Nuovo Museo Diocesano, annullato il bando per l’ampliamento dopo la lettera degli architetti su Cino Zucchi

Siamo a Milano. Figuraccia di merda!!! Questo è solo un aspetto della Curia milanese… E il capetto dov’è? Lui non sa mai nulla. Succedono porcate in Curia? Lui non sa nulla: è all’estero alla ricerca di qualche applauso personale. E i topi ballano la danza dell’illecito. Lui non ne esce dal buco della sua imbecillità. Poveretto: non se ne rende conto. E i topi ballano la danza del cadavere, una diocesi allo sfacelo.
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dal Corriere della Sera

Nuovo Museo Diocesano,

annullato il bando per l’ampliamento

dopo la lettera degli architetti su Cino Zucchi

di Giacomo Valtolina
«Profili di illegittimità» sull’assegnazione allo studio Cza del progetto a base della gara. Venerdì l’epilogo con l’annullamento in autotutela
La denuncia (di violati principi di «trasparenza, imparzialità, concorrenza e legalità») era partita a ottobre da una lettera aperta di un centinaio di architetti. Oggetto del contendere la procedura di assegnazione di progetti e servizi tecnici per il nuovo Museo Diocesano allargato ai chiostri della basilica di Sant’Eustorgio (vedi articolo che segue): un ripristino atteso dai bombardamenti del 1943.
Al centro la proprietà pubblica delle aree, lo stanziamento di fondi (anche qui pubblici) per 6 milioni nel 2022 e l’assegnazione privata e diretta, del documento di indirizzo progettuale (Dip) a monte del bando allo studio dell’architetto Cino Zucchi (che aveva perso il concorso precedente del Comune nel 2007). Incarichi affidati in «via privatistica» dall’Opera Diocesana. Ma che invece, in quanto aree comunali, per gli architetti necessitavano anch’essi di gara pubblica. Ieri l’epilogo con l’annullamento in autotutela del bando dopo «i profili di illegittimità» sollevati dall’Anac, al fine di evitare «contenziosi con l’autorità, il Mibac e terzi».
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dal Corriere della Sera
22 gennaio 2025

Milano, l’ampliamento del Museo Diocesano.

Il ministero della Cultura: «Bando da annullare»

di Giacomo Valtolina
«Opera per la preservazione e diffusione della fede» della Diocesi di Milano sospende la gara per altri due mesi. Relazione illustrativa chiesta dall’Anac
Un mese fa, il prologo. Prima sospensione della gara per una parte dei lavori di ampliamento del Museo Diocesano appaltati dall’«Opera per la preservazione e diffusione della fede» della Diocesi di Milano, in attesa del parere dell’Avvocatura di Stato. Oggi — o meglio il 19 gennaio — lo svolgimento: «Sulla base delle valutazioni espresse dall’Avvocatura di Stato», il Segretariato regionale del Ministero della Cultura invita l’Opera diocesana «ad annullare in autotutela il bando», con l’autorità anti corruzione Anac a chiedere a ruota «una relazione illustrativa» da presentare «entro 20 giorni» (il 3 febbraio, ndr) con «differimento dei termini della sospensione di ulteriori 60 giorni» al 22 marzo 2025. Per l’epilogo, invece, bisognerà ancora attendere.

Sulla procedura di assegnazione dei lavori per il nuovo Museo Diocesano allargato ai chiostri della basilica di Sant’Eustorgio, infatti, aleggia lo spettro di un contenzioso legale da azzeccagarbugli. La denuncia (di violati principi di «trasparenza, imparzialità, concorrenza e legalità») era partita a ottobre da una lettera aperta di un centinaio di architetti (oggi saliti a oltre 200) indirizzata a Ministero, Regione e Comune, in cui si ricordava l’iter di un progetto di ripristino atteso dai bombardamenti del 1943 (di cui il fianco del complesso su corso di Porta Ticinese, porta ancora il segno): convenzioni — dato che la proprietà delle aree del convento (e dunque dei chiostri) è di Palazzo Marino —, precedenti concorsi (2007) e protocolli (2022), per rimarcare la proprietà pubblica dell’area, la destinazione d’uso (parrocchiale e non museale) del «primo» chiostro, ma soprattutto lo stanziamento di fondi pubblici per 6 milioni (nel 2022) al Museo nel programma di interventi «Grandi progetti Beni culturali».

Come fattore scatenante a monte, inoltre, la vicenda più epidermica per i professionisti: l’assegnazione, con fondi privati e in via diretta, del documento di indirizzo progettuale (Dip) allo studio dell’architetto Cino Zucchi (peraltro già sconfitto nella precedente gara del 2007 dall’idea del gruppo spagnolo Llinàs Carmona) e l’esplicitata clausola del concorso oggi all’indice (un bando da 730mila euro per progetto di fattibilità tecnica ed economica, progetto esecutivo e direzione lavori) che richiede redazione e sviluppo del piano «seguendo le indicazione architettoniche fornite dallo studio Cza (…) al quale spetterà l’approvazione delle soluzioni tecniche (…)», come denunciato anche da una nota della fondazione Inarcassa, l’ente previdenziale dei progettisti, mobilitata da una serie di segnalazioni degli iscritti. Incarichi affidati in «via privatistica» senza violazione delle norme, sostengono dall’Opera Diocesana.
Ma che invece, in quanto aree comunali, secondo gli architetti necessitavano di una gara pubblica, con altre criticità, dall’assegnazione diretta allo spacchettamento del progetto, fino alla «subordinazione» allo studio Cza, «illegittimo» per il Codice degli appalti, e il cui progetto «non è stato allegato alla documentazione di gara». Dall’Opera fanno sapere che la proroga della sospensione del concorso è stata assunta «in spirito della più ampia collaborazione con la pubblica amministrazione», pur convinti «di aver operato secondo i principi» di legge, con l’obiettivo di non fermare i cantieri di un progetto che è già stato sottoposto al parere della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana.

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