
di don Giorgio De Capitani
Qualcuno me ne aveva parlato. Pensavo che fosse una provocazione. Ora la notizia sembra sicura. Sembra. Non si sa mai.
Sabato 11 aprile, il cardinale Angelo Scola si recherà a Brivio (Lecco). Alle 18 celebrerà la Messa nella parrocchia dei Santi Sisinio, Martirio e Alessandro e al termine incontrerà i preti del Decanato di Brivio. Per raccogliere un po’ di persone, sono state sospese nelle parrocchie del Decanato le Messe del sabato sera. Cose turche!
Ma non saprei a quanti, tranne al parroco don Nando che per forza di cose deve salvare la faccia e altro, importi qualcosa che venga da Milano il “buon” Pastore a far visita alle sue pecorelle di periferie.
D’altronde, qualche ritaglio di tempo lo deve dare anche alla diocesi milanese. Che “buon” pastore sarebbe? Certo, lo si deve ammirare, impegnato com’è anima e corpo nell’Expo ormai prossima, che sarà solennizzata dalla Curia milanese con un grande spettacolo sul sagrato del Duomo, lunedì 18 maggio. Non è bastato lo spettacolo “osceno” dell’anno scorso, dell’8 maggio! Allora si venerava un pezzetto di ferro del cavallo di Costantino, quest’anno si adorerà il dio mercato.
Sarà il canto del cigno?
Una cosa la devo dire. Non saremmo arrivati fino a qui, se i preti milanesi avessero avuto in questi anni il coraggio di esporre pubblicamente le loro critiche e le loro riserve nei confronti di un vescovo che, da quando è stato inviato a Milano, non è mai riuscito a ingranare, facendo danni su danni. L’appoggio l’ha avuto in particolare da parte dei suoi tirapiedi, più mummie che cervelli, castrati da un’obbedienza cieca e supina. Non è davvero paradossale che si obbedisca a un pastore, che a suo tempo aveva disobbedito?
E i preti badilanti se ne stanno zitti, ognuno occupato nel proprio orticello. Tutti borbottano, anche perché è un vizio meneghino lamentarsi del proprio vescovo. C’è una rivista il cui titolo dovrebbe far ben sperare (“Parresia”), ma che non dà voce agli spiriti dissidenti. Codardia tipicamente milanese!
Sabato, 11 aprile, un pezzo della “cattolica-leghista” Brianza, che si estende da Perego, Santa Maria Hoè e Rovagnate (Monte esiste ancora?) fino al fiume Adda, in quel di Brivio, sussulterà di gioia: sospenderà anche le feste culinarie per incontrare il Pastore “buono”, che dirà cose “belle”. Costui, folgorato dal carisma del Gius, quando incontrerà i preti del Decanato, si chiederà se per caso non manchi qualcuno, impallinato da provvedimenti militareschi o da stupide distinzioni tra clero “incardinato” e clero “apolide”?
È proprio vero: quando manca una guida saggia e autorevole, tutto è confusione, la diocesi è alla mercé degli idioti!
Curiosità
Il Decanato di Brivio.
Conta attualmente circa 27.000 abitanti e si estende sul territorio di nove comuni. Fa parte della Zona pastorale III (Lecco) ed è formato da otto parrocchie (Airuno, Arlate, Calco, Imbersago, Olgiate Molgora, S. Maria Hoè, S. Zeno, Sartirana) e due Comunità pastorali (- Beata Vergine Maria in Brivio e Beverate; – S. Antonio Abate in Rovagnate con S. Ambrogio in Monte e Perego, alla quale si unirà in seguito la parrocchia di S. Maria Hoè).
I sacerdoti sono 28 (di cui quattro Padri Missionari del Pime). Sul territorio è presente un frequentatissimo luogo di devozione mariana: il Santuario della Madonna del Bosco. Sono presenti anche tre Case che ospitano Suore anziane (Airuno, Brivio e Monte di Rovagnate), più il Monastero delle Suore Romite Ambrosiane alla Bernaga di Perego.
Sciogliere Comunione e Liberazione!
nell’acido ?
Quando ero in servizio attivo, vedevo spesso persone insignificanti e/o ultra-raccomandate fare rapidamente carriera andando ad occupare posti di prestigio e poltrone da dirigente, dai livelli più bassi fino ad arrivare via-via ai vertici. La cosiddetta meritocrazia (parola orrenda e abusata) non esisteva, perché l’azienda preferiva elargire premi extra “una tantum” ai più meritevoli, piuttosto che concedere loro un piccolo avanzamento di carriera. Il sistema, infatti, aveva bisogno soprattutto di manovalanza capace e competente, mentre le qualità e l’abilità di dirigenti e quadri intermedi non erano una priorità, ma rappresentavano semmai un valore aggiunto nel caso in cui si dovessero manifestare. Almeno questa fu la spiegazione che mi dette il mio Capo Servizio un giorno in cui -“excusatio non petita, accusatio manifesta”- cercò di darmi delle spiegazioni, non richieste, riguardo all’ennesima mancata promozione, accompagnandole con un bel sorriso di incoraggiamento e una sostanziosa gratifica extra.
Non mi permetterei mai di mettere in dubbio le capacità di sua eminenza il cardinale Scola, ma visto che tutto il mondo è paese, non mi stupirei affatto se anche in seno a santa madre chiesa le promozioni e gli avanzamenti fossero soggetti allo stesso criterio di tipo aziendale. Personalmente ho conosciuto diversi bravi sacerdoti che ad una età avanzata dovevano ancora districarsi tra i problemi quotidiani propri e dei fedeli che cercavano da loro consigli ed aiuto. Il tutto conducendo una vita semplice e modesta, mentre ch’io ricordi non ho mai visto un vescovo che non avesse un auto di servizio e una abitazione di “un certo livello” che avrebbe potuto ospitare tranquillamente qualche famiglia, senza che la vita quotidiana e l’attività dell’illustre padrone di casa ne potesse essere condizionata in alcun modo. Lasciamo pure che il cardinal Angelo, da buon ciellino, venga assorbito dai preparativi dell’indecente costosissima edizione dell’Expo che si sta allestendo, magari apprestandosi a stupire l’uditorio con l’esibizione di qualche altro effetto speciale, se è quello che desidera, purché ciò non vada a danneggiare il suo ruolo pastorale. Noi, nel frattempo, continueremo come al solito ad ammirare l’intraprendenza genuina e la generosità densa d’amore dei don Gallo e di quegli altri religiosi e laici che il vangelo non lo predicano dal pulpito, ma lo vivono, momento per momento, in mezzo alla gente più miserabile.
La prima cosa che mi viene in mente è che pare un bel paese, dove uno potrebbe andare a fare una gita, o una visita pastorale, ma non a prendere iniziative inopportune.
Mi pare infatti fuori luogo, inopportuna, la sospensione delle messe negli altri paesi: e chi voleva andare a messa nel suo paese?
Il tutto solo per fare numero altrove, …la cosa si commenta da sola.
Bhe’ e’ il momento di riappacificarsi x tutte e due.ognuno porta le proprie inadempienze piu’ o meno gravi e chiedono perdono davanti a Dio per il bene della chiesa e per il bene comune si va avanti.Noi povere pecorelle ne vediamo e ne abbiamo passate tante e abbiamo pazienza infinita.