
di don Giorgio De Capitani
Nessuno vorrebbe giustificare la violenza, di nessun tipo, da qualsiasi parte provenga. Nessuno, certo, a parole. Poi…
L’attentato criminale contro il periodico settimanale satirico francese “Charlie Hebdo”, con l’uccisione di dodici giornalisti, è da condannare, ma…
Possiamo almeno avere qualche dubbio e porci qualche domanda? O questo non rientra in quella libertà di parola, così tanto sbandiera quando ci fa comodo?
Libertà di espressione, libertà di parola, libertà di qui e libertà di là… e poi, provate a dare qualche giudizio su questo o su quello che succede in Italia, e sarete sommersi da critiche, da calunnie, da offese. E questo che cos’è?
Noi occidentali, che cosa abbiamo combinato nel passato? Le censure del potere erano all’ordine del giorno, con tutte le conseguenze talora tragiche.
Noi cristiani, che cosa abbiamo combinato con l’Inquisizione? E ancora oggi, quanti credenti stanno subendo emarginazioni da parte della Chiesa, solo perché hanno esercitato il loro diritto di parola?
Ed ecco che ora, davanti all’attentato di Parigi, tutti si ergono a difensori della libertà! Ma di quale libertà? Possiamo avere qualche riserva sul gusto talora sadico di colpire le credenze religiose altrui? Certo, la satira è satira, ma…
C’è modo e modo di fare satira, e diciamolo apertamente: la satira è un’arte (richiede intelligenza acuta) e missione (ci vuole passione), con cui si intende colpire l’ipocrisia di un potere che non sopporta le critiche aperte.
Appena ho letto la frase: “Tutti siamo Charlie Hebdo”, mi sono messo a ridere! Che enfasi! Quale presunzione! Oh, ecco il coraggio dei mass media italiani, coglioni e coglionazzi!
E subito a pubblicare e ripubblicare le vignette incriminate dal fondamentalismo islamico! Come dire: Hanno fatto bene quelli, i giornalisti (che prima nessuno o quasi conosceva, oggi diventati fratelli!) di Charlie Hebdo, che aspettavano il momento in cui qualcuno reagisse. Come mai? E allora aumentiamo la dose. Chissà?
Mi chiedo: se tu sai che toccare un certo islamismo è estremamente pericoloso, soprattutto in questi tempi, perché ti diverti a punzecchiarlo, a offendere ciò in cui, bene o male, milioni credono? O sei stupido o vuoi proprio la morte!
Che tu, satirico del cazzo, prendi in giro il mio dio, sai che ti dico: Fai pure! Me ne frego delle tue fregnacce! Se vuoi, posso ridere con te! La mia fede va oltre ciò che tu credi di deridere. Anzi, se la tua satira aiutasse a stimolarmi nella mia fede, ti ringrazierei. Ma non tutti la pensano come me, o hanno quella fede che va al di là del nome formale o convenzionale della divinità. Ma c’è qualcuno che, per vari motivi (non mi interessa sapere quali), reagisce male. E perché schernisci il suo dio? Ma lascialo nel suo brodo.
Un conto è condannare chi si approfitta del proprio dio per seminare terrore e stragi, per conquistare questo bastardo mondo, e un conto è prendere per il culo il dio dei credenti che non fanno male a nessuno.
Smettiamola di fare gli ipocriti! Smettiamola di fare i bastardi!
Libertà di parola, libertà di espressione, libertà di informazione, libertà di pensiero… E poi succede che appena ti metto con le spalle al muro, tu, coglione occidentale, reagisci male, e usi violenza con parole, calunnie, offese, e magari minacce.
“Siamo tutti Charlie Hebdo”, titoli e titoli, parole e parole, enfasi e enfasi, e ancora una volta siamo caduti nel grottesco.
No, non dico che bisognava tacere, o fare finta di nulla. Ma usiamo un po’ di cervello e di discernimento, valutiamo bene i fatti, non facciamo di tutta l’erba un fascio, ed evitiamo di rinfocolare la rivincita di quei bastardi xenofobi (leghisti compresi), sempre pronti a sfruttare l’odio per suscitare sempre più odio.
