
di don Giorgio De Capitani
Vorrei fare anzitutto alcune premesse.
1. L’autore delle due sgangherate righe apparse su Merateonline (leggi l’articolo fotocopiato) non ha neppure il coraggio di firmarsi. In ogni caso, tradisce, la sua provenienza o da Perego o da Rovagnate, in quanto, dopo essersi definito “un parrocchiano della Comunità pastorale S. Antonio Abate”, aggiunge “La Valletta Brianza”. Mi sto accorgendo che in fondo in fondo il direttore di Merateonline qualche ragione ce l’abbia nel contrastare la fusione: essa può diventare un rifugio più comodo per i vigliacchi! Ancora. Il fatto che l’anonimo autore della lettera si presenti come un “parrocchiano della Comunità ecc. ecc.“ che cosa significa: che quel parrocchiano è semplicemente un fervente cristiano della Santa Romana Chiesa Cattolica oppure che vive intensamente la sua appartenenza alla Comunità pastorale suddetta? In questo ultimo caso, vorrei chiedergli se i suoi pastori abbiano parlato, come abbiano parlato e tuttora parlino dei cristiani perseguitati e uccisi. Oppure il “parrocchiano” ce l’ha solo con me perché mi vuole bene, e perciò vorrebbe che mi convertissi al Cristianesimo dei primi martiri? Vedo che legge ogni giorno il mio sito, e questo mi fa piacere.
2. Risponderò poi all’accusa di non accodarmi alle proteste di Papa Francesco in difesa degli innocenti cristiani vittime del fondamentalismo islamico. Ma non intendo rispondere di persona a un parrocchiano “qualsiasi” della Comunità pastorale S. Antonio abate, essendo il sottoscritto escluso in tutti i sensi dalla vita pastorale della Comunità suddetta. Soprattutto, non intendo rispondere a coloro che, a parole si fanno paladini della libertà religiosa, in realtà hanno contrastato (e tuttora lo fanno) quei preti (tra cui anche il sottoscritto) che hanno cercato e cercano di aprire gli occhi alla gente in vista di un Cristianesimo autentico. Questi pseudo-cattolici apparentemente sono solidali con i martiri cristiani, in realtà distruggono la libertà di pensiero di quanti vorrebbero una pastorale diversa da quella gestita da beghini e beghine e da preti con la testa fasciata.
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Fatte queste premesse, ora rispondo in generale all’accusa che non avrei mai parlato, o solo di sfuggita, della persecuzione in atto dei cristiani nei paesi più a rischio, là dove si vorrebbe imporre con la forza e la violenza l’impero dell’Is o dell’Isis.
Già l’ho detto: dietro all’Is (Stato islamico) o Isis (Stato islamico dell’Iraq e della Siria) non c’è nulla di realmente religioso; la religione è solo un pretesto per imporre il proprio dominio “politico” sul mondo. Se dove ci sono i cristiani, quelli dell’Is fanno stragi, non c’entra nulla la fede in Gesù Cristo o l’appartenenza ad una Chiesa. Dio e l’anti-dio sono sempre stati la bandiera per fare guerre in un modo o nell’altro.
E allora il problema non è l’uccisione di cristiani o non cristiani, ma la violenza di un gruppo di fanatici che vorrebbero imporre il loro potere sulla terra. Ed è qui che deve entrare in gioco la politica internazione: fermare o non fermare questi pazzi? Già si è in parte taciuto sull’orrenda carneficina, che tutti conosciamo, ai tempi di Hitler, e anche allora la religione o la razza erano solo un pretesto per conquistare il mondo.
Io sono per la pace, ma non sono un idiota pacifista, che sta in casa a pregare o va nelle piazze a urlare per la pace. Sono realista: la politica faccia bene i suoi conti, e se c’è da fermare un pazzo con la forza, la forza in tal caso è sacrosanta.
Ma non ho finito. Adesso arriva il bello o il brutto.
