
di don Giorgio De Capitani
Da quale pulpito viene la predica! Intendo dire: la Chiesa dovrebbe essere l’ultima a fare la predica agli altri, o casomai dovrebbe confessare: Anche noi, uomini di Chiesa, abbiamo usato il nome di Dio invano, ovvero strumentalizzandolo per secondi fini, usando violenza e procurando morte.
Certo, forse oggi le cose stanno un po’ diversamente, ma non tanto. Si continua a dare battaglia su valori cosiddetti cattolici che in realtà sono la copertura di una religione fallita.
Caro papa, fàtti un serio esame di coscienza, e invita anche la gerarchia a farlo, e invita il popolo di Dio a convertirsi, perché serpeggia anche tra i cattolici un fondamentalismo pauroso.
Non entro nel fondamentalismo di tipo islamico. Mi perderei tra le sigle che ogni giorno aumentano. Chi ci capisce qualcosa è bravo! ma una cosa va detta: Dio c’entra fino a un certo punto. Questa è la vera blasfemia. Si prende Dio per fare i cazzi propri. Le cosiddette ideologie (fede in un dio o la razza pura), in nome delle quali dittatori e fondamentalisti hanno fatto stragi e criminalità d’ogni tipo, sono le più grosse balle inventate dagli storici. Si inventano le ideologie per coprire giochi sporchi, affari, conquiste ecc. ecc.
Anche la Chiesa ha inventato ideologie per fare interessi propri. Sarebbe ora che mettiamo da parte Dio, e pensiamo all’Uomo! Meglio uccidere per difendere l’essere umano, piuttosto che uccidere per difendere gli interessi di una religione che si è costruita un mondo tutto suo, a partire dall’immagine di dio, per distruggere i valori umani.
Ancora oggi, lo ripeto, la Chiesa cattolica in nome di chissà quale dio si oppone alla rivalutazione dell’Umanesimo integrale.
Certo, difendiamo il diritto alla libertà religiosa, contro il fondamentalismo criminale di un certo islamismo, ma, nello stesso tempo, facciamoci un esame di coscienza sulla libertà di pensiero e di parola, e di dissenso, all’interno della Chiesa cattolica, a cui apparteniamo.
«Non si fa la guerra in nome di Dio»
11 agosto 2014
Dopo l’Angelus del Papa
Cari fratelli e sorelle, ci lasciano increduli e sgomenti le notizie giunte dall’Iraq: migliaia di persone, tra cui tanti cristiani, cacciati dalle loro case in maniera brutale; bambini morti di sete e di fame durante la fuga; donne sequestrate; persone massacrate; violenze di ogni tipo; distruzione dappertutto; distruzione di case, di patrimoni religiosi, storici e culturali. Tutto questo offende gravemente Dio e offende gravemente l’umanità. Non si porta l’odio in nome di Dio! Non si fa la guerra in nome di Dio! Noi tutti, pensando a questa situazione, a questa gente, facciamo silenzio adesso e preghiamo.
Ringrazio coloro che, con coraggio, stanno portando soccorso a questi fratelli e sorelle, e confido che una efficace soluzione politica a livello internazionale e locale possa fermare questi crimini e ristabilire il diritto. Per meglio assicurare la mia vicinanza a quelle care popolazioni ho nominato mio Inviato Personale in Iraq il Cardinale Fernando Filoni, che domani partirà da Roma. Anche a Gaza, dopo una tregua, è ripresa la guerra, che miete vittime innocenti, bambini… e non fa che peggiorare il conflitto tra Israeliani e Palestinesi. Preghiamo insieme il Dio della pace, per intercessione della Vergine Maria: Dona la pace, Signore, ai nostri giorni, e rendici artefici di giustizia e di pace. Maria, Regina della Pace, prega per noi. Preghiamo anche per le vittime del virus “ebola” e per quanti stanno lottando per fermarlo. Saluto tutti i pellegrini e i romani, in particolare i giovani di Verona, Cazzago San Martino, Sarmeola e Mestrino, e le ragazze scout di Treviso.
Da mercoledì prossimo fino a lunedì 18 compirò un viaggio apostolico in Corea: per favore, accompagnatemi con la preghiera, ne ho bisogno! Grazie. E a tutti auguro buona domenica e buon pranzo. Arrivederci.
Aggiungo questo commento, con il quale rispondo ad un mio amico che, letto il commento, mi ha posto una questione in privato.
Lo faccio perchè la risposta riguarda diversi temi trattati su questo sito ed anche la questione non delle guerre di religione, ma della tolleranza.
La questione postami è la seguente: ma coloro che, nati cattolici, poi non condividono certe posizioni della dottrina, come quelli di Noi siamo chiesa, in che modo vengono considerati dalla chiesa cattolica?
