Omelia di don Giorgio: Settima dopo Pentecoste 2012

15 luglio 2012: Settima domenica dopo Pentecoste

Gs 10,6-15; Rm 8,31b-39; Gv 16,33-17,3

Il testo della prima lettura, tolto dal libro di Giosuè, merita una particolare attenzione per i problemi causati a Galileo. Cercherò di spiegarlo, inquadrandolo anzitutto nel suo contesto storico. Giosuè, successore di Mosè nel guidare Israele all’interno della terra promessa, ha dato il nome a questo libro che apre la serie dei cosiddetti “libri storici” dell’Antico Testamento. Il libro di Giosuè si svolge nettamente in due tappe. Nella prima – di cui fa parte il brano di oggi – si descrive la conquista della terra di Canaan da parte di Israele. Si usano colori epici e trionfali. Tuttavia si riscontrano anche tracce di sconfitte e di alleanze di tipo politico. I dati storici, che pure non mancano, sono sottoposti a una rielaborazione di tipo religioso. La seconda tappa comprende invece l’atto di ripartizione del territorio conquistato tra le varie tribù e si conclude con la solenne assemblea di Sichem, ove tutto il popolo rinnova solennemente la sua alleanza col Signore. Da quel momento inizia la storia di Israele nella terra promessa.
Ho parlato di alleanze di tipo anche politico. Il brano di oggi ne è una conferma. Che cosa era successo? La missione di Giosuè consisteva nel conquistare anche con la forza la terra promessa, occupata da numerosi piccoli stati, con a capo dei re locali. Uno di questi staterelli, che faceva capo alla città di Gabaon, a pochi chilometri da Gerusalemme, per non essere distrutto dall’avanzata militare di Israele, usò un atto d’astuzia. Non dimentichiamo che Giosuè, su ordine di Dio, doveva radere al suolo le popolazioni locali, secondo la legge dello sterminio (cherem): ovvero distruzione totale della popolazione, il cui scopo era quello di salvaguardare la purezza della fede e della propria identità religiosa. Gli abitanti di Gabaon, fingendosi dei pellegrini in viaggio, si presentano a Giosuè chiedendo di stipulare un’alleanza, puntando sulle leggi d’ospitalità dell’antico Oriente. Giosuè si accorge in ritardo dell’inganno: in realtà si trattava di una popolazione locale che perciò doveva essere distrutta. Ma Giosuè non viene meno ai patti, tuttavia non perdona il loro gesto, riducendoli in una specie di schiavitù. 
Succede che cinque re cananei, tra cui quello di Gerusalemme, vogliono punire gli abitanti di Gabaon per avere stipulato l’alleanza con Giosuè, tradendo così la solidarietà con gli altri indigeni della terra di Canaan. I Gabaoniti, sentendosi minacciati, chiedono aiuto a Giosuè che, con il suo esercito, parte a difenderli e infligge una dura sconfitta ai cinque re alleati. La descrizione che ne fa l’autore sacro acquista una tonalità ben più epica e solenne, facendo entrare in scena Dio stesso che, come un grande condottiero rivestito di un’armatura cosmica, interviene con strumenti bellici inattesi e mirabili. Ecco, infatti, la grandinata di “grosse pietre”, facendo pensare addirittura a una pioggia di meteoriti. E, la cosa ancora più sconcertante, è l’invocazione di Giosuè: “Fèrmati, sole, su Gabaon, luna, sulla valle di Aialon”. Queste parole, interpretate alla lettera, sono state alla base della controversia con Galileo. Dire al sole di fermarsi vuol dire allora che è il sole che gira attorno alla terra. Dunque avrebbero ragione Aristotele e Tolomeo, secondo i quali la terra è ferma mentre è il sole a muoversi (teoria geocentrica), invece avrebbero torto Copernico e Galileo secondo i quali è la terra a girare attorno al sole (teoria eliocentrica). Tutti quanti sappiamo la vicenda di Galileo costretto ad abiurare: l’Inquisizione della Chiesa bolla come eretica la teoria copernicana e proibisce formalmente a Galileo di appoggiarla. Prima condannato alla prigione a vita, poi gli viene concesso di scontare la pena nella sua villa di Arcetri, vicino a Firenze, dove muore, ormai cieco.