Si parla sempre di persecuzione che proviene dall’esterno della Chiesa. Ma già fin dagli inizi del Cristianesimo, la persecuzione dall’esterno è poi passata all’interno. La Chiesa, più si organizzava, si dogmatizzava, si irrigidiva negli schemi, diventava religione, e più emarginava i dissidenti. Ed ecco le scomuniche, poi i roghi. Ancor peggio, ecco le guerre di religione. La Chiesa ha anticipato l’Is o l’Isis, distruggendo, massacrando: in nome di quale dio? Ed ora la Chiesa finge di non sapere ciò che ha ha fatto nel passato? Solo nel passato? Fino all’altro ieri, fino a ieri, ancora oggi violenta la libertà di coscienza, il libero pensiero…
E tu, cristianello della mutua, vieni qui a dirmi perché non parlo dei cristiani perseguitati e uccisi dall’Is o Isis? Certo, non sono indifferente alle stragi, ma quando le stragi colpiscono gli innocenti, indipendentemente dal fatto che siano cristiani oppure no.

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Il Papa ha condannato il genocidio degli armeni, ma forse si dimentica dei genocidi compiuti dai cristiani cattolici.
Leggete questo articolo: qui
Mi ero ripromesso di non scrivere più.
Tuttavia non intervenire da parte mia sarebbe, in questo caso, delittuoso.
Don Giorgio, ma che male ci può essere mai nel ricordare il “Medz Yeghern”?
Io ho subito la Shoah, e so che lei a riguardo ha parecchia confusione in testa. Non importa, siete in molti.
Io però sono ebreo, e non ho mai voluto, mai, dimenticare il “Medz Yeghern”,anzi. Il paradosso riposa nel fatto che la maggior parte degli storici di quel genocidio non sono cattolici, ma membri del mio Popolo. Addirittura gli scrittori ed i poeti che più hanno ricordato il milione e mezzo di armeni vilmente assassinati sono ebrei.
Werfel, Hilsenrath, Katzenelson, e potrei proseguire.
Che cosa avevano di diverso da noi, quei cattolici?
Nulla.
Nel deserto i bambini venivano ferrati come cavalli, le bambine violentate. Spesso i maschi venivano ammazzati subito…e le donne inchiodate a una croce.
Il movimento protofascista dei Giovani Turchi è stato, e solo un governo infame come quello di Ankara osa negare l’evidenza.
A me ricorda altri negazionisti, quel governo.
Oh, stia lieto, don Giorgio. Presto la parca taglierà anche l’ultimo filo che mi tiene in vita.
Ma rimango spiazzato di fronte alla sua posizione.
Ancora una volta.
Non ricordare è come uccidere di nuovo.
Io quei cattolici li ricorderò.
Fino alla fine.
Dico solo una cosa: ai dittatori (Hitler o altri, oggi quelli dell’Isis) non importa un fico secco dell’aspetto religioso e neppure della razza. Importa solo conquistare il mondo. Chiuso il discorso!
Per fortuna, nel tempo le cose si sono modificate, quanto a taluni aspetti relativi alla tolleranza.
A fronte di religioni intransigenti, che condannano a morte gli eretici, coloro che non la pensano come loro, alcune sono diventate tolleranti verso le altre confessioni e fedi.
Oggi possiamo quindi meglio capire il senso di cosa sia una religione e di come reagisca verso coloro che non la condividono.
E’ un tema su cui ci siamo intrattenuti altre volte: una religione è una serie di principi in materia di fede e di morale, che si condividono o meno. Dove esiste, per fortuna, il libero pensiero, sussiste una sorta di libertà a due sensi: quella di non condividere taluni principi, o parte di essi, senza che questo comporti ritorsione alcuna, e quella, al tempo stesso, di lasciare che una religione o confessione professi quello in cui crede.
Una religione può dirmi che il mio pensiero non è in linea con la stessa
Diversamente, la religione cesserebbe di essere insieme di principi, come dianzi detto.
E’ cioè nel dna di cosa si intende per religione, che la stessa enuclei principi, sia ontologici che deontologici.
Diversamente sarebbe un qualcosa cui ricondurre tutto ed il contrario di tutto.
Anzi, prima ancora di qualsiasi reazione da parte della chiesa, è la natura stessa delle cose a dirci che talora quanto pensiamo non riconduce ad un determinato ambito, si tratti di disciplina ideologica, filosofica, politica o religiosa.