In realtà, ho riassunto la questione, che mi era stata posta in modo più complesso.
Ebbene, la risposta è semplice, ed ha a che fare anche con l’interpretazione della figura di papa Bergoglio.
Ancora oggi esiste la scomunica.
Talora è lo stesso fedele, per usare un’espressione usata da qualche teologo, ad autoscomunicarsi, nel senso di escludersi dalla condivisione dei cosiddetti principi della dottrina cattolica.
Per la verità, sopratutto in materia di morale sessuale, una recente indagine statistica evidenzia peraltro che molti cattolici, se non proprio la totalità, dissente dalla dottrina ufficiale.
Comunque quando si parla di riformismo cattolico su tutta una serie di temi, dal sacerdozio femminile ad altri, che ho citato nel mio precedente commento, in Italia e non solo, una delle maggiori rappresentanze dei cosiddetti cattolici dissidenti è Noi siamo chiesa fondata dai coniugi austriaci Heizer.
Ebbene, in Italia forse è passata sotto silenzio, ma è intervenuta la scomunica dei due coniugi.
Non autoscomnica, ma proprio quella canonica.
Ora, se io non dico sotto quale pontefice è intervenuta la scomunica, e lo domandassi, immagino che molti penserebbero a Giovanni Paolo II o a Benedetto XVI.
Ebbene, no, la scomunica è del maggio 2014.
Con questo, viene anche confermata l’interpretazione che modestamente avanzai di papa Bergoglio sin dai suoi primi passi.
Ancora oggi, non tutto quello che il vaticano e la gerarchia decidono, ottiene grande attenzione mediatica, anche perchè ci si concentra sempre sulle stesse cose, gli incontri del papa, cosa dice il papa, ecc.
Ma altre cose succedono, e talora più significative di quello che spesso i nostri media ci comunicano.
Si narra che a Costantino, che contendeva il trono di imperatore a Massenzio, apparve nel cielo una croce con la scritta “In hoc signo vinces”, ovvero “con questo segno vincerai”. Da quel momento i vessilli delle sue legioni innalzarono il simbolo della croce e il nuovo imperatore vittorioso adottò il cristianesimo come religione di stato. Nell’antico testamento in cui sono descritte le origini e le vicende del popolo ebraico, si racconta più volte di un intervento diretto di Dio in aiuto degli eserciti del popolo eletto, perennemente (già da allora) in guerra con i vicini, per il possesso della terra promessa. Francamente non trovo molta differenza tra queste storie e la mitologia greco-romana che immaginava gli dei dell’Olimpo come dei capricciosi gaudenti che ogni tanto intervenivano negli eventi umani per schierarsi in una delle tante guerre da una parte o dall’altra, dandosele anche di santa ragione, come farebbero oggi dei fanatici pseudo tifosi di calcio. Insomma in genere chi scatena guerre e rivoluzioni, spesso si trincera dietro motivi religiosi per mascherare le sue reali intenzioni, e la Chiesa in questo contesto ha fatto la sua brava parte. Il messaggio d’amore di pace di Gesù Cristo può anche passare in secondo piano se le circostanze lo richiedono. C’è da incrementare i traffici e sviluppare i commerci verso oriente? Basta promuovere le crociate, con la scusa di “liberare” il santo sepolcro dalle mani dei pagani, così tutti si daranno da fare per offrire il loro contributo perché “Dio lo vuole”! C’è da conquistare e colonizzare i nuovi continenti? Perché non giustificarlo esportando la religione cristiana ai miscredenti, anche se per farlo si dovrà spargere sangue innocente. Poco importa se intere popolazioni e antiche civiltà vengono sterminate: è il prezzo necessario perché la storia “progredisca”. Nel 1571 Papa Pio V, venerato come santo, arrivò addirittura ad attribuire il merito della vittoria della “Lega Santa” contro i Turchi nella battaglia di Lepanto alla Vergine Maria. E per ricordare l’evento istituì la festa della Madonna del rosario…
Viviamo tempi molto tormentati, in cui l’intolleranza e il fanatismo mietono vittime su vittime, ma non dobbiamo pensare che siano circostanze circoscritte all’attualità. Oggi sono gli integralisti islamici, ieri erano dei bravi cristiani e prima ancora chissà chi. Alcuni, probabilmente in buona fede, convinti di seguire una giusta causa, mentre invece la guerra, qualsiasi guerra, è solo una sconfitta per tutta l’umanità.
«… Ninna nanna, piglia sonno
ché se dormi non vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedono ner mondo
fra le spade e li fucili
de li popoli civili.
