
di don Giorgio De Capitani
Chi è anzitutto Juliàn Carròn? Prete spagnolo, dal 2005 è alla guida, dopo la scomparsa del fondatore Luigi Giussani, del movimento di Comunione e Liberazione (Cl): come Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione e come Consigliere Ecclesiastico della Associazione “Memores Domini”. In altre parole, è un pezzo grosso, un manager in tutti i sensi, uno che mette le mani dappertutto, quando si tratta di imporre Cl. Senz’altro un amicone di Angelo Scola.
Del resto, Carròn e Scola si sentono in perfetta sintonia in questo momento di persecuzione a cui è sottoposta anche barbaramente una certa chiesa irachena. Non parlano per condannare altre ingiustizie, altre persecuzioni ben più gravi, ma si mettono in prima fila soprattutto quando si tratta di difendere la croce, anche un semplice chiodo di cavallo, simbolo di chissà quale dio. Sembra che la libertà religiosa sia più importante da salvare che non i cristiani perseguitati. In gioco anzitutto c’è un diritto, un principio: le persone sono importanti, ma subordinatamente alla libertà religiosa.
Giusto, sacrosanto, doveroso difendere quanti stanno subendo violente persecuzioni da parte di criminali a cui allah o dio interessa un cazzo, ma che lo tirano in ballo per giustificare i loro soprusi, come ha fatto la Chiesa nel medioevo, con le Crociate o con l’Inquisizione. Mea culpa! Certo, ma non dimentichiamo chi siamo stati e che cosa abbiamo fatto!
E ora ci scandalizziamo per il silenzio dell’occidente o del papa che non fanno ciò che, secondo i ciellini, dovrebbero fare. Ovvero, fare un’altra crociata! Ovvero: si va laggiù e si tagliano le teste dei cattivi islamici! Domanda: a che cosa servirebbe? Risposta: a salvare gli innocenti! Certo, proprio tu, Chiesa, che di innocenti ne hai fatto una strage. Però, però… io sono contro l’aborto, sono per la vita, sono per la libertà religiosa.
E che dire della libertà di coscienza? Qui, tu dici, bisogna stare attenti, bisogna distinguere, c’è il rischio di libertinaggio, Oppure hai paura che la libertà di coscienza metta veramente in crisi tutto l’apparato ecclesiastico?
E poi, smettiamola di confondere le cose e chiamiamo le cose con il loro vero nome: come la storia degli ebrei al tempo della Shoah! Perseguitati da Hitler in nome della razza pura! Ma che razza pura! Hitler li ha perseguitati per ben altri motivi: la razza pura è stata solo un escamotage per realizzare ciò che voleva realizzare. Certo, nessuno mette in dubbio: c’è stata una orrenda strage di innocenti ebrei, ma queste mostruosità fanno parte del gioco politico dei folli.
Oggi succedono le stesse cose. Il fondamentalismo pseudo-religioso islamico tira fuori la balla della conquista del mondo in nome di Allah. Ma che Allah! E noi ci caschiamo in questo tranello, e urliamo per la difesa della libertà religiosa, che c’entra proprio un cazzo.
E buttiamo tutto sul piano della fede in questo o in quel dio, come se il mio dio fosse migliore del tuo: entrambi sono falsi, costruiti ad arte per esigenze espansionistiche!
Naturalmente oggi, noi cristiani siamo più subdoli, meno rozzi e violenti: ma freghiamo ancor meglio la gente in nome di un dio misericordioso, buono, affabile, tenero, pluralista, e così via.
E, diciamolo, queste persecuzioni ci volevano: ci fanno comodo, sono provvidenziali! Danno qualche punto in più alla nostra cattolicità. In momenti di crisi o di indifferenza religiosa, la testimonianza dei martiri cristiani potrebbe risvegliarci dal coma. Tiriamo su la testa, quasi orgogliosi di essere quello che dovremmo essere in tempi normali.