Mi piace la satira, anche quella pungente, ma sono del parere che ci sono argomenti su cui non si possa e non si debba “scherzare”. Non si tratta di censura o di limitazione della libertà di espressione, ma di buon gusto e di sana educazione. Il rispetto per gli altri è un principio inalienabile e fondamentale della nostra società, o almeno dovrebbe esserlo. Mettersi a sfottere gli altri per il colore della pelle, per il tipo di sessualità, per gli usi e costumi, per il credo che professano e tutto ciò che attiene la loro sfera intima è un atteggiamento volgare e violento, che ricorda tanto il teppismo e certe manifestazioni di bullismo portate all’esasperazione. Mi rendo conto che ci sono delle cose che non ci piacciono e delle persone che istintivamente ci sono antipatiche e con cui, se possibile, non vorremmo mai avere a che fare. Ma allora, perché li deridiamo e li insultiamo, magari cercando di ferirli in ciò che hanno di più caro? E non raccontiamoci cazzate, la scusa che si tratti di uno scherzo, di una innocua presa in giro e che non si voleva fare nulla di male non regge più. Ha tanto il sapore delle giustificazioni maldestre dei bambini che vengono sorpresi a combinarla grossa. Oltretutto, se si ignorano queste cose, sarebbe almeno opportuno riflettere sulle possibili conseguenze dei nostri atti, mettendo in conto l’eventuale desiderio di rivalsa di chi viene deriso. Abbiamo visto cosa può succedere quando si viene portati all’esasperazione, e siamo stati testimoni di troppi episodi di crudeltà che finiscono per coinvolgere anche vittime innocenti. La violenza genera violenza, ormai dovremmo averlo imparato a nostre spese, non importa che sia verbale, figurata o espressa con le armi, sempre di violenza si tratta.
Sarò impopolare, ma pur comprendendo le manifestazioni di solidarietà verso il popolo francese, “io non sono Charlie” e non lo sarò mai. Anzi, mi chiedo piuttosto, con amarezza, quale sarebbe stata la reazione dell’opinione pubblica mondiale a ruoli invertiti…
JE SUIS CHARLIE?
(prima di iniziare garantisco che NON giustifico o comprendo le barbarie successe a Parigi gli scorsi giorni!)
Anch’io sono Charlie Hebdo?
Non lo so, penso di no!
Penso di non riuscire ad immedesimarmi in Charlie.
Che la” Penna uccide più della spada” è un modo di dire corrente e del quale sono convinti in tanti, anch’io tra i tanti, forse i meno convinti e consapevoli sono proprio coloro che impugnano per lavoro la penna ogni giorno.
La “Penna” (e in Penna è identificabile qualsiasi sistema di comunicazione, antico, classico, moderno, cartaceo o digitale) ha un potere enorme e più è diffusa, in un determinato territorio, o a livello globale, maggiore deve essere il grado di responsabilità che deve pesare sulla mano che la impugna e sul cervello che la guida.
Non parlo di censura, ma di responsabilità, di auto responsabilità, penso che non tutto ciò che passa per la testa di giornalisti, vignettisti, opinionisti possa essere pubblicato senza pensare a che effetto avrà quel testo, quella vignetta, quel filmato su soggetti instabili e invasati, potenzialmente in grado di procurare danni per sé o per gli altri.
Il modo di fare satira di Chalie Hedbo è, a quanto pare (perché, sinceramente, quanti di noi l’avevano mai sentito prima di oggi), molto pesante, ultimamente aveva “sfidato” i terroristi dicendo che ancora non erano riusciti a compiere attentati in Francia…coinvolgendo così persone e comunità totalmente estranee a queste faccende che hanno pagato con la vita.
In momenti come gli attuali, perché è ovvio che siamo in un periodo a dir poco instabile, se un limite non riescono ad imporselo, le Penne, qualcuno dovrà prendere per loro decisioni tampone.
No non penso di poter dire JE SUIS CHARLIE.
Potrei dire
JE SUIS BAGA!
