Dov’era il cardinal Scola?

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di don Giorgio De Capitani
Giovedì scorso, 9 aprile, tutto il mondo ha parlato del gesto di un folle che ha ucciso tre innocenti e ferito altri, nel Palazzo di Giustizia di Milano. Tutti ne hanno parlato, ma la Curia di Milano è rimasta zitta, orfana del suo Pastore. Dov’era?
– Non sono affari tuoi!
Invece sono affari miei!
Dov’era Scola?
Fino a tarda sera, sul sito della Diocesi in prima pagina – pensate un po’! – c’era questa immagine.
oratorio 1
Verso le 6 di venerdì 10, sono entrato nel sito milanese e ho trovato finalmente l’articolo, che poi potete leggere.
Prima però una riflessione.
Le parole di solidarietà del cardinale che cosa dicono oltre lo scontato?
Parla di vita eterna! Parla di vita buona! Parla di bene comune!
Bella roba!
Parla di polemiche sterili!
Ci risiamo!
E poi? Tutto qui?
E lui dov’era? Come mai non si è fatto sentire per tutto il giorno?
Vorrei ricordare al cardinale Scola che non fa alcuna differenza uccidere degli innocenti (cristiani o non cristiani non importa) e i cristiani. Direi di più: la persecuzione fa parte dell’essere cristiani. Non mi sono mai lamentato di essere preso di mira dai miei nemici politici, ma non sopporto di essere perseguitato da “quelli di casa”, in primis dalla gerarchia ecclesiastica.
Se il pazzoide fosse entrato nel Duomo di Milano e avesse ucciso qualcuno tra i fedeli, il cardinale sarebbe tornato subito. O no?
Infine, so di dire una cosa sconcertante. Meno male che il fattaccio è successo a Milano. A pochi giorni dall’Expo qualcuno dovrà pur svegliarsi, e provvedere alla sicurezza dei civili non solo garantendola da eventuali attacchi del terrorismo, ma anche dei tanti folli lucidi che girano per le nostre strade.
I pazzi sotto controllo sono meno pericolosi dei pazzi che fanno la nostra vita comune. Basta poco a scatenare la follia omicida.
Già, signor cardinale, non è compito nostro garantire la sicurezza sociale! Ma forse tocca a noi credenti puntare su valori umani attraverso un’opera educativa più efficace e più interiore, senza cadere nella tentazione della spettacolarità.
La diocesi milanese ha bisogno di un urgente rinnovamento, che non sarà possibile con l’attuale Pastore.
NOTABENE
Non ho letto alcun commento di Matteo Salvini. Già, l’omicida non è un extracomunitario. Immaginate cosa sarebbe uscito da quella boccaccia se a uccidere fosse stato un rom!
***
dal sito ChiesadiMilano

Scola:

«Il folle gesto omicida al Tribunale

riempie di grave sconcerto e angoscia»

L’Arcivescovo ha espresso il dolore personale e della Chiesa ambrosiana per i tragici fatti al Palazzo di Giustizia che hanno provocato la morte di tre persone e il ferimento di due. La visita di mons. De Scalzi
9.04.2015
«Il folle gesto omicida che ha causato la morte del magistrato Fernando Ciampi, dell’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e del signor Giorgio Erba riempie di grave sconcerto e angoscia. Unisco il mio dolore e quello della Chiesa ambrosiana al dolore dei cittadini di Milano e del Paese intero». In un messaggio il cardinale Angelo Scola è intervenuto sui tragici fatti di giovedì 9 aprile al Palazzo di Giustizia di Milano. È di 3 morti e due feriti (uno, molto grave, Davide Limongelli, è il suo stesso nipote) il bilancio della mattina di terrore, dove l’imputato di un processo per bancarotta fraudolenta, l’immobiliarista Claudio Giardiello, 57 anni, ha ucciso il giudice Ferdinando Ciampi, Giorgio Erba (suo coimputato nel processo sul fallimento dell’Immobiliare Magenta di cui Giardiello era socio di maggioranza) e il suo ex avvocato, Lorenzo Alberto Claris Appiani che nel processo era testimone.
«Prego affinché la luce del Risorto accenda nei cuori dei familiari delle vittime la speranza certa della vita eterna. L’Autore della vita consoli il loro straziante dolore – ha sostenuto l’Arcivescovo -. Lo smarrimento e la paura che ora invadono noi tutti non diano spazio a sterili polemiche. La tragica morte delle vittime incrementi il nostro impegno nell’edificazione della vita buona tesa al benefico sviluppo della nostra Milano. Ogni Istituzione, a partire dalla Chiesa, faccia la propria parte per prevenire e contenere il male che acceca e uccide, per educare al bene comune e per garantire sicurezza ai cittadini».
Mons. Erminio De Scalzi, vescovo ausiliare della Diocesi, a nome del cardinale Scola, che oggi era fuori città, è stato a Palazzo di Giustizia dal presidente reggente del Tribunale di Milano Roberto Bichi a portare la vicinanza e la solidarietà della Chiesa ambrosiana.

