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di don Giorgio De Capitani
Fra qualche mese, i cittadini del nuovo Comune “La Valletta Brianza” (Perego e Rovagnate) saranno chiamati a votare per eleggere la nuova amministrazione. In quanto cittadino, residente a Cereda, ho il diritto e il dovere di dire la mia. Nessun divieto di Angelo Scola potrà impedirmelo. Non posso dir Messa nella Valletta? Mi adeguo. Ma non posso svestirmi del fatto di essere cittadino, ovunque, iniziando dal contesto dove abito.
Inizierò a stendere delle riflessioni sul Bene comune, che è il cuore di ogni amministrazione, così come è l’essenza della Politica.
So di parlare magari a vuoto. Non è facile elevare il discorso con gente, che è stata abituata da secoli a obbedire ai propri capi: prima ai padroni e ai preti, poi ai leader politici, che cambiavano sigla e ideologia (prima Dc, poi Lega e Destra berlusconiana), ma sempre nell’ambito di quel gioco altalenante di imbonitori che distribuiscono a piene mani promesse di pancia.
È vero: la religione ha insegnato ben poco di buono, visti gli effetti di oggi. Una religione attaccata alla pelle, ma senz’anima! E si continua ancora così, nella cecità più assoluta, lasciando che i brianzoli si accontentino di qualche salamella o di festicciole con tanta parvenza di solidarismo ipocrita, bestemmiando nello stesso tempo quel Cristo che sulla croce non ha detto al mondo: “Fate i cazzi vostri! Ognuno per sé…”, e non ha insegnato il detto: “Pancia mia, fàtti capanna!”.
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Qualcosa si sta muovendo, verso… La Valletta Brianza.
Chi sarà il nuovo sindaco, o, meglio, chi sarà la nuova amministrazione che avrà il compito di dare l’avvio al nuovo Comune che, come tutti sanno, è nato per volere dei cittadini dalla fusione di Perego e di Rovagnate?
Già ci sono le prime scintille, ma da parte di una minoranza, che è stata battuta al referendum, e che vuole vendicarsi con il solito metodo dei sospetti, delle paure, delle lamentele. Le solite comiche!
Mi sembra di capire che questi leghisti non abbiano nulla da proporre. Sono nel vuoto più assoluto di idee, e non trovano di meglio che sparare nel vuoto o nel mucchio. Ma soprattutto si rendono conto di essere quattro gatti, per di più incapaci di prendere in mano una situazione che richiederà un progetto ambizioso. Ma (vedi Salvini, il capo banda dei duri di cervello), non riescono proprio a volare alto, non ce la fanno, per loro tutto è cipolla e patate, ovvero pancia da riempire.
Mi auguro che, nei prossimi giorni, si riesca a formare più liste, almeno tre, che scendano in campo a competere per il “meglio”, in vista del governo del nuovo Comune. Poi, toccherà alla popolazione scegliere i “migliori”. Ma questo sarà un altro problema: quello di convincere la gente a scegliere il “meglio”. Non sarà per nulla facile!
Nel frattempo, a me, cittadino de La Valletta Brianza, interessa che sia presente, nei candidati delle varie liste, quel forte amore al Bene comune, che non mi sembra così bene e così comune, anche se tutti ne parlano, tutti lo mettono nei loro programmi, ne fanno una bandiera, tanto scontata da dimenticarsi di guardarla ogni tanto, nei suoi colori, nei suoi simboli, nei suoi richiami. Più che di una bandiera tricolore (anche questa!), si trratta di una bandiera arcobaleno, che poggia gli estremi sulle sponde più inaccessibili, non per allargare le distanze, ma per congiungerle. Immaginate la difficoltà di raggiungere gli estremi confini del mondo; e noi abbiamo paura a congiungere due piccoli paesi, già in realtà incastonati l’uno nell’altro, anche per colpa di una politica che ha tenuti i paesi chiusi in se stessi? Abbiamo la memoria corta o volutamente miope?
I piccoli paesi della nostra Brianza – e qui vorrei che qualche “luminare” direttore di giornale se lo ricordasse (supposto che ci arrivi!) – sono stati rovinati da uno sviluppo selvaggio, proprio perché erano separati tra di loro, tanto separati da non accorgersi di invadere, l’uno il bene comune dell’altro. E non può bastare nemmeno l’unione dei servizi! Lo sbaglio enorme della Brianza “leghista” è stato che ogni paese pensasse per se stesso. E, se pensiamo poi alla cultura miope della Lega, potete immaginare come siano stati rovinati questi piccoli paesi. E ancora oggi cocciutamente si persiste in questa miopia politica!
