Assurdo campanilismo dei giovani!

giovani10[1]

Assurdo campanilismo dei giovani!

di don Giorgio De Capitani
Rimango sempre esterrefatto quando leggo commenti sulla fusione dei Comuni scritti da giovani che si dicono contrari, ma per motivi puramente campanilistici. D’altronde, perché dovrei scandalizzarmi più di tanto, dal momento che i ragazzi di oggi sono quelli che sono, ovvero sembrano degli zombie, passivi, abulici, immobili, privi di fantasia creativa, chiusi alla novità, amanti delle mode sorpassate, degli schemi accomodanti, senza carica, senza emotività, senza rischio? Potrei continuare…
“Si è sempre fatto così!”, “oh, le nostre tradizioni!”, “ognuno stia bene a casa sua!”, “perché assumerci responsabilità superiori?”, e così via. Capisco che ragioni così un anziano di ottant’anni, ma rifiuto di pensare che un ragazzo stia bene nel proprio buco, non riesca ad andare oltre il proprio orticello. Purtroppo, almeno qui da noi, nella nostra cara Brianza, il tempo sembra che si sia fermato, sbloccato neppure dalle nuove generazioni. Mi ricordo che, appena arrivato a Monte, nel 1996, una ragazza mi disse: “Sono nata in una famiglia di destra, morirò di destra!”. Al che risposi: “Sei giovane, non potresti ragionare con la tua testa? Io ho avuto la fortuna che mio padre fosse di sinistra, ma se fosse stato fascista, lo avrei sì rispettato, ma non a tal punto da seguirlo nelle sue idee politiche!”. E a Monte ne ho trovati di giovani fascistelli, chiusi al progresso. Che fatica, mio Dio, ad aprire qualche orizzonte! E me l’hanno fatta pagare caramente!
Oggi i tempi sembrano cambiati, ma non è così. La Brianza vive ancora di una generazione apparentemente nuova, che però non cresce, e, se si ribella a certi schemi, è solo perché vuole fare i propri comodi, bighellonando senza senso, divertendosi tra noia e tristezza. E anche quei ragazzi che “sembrano” bravi che cosa di buono sanno produrre? E se s’impegnano in qualcosa è solo perché sono costretti a farlo, ad esempio proponendosi come educatori negli oratori feriali. E poi, sentiteli ragionare! Vi spaventereste!  
A proposito della fusione dei Comuni di Perego e di Rovagnate, non dobbiamo aspettare che i giovani diano un qualche contributo. Anzi. Confido invece nel buon senso della gente di una certa età che, benché spinta da motivazioni di carattere utilitaristico, si sta accorgendo che i tempi di restare isolati sono finiti. E anche la politica locale probabilmente ragiona secondo fini pragmatistici, anche se apparentemente si appella ai principi di fondo. In ogni caso, occorre andare al di là del pragmatismo tipicamente brianzolo, ed essere lungimiranti. Fusione, comunque, non significa omologazione. Uniti, ma alla ricerca del meglio del bene comune, valorizzando più di prima le risorse specifiche dei singoli paesi. Ecco perché il futuro delle nostre comunità locali richiede la presenza vivace delle nuove generazioni. Se queste mancano o sono spente, come potremo aspettarci qualcosa di nuovo? Anche perché i cosiddetti “vecchi” politici dovrebbero fare un passo indietro, e lasciare il posto a nuove energie, in vista di un progresso innovativo e creativo.  

Commenti chiusi.