaca più eclatanti e disgustosi perché “fanno notizia”, ma che in uno stato con oltre un miliardo di abitanti rappresentano evidentemente un’eccezione.
Il rispetto per gli usi e costumi degli altri popoli (quando non si tratti di atti di barbarie) è fondamentale per una pacifica convivenza, ma ho l’impressione che noi italiani, forse perché confusi da guide politiche quanto meno contraddittorie, ci stiamo trasformando sempre di più in un paese razzista e xenofobo, che sta dimenticando i principi dell’accoglienza e della fratellanza, con la sola eccezione per gli atleti che militano nelle nostre squadre del cuore.
G. D.
Nella Guerra d’Etiopia la costruzione delle strade per l’invasione fu affidata non al Genio Militare, ma all’impresa civile Gondrand, per cui gli ingegneri e operai sono vittime dei perfidi Abissini, e alla loro memoria è dedicata l’Abbazia di Piona.
Qui invece i militari sono stati usati praticamente come scorta portavalori.
La custodia cautelare c’è perché banalmente una volta usciti dai confini l’India saprebbe di non poterli riprendere più.
Lo so, tu sei anticonformista ed innovatore. Mai lette idee simili fino ad ora … ed è per questo che ho deciso di convertirmi: LEGGERO’ L’UNITA’ (on line)!
In linea di massima,i militari ricevono delle precise consegne a cui devono attenersi alla lettera. Ora, senza entrare nel merito dei contenuti compresi nella delega, sarebbe opportuno usare prudenza nel prendere posizioni pro o contro il comportamento dei marò. Questa vicenda, sin dal suo inizio, ha presentato aspetti complessi e controversi, specie nella pratica del diritto internazionale sulla navigazione. Nessuno ha gioito per la morte dei due pescatori, nemmeno a maggior ragione gli stessi marò, professionisti di carriera, che certamente non vanno a giocare al “tiro al piattello” giusto nell’oceano indiano… Tuttavia, una simile vicenda meriterebbe una maggiore attenzione e cura da parte della magistratura indiana, dacché i rinvii continui del giudizio pare siano assimilabili ad una tecnica di logoramento psicologico che già di per sé costituisce una vera e propria condanna.
Anche con questo intervento ci si deve porre una domanda fondamentale: Come mai dopo due anni la magistratura indiana non è riuscita a formulare un capo d’accusa?
Non viene il dubbio che non abbiano elementi sufficienti per accusare i nostri due soldati?
In Italia non succede la stessa cosa?
No signore, in Italia non succede per niente la stessa cosa. Ma guardati un pò come funziona la custodia cautelare in Italia prima del processo. Sono parecchiotte le cose che non sappiamo, eh?
Sapientone, che ne sai tu come funziona in Italia la giustizia!
IN OGNI CASO PRIMA DI PARLARE O SCRIVERE MI INFORMO, COSA CHE PURTROPPO TU NON FAI (E DOPO TI LAMENTI SE LA GENTE TE NE DICE QUATTRO)!
Ti informi, come il popolo bue a cui appartieni!