Chi è Antonio Socci? Se non lo conoscete e guardate la foto, lo scambiate per uno dei capi islamici iracheni. Ho avuto a che fare anch’io, e vi giuro che è veramente fondamentalista, tranne che è sulla sponda opposta a quella islamica. Ma si tratta sempre di bieco fondamentalismo. Certo, Socci non usa la forza fisica, ma la sua violenza ideologica è ancor peggiore. Non ha misure, non conosce pietà. Idealmente si sente un inquisitore, pronto a bruciare eresie ed eretici, senza spargere sangue.
Ciellino sì e no, nel senso che lui è sempre alla ricerca del ciellismo più fondamentalista. Appena fiuta un certo lassismo, allora esce dal gruppo accomodante, si mette in avanguardia per spingere la sua concezione di Chiesa fuori da ogni specie di ecumenismo.
Lui fiuta il male appena c’è un dialogo tra cristiani e islamici. Il vero dio è quello cattolico: non si discute. Ogni dissenso va condannato. La chiesa, la sua, è ferma alla preistoria. Sembra colto, ti può ingannare, la parlantina è sciolta, ma nessuno lo ascolta. E lui vorrebbe tanti di questi giorni in cui anche il mondo parla dei cristiani perseguitati iracheni. Finalmente. Vedete che ho ragione! Ed è finalmente soddisfatto, anche se finge di essere incazzato.
Chiariamoci ancora. Non sopporto persecuzioni di nessun genere, non distinguo tra violenze per motivi religiosi o per motivi puramente culturali o razziali. Ogni persecuzione è un soprosuo, e basta. Perciò, non evidenzierei i motivi, che di volta in volta si tirano fuori anche per opportunismo. C’è una popolazione che subisce violenza? Questo è il vero crimine! Che poi nei territori islamici sia più difficile far convivere religioni diverse, questo è vero. Ci vorranno magari secoli prima che si arrivi ad una pacifica convivenza. Ma da dove partire subito? Scontrandosi continuamente? Escluderli? I frutti arriveranno, ma chissà quando. Poco importa. Partiamo dai valori umani, e non da quelli religiosi. I valori umani accomunano, quelli religiosi dividono.
da ChiesadiMilano.it
INTERVENTO
Persecuzioni in Iraq,
Scola: «Porre fine a questo calvario»
In un articolo per “Il Sole 24 Ore” l’Arcivescovo di Milano interviene sulla drammatica situazione dei cristiani e yazidi: esprime l’attesa di una parola in loro difesa dagli islamici in Italia e in Occidente e annuncia la disponibilità della Diocesi ad accogliere i profughi
del cardinale Angelo SCOLA
Arcivescovo di Milano
11.08.2014
La violenza cui sono sottoposti i cristiani che vivono appena al di là del Mediterraneo ci scuote in profondità, anche perché la loro condizione è andata sempre più aggravandosi a causa della colpevole indifferenza a cui sono stati abbandonati.
Drammatica è la situazione a Qaraqosh, nella piana di Ninive a nord dell’Iraq, città da secoli cristiana, ancor prima dell’insediamento degli islamici.
Ora che i jihadisti l’hanno conquistata e i luoghi di culto e i simboli religiosi sono stati devastati, centinaia di migliaia di persone terrorizzate (anche di religione yazide) sono costretti a scappare dalle proprie case.
Per porre fine ai motivi scatenanti la persecuzione che questi fratelli stanno subendo (come sta accadendo in tante altre nazioni orientali e africane) occorre allargare lo sguardo al mondo intero, in particolare alle politiche che perseguono gli Stati che più sono in grado di condizionare le relazioni internazionali.
Soprattutto, però, è necessario promuovere una vera libertà religiosa. Essa è tale laddove vengono realizzati i fondamentali diritti alla giustizia, alla solidarietà e a decorose condizioni di vita.
Libertà, giustizia, amore e verità sono, come diceva Giovanni XXIII i pilastri di una pace praticabile.
Ammoniva l’ormai prossimo beato Paolo VI che tra i fondamentali diritti dell’uomo «la libertà religiosa occupa un posto di primaria importanza. Quanti cristiani, ancora oggi, perché cristiani, perché cattolici vivono soffocati da una sistematica oppressione! Il dramma della fedeltà a Cristo, e della libertà di religione, se pure mascherato da categoriche dichiarazioni in favore dei diritti della persona e della socialità umana, continua!» (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi 39).
