
di don Giorgio De Capitani
Il testo integrale del Discorso alla città di Milano, tenuto dal cardinale Angelo Scola, venerdì 5, antivigilia di Sant’Ambrogio, nella Basilica dedicata al Santo patrono della Diocesi, è disponibile solo nel volumetto (48 pagine, 2 €) edito dal Centro Ambrosiano, dal titolo: Un nuovo umanesimo per Milano e le terre ambrosiane.
Se volete leggerne una sintesi, cliccate qui.
L’ho ascoltato. Che dire?
Una semplice domanda: il cardinale a chi intendeva rivolgersi in questa solenne occasione? Ai colti? Alle autorità politiche e religiose? Ai giornalisti?
Non mi sembra che il comune popolo di Dio possa afferrare, supposto che lo ascolti o lo legga, anche solo qualcosa di un discorso che sinceramente non saprei come definire.
Dico ancora che l’attuale cardinale di Milano non è ancora entrato nella realtà esistenziale milanese, e forse non riuscirà mai. La sua formazione culturale e religiosa non glielo potrà mai permettere.
In ogni caso, non è possibile fare un minimo sforzo, e parlare alla gente comune, con un linguaggio accessibile a tutti, traducendo verità non facili e impegnative così come faceva Gesù Cristo?
Cavoli! Come si può far finta di nulla, e continuare a tacere?
Signor Scola, inutile che parli continuamente di “umanesimo”. Oramai questo è chiaro: il tuo “umanesimo” non è l’Umanesimo integrale! Usi la stessa parola, ma con significati completamente diversi. Vorresti catturare gli spiriti aperti e liberi, giocando su una parola fortemente equivoca?
Non intendo affatto giudicare la tua buona fede, ma quel tuo voler apparire “aperto all’umanità”, quando non riesci proprio a uscire da una prigione strutturale semplicemente paurosa.
Non intendo giudicare le tue buone intenzioni, ma non posso non dire che a Milano, come vescovo, hai fallito in pieno, e che non puoi più imbrogliare i milanesi, lasciandoli andare alla deriva. In ogni campo: da quello socio-politico a quello religioso.
Milano sta scoppiando non per le emergenze sociali, ma per l’incapacità o la non volontà politica di affrontarle, e per l’incapacità o la non volontà cristiana di fare scelte coraggiose, e non solo frammentarie. E poi a che servirebbero alcuni gesti, se mancasse una educazione a quei valori di Umanesimo integrale, che purtroppo sono solo scritti sui documenti e che non sono entrati a pieno titolo nei nostri piani pastorali, e tanto meno nello stile pastorale dei preti?
Occorre partire da zero, non nel campo assistenziale, che bene o male si salva, pur nella sua forte frammentarietà, ma nel campo educativo-pastorale. Ma come si può partire, se manca un Pastore aperto e coraggioso?
Che pena e rabbia ascoltare un discorso, che avrebbe potuto lasciare un segno, ma che invece, ancora una volta, cadrà nel vuoto!
Nelle discipline tecniche e scientifiche si usano convenzioni per usare i termini secondo precisi significati, il che solitamente non capita nelle discipline umanistiche.
Quando si ha a che fare con una disciplina filosofica o letteraria, ben può capitare che gli stessi termini abbiano significati diversi e talora opposti.
Lo stesso capita nelle religioni e confessioni.
Così lo stesso cattolicesimo viene interpretato diversamente, e financo il cristianesimo, religione per taluni ed umanesimo integrale per altri.
E, per chi segue questo sito, ben potrei dire: umanesimo e religione, ho detto tutto.
Da un lato dogma e legame (da religo..), dall’altro attenzione all’uomo.
Chiaro che l’umanesimo di cui parla Scola è diverso, ma non tanto perché manchi la prospettiva sociale e terrena, ma piuttosto perché tale prospettiva va vista nell’ottica della più classica ortodossia, mentre una visione, per così dire, alla don Giorgio, è certo improntata a quella libertà, che viene contraddetta necessariamente da ogni religo.
IL discorso di Scola non si discosta dalla tradizionale abitudine di rivolgersi, apparentemente, ai fedeli, ma in realtà a tutti e nessuno, visto che certi suoi aspetti criptici devono essere oggetto di attenta analisi per essere capiti, e francamente, non so quanti lo facciano o abbiano voglia di farlo.
Certo, non sono solitamente discorsi di immediata comprensione, nè di immediato riferimento all’attualità sociale o economica.