
di don Giorgio De Capitani
L’anno scorso, precisamente il 7 settembre 2014, avevo scritto un articolo (leggi qui) per protestare contro il progetto di ripristinare l’antica (?) scalinata (?!) che portava ai Pini.
Oggi il progetto sta per essere ultimato. Sotto gli sguardi perplessi della gente del posto.
Incuriosito dalle lamentele di qualche cittadino, venerdì 10 aprile, verso mezzogiorno, benché un po’ acciaccato, mi sono recato alla collinetta (farebbe parte delle tre piramidi, dicono; di proprietà privata, sicuramente) per scattare alcune foto. Sono sempre del parere che le foto già parlano; ognuno poi potrà tirare le proprie conclusioni.
Ecco alcune mie considerazioni.
1. Tutto “sembra” così bello, ma l’intervento è all’insegna della inutilità e della insignificanza.
2. Ci sono cose che non vanno: anzitutto, le panchine, inutili e realizzate con materiale fragile, per villette signorili (dureranno poco!). Sì, sono inutili, perché non servono; sono fuori posto, perché stonano con l’ambiente; serviranno magari per qualche malintenzionato. Ne vedremo delle belle. I resti ne saranno una testimonianza.
3. La scalinata non reggerà al primo acquazzone. Beh, diciamo che non durerà un anno!
4. I ciclisti continueranno a scendere, creando i soliti problemi allo sterrato. Sotto gli occhi di tutti.
In breve. L’intervento è costato soldi, buttati al vento!
Perché, invece, quelli del Parco non obbligano i proprietari a rimuovere i numerosi alberi morti, che tra l’altro sono anche pericolosi? Perché non obbligano i proprietari a rimuovere le piante sradicate? Sono lì, in mezzo al bosco, da anni!
No! Tutto va bene così, anche i sentieri ormai inaccessibili e quasi scomparsi!
Va bene così!
È la facciata che conta!
NotaBene.
Ai Pini c’è una croce, che è stata messa qualche anno fa, commissionata dal Gruppo Fanti di Monte; quando è stata realizzata, era un capolavoro: con grappoli d’uva, con foglie di vite, ecc, poi è stata “denudata” e lasciata andare. Oggi è un obbrobrio. Bisognerebbe toglierla. Magari potrebbe essere sostituita da una copia de “La Mort” che un tempo si trovava sopra il tetto del “L’ussori”. Quando la cappelletta è stata demolita, la statua venne trasportata al “Faido”, dove subirà altre vicissitudini poco civili.
Già che ci siamo, la scalinata durante il Giubileo potrebbe servire come scala penitenziale: in cima, si potrebbe mettere un confessionale. E così conquisteremo anche tante belle indulgenze, quelle che piacciono al sottoscritto!
























Visto che i commenti sono riuscito nuovamente a postarli (ho avuto qualche problema) ecco un sintetico commento:inquietante la rappresentazione della morte.
Il posto è bello, ma effettivamente poteva essere gestito meglio.
Forse per rendersi meglio conto bisognerebbe essere sul posto, più che cercare di capire tramite fotografie, ma comunque già all’epoca del primo articolo erano evidenti spreco di soldi e tante altre cose che non andavano.
Purtroppo, a quanto pare, le cose non sono migliorate.