Se, ad esempio, io sono liberale, è ovvio che non sono comunista, e viceversa.
Il resto è solo una successiva conseguenza, nel senso che spesso tutte queste discipline ti dicono che eventuali punti di vista sono in disaccordo con le medesime, pertanto anche le discipline non religiose operano le loro scomuniche.
E questo porta chiarezza.
Ad esempio, io sono perfettamente consapevole che ritenendo, il sottoscritto, che siano del tutto inconciliabili le categorie dell’infinita bontà e potenza divina, o quanto meno una delle due, con il libero arbitrio, mi pongo assolutamente in contrasto con la dottrina cattolica.
Se poi la chiesa mi scomunica, per me è solo ulteriore segno di chiarezza di quanto già pensavo, sulla divergenza tra principi teologici cattolici e quanto sopra.
L’importante è che sia la chiesa, sia il libero pensatore, abbiano entrambi il diritto di dire la propria, nel rispetto del diritto di pensiero e di espressione di ognuno, senza ripercussioni reciproche e senza imposizione.
ok ma il problema e’ quando il potere temporale impedisce ad altri di vivere secondo i propri principi.E questo purtroppo accade ancora oggi sia nella professione di fede sia nel mondo liberale dove sia la chiesa cattolica che il sistema finanziario premono e soffocano l’uomo nel suo essere.Le leggi dicono tutto e il contrario di tutto la chiesa opprime con la sua teologia che e’ ritenuta verbo infallibile solo la chiesa puo’ commentare la parola di gesu’.Di fatto gesu’ parlava direttamente agli umili senza sofisticate contorsioni filosofiche.
si, ma oggi anche se io sono eretico, per dire, non mi mandano al rogo….
diversamente, che cos’è una religione?
Se fosse qualcosa per cui si può avere qualsiasi opinione, non sarebbe religione, ma altro.
Per dire, ci potrebbero stare coloro che credono al libero arbitrio, e chi non ci crede, chi ritiene che Cristo abbia avuto natura divina e chi no, e via di questo passo.
L’importante è che non vi sia imposizione, ed in effetti io la vedo in certi contesti,mentre non mi sentirei di dire che oggi il cristianesimo è come quello di secoli fa, con crociate, rogo, inquisizione, e via di questo passo.
Si per fortuna non ci sono i roghi,ma purtroppo don Giorgio rappresenta la discriminazione piu’ bieca ad opera di una setta all’interno della chiesa.D’altronde di farisei e’ pieno il mondo.Forse diamo troppa importanza all’uomo in realta’ forse e’ solo una scimmia un po’ evoluta e niente piu’
Concordo, ma vorrei ricordare una cosa: non penso di dire nulla di segreto, visto che se ne è parlato pbblicamente proprio su questo sito.
Non mi ricordo se tu, Zorro, all’epoca seguivi già questo sito, mi riferisco a quando don Giorgio fu spostato per ordine di Scola.
All’epoca avevo anche ipotizzato una sorta di strumento legale per contrastare le decisioni di Scola, tratto proprio dal diritto canonico, ipotesi che mi perimsi di suggerire, ma lo stesso don Giorgio non ritenne di usarlo.
Ricordo all’epoca molte parole da parte di chi lo sosteneva, ma poi più nulla.
Io lo dissi sinceramente: mi schieravo apertamente per la libertà di pensiero, ed avevo studiato appositamente quelle norme del codice di diritto canonico che disciplinano una sorta di ricorso contro un superiore che prenda un provvedimento di rimozione o di spostamento, ma, ripeto, la cosa non ebbe poi seguito.
Certo, capii anche che forse si sarebbe preferito, come dire, un passo indietro da parte della stessa struttura gerarchica, ma ovviamente, per realismo, non ci confidavo molto. Anzi, per niente, e non fui tra coloro che pensavano che parlando o protestando si risolvessero le cose……. Pare che Scola neppure abbia risposto a sollecitazioni ecc……
Comunque a me parve, quella decisione di Scola, manifestamente infondata secondo lo stesso diritto canonico, anche perchè, se non ricordo male, poi in fondo nessuno spiegò mai perchè don Giorgio avrebbe dovuto essere rimosso o spostato.