Pensate: tutta questa vergognosa vicenda è dipesa da una falsa interpretazione di un passo della Bibbia! Vediamo di chiarire un po’ le cose. Per noi moderni è facile oggi accusare la Chiesa di oscurantismo: gli studiosi hanno le idee più chiare, la Chiesa stessa ha capito l’errore madornale in cui è caduta. Tuttavia non è a dire che il fondamentalismo sia del tutto morto: perciò impariamo dagli errori del passato per non cadere ancora in certi grossolani equivoci. Non è più concepibile leggere la Bibbia con gli occhi di chi prende tutto alla lettera. Ad esempio, il fatto di presentare Dio nella sua armatura cosmica così come lo descrive l’autore sacro del brano di Giosuè va letto nel suo significato religioso e simbolico. Fulmini, vento, acqua, grandine, fame e peste sono strumenti simbolici dell’irruzione di Dio nella storia (quella che si usa chiamare “teofania”). A nessuno dovrebbe più venire in mente di prendere questa descrizione alla lettera. C’è di più. Basterebbe semplicemente capire che gli scrittori della Bibbia si esprimono secondo la mentalità del tempo. I fenomeni naturali vengono descritti secondo le conoscenze che si avevano allora, e le conoscenze erano empiriche, basate cioè sulla esperienza visiva. Ancora oggi diciamo: il sole sorge, il sole tramonta. Noi moderni sappiamo che in realtà non è così, ma gli antichi pensavano che fosse il sole a girare attorno alla terra. Così va intesa anche la cosmologia presente nella Bibbia. La cosmologia biblica, ovvero la scienza che studia la struttura e l’evoluzione dell’Universo, “non è un trattato astronomico in linea con le più recenti scoperte scientifiche né, tanto meno le anticipa. Non è neppure una negazione dell’astronomia che possa essere presa a dimostrazione che la Bibbia sbagli. Niente affatto. È solamente una indicazione di ciò che la gente del tempo credeva”. Qui chiariamo una buona volta come dobbiamo leggere la Bibbia. La Bibbia non è un libro di scienze, ma è un libro religioso. Qual era dunque l’intento dell’autore sacro? Qui sta il punto. Il suo intento era di annunciare un grande messaggio di tipo religioso e, aggiungerei, di valore umano. La scienza non è coinvolta se non nel suo aspetto descrittivo di tipo popolare, secondo le concezioni del tempo. L’autore sacro ricorre spesso a miti presi in prestito da altri popoli, a forme poetiche: così dobbiamo leggere le prime pagine della Genesi, dove si narra la creazione del mondo e dell’uomo. Oggi non c’è più nessuno che sostiene che il mondo sia stato creato in sei giorni, che l’uomo sia stato impastato con l’argilla ecc. ecc. Così dobbiamo leggere anche certi miracoli narrati nell’Antico Testamento: il passaggio del mar Rosso viene descritto in modo poetico. Nel caso di Giosuè, l’autore sacro mette in bocca al condottiero un antico canto di battaglia, accompagnato da una specie di commento desunto da un “Libro del Giusto” (una raccolta di canti e di memorie patriottiche, andata perduta). E poi c’è anche una traduzione sbagliata del verbo ebraico “damam”, che non significa di per sé l’arresto del corso del sole e della luna, ma della loro luminosità con un oscuramento atmosferico.
Stiamo dunque attenti! La cosa paradossale è questa: ci siamo scannati per secoli, da una parte i fondamentalisti religiosi e dall’altra i fondamentalisti scienziati, su questioni che potevano essere risolte in due minuti. L’autore sacro non vuole fare lo scienziato, ma lanciare un grande messaggio, usando forme letterarie le più disparate.
