Omelie 2014 di don Giorgio: Battesimo del Signore

12 gennaio 2014: Battesimo del Signore
Is 55,4-7; Ef 2,13-22; Mt 3,13-17
Non capisco la facilità con cui dal battesimo del Signore si passi a parlare del nostro battesimo. C’entra qualcosa il sacramento del battesimo? Se c’entra, non dovremmo partire proprio dal battesimo di Gesù, così come i Vangeli ce lo descrivono, e non prenderlo invece solamente come l’occasione per parlare del nostro battesimo? Se è vero che, come dicono gli esegeti, la Bibbia si spiega con la Bibbia, che cosa ci dicono le prime due letture, prima di passare a considerare il Vangelo di oggi? 
Il primo brano della Messa è tolto dal capitolo 55, che è la parte finale del libro del secondo Isaia. Con il capitolo 56 si apre la terza parte del libro, scritto da un altro anonimo profeta, a cui gli studiosi danno il nome di Terzo Isaia. Conviene sempre precisare.
L’invito finale, di cui fa parte il brano della Messa, che cosa si dice? Sarebbe interessante leggerlo tutto, ma il tempo a disposizione non ce lo permette. Faccio una sintesi. L’anonimo profeta fa una profonda riflessione sul mistero di Dio e sulla sua vicinanza all’umanità. Tra parentesi: dovremmo forse evitare di usare parole astratte o stare sulle generali: dire mistero e dire umanità non ci toccano molto da vicino. Già dire Dio è dire qualcosa di astratto, dire poi umanità non ci fa sentire coinvolti. E pensare che Dio ha fatto di tutto per farsi sentire vicino. Prima, nell’Antico Testamento, in modo anche eccezionale, con grandiosi miracoli, parlando per mezzo dei profeti, e poi ha mandato lo stesso Figlio sulla terra. Dio non ha più un volto astratto: il suo volto è il Cristo incarnato.
È anche il dilemma del capitolo 55: da una parte, secondo il profeta Dio è il Signore glorioso e trascendente, lontano, che non può essere giudicato secondo i nostri schemi e i nostri criteri; dall’altra parte, la parola di Dio è come la pioggia che penetra nella terra screpolata per l’aridità e la fa rifiorire in modo rigoglioso. L’immagine della terra screpolata richiama il deserto: gli ebrei ne sapevano qualcosa. Un deserto che rifiorisce è già miracoloso. Ma, ecco la cosa interessante, rifiorisce il deserto e rifiorisce anche l’essere umano. Come può vivere l’uomo in un deserto senz’acqua? E come può l’uomo vivere su un pianeta che viene distrutto dall’uomo stesso? Tra la terra e gli esseri umani c’è una tale simbiosi che non possiamo distruggerla, se vogliamo continuare a vivere su questa terra. I profeti insistevano su questa simbiosi, su questo stretto legame tra la terra e l’uomo. Il deserto era, allora, l’esempio tipico della punizione di Dio, un castigo per far capire quanto fosse difficile vivere in un deserto senz’acqua e, nonostante questo, quanto fosse salutare vivere questa esperienza come prova. Gli ebrei, prima  durante il lungo cammino verso la Terra promessa, e poi, durante il ritorno da Babilonia (i due grandi esodi che hanno profondamente segnato la storia del popolo ebraico), hanno vissuto l’esperienza del deserto, sotto la continuava protezione di Dio: al passaggio del popolo eletto il deserto rifioriva.
L’acqua ha segnato la storia dell’umanità, fin da quando Dio ha creato l’Universo. Le prime parole della Bibbia parlano di acque, agitate dallo Spirito. L’acqua è uno degli elementi primordiali e costitutivi dell’Universo. Anche la storia del popolo ebraico è stata segnata dall’acqua. Intorno ai pozzi il popolo fissava la sua residenza, e, durante il cammino, non poteva mancare una sorgente d’acqua.
Il fiume Giordano e il mar Rosso sono strettamente legati alla libertà degli ebrei in fuga dai nemici. L’acqua! E oggi sta diventando l’oggetto di contesa. Sull’acqua si vuole speculare. Come si può metterla sul mercato? L’acqua è il dono più bello, più prezioso, essenziale per vivere. L’acqua, in tutta la sua ricchezza anche simbolica, è presente nelle varie religioni. Allora capiamo anche il battesimo di Gesù presso il fiume Giordano. Quando, ad esempio, parliamo anche del nostro battesimo, che valore diamo all’acqua? Forse non ne parliamo neanche.
Il primo brano della Messa ci riporta queste parole: «Cercate il Signore, mentre si fa trovare; invocatelo, mentre è vicino». A dire il vero, Dio si fa sempre trovare, ovunque; il Signore è sempre vicino, ovunque. Anzi, se tu lo dimentichi, Egli ti stuzzica di più, non ti lascia tranquillo. È più vicino a coloro che non Lo invocano. Dio è colui che si fa sempre trovare, colui che non fa mai mancare la sua presenza. Talora basta poco: rientrare in noi, magari per un attimo. Nelle cose puoi anche non vederlo: rimani distratto, ma se entri dentro di te, non lo puoi non trovare. Non importa se lo gusti o no, sentimentalmente. La presenza del divino in noi esce dalle sensazioni. I mistici provavano l’aridità spirituale, ma non per questo si sentivano lontani dalla presenza divina. Oggi c’è una tale superficialità religiosa che scambiamo la reale presenza di Dio in noi come se essa fosse un dolce da assaporare. L’essere di per sé non ha nulla di sentimentale.   