Mai si disse su quale elemento della dottrina egli fosse divergente dal magistero, ed ecco perchè ritenevo privo di motivazioni il decreto di spostamento.
Oddio, in tanti casi capita anche che gli spostamenti non abbiano un carattere sanzionatorio, ma organizzativo.
Cioè che vengano spostati preti per esigenze di organigramma, per così dire…..
A me pareva però che in quel caso fosse sanzionatorio, e senza espresse motivazioni..o meglio, le motivazioni c’erano, manon espresse, probabilmente di ordine politico, cioè per il fatto che don Giorgio non amava molto quelli con ci Scola andava invece d’accordo, più che non su questioni di fede o dottrina…..comunque, ripeto, si ritenne di non dar seguito a questa mia idea di una sorta di ricorso gerarchico (strumento di diritto amministrativo).
Peraltro sono consapevole che ognuno sceglie, come dire, in base alle proprie corde, per cui uno può avere un’idea che sarebbe nelle proprie, di corde, poi non è detto che questo avvenga anche per chi direttamente interessato, e che magari preferisce altra strada……rispetto a quella suggerita…..
Va bene ma sicuramente qualche cristiano fedele alla parola di gesu’ e non alla religione e’ morto per mano degli integralisti islamici.Ed e’ a questi individui che dobbiamo rispetto e onore.Purtroppo non hanno avuto scampo e sono stati martiri.
Sulla base delle sacrosante considerazioni di don Giorgio, mi assilla una riflessione alla quale non trovo una risposta pausibile o minimamente accettabile: come mai il mondo civile non si mobilita in modo coalizzato contro questo scempio che fa arrossire l’umanità per la vergogna?
Interessi sotterranei connessi? Lercio commercio di armi?
Mi risulta che il denaro rimane sempre “super partes” e non vorrei che per una venale questione d’interessi si accettasse la tortura e lo sterminio gratuito di tante vite innocenti.
Caro don Giorgio, stavolta sottoscrivo in pieno le tue parole. È fin troppo facile ricordare le persecuzioni che hanno patito i cristiani fin dagli albori del cristianesimo, è una delle cose che si insegnano fin da bambini, un fondamento della chiesa. Basta vedere quanti martiri, della gran parte dei quali si conosce ben poco, sono stati innalzati agli onori degli altari. Dio, la fede, ma soprattutto la religione sono sempre stati dei comodi paraventi dietro cui nascondere i motivi reali che hanno spinto alle cosiddette “guerre di religione” e alle farneticanti persecuzioni di massa. Perfino la Bibbia, il testo sacro per eccellenza, nel raccontare la storia del popolo ebraico, di tanto in tanto fa quasi apparire Dio come una sorta di capitano di ventura che scende in armi contro i nemici del popolo eletto. Forse, se ci fermassimo un attimo a ragionare sulla storia dell’uomo, faremmo più attenzione a liquidare certi argomenti e certe vicende, atteggiandoci come sempre a vittime. Le crociate le aveva per caso promosse Maometto? E quella infame caccia alle streghe passata alla storia come “Santa” (??) Inquizione in cui sono state torturate e uccise migliaia di vittime innocenti, da chi veniva orchestrata? E le violenze, le sopraffazioni, lo sterminio di intere civiltà, di cui è costellata la storia della “conquista del nuovo mondo” non avevano forse il beneplacito del papa, dei vescovi e di tutto l’apparato della chiesa cattolica che le identificava come missioni di apostolato e proselitismo? Trilussa lo afferma chiaramente nella sua “Ninna nanna” di denuncia della guerra: “…ninna nanna, tu nun senti li sospiri e li lamenti de la gente che se scanna per un matto che commanna; che se scanna e che s’ammazza a vantaggio de la razza o a vantaggio d’una fede per un Dio che nun se vede, ma che serve da riparo ar sovrano macellaro…”…….
Comunque non ho ancora avuto notizia del fatto che qualcuno dei cristiani del medio oriente per scampare alla persecuzione abbia abiurato la fede cristiana. C’è da meditare, perché tra i nostri cristiani leghisti quanti farebbero altrettanto? Oppure abiurerebbero, pur di salvare la pelle?