Tuttavia non possiamo farci illusioni.
La situazione di persecuzione in cui vivono i cristiani e non solo, domanda a ciascuno di noi di giocare la propria libertà, passando dal disinteresse alla presa in carico della loro situazione, per giungere fino ad un effettivo impegno personale e comunitario con le nostre quotidiane responsabilità.
Solo così la preghiera per la pace (la faremo in tutte le comunità ecclesiali italiane il 15 agosto), la disponibilità all’aiuto concreto e la pressione sulle istituzioni deputate perché operino quanto in loro potere per porre fine a questo calvario troveranno, con l’aiuto di Dio, e di tutti gli uomini di buona volontà, una via di concreta attuazione.
Se gli organismi internazionali interverranno celermente per permettere ai cristiani dell’Iraq, scacciati dalle loro case, di lasciare in sicurezza il proprio Paese, la Diocesi di Milano, attraverso la Caritas, è pronta ad accogliere profughi, attuando l’appello lanciato dal presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco.
Tutte le donne e gli uomini delle religioni facciano sentire la propria voce in difesa dei cristiani e delle minoranze religiose perseguitate. In particolare, preziosa e attesa è la voce dei fedeli islamici che in Occidente e in Italia – pur non senza prove e disagi – sperimentano spazi di libertà, di accoglienza e di libera espressione.
Questa persecuzione, che come ci ricorda papa Francesco è più feroce di quella subita dai cristiani nell’epoca apostolica, deve provocare e scuotere tutti noi battezzati che crediamo troppo tiepidamente e siamo poco coraggiosi nell’impegnare la vita con il Vangelo. Il loro martirio e il loro coraggio ci diano forza e consapevolezza. Un insegnamento assai prezioso ci giunge da queste donne, uomini e bambini provati nella carne: la loro testimonianza caparbia e convinta ci dimostra quanto l’esistenza sia irriducibile alla sola dimensione materiale.
Da AVVENIRE
Iraq, cristiani perseguitati
La nostra fede risvegliata dalla loro testimonianza
L’urgenza di mostrare vicinanza ai cristiani perseguitati
di Juliàn Carròn*
12 agosto 2014
Caro direttore, «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui» (I Cor 12,26). Come non sentire tutto lo straziante dolore dei nostri fratelli cristiani perseguitati? È un clamore che aumenta sempre di più davanti alle immani ingiustizie sofferte dai cristiani in tante parti del mondo, costretti a lasciare tutto e a fuggire dalla loro terra per un unico motivo: il fatto di essere cristiani. Sembra incredibile che nel XXI secolo possa capitare ancora una cosa del genere.
«Ci sono più martiri oggi che nei primi secoli della Chiesa; più martiri! Fratelli e sorelle nostri. Soffrono! Loro portano la fede fino al martirio» (18 maggio 2013). Come possiamo rimanere indifferenti davanti a queste parole di papa Francesco? Evidentemente siamo di fronte a una nuova sfida, come ci ricorda la Evangelii Gaudium: «A volte queste [sfide] si manifestano in autentici attacchi alla libertà religiosa o in nuove situazioni di persecuzione dei cristiani, le quali, in alcuni Paesi, hanno raggiunto livelli allarmanti di odio e di violenza» (61).
Ma pur in mezzo a queste sofferenze, riceviamo la testimonianza della loro fede, come ha detto l’arcivescovo di Mosul in una recente intervista: «Sono loro che hanno iniziato a dirmi di avere bisogno di essere più attaccati alla nostra fede. Erano loro a dirmi che erano tornati a vivere dentro le tante difficoltà. Loro me lo dicevano a parole e io, dai loro occhi, capivo che era vero. Lo capivo dal modo in cui me lo dicevano», perché «quando sono arrivato era un’altra cosa. Erano altre persone. Ma dopo sei mesi, un anno, il cambiamento in loro era palpabile» (Tracce, luglio/agosto 2014). Mi auguro che noi riusciamo a far tesoro della loro testimonianza, così che essi risveglino la nostra fede per poterla vivere e testimoniare come loro nelle circostanze in cui ciascuno è chiamato a viverla.
«Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui. […] Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte» (I Cor 12,26-27). Proprio per questa comune appartenenza al corpo ecclesiale vorremmo portare noi un poco del peso di intolleranza, incomprensione e violenza che il mondo che rifiuta Cristo carica sulle spalle dei nostri fratelli.
Come non sentire l’urgenza di mostrare tutta la nostra vicinanza ai cristiani perseguitati? Lo facciamo non solo unendoci al clamore di tutti coloro che avvertono questa ferita come inferta a se stessi, affinché questi fatti non passino sotto silenzio, ma soprattutto partecipando con tutte le nostre comunità di Comunione e Liberazione sparse in Italia alla preghiera per loro indetta dalla Cei il 15 agosto, uniti a tutta la Chiesa italiana. Grazie dell’ospitalità.
*Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione
da Libero.it
L’ACCUSA
Iraq, Antonio Socci:
i cristiani muoiono
e Papa Francesco sta in silenzio
11 agosto 2014
Il dramma in corso dei cristiani perseguitati vede i laici (perfino governi anticlericali come quello francese) quasi più sensibili del mondo cattolico ed ecclesiastico. Dove si trattano con poca sensibilità e qualche fastidio le vittime, mentre si usa una reticente cautela – cioè i guanti bianchi – verso i carnefici. Duecentomila cristiani (ma anche altre minoranze) sono in fuga, cacciati dai miliziani islamisti che crocifiggono, decapitano e lapidano i nemici. In queste ore mi giungono pure notizie ufficiose di efferatezze indicibili su donne e bambini (speriamo non siano vere).
Considerando questo martirio dei cristiani che sono marchiati come “nazareni” senza diritti, braccati, uccisi, con le chiese bruciate e la distruzione di tutto ciò che è cristiano, la voce del Vaticano e del Papa – di solito molto interventista e vigoroso – è stata appena un flebile vagito. Neanche paragonabile rispetto al suo tuonare cinque o sei volte «vergogna! Vergogna! Vergogna!» per gli immigrati di Lampedusa, quando peraltro gli italiani non avevano proprio nulla di cui vergognarsi perché erano corsi a salvare quei poveretti la cui barca si era incendiata e rovesciata mentre erano in mare.
Ha ragione Giuliano Ferrara. Che di fronte all’orrore che si sta consumando nella pianura di Ninive, il Vaticano abbia partorito, giovedì (in grave ritardo oltretutto), una semplice “nota” di padre Federico Lombardi dove, a nome del Papa, si chiede alla «comunità internazionale» di porre fine al «dramma umanitario in atto» in Iraq, è quel minimo sindacale che ha l’unico obiettivo di salvare la faccia. Anche perché è ben più di un «dramma umanitario» e nulla si dice su cosa bisognerebbe fare. Inoltre – osserva Ferrara – «nulla, nella dichiarazione freddina, viene detto su chi siano i responsabili di questi “angosciosi eventi”. Non un accenno alle cause che hanno costretto le “comunità tribolate” a fuggire dai propri villaggi».
Ormai la forza con cui Giovanni Paolo II difendeva i cristiani perseguitati è cosa passata e dimenticata. E anche la limpidezza del grande discorso di Ratisbona di Benedetto XVI – che era una mano tesa all’Islam perché riflettesse criticamente su se stesso – è cosa rimossa. Quella dell’attuale pontificato è una reticenza sconcertante di fronte a dei criminali sanguinari con i quali – dicono i vescovi del posto – non c’è nessuna possibilità di dialogo perché nei confronti dei cristiani loro stessi han detto «non c’è che la spada».