Ma non sentite come ragionano questi leghisti, anche nel campo nazionale (vedi il rottame Matteo Salvini)? Che senso del bene comune hanno? Qual è la loro filosofia di vita? Certo, non è che la cosiddetta sinistra agisca diversamente, ma almeno possiamo avere qualche speranza che, prima o poi, dalla sua testa si possa ricavare qualcosa di meglio. Il problema è che il leghista, per natura, rifiuta di pensare. Lui non pensa, lui si aggrappa con tutte le proprie mani al pezzetto di terra che egli crede sia suo, quando in realtà tutto fa parte della destinazione universale dei beni. Certo, è comodo oggi passare dalla parte della sinistra, per poi fare i porci comodi, comperando mezzo paese, con tutti i permessi di questo mondo, ottenuti guardando a destra o a sinistra secondo le opportunità!
Se a priori rifiuto di accettare l’ideologia (!) leghista, non sono però così ingenuo da farmi incantare dal primo che passa con la bandiera rossa.
Soprattutto nei piccoli paesi le bandiere contano finché contano. Vorrei guardare al di là delle bandiere: la bandiera oggi di moda è la “lista civica”, con il rischio di accorpare visioni diverse ma di un bene comune frazionato in mille pezzi. Qui sta il rischio e il pericolo delle liste “civiche”.
Al di sopra di tutto, ci sia il Bene comune, che non significa che deve essere “comune” a tutti i vari schieramenti, come qualcosa che omologhi o accomuni per arrivare ai soliti compromessi.
Già la parola Comune per indicare il Municipio o l’amministrazione dovrebbe farci riflettere.
Ciò che chiedo è semplicemente questo: ogni lista faccia la sua proposta di Bene comune, tenendo conto di ciò che è il Bene comune; e il migliore sarà scelto. Il migliore, come Bene comune.
Smettiamola di fare promesse su promesse sempre in riferimento alla pancia. Smettiamola di fare un programma tenendo unicamente conto del consenso popolare. Certo, la gente ha i suoi interessi da salvare. Ed è sacrosanto tenerne conto. Ma fino a che punto? In fondo, se ci crediamo, il Bene comune prima o poi ricadrà sul vero “ben-essere” della gente. E la gente dovrà capire – altro problema – che il vero ben-essere non è qualcosa che si va al mercato a comperare con gli sconti. Se fossi sindaco, sconti ne farei a nessuno! E lo dico proprio perché sono convinto che il vero ben-essere alla fine paghi, e che a beneficiarne sarà proprio la gente comune.
Come cittadino non voterò mai un programma con promesse di pancia. Voglio credere in un futuro diverso. E il futuro parte dall’oggi, dal poco, dai nostri Comuni, purché osino qualcosa di grande, oltre l’immediato, puntando su progetti ambiziosi.
Non è vero che, unendo più comuni, si perda in qualità, in futuro, in ben-essere. Tutto dipende dal progetto “politico” (da intendere nel senso più nobile del termine), e il progetto non è garanzia di ben-essere per il semplice fatto che i piccoli comuni rimangano separati, nel loro gretto mondo. Non date retta alle farneticazioni del direttore di Merateonline!
Auguri per la tua battaglia don Giorgio. L’Italia, non solo la Brianza, ha bisogno di amministratori onesti, seri e competenti, ma che soprattutto abbiano a cuore il bene comune, anche a costo di sacrificare il proprio tornaconto.
Sono sempre stato convinto che i programmi politici di partiti e forze politiche fossero quasi sempre fumosi, annebbiati da considerazioni ideologiche e poco concrete.
Per me l’ideale sarebbe avere programmi che su singole questioni concrete dicessero come risolvere i problemi, in tal modo consentendo all’elettore di capire le differenti posizioni in campo.
Sopratutto nei piccoli centri, dove l’ideologia conta ancora meno e contano, invece, le soluzioni ai concreti problemi del cittadino.
Spesso comunque resto deluso, perchè, anche in quei pochi casi in cui i programmi sono realmente concreti, alla fin fine si assomigliano tutti, ed io mi domando in cosa consista, allora, la differenza tra gli uni e gli altri.
In effetti, peraltro, se ci pensiamo, non è che esistano infinite soluzioni ai medesimi problemi, e pertanto, anche questa divisione tra partiti e movimenti, spesso non è eccessiva, portando in sè qualcosa di artificiale, che poco ha a che fare con il bene comune?
Mi sa che dietro molte divisioni più che il bene comune ci sta l’interesse personale di chi vuol essere lui a comandare, e non certo per l’interesse dei cittadini.