L’EDITORIALE
di don Giorgio
I brani delle Messe quaresimali
e… i preti “inverecondi”
Secondo il rito ambrosiano sembrerebbe che, ad “animare” la Quaresima nelle sue celebrazioni eucaristiche, sia il Quarto Vangelo con alcuni brani a dir poco sconvolgenti, sotto tanti punti di vista. Così dovrebbe essere, cioè queste pagine, scelte con saggezza, dovrebbero illuminare la fede dei credenti per renderla più pura in vista del Mistero pasquale.
Purtroppo, siamo sempre al solito “punctum dolens”, ovvero al punto cruciale, se è vero che, pur avendo a disposizione pagine tanto elevate da immergerci nel profondo divino, noi preti, sempre più svogliati o a fase alterna, riusciamo a banalizzare anche il Divino, con qualche escamotage di cattivo gusto per attirare un po’ di attenzione di quei tre o quattro “mocciosetti” (non in senso dispregiativo) che vengono ancora a Messa.
Se ne sentono di tutti i colori, e così la samaritana è la donna dai cinque e più mariti (mi ricordo che anni fa un prete un po’ burlone la chiamava la “pentateuca”), il cieco nato è un tipetto un po’ divertente che quando ricupera la vista mette nel sacco i “ciechi” farisei, così il duro scontro tra Gesù e i capi giudei lo si riduce a uno scambio di violento di insulti, il racconto della risurrezione di Lazzaro è troppo prolisso per essere colto nella sua essenzialità, e allora ci si sofferma sul cadavere di Lazzaro che puzza da quattro giorni, ed eccolo uscire dal sepolcro ancora avvolto dalle bende. “Vieni fuori!”: che effetto quel grido urlato a uno che era morto!
Certo, le omelie non sono tutte di questo genere, no, è vero, sono ancor peggiori, e nel migliore dei casi passano in secondo piano, perché non si ha neppure il tempo per sfiorarle nella loro mistica bellezza: come si fa, se i brani sono già lunghi e noiosi da leggere (almeno venissero letti da più lettori!), e allora si inventa qualcosa di extra che dia un certo movimento al momento liturgico ritenuto pastoralmente come ingessato. Forse bisognerebbe togliere il gesso dalla testa dei preti! E così, ecco un gruppo di scout di passaggio che prendono in mano la situazione liturgica animando a modo loro la Messa, ecco i bambini della Prima Comunione che si preparano alla Prima Confessione, e magari c’è qualche parroco che inserisce nella celebrazione eucaristica uno o anche più battesimi: tutto fa brodo, purché… purché che cosa?
Non vorrei continuare ad elencare una lunga lista di follie pastorali. Proviamo invece a dire sul serio qualcosa sui brani del quarto Vangelo, scelti con saggezza dalla Liturgia che riesce anche a farci volare, quando ci facciamo prendere dallo Spirito divino.
Giovanni: l’evangelista dallo sguardo di un’aquila che sfida la luce del sole! Riconosciuto dagli esegeti come il teologo più teologo tra gli Evangelisti. Preferirei chiamarlo il più mistico. Ma come si può dirlo, se non si ha neppure una infarinatura di conoscenza della grande Mistica medievale! Mistica con la qualifica più nobile: di essere “speculativa”, e non emotiva!
Diciamo come stanno le cose. Il quarto Vangelo non è tanto di Giovanni, che ha l’ha messo per iscritto dopo anni e anni che era stato meditato e pregato nelle assemblee eucaristiche da parte di una vivace comunità di cristiani educati a una fede sempre più pura e matura nel Messaggio di Cristo.
Giovanni alla fine riceve l’incarico di mettere per iscritto quel Vangelo a lungo meditato, offrendoci così una visione diversa dall’ottica degli altri tre Evangelisti. Ogni episodio si sveste di quell’aspetto cronachistico che inizialmente è stato il rischio, anche sotto pressione di dire subito qualcosa di ciò che Gesù aveva detto e aveva fatto. I cristiani volevano sapere, ma, come dice lo stesso Paolo, quando si è bambini il cibo è per bambini, quando si diventa adulti il cibo è per adulti. Capiamo perché solo Giovanni narra l’incontro di Gesù con Nicodemo, con la donna di Samaria, le nozze di Cana, il miracolo del cieco nato, la risurrezione di Lazzaro, ecc.
E se è vero che la comunità di Giovanni sembra aver sviluppato in particolare due temi, quello della luce e quello della vita, non a caso c’è anzitutto il tema della luce, da cui viene la vita. Lo dicono anche gli scienziati: la vita proviene dalla Luce. E noi, creature, siamo luce, un riflesso di Dio Luce. E non basta: dentro di noi c’è una “scintilla divina”, che è lo spirito. Così dicono i Mistici medievali. Meglio credere a loro che ai teologi che discutono invano su Dio come fosse un oggetto di contesa tra francescani e domenicani, tra ante e post teisti, e così quando si trovano di fronte al Vangelo secondo Giovanni si trovano spiazzati, cercano di biascicare qualcosa, o, meglio, neppure tentano. Le loro idee sono così aggrovigliate che non sanno che pesci prendere. E così le pagine più belle di Giovanni si scolorano, perdono l’antico splendore, sono “segni” sotto cui gratta gratta questi teologi trovano solo un labirinto di supposizioni.
I Mistici ci insegnano che la Parola di Dio si genera e si ri-genera nel grembo vergine del proprio essere, perciò incontaminato, non ritoccato da quell’ego che, sotto le spoglie di un dottore della legge, con tanto di laurea sovrabbondante, è la maschera dell’inganno.
Quando leggo il Vangelo secondo Giovanni sento lo Spirito che mi sussurra: “Làsciati andare! Non fare resistenza! Non interporre qualche ombra per paura che io ti prenda fino alla follia!”.
Il Vangelo di Giovanni non è da leggere o, meglio, mentre lo si legge, ci si deve lasciare passivamente attrarre fino a gustare misticamente tutta la gioia di quella Grazia che prende per donarsi. Più prende, più si dona. Si prende lo spazio puro perciò libero, e lo riempie dello Spirito santificante.
Se dovessi dire queste cose ad una congrega di preti girovaghi, questi mi guarderebbero con occhi un po’ sonnolenti (sono stanchi per il troppo correre!), tutti concentrati a pensare a qualcosa di ancor più carnale, perché in fondo ciò che piace ai preti di oggi è quell’insieme di banalità elettrizzanti che li spingono anche a superare l’età della crisi. Se si immergessero almeno nella mistica giovannea, non pretendo che vadano oltre, ovvero riscoprano la Bellezza della Mistica medievale speculativa, forse le crisi si dissolverebbero come nebbia al Sole.
Assisteremo ancora a Messe quaresimali a dir poco invereconde. E poi ci lamentiamo che la gente non viene più in Chiesa?
14/03/2026
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