Oggi tutti riconoscono che il libro di Giobbe è un capolavoro letterario, costruito però su un personaggio (Giobbe) che probabilmente non è mai esistito. Tutti concordano nel dire che il libro di Giona è una favola edificante. Giona sicuramente non è mai esistito. A noi non interessa sapere se Giobbe o Giona siano personaggi storici, ma ci deve interessare il messaggio universale contenuto nei due capolavori letterari.
“Gli studiosi più recenti poggiano sull'intento prettamente spirituale della Sacra Scrittura, sganciando la Bibbia dalla scienza. Seguendo una tesi, già insegnata da Agostino e da Tommaso, accolta in seguito da Galileo, i teologi più moderni insistono sulla necessità di guardare all'intento dello scrittore. Una nuova realtà può essere vista sotto aspetti e angolature diverse e conseguentemente presentata in forme differenti. Si consideri l'arcobaleno: per lo scienziato è frutto di rifrazione dei raggi di diverse lunghezze d'onda, per cui la luce viene così scomposta nei suoi elementi. Se lo scienziato sbaglia in questa valutazione compie un errore. L'artista ed il romanziere descrivono invece la bellezza incomparabile di tanti colori ed esprimono la piacevole sensazione che ne ricevono. Anche se la loro descrizione non si accorda con la scienza, non vi è alcun errore, in quanto essi non intendono presentare un'opera scientifica, ma solo le proprie sensazioni estetiche. L'errore ci sarebbe solo se sbagliassero nel comunicare le loro sensazioni di gioia o di tristezza suscitate da quei colori. Il teologo non ammira né il lato scientifico, né il lato estetico, bensì la bellezza di Dio che lo ha creato. Egli vi vede un segno di pace tra Dio e l'uomo; vi rinviene come una promessa di non voler più mandare un diluvio devastatore. Vi vede la misericordia divina dopo il pericolo di un tremendo temporale. Se sbaglia nella descrizione scientifica non compie un errore. L'errore vi sarebbe solo se errasse nel suo campo specifico, se la presentazione dell'amore misericordioso di Dio non fosse vera. Solo questa valutazione è garantita dall'ispirazione divina. L'insegnamento spirituale della Bibbia non è presentato in forma astratta, come talora facciamo noi oggi (maniera occidentale), ma è inquadrato nella vita e nel mondo, che vengono descritti come appaiono ai sensi in funzione di una didattica spirituale. Il sole sembra sorgere e tramontare, spostarsi nel cielo, mentre la terra pare starsene immobile. Se l'acqua scende dal cielo deve ben esserci – nel pensiero degli ebrei del tempo – un deposito delle acque al disopra del cielo. Questi dati non sono però ciò che la Bibbia vuole insegnarci, ma costituiscono solo la cornice entro cui il dato spirituale si inquadra. Quel che importa è il quadro, non la cornice. Per donare un messaggio spirituale comprensibile, Dio non poteva fare altrimenti. Doveva ben parlare secondo il linguaggio dell'epoca, secondo le conoscenze scientifiche del tempo, altrimenti non sarebbe stato capito. Il rivelare cognizioni scientifiche moderne, in quell'epoca sarebbe equivalso a screditare lo stesso messaggio spirituale. C’è da riflettere su questo paradosso, ma è la verità”.
Basterebbero le parole di san Agostino per risolvere tutte le questioni inerenti al rapporto Bibbia e scienza: "Lo Spirito santo ci dice non come è fatto il cielo, ma come si va in cielo". Lo stesso Galileo, cattolico fervente, si difese affermando che le Sacre Scritture usano metafore e simboli e non pretendono di spiegare come la natura agisca, esprimendo lo stesso concetto della celebre frase del cardinale Cesare Baronio: "Le Scritture spiegano come si vada in cielo e non come va il cielo".  