Baga è la città del nord/est della Nigeria rasa al suolo dai terroristi islamici di Boko Haram: un massacro di 2000 persone (di religione islamica!) passato quasi sotto silenzio, il massimo di spazio concesso alla notizia è stato di un paio di minuti al massimo…
Questa, della Nigeria, è una situazione molto grave e preoccupante che le potenze occidentali snobbano probabilmente perché avviene al nord, dove non ci sono i ricchi e prolifici pozzi petroliferi che sono invece nel sud del paese (Biafra) che è per la maggior parte cattolica.
L’occidente non ha mai avuto una grande abilità nel leggere le situazioni critiche dei Paesi mediorientali e dell’Africa centrale, la prima reazione a questi conflitti è quella di salvaguardare i propri interessi commerciali, dando appoggio ed aiuti a fazioni che col tempo si rivelano i veri problemi e i più pericolosi nemici delle popolazioni e della democrazia anche mondiale.
dario
Giusta osservazione, uno può anche non concordare su una linea editoriale, vedasi alcuni politici come Jean Marie Le Pen, che hanno preso le distanze, dicendo appunto je ne suis pas…..
Io credo, però, che quelli che dicono je suis ecc……vogliano limitarsi ad affermare la libertà di satira, anche quando non condividano quella satira nel merito.
Personalmente, anch’io non condivido certa satira, ma sono a favore del diritto di esprimerla.
Libertà di Stampa ?
Molto importante.- Ma se la satira diventa un’arma per insultare, ridicolizzare e offendere una Religione e chi la pratica, dobbiamo aspettarci che qualche gruppo di fanatici reagisca con la violenza.- “La mia Libertà finisce laddove comincia quella degli altri”, ivi compresa la libertà di Religione.- Mi pare che questo sia un modo giusto di commentare i tragici fatti di Parigi, per cui credo che sia legittimo dire anche: “Je ne suis pas Charlie”.- Questo mi sembra sia il senso dei commenti della stampa Americana (Washington Post), Il Financial Times li definisce “stupidi”. La Libertà è un valore irrinunciabile, ma bisogna coniugarlo con tutti gli altri importanti valori della vita, a cominciare dalla Vita stessa degli esseri umani che non deve essere messa a repentaglio per soddisfare, non un bisogno, ma un presunto diritto di espressione, quale può essere quello di un Vignettista, il quale è libero di dare sfogo alla sua fantasia creativa, ma entro i limiti del rispetto per gli altri.- Per carità, la satira è una parvenza di controllo del Potere che, forse, teme più una sonora “risata” che un complotto, ma non dovrebbe mai mettere a rischio la vita di persone innocenti.- Poi succede che alcuni morti nel tuo paese occupano le prime pagine ed altre all’interno dei giornali, mentre una strage contemporanea, con migliaia di morti (in Nigeria) trova un piccolo rettangolo in fondo ad una pagina !!!
9 Gennaio 2015. MICHELE ARMANDO
C’è senz’altro del vero in ciò che lei dice, Michele, ma, allora, non limitiamoci soltanto ad astenerci dall’insultare quelle religioni i cui adepti temiamo possano reagire male, ma anche le altre, come soprattutto la cattolica, di solito colpevolmente indifferente anche di fronte alle peggiori dissacrazioni. Altrimenti sarebbe una vigliaccata che renderebbe persino peggiori del non certo lodevole “Charlie Hebdo”, un comportarsi da leoni con le pecore e pecore con i leoni.
Se le può interessare, sviluppo meglio il tema nel post “Parigi brucia?” sul mio blog all’indirizzo http://www.tommasopellegrino.blogspot.com.
Tommaso Pellegrino – Torino
Non commenterò con parole mie questo post.Sull’argomento, mi limiterò invece a consigliare la lettura, e la riflessione, del post, probabilmente molto più efficace di quanto saprei esprimere io, “Parigi, le nostre bugie buoniste e il coraggio…” sul blog all’indirizzo http://www.muniatintrantes.blogspot.com, curato dall’ottimo don Luciano Micheli, parroco, se non erro, in Basilicata. Buona lettura.
Tommaso Pellegrino – Torino
http://www.tommasopellegrino.blogspot.com
Il copione richiama molto quello delle Torri, prima degli attentati nessuno sospettava niente, dopo sanno tutto di loro, questi poi erano nel mirino di tutti i servizi segreti. Speriamo che siano solo coincidenze.