Una reticenza che è ormai diventata consueta nell’atteggiamento di papa Bergoglio, che non pronuncia una sola parola in difesa di madri cristiane condannate a morte per la loro fede in Pakistan o in Sudan (penso ad Asia Bibi o a Meriam), che si rifiuta perfino di invitare pubblicamente a pregare per loro, che quando c’è costretto parla sempre genericamente dei cristiani perseguitati e arriva ad affermare, come nell’intervista a La Vanguardia del 13 giugno: «I cristiani perseguitati sono una preoccupazione che mi tocca da vicino come pastore. So molte cose sulla persecuzione che non mi sembra prudente raccontare qui per non offendere nessuno».
Per non offendere chi? I criminali sanguinari che crocifiggono i «nemici dell’Islam»? Non è sconcertante? Ci sono migliaia di innocenti inermi in pericolo di vita, braccati e laceri, in fuga dagli assassini e Bergoglio si preoccupa di «non offendere» i carnefici? Perché tutti questi riguardi quando si tratta del fanatismo islamista? Perché nemmeno si osa nominarlo? E perché si chiede alla comunità internazionale di mettere fine al “dramma umanitario” senza dire come?
Oltretutto il papa poteva seguire l’esempio di Giovanni Paolo II. Ci aveva già pensato questo grande pontefice infatti a elaborare la nozione di «ingerenza umanitaria», venti anni fa: quando si deve impedire un crimine contro l’umanità e non vi sono più altri mezzi diplomatici è doveroso, da parte della comunità internazionale, un intervento militare mirato e proporzionato che scongiuri il perpetrarsi di orrori incombenti. Bastava a Bergoglio ripetere questo principio che è stato già recepito a livello internazionale. D’altra parte che di questo ci sia bisogno lo dicono i vescovi di quelle terre: «Temo che non ci siano alternative in questo momento a un’azione militare, la situazione è ormai fuori controllo, e da parte della comunità internazionale c’è la responsabilità di non aver fatto nulla per prevenire o fermare tutto questo». Lo ha dichiarato Bashar Matti Warda, l’arcivescovo di Erbil che si trova in prima linea, immerso nel dramma.
È troppo comodo – da parte di certi cattolici – lanciare generiche denunce contro l’Occidente, contro il «silenzio colpevole» (di chi?), quando da anni fra i notabili cattolici si evita accuratamente di denunciare i fanatici islamisti con nome e cognome, quando si ha cura solo di sottolineare che il loro non è il vero Islam (che com’è noto è rose e fiori), quando non si richiama mai energicamente il mondo islamico al dovere di rispettare le minoranze cristiane e si evita di chiedere un intervento concreto della comunità internazionale per mettere fine al massacro.
Del resto Bergoglio non solo non ha chiesto ingerenze umanitarie, ma nemmeno ha lanciato operazioni di soccorso umanitario o iniziative di solidarietà a livello internazionale che coinvolgessero il vasto mondo cattolico. Tardiva è stata anche l’attivazione della diplomazia. Domenica scorsa, all’Angelus, non ha detto una sola parola sulla tragedia in corso e ha perfino taciuto sull’iniziativa della Chiesa italiana che ha indetto una giornata di preghiera per il 15 agosto a favore dei cristiani perseguitati. Anche pregare per i cristiani perseguitati è «offensivo» verso i musulmani?
Quantomeno quella dei vescovi italiani sarà una vera e seria preghiera cristiana. E non capiterà di rivedere l’imam che, invitato in Vaticano per l’iniziativa di pace dell’8 giugno scorso con Abu Mazen e Peres, ha scandito un versetto del Corano dove si invoca Allah dicendo «dacci la vittoria sui miscredenti». Quasi un inno alla “guerra santa” islamica nei giardini vaticani. Un incidente inaudito. Alla preghiera indetta dalla Cei non accadrà. Ora ci si aspetta almeno che il Papa, prima o poi, si associ all’iniziativa dei vescovi, magari replicando la preghiera in piazza San Pietro per la pace in Siria che, come ricordiamo, combinata con la diplomazia, qualche buon effetto lo ebbe.