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che comanda;
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d’una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar sovrano macellaro… »
Ninna nanna della guerra
di Carlo Alberto Salustri (Trilussa) 1914
Guerra ed intolleranza religiosa hanno attraversato i secoli della storia europea, e non solo, con alterne vicende.
Anche nei secoli scorsi vi furono sostenitori non solo della contrarietà delle persecuzioni ad altre religioni o confessioni, ma anche di una tolleranza verso gli eretici, per i quali veniva comminato il rogo.
In tal senso le posizioni di Marsilio da Padova, Erasmo da Rotterdam e vari altri autori.
Lutero e Calvino, invece, si contraddissero, con episodi che ben poco avevano a che fare con la tolleranza, professata da loro in altre occasioni.
Mi riferisco al medico Servet ed al predicatore Muntzer per Lutero, ed al testo Defensio orthodoxae fidei nel caso di Calvino.
Una piena accettazione della tolleranza tra confessioni riguarda quindi solo tempi recenti, in Europa e in occidente, ma ancora vi sono regioni del mondo in cui non esiste tolleranza.
In Iraq il regime d Hussein è stato sostituito da fazioni religiose in contrasto e da qualche tempo ha fatto la sua comparsa questa organizzazione che vorrebbe ricreare un califfato, e che certo non opera all’insegna della tolleranza. Peraltro spesso dietro le guerre cosiddette di religione si nascondevano e si nascondono tuttora altri interessi, ben più materiali.
Ma la tolleranza non riguarda solo il tema della guerra tra religioni o confessioni.
Occorre anche considerare i rapporti interni ad una stessa confessione o religione.
Sotto questo profilo le cose, almeno nel cattolicesimo, sono andate trasformandosi nel senso di non vincolare a scelte religiose.
Una volta l’eretico era perseguito e condannato al rogo.
Oggi esiste, quanto meno nel mondo occidentale, libertà di fede.
Ma un risvolto interessante del problema riguarda il rapporto tra tolleranza e religione come insieme di principi in materia di fede e morale.
Anche per difendere la propria identità, ovvio, quindi, che anche il cattolicesimo oggi non viene imposto, ma richiede comunque una accettazione dei suoi principi.
Questi, magari a differenza di religioni o confessioni di natura maggiormente assembleare, però non sono definiti se non da istituzioni gerarchiche ben definite, come il pontefice, se parla ex cathedra, o la congregazione della dottrina delle fede, o eventuali concili.
Rimane una libertà, quella di accettare in toto o non accettare il cattolicesimo.
Credo, quindi, che chi non si trova su certe posizioni troverà una possibile alternativa in altre confessioni, protestanti, o, per così dire,riformate.
Preferisco usare tale secondo termine nel senso che magari ci sono ex cattolici, che tuttavia non professano principi come quello della predestinazione, tipico delle confessioni protestanti.
Restando,quindi,nell’alveo dei sostenitori del libero arbitrio, ma non condividendo alcune parti della dottrina cattolica, magari formalmente si considerano tuttora cattolici, ma sono usciti in effetti dal cattolicesimo.
Ad esempio sono molti coloro che non condividono taluni aspetti, come la morale sessuale, il dogma del’assunzione, le posizioni in materia di peccato originale, le indulgenze, la formazione gerarchica dei dogmi, ed altri ancora, magari non oggetto necessariamente di dogmi, ma comunque parte della dottrina.
Anche per evitare, quindi, fraintendimenti, alcuni sono fuoriusciti, anche teologi di una certa fama, come Mancuso.
C’è anche da dire che la chiesa attuale pare talora usare due pesi e due misure pur a fronte di posizioni accomunate da una qualche forma di eterodossia.
Un conto è se ci si trova di fronte ad un Kung, altro conto è se le stesse cose le dice un parroco.
Per finire, non possiamo quindi non notare come il tema della tolleranza assuma connotati diversi, che non si limitano al tema della guerra in nome di Dio.
Comunque noi occidentali siamo fortunati, se pensiamo che in altre parti del mondo la scelta religiosa viene tuttora perseguita e da luogo a guerre e violenze.
Sarà scontata ma la ripeto instancabilmente: ” la religione e l’oppio dei poveri ( Carl Marx)
Stavo per scriverlo io nel mio commento. Comunque, visto che l’ha scritto lei, posso dirle che sono perfettamente d’accordo con quest’affermazione.
Condivido pienamente il pensiero di Don Giorgio. E aggiungo che, contrariamente a quanto dice il Papa, la storia dell’umanità e la cronaca attuale dimostrano ampiamente che la guerra in nome di Dio si fa eccome! Peccato che questo fantomatico Dio buono e amorevole se ne stia beatamente a guardare mentre tanti folli fanno la guerra in suo nome.