Cara Patrizia, beh, proprio lo stesso copione no, in quel caso c’era di mezzo una serie di dirottamenti.
Ma hai perfettamente ragione che ci sia qualcosa che non va.
Pare che i servizi segreti algerini avessero addirittura informato quelli francesi, che proprio novizi, non sono.
Purtroppo si tratta di servizi segreti, per cui non sappiamo come siano messe le cose.
Vorrei augurarmi che il problema sia nato da un numero insufficiente di risorse destinate all’ordine pubblico, più che da una sottovalutazione dei rischi, comunque già ci sono molte polemiche.
Secondo me orrendo è togliere la vita a uomini da parte di uomini, per qualsiasi motivo, per qualsiasi credo religioso o altro tipo di convincimento.
Il sentimento trascendente , penso sia innato in ogni uomo; i problemi nascono quando questo sentimento si cristallizza in una delle innumerevoli religioni che, diventano organizzazioni “…umane, troppo umane…”.
Inoltre esiste il dovere del rispetto delle convinzioni altrui, su cui si può dissentire ma che, nella misura in cui non ledano i diritti dei consociati, credo debbano essere rispettate e non vilipese.
Ora, devo dire, sono rimasto molto sconcertato per il modo in cui la “corrente principale “ … e nettamente prevalente, dei mezzi di comunicazione sta trattando il caso Charlie Hebdo.
Quanto al rispetto della vita umana.
Vi è mai capitato di osservare su Youtube filmati di ammazzamenti, da aerei e/o droni, da parte degli alleati (USA, G.B., Francia, Italia, Australia…..): per doverosa info, Vi inviterei a farlo. Ho letto chi giovani militari americani, che operano in Nevada, distanti miglia di Km dal macello, dopo alcuni mesi di tale attività, ancorché non siano direttamente soggetti a rappresaglie, tuttavia devono essere sostenuti psicologicamente dai medici militari e molti lasciano, perché uccidere persone – specialmente vedendole nel momento del trapasso, ancorché su un monitor -, evidentemente non fa bene alla salute… Siamo sicuri che tutti quelli che sono colpiti siano i capoccia responsabili dei crimini dell’ISIS? Io credo proprio che questa certezza non si possa avere.
E allora, anziché preoccuparsi di dividere le religioni tra buone e cattive (secondo me è buono il sentimento religioso innato nell’uomo mentre tutte le religioni, in quanto apparati, centri di interesse, palestra di arrivismo al loro interno: cosa sono le gerarchie se non questo?), tra quelle propense a uccidere e quelle no (in realtà la storia dimostra che tutte hanno ucciso e/o uccidono per il bene dei loro apparati e per i propri interessi), perché non capire le ragioni vere, profonde dei disagi che portano a queste scelte criminali e diaboliche? E se ci fosse, alla base, una carenza di giustizia?
Quanto al rispetto delle altri convinzioni.
Avete mai visto, cercando so Google: “immagini di Charlie Hebdo”, la qualità di tale tipo di satira? Devo dire che mi ha lasciato molto perplesso.
Mi pare che, oltre l’innegabile emotività agra, che suscitano gli ammazzamenti, e l’istinto di vendetta conseguente, bisognerebbe fare uno sforzo per far funzionare la ragione, proprio quando l’emotività “fa novanta”, altrimenti io vedo: poliziotti francesi, vestiti di nero e armati di tutto punto, che sparano e uccidono e integralisti islamici, vestiti di nero e armati di tutto punto, che sparano e uccidono… e i morti suono uomini e donne, giovani e vecchi fatti della stessa materia e spirito di cui sono fatti gli sparatori… come loro soffrono, sono travolti dall’emotività e, a modo loro, vogliono in mondo migliore. W la ragione!
da mondo e missione
“A proposito di libertà d’espressione e del ruolo giocato dai media, perché per l’eccidio di Parigi si sono tutti mobilitati, dentro un grande bisogno di schierarsi insieme, indignarsi insieme, difendersi insieme, mentre dopo il concomitante eccidio perpetrato da Boko Haram in Nigeria che ha causato 2000 morti non si è levata la medesima indignata protesta? Ragioni politiche? O la gravità di un eccidio dipende dal luogo in cui accade? Dalla convenienza politica che raccomanda di dare visibilità e gravità ad una tal violenza piuttosto che ad un’altra così da ingenerare scelte politiche calcolate? Perché urliamo al mondo certe violenze e tacciamo o ci fanno tacere certe altre? Dopo quanto avvenuto a Parigi già si parla di un altrimenti improbabile intesa tra Francia e Stati Uniti, di nuove alleanze contro il terrorismo.”