Auspicabile sarebbe anche un’attivazione di tutta la cristianità per iniziative di aiuto e di solidarietà ai perseguitati. Ma pare proprio che non sia questa l’aria. Sembra di essere tornati indietro allo smarrimento dei cupi anni Settanta, alla subalternità ideologica dei cristiani, a quel buio che fu dissolto solo dall’irrompere del grande pontificato di Giovanni Paolo II.
di Antonio Socci
Per non averti risposto come solo lui sa fare, deve essersi messo in mutua davvero…
… a chi ti riferisci?
Mi riferivo a Zara Jakob…ma vedo che il don non si è messo in mutua…purtroppo
Che significa… purtroppo>?
Al quel Socci, qualcosa gli devono aver fatto da piccolo, mette veramente i brividi, poi non parliamo degli altri due, che devono già essere nati storti.
hai perfettamente ragione. Socci lo ritengo un emerito cretino. Di Scola è meglio non parlare e Carron, dopo quello che ha fatto per far sì che Razingher ci regalasse scola, lo trovo il più disonesto (basta poi leggere la lettera scritta alla morte del Card. Martini e confrontarla con quella scritta al nunzio in Italia per sostenere l’attuale arcivescovo)
Non saprei dire se abbiate perfettamente ragione entrambi, in quanto il vostro italiano lascia a desiderare e fa sì che le vostre scemenze siano illeggibili, come del resto zoppipca molto la vostra logica. Socci da tempo si è distanziato da CL, anche se questo non ne ssminuiisce intelligenza e valore di giornalista e di uomo nè la stima che ho per lui (pur non approvandone il pensiero). In quanto agli altri due, che stimo e conosco, mi basta l’intelligenza loro e il valore della loro opera e del carisma dda cui vengono (apprezzato, tra i tanti, da TUTTI i Papi da Roncalli fino a Bergoglio, gente il ccui comprendonio è ANNI LUCE davanti al vostro cervellino). Fortunatamente, gente come voi non ha NESSUNA base (culturale e soprattutto umana) per affibbiare dispregiativi immotivati a chicchessia. Anche perchè, per farlo, occorrono INTELLIGENZA e CULTURA (oltre che conoscenze grammaticali). Del resto, potete tenervi Bettazzi, Turoldo e tutta la MERDA cat-com e ANTICRISTIANA. Fortunatamente, il cristianesimo non è identificabile ccon questo sterco…
Tu dici che non so scrivere, ma tu non conosci la grammatica italiana. Quanti strafalcioni in poche righe! Non ti do dell’asino perché l’asino si offenderebbe. Un bambino di prima elementare scriverebbe meglio di te. Lasciamo stare la tua capacità culturale: poche righe sono bastate per capirne la dose. Gente, ignorante come te, viene accalappiata facilmente dalle sette religiose, Cl in primis.
Le domande sono sempre le stesse. Che c’entra Dio con la guerra? Sarebbe un essere ben poco attendibile e molto discutibile se desse vita al miracolo del creato per poi chiedere che venga distrutto nel suo nome. Che c’entra Dio con la politica, l’intolleranza razziale, i traffici, le transazioni economiche e finanziarie, le grandi opere col loro contorno di meschini interessi privati e relativi compromessi? Che c’entra Dio con l’Opus Dei, Comunione e liberazione, i Memores domini e altre corbellerie simili? Quando l’uomo non sa come giustificare le proprie scelleratezze è sempre pronto a tirare in ballo il soprannaturale, ciò che è intangibile e non è comprensibile per le nostre intelligenze limitate: divinità o forze oscure che siano, di fronte alle quali ci sentiamo impotenti e l’unica possibilità che ci resta è adeguarci.
Parole sante, don. Ma che ci fai ancora con quella tonaca addosso?
Penso che ognuno che riflette sul problema dei perseguitati, possa giungere a delle conclusioni, ma guardandosi dal farlo sulla base del fatto che certe cose le pensi Tizio o Caio, nel caso in questione Scola o Socci o chiunque altro.
Ed in particolare non penso si debba considerare la questione solo perchè i perseguitati sono cristiani.
Sono perseguitati e basta.
Ma quali soluzioni?
Su questo tema ci sono due principali scuole di pensiero.