 

3 Commenti

  1. laurA ha detto:

    se si pensa ai cananei popolo rivoluzionario Giouse’ è stato un profeta!ma san paolo dice che nulla ci separera’ dall’amore di cristo !quindi w gosue’ e w cisto!

  2. Gianni ha detto:

    Esisterebbe anche un ulteriore modo di interpretare testi come la Bibbia piuttosto che l’Apocalissi di S. Giovanni e vari altri.
    Sinora la maggior parte delle interpretazioni oscilla tra interpretaione dogmatica e letterale ed interpretazione simbolica.
    Io vorrei parlarne laicamente, cioè nella prospettiva di chi non fonda su quei testi necessariamente fedi e religioni.
    Esiste un libro, credo ormai non più in pubblicazione, intitolato “La Bibbia aveva ragione”.
    In sintesi: una serie di studiosi, appassionati di scienza, archeologia, e storia, è andata a verificare cosa ci fosse di vero in tanti episodi narrati….
    Ad es. la distruzione di Sodoma e Gomorra.
    Tradizionalmente, la distruzione delle due città viene letta come punizione divina contro due città dove si erano concentrati i peccatori, da cui anche l’espressione invalsa nel linguaggio attuale di sodomiti ecc….
    I racconti narrano di carri volanti da cui si scatenavano fuochi ecc…..
    Ecco, quindi, due classiche interpretazioni:
    la prima parla di simbolismo, cioè simboli dell’intenzione divina;
    la seconda parla dogmaticamente di un vero intervento divino.
    Beh, come Galileo e Copernico riuscirono a dar dimostrazione che il sistema aristotelico/tolemaico era errato, certi scienziati hanno appurato, forse, la verità sui fatti delle due città, e su vari altri episodi.
    Partiamo da una considerazione:
    un primitivo come interpretava i fulmini?
    Certo, non come un fenomeno attinente ai campi elettrici o elettromagnetici:
    Quindi la saettta era il dardo infuocato di una qualche divinità.
    Se si va a ripercorrere la descrizione dei fatti di Sodoma e GOmorra, si nota che potremmo leggervi in pratica una distruzione atomica.
    Ipotesi interessante, come se una civilità ancora oggi non conosciuta fosse stata in possesso di elementi tali da disporre di una tecnologia bellica atomica.
    Del resto, ci sono tantittime cose che non quadrano nelle ricostruzioni storiche ufficiali.
    Ad es. le pirmaidi: si è scientificamente dimostrato che i metodi normalmente ipotizzati relativi alla loro realizzazione non sarebbero stati sufficienti.
    Quindi, bisognava avre a disposizione tecniche che formalmente la storia considera sconosciute a quei tempi.
    Inoltre, abbiamo antichi documenti geografici che evidenziano mappe che solo una visione dall’alto poteva consentire, eppure la storia riconduce solo a tempi recenti la conoscenza del volo aereo.
    Come la mettiamo?
    Ma ritorniamo su Sodoma e Gomorra:
    ulteriori analisi hanno dimostrato proprio in quelle aree, la presenza di elementi che praticamente sono compatibili solo con esplosioni nucelari, tipiche di una guerra atomica, nelle aree interessate dai racconti, e da far risalire alla presunta epoca storica delle distruzioni.
    Per non parlare della possibilità di creature extratterestri, che potevano essere scambiate per divinità.

    Del resto, il racconto di divinità presentate anche in forma grafica, in varie civiltà, come vestite da quelle che sembrano tute spaziali, è tutt’altro che raro.
    Sempre più, quindi, pare anacronistico basare una fede su siffatti testi e racconti, che certo, mantengono il loro valore letterario, ma sul valore religioso e dogmatico mi pare ci siano sempre più dubbi…..

  3. Tenco ha detto:

    C’è stato uno studioso francese nostro contemporaneo, Fernand Crombette, che, partendo dalla frase della Bibbia, “Ma Dio, nostro Re, da prima dei secoli, ha operato la salvezza al centro della Terra” ha fatto uno studio partendo dall’ipotesi che ciò che era scritto in essa fosse vero sia storicamente che scientificamente, arrivando a teorie interessanti.
    Le ipotesi che Don Giorgio riporta sulla non veridicità di miracoli e di personaggi biblici vanno riportati come supposizioni di studio, non come risultati, il che non è nè serio né storicamente o scientificamente verificato.