Questa volta sono d’accordo
A riguardo della satira che si fa oggi giorno si potrebbero dire molte ed anche troppe cose, però c’è un punto, ed è che contro l’offesa e la diffamazione esistono i tribunali, mica si va con i kalasnikov a sterminare la gente.
Costoro non meritano ne giustificazione alcuna ne tanto meno pietà.
Invito a guardare la vignetta di Giannelli pubblicata oggi sul Corriere della Sera. Molto azzeccata. Quanto ai giornali e ai politici italiani, don Giorgio ha ragione, ce ne sono alcuni (sottolineo “alcuni”) che in questi giorni dovrebbero solo tacere, soprattutto coloro i quali in patria hanno sempre censurato la satira o qualsiasi forma di critica e di dissenso: talebani in patria e libertari all’estero. Come sempre la coerenza è un’optional.
questo giornale ha pubblicato in passato vignette davvero offensive anche nei confronti dei cattolici, e si è beccato delle denunce perché e così che si fa, sparare e uccidere delle persone non è mai giustificabile, e aggiungerei un altra cosa. mi capita che atei,laicisti o comunque gente che ha in odio la mia religione (cristiana) mi rompa le palle, come se fossi il diretto responsabile, per questioni di secoli fa (crociate,conquistatores spagnoli,inquisizione ecc…)ora seguendo la stessa logica i mussulmani tutti sono responsabili di questa azione oltre che dei dei 2000 morti di ieri in nigeria,dell’11 sett.,della stazone di madrid ecc…
Io credo che la libertà di fare arte che anche la costituzione italiana parla non debba oltrepassare l’offesa in italia regolamentata dal codice penale art.404 vilipendio a simboli religiosi.
Un conto e deridere un cardinale un conto offendere una cerchia di fedeli deridendo Gesù la Madonna o peggio Maometto che addirittura è una entità astratta vietata di essere rappresentata e noi occidentali tanto emancipati ci permettiamo il lusso di raffigurarlo in una vignetta satirica e tornando all’articolo dico:
Sapendo che un certo islamismo è estremamente pericoloso.
Credo che per comprendere certi fenomeni e certi fatti non faccia male una qualche ricostruzione storica e linguistica.
Infine, non vorrei dimenticare un tema fondamentale: dove va la francia con quanto accaduto?
E questo a sua volta si ricollega a questo tema: quale Le Pen?
Ma procediamo con ordine.
Un po’ di storia e di etimologia:
il termine religio ha la stessa radice etimologica di religo, relegare, confinare, quindi possiamo pensare che sia nella natura di una religione quanto meno un certo grado d’intolleranza.
Così è stato e continua ad essere.
Quel che cambia è solo la storia delle diverse religioni.
Il cristianesimo ha avuto i suoi bravi crociati e le sue inquisizioni con relativi roghi, che altro non sono che la versione cristiana del fondamentalismo di matrice islamica.
Poi in occidente ora assistiamo ad un atteggiamento di tolleranza, ma non sul piano della libertà intellettuale.
La scomunica è sempre lì, ed anche molti stati hanno adottato precise norme per incriminare il vilipendio religioso, da noi perfino il codice penale Zanardelli cosiddetto liberale prevedeva norme in tal senso, e tuttora esistono nel codice penale Rocco.
Poi si sono ulteriormente allentati certi legami, e quindi come visione liberale è intervenuto il diritto di critica e di satira.
Anzi, la satira è considerata quasi cartina di tornasole della democrazia, solo che….
Solo che per alcune religioni non è venuto meno l’aspetto violento, per cui vengono impartiti anche ordini di morte da realizzare contro gli infedeli.
