Valeria Fedeli, le battaglie per i diritti, per lo ius scholae e contro la violenza sulle donne

da Il Corriere della Sera

Valeria Fedeli, le battaglie per i diritti,

per lo ius scholae e contro la violenza sulle donne

di Emanuele Buzzi
L’ex ministra e la lotta contro le disuguaglianze: «L’articolo 3 della Costituzione è la guida del mio agire»
Una «figlia » del sindacato e dell’impegno sociale, con uno stile comunicativo diretto: Valeria Fedeli era una politica – come molti colleghi la stanno ricordando in queste ore – «appassionata e battagliera». Che andava dritta al punto, senza giri di parole. Una vita militante che rivendicava come valore. L’ex ministra dell’Istruzione, arrivata ai vertici della politica dopo una carriera spesa nel sindacato, era di umili origini e credeva nella scuola come presidio democratico. A viale Trastevere aveva difeso la Buona Scuola varata dal precedente esecutivo guidato da Matteo Renzi. Il suo mandato al ministero era stato segnato dalla polemica sul suo titolo di studio (aveva un diploma magistrale e non una laurea), ma il suo impegno era proseguito anche dopo la fine dell’esperienza di governo. Aveva promosso un disegno di legge per introdurre l’educazione di genere nelle scuole.
Si era spesa per lo ius scholae al punto da entrare in forte contrasto con Giorgia Meloni, all’epoca all’opposizione. Era l’estate del 2022 e Fedeli attaccava la futura premier.
«L’articolo 3 della Costituzione è la guida del mio agire», aveva scritto sui suoi canali social. E proprio a quel riferimento della Carta, quello che parla di uguaglianza dei cittadini senza discriminazioni, Fedeli si è sempre ispirata. Attenta ai diritti dei lavoratori, aveva dato battaglia per il salario minimo e per le tutele sulla sicurezza nei posti di lavoro. E si era schierata anche contro le molestie sul lavoro: «una forma subdola di violenza», aveva rimarcato.
Proprio la lotta alla violenza sulle donne era stato l’altro cardine della sua azione politica. In prima linea con l’associazione «Se non ora, quando?», aveva anche auspicato l’elezione di una donna al Quirinale. Nel 2015 era stata lei a ricoprire pro tempore la seconda carica dello Stato: era subentrata a Pietro Grasso dopo le dimissioni dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Si era schierata al fianco dell’Ucraina dopo l’attacco russo: «Con grande forza e chiarezza il presidente Draghi ha espresso la vicinanza, il sostegno e la determinazione dell’Italia al fianco del popolo ucraino che eroicamente sta resistendo all’incivile aggressione russa. Una posizione che ci deve rendere tutte e tutti orgogliosi. Perché questa è la nostra storia e identità». Un pensiero ricorrente, anche in occasione della festa della Liberazione: «Siamo figli e figlie di quella storia gloriosa che ci ha donato la Repubblica democratica e la Costituzione. Quella storia che si chiama Resistenza. Il pensiero, soprattutto oggi, va a coloro che stanno combattendo per la libertà».

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