Cari sindaci, quando la smetterete di scannarvi a vicenda?

acqua-bene-comune[1]
di don Giorgio De Capitani
Che cosa sta succedendo? È la domanda del cittadino comune, quando legge i vari interventi-scontri dei sindaci del lecchese, che appaiono con una certa frequenza su Merateonline. Argomento: la gestione dell’acqua.
Scusate la mia intromissione, ma stavolta non starò in silenzio. Penso di avere anche il diritto oltre che il dovere di parlare. Penso di essere stato uno tra i primi, e non solo in Brianza, a parlare di acqua difendendola da interessi privati. Un articolo apparso sul mio sito venne ripreso sul Blog di Beppe Grillo (fine agosto del 2007). Iniziava così: «Perché spendere parole e parole per provare che l`acqua è un bene comune e universale, un diritto fondamentale? È proprio necessario? Se così fosse, poveri noi! Altro che parlare di civiltà! Vorrebbe dire che abbiamo perso ogni concetto di diritto, se è vero che i primi diritti sono quelli che fanno parte costituzionalmente sia dell`essere umano che dell`universo. È come se, parlando a un mondo che si ritiene civile, dovessi dimostrare che esistono i diritti alla libertà, alla giustizia, alla pace. Altra cosa è sapere esattamente in che cosa consistano tali diritti, e come saperli applicare nel concreto».
Sempre quando ero felicemente a Monte, ebbi l’idea, non saprei se brillante o meno, di invitare alcuni sindaci della zona, per discutere appunto sull’acqua. In realtà, una discussione nata male per alcuni veti, e finita un po’ nel nulla. Poi, lasciai che le cose andassero come andassero, senza nemmeno tentare di entrare in una discussione di carattere tecnicistico, via via sempre più intricata. Ho continuato a parlare di acqua, mancherebbe altro, anche nelle omelie, soprattutto in vista del referendum del 12 e 13 giugno 2011, con la disapprovazione del mio parroco, che si sentì in dovere di fotografare un manifesto che avevo messo in chiesa, di fianco all’altare, per poi mandare la prova del delitto ai miei superiori. Si giustificò dicendo che un prete deve parlare solo di cose religiose. Di preti simili ce ne sono nella Chiesa-religione.
Qualche giorno prima della consultazione referendaria, esattamente giovedì 9 giugno del 2011, andai a Roma per una manifestazione di preghiera e digiuno, in Piazza San Pietro, organizzata da padre Adriano Sella: erano stati invitati tutti i preti e le suore d’Italia. A parte l’esigua partecipazione (un centinaio, forse meno), non vi dico che cosa successe. Una serie di imprevisti e di contrattempi, che se non altro ravvivarono quel “resto d’Israele”.
In questi ultimi anni, sono successe cose strane, sempre a proposito della gestione dell’acqua. Qui una parola di chiarezza non fa male. Smettiamola anzitutto di parlare di acqua pubblica o privata: l’acqua è un “bene comune”, che fa parte della destinazione universale dei beni della terra. È un bene comune, stop! Casomai gli aggettivi “pubblico” e “privato” vanno riferiti alla gestione o ai servizi relativi all’acqua, che è e resterà sempre un bene comune. 
Ed è proprio dalla gestione o dai servizi che sono nate le cose più contorte e complesse, con sigle che si alternano sulla bocca degli addetti ai lavori, senza che il cittadino capisca qualcosa. Ed ecco: Idrolario Srl, Idroservice Srl, Lario reti holding Spa. Ce ne sono altre? Qualcuno ha tentato di spiegarmele, nella loro identità e differenza, ma sono rimasto confuso come prima. Comunque non è questo il problema, almeno per me. Il problema invece sta in questa domanda: quando si uscirà da un impasse veramente ridicolo e vergognoso, in cui sono caduti i sindaci della nostra zona? Ho detto sindaci, perché sono loro, più che le amministrazioni comunali, a scannarsi a vicenda. Su che cosa poi? Me lo spiegate? Una cosa comunque non è sopportabile: che sull’acqua ci siano ideologismi o interessi di potere politico.  