DI volta in volta gli obiettivi possono essere diversi, dalle torre gemelli, alla stazione ferroviaria spagnola, all’autobus londines, e questa volta un giornale.
Questa è una possibile interpretazione dei fatti.
Ovviamente chi fa satira sa di svolgere un lavoro pericoloso.
Sia perchè si è sempre a rischio di azioni giudiziarie, sia perchè il fondamentalista di turno può sempre essere in agguato.
Non concordo, quindi, con chi dice che chi fa satira dovrebbe essere più guardingo, perchè allora non farebbe più satira.
Affermo invece che la satira è un mestiere molto pericoloso e chi lo fa ne è spesso consapevole.
IL risultato storico di un certo grado di liberalizzazione e secolarizzazione della società è stato quello, ad esempio, di rappresentare tempo fa a Milano un lavoro teatrale in cui si scagliava merda contro l’immagine di Cristo.
Anche qui intervennero incidenti vari, eppure la cosa fu permessa.
IL fondamentalista può essere presente in molte circostanze diverse, e il limite tra offesa e satira è spesso effimero.
E talora il fondamentalista si limita ad inveire, talora ammazza.
Pertanto qualsiasi forma di satira o di manifestazione che possa essere considerata, a torto o ragione, vilipendio, espone i suoi autori al rischio di gravi rappresaglie.
Ma ora cosa potrebbe succedere in Francia?
Qualcuno dice: stravincerà Marine Le Pen.
Già, ma questo cosa significa?
In realtà, chi è studioso di fatti politici francesi, sa che la figlia non ha propriamente le stesse idee del padre.
Anzi, forse qualcuno si stupirà, ma è stata anche avvocatessa di numerosi extracomunitari contro decreti di espulsione.
Lei non ritiene, infatti, che si debba procedere in senso puramente razziale, ma prevedere maggiori limiti all’immigrazione, e non a caso ha detto che prevedere una regolamentazione più severa non deve avere connotati razzisti e che il singolo va sempre protetto dagli abusi.
Il che renderebbe coerente la sua attività forense a favore di extracomunitari con certe politiche.
Ovviamente si è messa anche contro il padre, a quanto pare.
Il risultato sarà di portare forse la Le Pen verso il soglio presidenziale, ma la mia opinione è che per certi versi non cambierà nulla.
Non sarà un restringimento o meno all’immigrazione a poter impedire certi fatti.
Questo caso dimostra l’azione di pochi uomini determinati, il che rende difficile la prevenzione, a differenza di operazioni orchestrate su più vasta scala.
E, quindi, la conclusione è sempre quella:
chi fa satira, fa un mestiere che è e rimarrà pericoloso.
In fondo, l’autore satirico è un po’ un soldato che combatte con la penna, e a volte viene a sua volta colpito dall’altrui penna, ma talora anche dal piombo nemico.
Migliaia di volte, quando ero bambino, ho sentito ripetere dalle persone che avevano l’incarico di provvedere alla mia formazione le parole di un vecchio detto “scherza con i fanti e lascia stare i santi” con cui mi veniva raccomandato di non oltrepassare, anche nello scherzo e nelle battute di spirito, certi limiti dettati dal buon gusto, dall’educazione e dal rispetto dei valori altrui. Certo erano altri tempi e la società in cui sono cresciuto era piuttosto bigotta, ci si scandalizzava facilmente, a volte anche solo sentendo pronunciare parole che ormai sono entrate a pieno titolo nel lessico comune e non fanno più nessun effetto. Sta di fatto però che il principio di base resta sacrosanto. Il rispetto per gli altri non può essere messo in discussione e ciò comprende anche il rispetto per le loro idee e il loro credo o l’eventuale mancanza di una fede. Anche perché ci sono argomenti (come l’appartenenza ad una religione appunto) su cui la nostra fragilità diventa ancora più accentuata e la nostra sensibilità viene messa a nudo mostrando tutte le sue debolezze. Oggi, invece, evidentemente c’è un gusto perverso nel trascendere e nel provocare e si confonde facilmente il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni con il desiderio di gettare veleno su chi non piace, ricorrendo anche, se ci si lascia trascinare, alla volgarità di insulti ed offese quasi sempre, ovviamente, insensate e immotivate.