Quella che dice che gli altri stati ed enti dovrebbero fregarsene, se la questione non tocca loro interessi, e quella secondo cui c’è una questione che riguarda sempre il mondo civile, in caso di persecuzioni.
Poi esiste un’ulteriore suddivisione tra chi comunque contrario ad atti di forza, e chi favorevole, almeno in alcuni casi.
Per far capire come vedo io la questione,ipotizzo un’ucronia, cioè un racconto di fantasia storica, in cui cambio alcuni fatti rispetto a quanto realmente successo.
Come noto ai cultori di fatti storici, uno dei più grandi errori strategici del nazismo fu quello di fare guerra alla Russia ed agli USA, tramite i giapponesi.
Probabilmente, se la Russia non fosse stata attaccata, e se tramite l’asse non si fossero attaccati gli USA,il nazismo non sarebbe stato sconfitto, forse neppure attaccato.
Se, quindi, Hitler fosse rimasto al potere,senza che venissero attaccati Russia ed USA, probabilmente sarebbe rimasto ancora al potere un regime che avrebbe continuato a perpetuare le sue efferatezze e milioni di persone avrebbero continuato a subire le sue persecuzioni.
Domanda: gli occidentali avrebbero fatto comunque bene, in particolare gli USA, ad attaccare la Germania nazista, anche se non attaccati?
Anche se nessun atto di guerra fosse stato portato contro di loro da parte di Giappone o Germania?
Io penso di si.
In nome della guerra contro il sopruso.
Diversamente, avremmo avuto la continuazione di quel regime.
Non sono quindi concorde con chi sempre e necessariamente contrario ad interventi militari.
Questi del’Isis mica si possono fermare a belle parole.
Al tempo stesso, per me non fa differenza alcuna che i perseguitati siano cristiani, musulmani, buddisti, iracheni, curdi, e via dicendo.
Senza distinzione di razze e di religione.
Diversamente, i principi di civiltà giuridica internazionali come possono essere tutelati?
A parte l’ovvia ingiustizia che deriverebbe dall’intervenire in alcuni casi ed in altri no.
Ci ricordiamo della Serbia e di Milosevic?
Perchè, ad esempio, in quel caso si, ed ora no?
caro don Giorgio De Capitani che ne dici di metterti in mutua per un po’?
Marca visita, chiedi al tuo vescovo un periodo di riposo. Mai letto così tanto veleno sputato addosso a dei confratelli, mai lette tante str**zate tutte in una volta.
Pigliati una pastiglia datti una calmata, lascia vivere anche gli altri, chiediamo una preghiera per delle persone a noi care, se non ti sei accorto in passato abbiamo pregato per tutte le guerre e per tutti i popoli, ricordo il digiuno fatto per la siria, ricordo le preghiere per la pace in occasione delle recenti guerre, ecc.ecc. ora preghiamo per i cristiani… (mamma mia che grave peccato! questi cristiani colpevoli di tutte le nefandezze del mondo). Mi sembri un savonarola riuscito male.
Amplia la tua visione non leggere solo la propaganda anticattolica dei massoni e dei protestanti.
leggi un po’ il vangelo quello di Gesù Cristo, e impara la vera mitezza, la vera carità… su coraggio, vedrai che la bile ne gioverà!
… essere punti sul vivo brucia!!!
Le vipere, se le tocchi, emettono il veleno!
Temo che sia tardi caro Jakob, anch’io l’ ho incoraggiato ad essere più mite, ma è più forte di lui. D’altra parte è difficile per un uomo di una certa età rinunciare ad essere se stesso, molti quando invecchiano purtroppo fanno emergere il loro aspetto peggiore senza curarsene, probabilmente non se ne rendono nemmeno conto. Non resta che pregare per Don Giorgio, La preghiera sempre, perchè sono fermamente convinto che il male del Sacerdozio oggi, è anche frutto di mancanza di preghiere da parte di noi fedeli. Se i cristiani sono i primi a non tenere più in mano il Santo Rosario per pregare per il proprio parroco… Satana ci va a nozze.