Si parla di legalità (ma che cos’è la legalità?), io parlerei invece di realismo, che significa: uscire dalla ragnatela nel migliore dei modi, salvando anzitutto il bene comune che è l’acqua e anche possibilmente i crediti delle varie amministrazioni.
Che qualcosa non vada nell’attuale gestione dell’acqua tutti lo notano, e ne pagano anche le conseguenze. Non va che quando si prende in affitto una casa vecchia, non si trovi il contatore dell’acqua, e che per fare la richiesta di uno nuovo, passi una settimana, mentre basta una telefonata per avere subito la corrente elettrica e il gas. L’ho detto più volte: quando arriva un nuovo cittadino in paese, dovrebbe essere anzitutto il sindaco a preoccuparsi perché il diritto all’acqua sia garantito. L’acqua, proprio perché bene comune, perciò un diritto di ogni cittadino del mondo, non deve mai essere tolta a nessuno, neanche nel caso in cui non si pagasse la bolletta.
Il problema della bolletta è relativa alla gestione, e non all’acqua in sé, che non può essere messa sul mercato. È giusto che il cittadino paghi una tassa, non sull’acqua, ma sulla gestione dei servizi. Questo però, ripeto, non dà il diritto al gestore di togliere l’acqua, per nessun motivo. Ed è qui che subentra la discussione sulla gestione. Se a gestire i servizi dell’acqua è una multinazionale, è evidente che questa farà i suoi interessi fregandosene del diritto del cittadino ad avere l’acqua. Tu non paghi la bolletta? Ti tolgo l’acqua!
Ma come – ecco dove sta la discussione tra i sindaci – far sì che la gestione dell’acqua, pur in mano a qualche ditta (non potranno certo i singoli sindaci a gestire i servizi), garantisca in modo assoluto il bene comune? Ed è evidente che le amministrazioni comunali dovranno essere garanti di tale diritto. In altre parole, le ditte che gestiscono i servizi, non potranno fare ciò che vogliono, ma dovranno essere controllate dall’occhio vigile delle amministrazioni comunali.
Dove sta allora il problema? Se la questione diventa tecnica, io taccio. Ma non posso tacere sul fatto che le questioni tecniche si intreccino con questioni ideologiche o di partito. L’acqua non è del Pd, né della Destra né della Lega né del Movimento 5Stelle.
Se ora bisogna trovare una soluzione, bisogna anche uscire da una contrapposizione ideologica o di partito, e smetterla di pensare che il paese più grosso debba per forza predominare sul più piccolo. Non conta né il numero né la legalità, che è sempre stabilita dalla legge del più forte: conta chi trova il migliore criterio che sappia unire un sano realismo ad una rigida fermezza sul fatto che l’acqua è un bene comune, che non può assolutamente cadere nelle mani del mercato.
Cari sindaci, a quando un accordo? Non vi invito al solito compromesso. Sull’acqua non ci possono essere compromessi. Chiaritevi le idee, trovate una soluzione, stringetevi la mano. Che l’acqua possa finalmente ringraziare il vostro buon senso. Povera crista, non ce la fa più a subire continue vessazioni.
NotaBene.
Oramai si è arrivati a invocare l’intervento della Magistratura ordinaria (Remo Valsecchi) o dei Giudici (Andrea Robbiani). Siamo al colmo! Quando la smetterete di usare il metodo delle minacce! Legge, legalità, giustizia! Quanto siete ipocriti! La legalità ve la siete inventata voi, e la fate applicare quando lo ritenete opportuno! Non avete altre vie per far valere le vostre ragioni, supposto che le abbiate? Tornate a riprendere il dialogo, con saggezza, con realismo, avendo di mira il bene comune! Ma voi, amministratori da quattro soldi, sapete che cos’è il bene comune? Ne dubito fortemente. E poi parlate di acqua! Usatela per pulirvi almeno la bocca! 