Più volte su questo sito ci siamo soffermati sulla spregiudicatezza con cui viene esercitato il mestiere di giornalista, spregiudicatezza che spesso confina con l’ignoranza e la mistificazione della realtà. Quello dell’informazione è un mondo delicato in cui, se si vuole mantenere una linea di credibilità e professionalità, bisognerebbe sapersi muovere con la dovuta cautela, anche nel sacrosanto diritto di critica e nella manifestazione delle proprie opinioni. Ho l’impressione invece che si tratti di un ambiente in cui sono molto diffuse la superficialità, l’approssimazione ed una mancanza delle più elementari forme di rispetto, tutte cose sacrificate sull’altare della dea notizia. Su cui spesso non viene operata alcuna verifica. In questo mondo urlato, in cui prima o poi si viene a sapere tutto e si fa presto a dar credito a dicerie e leggende metropolitane più o meno campate per aria, un po’ di giusto equilibrio e di sana circospezione non potrebbero che fare del bene.
Liberta’ di poter fare tutto.Pero’ penso che si debba rispettare le convinzioni degli altri su temi cosi’ delicati come la fede religiosa.Purtroppo per fede c’e’ chi e’ disposto al martirio e chi NO scelte personali.Spero che da questa ennesima carneficina si ripensi alla satira troppo audace e si impari di piu’ a rispettare le fedi diverse.Poi ognuno crede nel proprio DIO sia esso creatore universale o DIO denaro
Caro don Giorgio, questa volta concordo con lei al cento per cento.Ho già sostenuto quello che lei ha detto con amici del Web, che inneggiavano alla libertà di satira senza limiti. Io non sono credente, ma rispetto chi crede e mai mi sognerei di insultarli o beffarmi delle loro convinzioni. Perchè ritengo che per vivere civilmente ci vuole rispetto. Rispetto. E’ questo il concetto dimenticato.
Gli algerini hanno motivi più recenti di odio all’occidente delle crociate,dato dalla coloniale e crudele dominazione francese per fortuna finita,ma non hanno perdonato. Poi è arrivata l’Isis ed io mi permetto di citare la strafà osa frase di Marx ” LA religione e l’oppio dei popoli”. Se vuoi darmi dell’imbecille non me la prendo!
L’attentato è da condannare ma…
Don Giorgio, cosa vuol dire quel “ma…”? È vero che siamo ipocriti, è vero che noi occidentali ne abbiamo combinate di cotte e di crude, è vero anche tutto quello che dice poi, ma non siamo i soli ad averlo fatto e comunque non è una attenuante o peggio una giustificazione per quello che è successo.
A mio parere il “ma…” non ci voleva perché l’uccisione di persone indifese è sempre, e dico sempre, da condannare senza fare distinzioni di sorta, a meno di accettare la legge che prescrive l’uccisione di chi non la pensa come noi!
Con quel ma… intendevo dire che non c’è solo l’uccisione fisica, ma anche quella di tipo morale, spirituale, umana ecc. Uccido una persona lasciandola morire in un carcere (in senso figurato) per tutta la vita, con l’unica colpa di aver detto la verità.
un sacerdote che non si rende conto della gravità di ciò che ha scritto e che continua a scrivere…..manca una analisi culturale e filosofica di ciò che è veramente la religione musulmana…si rifugia nel “ma”, no! quin non ci sono i “ma” c’è piuttosto da chiedersi se un prete cattolico abbia studiato la storia,le lingue antiche,i libri Sacri, oppure solo qualche libretto di propaganda, le parole d’Amore del Vangelo, l’amore per i NEMICI sono presenti anche nel Corano? se ci sono per favore le pubblichi insieme alle altre prescrizioni circa come trattare gli “infedeli” (quindi anche noi cristiani).Io non mi permetto mai di definire un musulmano “infedele!, dov’è la reciprocità? IPOCRISIA dice bene questo prete ma riguarda proprio lui e nemmeno se ne rende conto.Speriamo sempre che lo Spirito Santo lo illumini perché sul piano umano l’azione appare ardua!
Quanto sei umile! Dovresti anche tu chiedere che lo Spirito ti illumini!