6 Commenti

  1. enrico ha detto:

    “Tutti ne hanno parlato, ma la Curia di Milano è rimasta zitta” a volte il silenzio è meglio di tante chiacchiere gornalistiche senza senso

  2. Giuseppe ha detto:

    Dicono che Pio XII, l’ultimo dei papi a provenire da una famiglia patrizia di Roma (quella che un tempo veniva chiamata nobiltà nera) fosse una persona altera, schiva e riservata, capace di mantenere un atteggiamento regale e distaccato in ogni occasione. Su di lui, si è detto tutto il male possibile, anche se la storia gli ha poi in parte restituito la dignità e l’integrità che gli vanno riconosciute, considerato il periodo storico in cui ha dovuto operare. Eppure una persona con un carattere così “arrogante” (?!?) non ci ha pensato due volte, quando il quartiere romano di San Lorenzo venne bombardato dagli alleati e la gente impaurita e disperata si riversò per strada a recarsi sul posto, confondendosi tra la gente, uomo tra gli uomini, per abbracciare e confortare i suoi concittadini, fino a sporcare del sangue delle vittime la sua veste candida. Di sua Eminenza l’arcivescovo di Milano ne abbiamo parlato e riparlato. Che cos’altro si può dire di più? Il suo modo di agire rispetto alla strage accaduta al tribunale, mi fa pensare al comportamento di Bush jr. quando venne avvertito dell’abbattimento delle ” twin towers” l’11 settembre 2001. Le immagini lo mostrano quasi indifferente, tant’è vero che non volle interrompere ciò che stava facendo andando avanti imperterrito . Certo, ognuno ha il suo carattere ei suoi tempi di risposta e non tutti manifestano allo stesso modo il proprio sdegno e la propria sofferenza, ma quando c’è di mezzo la vita umana, sarebbe lecito aspettarsi un atteggiamento appropriato alle circostanze. Anzi no, mi correggo, preferisco usare la parola reazione, perché mi rendo conto che l’atteggiamento potrebbe far pensare a qualcosa di costruito, ad una maschera da indossare, piuttosto che a dei sentimenti sinceri.

  3. GIANNI ha detto:

    Le parole che si dicono in certe circostanze sono sempre un po’ scontate, chiunque le dica e qualsiasi cosa dica. Forse perchè di fronte alla morte ogni parola, in fondo, è vana, e già la morte dice tutto, a ricordarci che la nostra esistenza umana è transitoria, e quella dell’anima vale per il credente.
    Io però non credo che l’omicida sia necessariamente un pazzo, qualcuno parla di vendetta, compiuta forse con certa premeditazione, e credo che quindi anche il parlare di valori umani sia spesso inutile.
    Di magistrati, uomini politici, avvocati, e semplici persone uccise per i motivi più diversi ce ne sono state molte in Italia, a partire dalle gesta delle BR.
    Anche nel caso del rapimento Moro un uomo, anzi, un pontefice considerato papa buono, parlò di valori umani e si rivolse umanamente ai brigatisti, ma fu inutile.
    e proprio anche in ambito legale ci sono rischi non indifferenti per l’incolumità fisica degli operatori.
    Chi è avvocato o magistrato è a conoscenza di certi fatti, rappresenta interessi contrapposti ad altri interessi, e via dicendo.
    Mi ricordo, ad esempio, l’uccisione di un avvocato nel suo studio di Ostia, anni fa.
    Questo caso è particolarmente eclatante, perchè avvenuto in uno dei tribunali più sorvegliati, ma il rischio esiste sempre, per la strada, nelle aule, in ufficio.
    Chi svolge certe attività lo sa, e le morti di ieri sono lì a ricordarlo.
    Difficile, statisticamente, ad esempio, che un legale non riceva almeno qualche minaccia nel corso della sua vita professionale.