6 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Ci sarà un motivo per cui, secondo un’indagine del 2010, basata sul rapporto della Commissione Europea per l’efficienza della giustizia, l’Italia è il paese europeo con più avvocati. Credo sia dovuto al fatto che siamo primi anche nella litigiosità e sotto questo aspetto non c’è praticamente distinzione di classe sociale, né di ruoli, né di educazione. Sarebbe sufficiente pensare alle riunioni di condominio, oppure alle sedute parlamentari o agli inflazionati talk show televisivi. Riguardo al pagamento dei servizi, spesso non c’è alcuna chiarezza nelle fatture e bollette emesse dagli enti che li gestiscono e tutto ciò contribuisce ad alimentarne l’evasione, oltre ovviamente alla suddetta litigiosità.

  2. zorro ha detto:

    Penso che con le varie tasse che si pagano TASI IMU IRPEF IRAP IVA oneri di urbanizzazione i costi di gestione dell’ acqua e le manutenzioni alle condutture siano coperti?Se non fosse cosi’ allora si dovrebbe togliere le spese inutili nella politica e recuperare a livello statale soldi ,magari non comprare F15 o fare opere inutili e riversare le risorse sull’ acqua.Per l’acqua nel mondo si fanno le guerre!! Se per ottimizzare i costi di gestione si possono creare consorzi fra i vari comuni paritetici.Se poi proprio non si riesce ancora ad avere l’acqua da bere si puo’ chiedere al cittadino lo stesso importo al litro che pagano i concessionari delle acque pubbliche tipo levissima ccrodo sant anna allo stato mi sembra 1 centesimo al litro.Se non bastasse ancora a coprire i costi be’ cambiamo gli amministratori della baracca perche’ allora evidentemente lo stato non esiste piu’

  3. GIANNI ha detto:

    Trovo ingiusta, assurda, tutta una serie di norme riguardo la fornitura di risorse alimentari ed energetiche.
    Ad esempio: cosa succede se, nel condominio, alcuni non pagano le bollette relative alle forniture condominiali, ad esempio di acqua, gas, energia elettrica?
    Che, dopo aver richiesto ai singoli morosi di pagare, l’ente fornitore può effettuare il distacco, e non rifornire più l’intero condominio.
    Conseguenze: che tutti, anche coloro che hanno regolarmente pagato, devono restare senza gas, acqua, energia elettrica, a meno che non paghino al posto degli inadempienti.
    A me non pare giusto. Bisognerebbe cambiare le norme, non vi pare?
    Se poi affrontiamo le norme in materia di gestione dell’acqua, come quelle di cui all’articolo, la materia diviene ancora più complessa, ed il rischio di abusi ed inottemperenza agli esiti referendari è consistente.
    Ma verso quale società stiamo andando, che non garantisce neppure un bene primario, come l’acqua?

    • PietroM ha detto:

      Concordo perfettamente con le giuste osservazioni di Gianni. Riguardo al problema della morosità si possono trovare molte altre soluzioni che possano prevedere interventi spalmabili sulla fiscalità generale, diluendo così il carico sulle singole unità condominiali – non colpevoli-.
      E’ solo un esempio, ma le soluzioni possono essere diverse e meno gravanti. Riguardo agli appalti del servizio, nota dolente, basterebbe una gara di offerta regolare in busta chiusa, da svolgersi alla presenza di un funzionario della Guardia di Finanza come garante di trasparenza. E che vinca il migliore! La società che offre il miglior servizio al costo minore … E che finisca questa sporca storia delle minacce e degli aumenti sconsiderati definiti “DEPOSITI CAUZIONALI” che di fatto, incidono del 25% sui nuovi costi effettivi.
      L’ACQUA E’ UN BENE COMUNE ED UN DIRITTO VITALE!

  4. fdrk ha detto:

    Don Giorgio, fa benissimo a parlarne. E’ ora di finirla che il vaticano parli degli affari italiani solo quando interessano o i potenti nostri o i potenti loro. E i sindaci che tacciono davanti agli interessi “sporchi” devono essere ritenuti NON sindaci in quanto NON fanno più gli interessi della maggioranza che li ha delegati.

  5. giuseppe ha detto:

    BEN DETTO DON GIORGIO. LE DIVERSE POSIZIONI DELLE PERSONE INERVENUTI NON HO CAPITO NIENTE. MA CHE INTERESSI DA DIFENDERE HANNO I SINDACI, PROFESSIONSISTI, AMMINISTRATORI DELLE SOCIETA’?