Nella sua lettera ai cristiani di Efeso, l’apostolo Paolo scrive cose interessanti e anche provocatorie. Parla di pace, e la intende come l’abbattimento di un muro che separa e che divide. Il muro era anche il velo del Tempio: il divisorio posto davanti al Santo dei Santi, che era una specie di cella che si trovava all’interno del Santuario, nella quale vi entrava solo il sommo sacerdote una volta all’anno nel giorno dell’espiazione. Con la morte di Cristo il velo del Tempio si squarciò da cima a fondo. Simbolicamente, fu tolta ogni divisione. La religione fu svuotata delle sue prerogative, di ogni forma di esclusione. San Paolo addirittura afferma che Gesù ha abilito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, perché separava i puri dagli impuri, i santi dai peccatori. L’uomo nuovo è l’uomo riconciliato, frutto della riconciliazione di Cristo. Cristo ha tolto ogni barriera, ogni divisione, ogni muro che protegge ciò che è mio da ciò che è tuo. Verità strepitose, se ci pensassimo per un attimo. E noi siamo ancora qui a separare, a dividere tra chi è canonicamente regolare secondo la Chiesa e chi è irregolare. Certo, diciamo che nessuno può giudicare gli altri. Ma questo la Chiesa l’ha sempre detto, cioè che nessuno, tranne Dio, può giudicare la coscienza degli altri. Però, in pratica, tu puoi ricevere Gesù eucaristico, e io no. Questo che cos’è? Riconciliazione? Pace?
San Paolo continua: «Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio». Credo che, se le parole hanno ancora un senso, non possiamo negare che qui ci troviamo di fronte ad una verità basilare del cristianesimo. Il cristianesimo, non lo dico io, non è una religione. Ogni religione, con i suoi dogmi e la sua morale, divide, volere o no. Il cristianesimo è l’abbattimento di frontiere, di schemi ideologici e religiosi, di ogni legge che separa. Il cristianesimo non è una casta. Il cristianesimo non è una élite di gente a posto con la legge della religione. Il cristianesimo è l’universo e il mondo intero. Il guaio è che oggi si parla, da parte della gerarchia, di umanesimo con troppa faciloneria. Ma che cosa s’intende per umanesimo?
Ciò che casomai separa, ma solo perché è nella natura stessa delle cose, è ciò che è umano da ciò che è dis-umano. Secondo voi, se cristiani, ebrei, islamici, buddisti, ecc. si incontrassero per discutere sui valori umani, cioè su quei valori che appartengono all’Umanità, di cui tutti facciamo parte, indipendentemente se uno è africano o europeo, buddista o cattolico, litigherebbero o arriverebbero ad un accordo di compromessi? Penso di no. Non dovrebbero. I valori umani non possono dividere, sono invece i valori etichettati come cattolici, come buddisti, come ebraici, come islamici a dividere. La religione divide, separa, proprio perché è religione. Usciamo una buona volta dagli schemi, dalle etichette, dalle ideologie, e la pace finalmente si farà.
Vedete, ciò che ha colpito, e in parte scandalizzato il Battista, è il fatto che Gesù si è mescolato con i peccatori che erano venuti a chiedere perdono per i loro peccati. Come, Gesù insieme con i peccatori? Cristo, come primo gesto del suo ministero pubblico, ha eliminato le barriere. E che cosa farà? Andrà a mangiare nelle case dei pubblici peccatori, si farà ungere i capelli da una prostituta della città, parlerà con i pagani, elogerà la loro fede. Ma tutto questo non ha insegnato nulla alla Chiesa?
Scrive ancora san Paolo agli Efesini: “Egli (Gesù) è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini”. Ma che cosa è successo? Cristo è stato rifiutato “dai suoi”, dai vicini, da quelli di casa. E d è stato bene accolto dai lontani. Il Vangelo è il ribaltamento di ciò che è stata la religione, al tempo di Cristo. Ma, purtroppo, è successo che tutto è tornato come prima. Fin dagli inizi del cristianesimo. Certe aperture nella Chiesa sono solo apparenti. In pratica ancora oggi il cristianesimo è la religione dei vicini che tradiscono la radicalità del Vangelo di Cristo. 
Tornando al Vangelo di oggi, ci sono quelle parole che veramente dovrebbero allargarci il cuore: «Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere… sopra di lui». Si parla di acqua, e si parla di cieli. L’acqua che fa rinascere, e i cieli che si aprono per la discesa dello Spirito. Tornano le prime parole della Bibbia: «lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque».
Come possiamo dire che con il nostro battesimo siamo come diventati membri della Chiesa? Ma di quale Chiesa? Qui si parla di apertura dei cieli e della discesa dello Spirito. Se per Chiesa intendiamo l’apertura dei cieli e la discesa dello Spirito, allora sì, dovremmo sentirci orgogliosi di appartenere alla Chiesa.
Basterebbe questo, che i cieli si aprano e che lo Spirito di Dio aleggi sulle acque, perché avvenga la grande rivoluzione nella Chiesa. Ma purtroppo i cieli sono ancora coperti da nubi minacciose e lo Spirito è fatto tacere. Fino a quando? 

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