L’EDITORIALE
di don Giorgio De Capitani
Genitori scriteriati e figli selvaggi
Ho scritto un articolo, che ho messo sul mio sito e anche sulle mie pagine di facebook, su quanto succede oggi non solo in certe città d’Italia, vedi certe zone di Napoli, ma anche nei nostri piccoli paesi, una volta tanto umani, dove i valori erano fortemente condivisi, ma che oggi hanno perso gran parte di quel mondo che chiamiamo bene comune.
So che toccare certe realtà fa male e che si rischia di farsi del male. Lo so. Ma non si può tacere per quella paura di esporsi in pubblico e conseguentemente di tirarsi addosso le ire di qualcuno. Lo avete visto ciò che è successo dicendo la mia sul caso marò.
Basta omertà! Basta silenzi che uccidono più che le parole.
Certo, basta poco, e si viene emarginati. Basta proporre qualcosa in più del banale ordinario, e si rimane soli. L’ho sofferto nei miei lunghi anni di ministero pastorale.
A proposito dei genitori, ho scritto nell’articolo:
“Questi genitori super-protettivi che tengono i figli nella bambagia, fa niente se poi, fuori casa, ne combinano di tutti i colori. Fuori, figli di nessuno, in giro a zonzo, bighelloni, fannulloni, teppistelli, insulsi e senza meta, vuoti dentro, annoiati. E in casa? Amorucci di mamma e papà, tesorini strappa baci, poverini quanto siete bravi, coccolati e super-viziati, non fa niente se sono bocciati perché svogliati, un regalino non fa mai male, un incitamento perché non si ribellino”.
Non è forse così?
L’articolo prosegue:
“Napoli violenta che difende i teppistelli, per non dire peggio. E che dire delle nostre perbeniste famiglie del nord, dove i figli crescono coglioni, già avviati sulla strada dell’insignificanza, molli come fichi flaccidi, protetti dalla coglioneria di genitori che stravedono per i loro tesorucci, e che poi piangono lacrime amare quando un figlio resta secco, vittima “naturalmente” di una società “balorda”. E quale sarebbe la società “sana” per questi genitori che hanno generato figli solo perché si sono dimenticati del preservativo? Ma il preservativo ce l’avevano, e ce l’hanno ancora, sul cervello!”.
Che fare, dunque? Bisogna pur tentare qualcosa.
Ecco ciò che propongo nell’articolo:
“Urge fare opera culturale ed educativa, opera di prevenzione, sia civile che semplicemente umana, a iniziare dai nostri oratori, che devono cessare di essere solo parcheggi selvaggi, ambienti di comodo, confortevoli al massimo, super-sofisticati, dove non si distingue più il valore dal disvalore, dove anzi è lecito fare ogni cazzata, dove il libertinaggio è tollerato. Ma non è più accettabile il concetto che l’oratorio sia l’ambiente del minor male, dove a partire dai genitori viene ostacolato ogni sforzo in più per proporre un passo diverso. E se lo fai, sapete che cosa succede? Sempre le mamme, sempre loro, reagiscono male, si oppongono, arrivano a mandar via il prete o la suora”.
È triste che un prete o una suora che cercano di uscire dal solito tran tran, sopra descritto, vengano isolati, contestati, e messi alle strette. I bravi superiori che fanno? Stanno nel mezzo, ovvero non prendono posizione, e così sono costretti a spostare l’incomodo. Il prete o la suora si spediscono in qualche associazione di volontariato. Lontani dalla gente: la gente va lasciata il più possibile tranquilla. E così i figli de-crescono, marciscono nella merda, sembrano vivaci solo perché si dibattono come forsennati nelle sabbie mobili di una società sorda e cieca.
Qui, da noi, in Brianza, ma anche altrove, la situazione generazionale è spaventosamente in fase degenerativa. Ma chissenefrega? I genitori non vogliono vedere, i preti e le suore preferiscono evitare gli scontri, i superiori se ne stanno sulle loro cattedre a discutere sul sesso degli angeli.
14 settembre 2014
Tra un codice captcha evanescente e l’altro, sempre in attesa del nuovo computer, mi si visualizza quello del presente articolo, e ne approfitto per un commento.
Poi ritento di visualizzare su altri articoli.
Intanto, devo dire che condivido quanto detto dal precedente commentatore, Gigetto.
Poi, visto che avevo preparato un commento su Napoli, colgo l’occasione per postarlo di seguito:
credo che serva una certa consapevolezza di situazioni e persone, per comprendere appieno.
A Napoli si ritiene che parte significativa della popolazione non accetti la legge.
In realtà non è così.
Sin dalla antichità, le prime organizzazioni mafiose pretendevano di essere loro lo stato, uno stato feudale, in cui veniva imposta la loro legge, ed alle stesse organizzazioni si ricorreva per decidere controversie tra i sudditi.
Chiaro che per tutti questi sudditi, lattuale stato italiano, nato con il risogrimento, è una sorta di invasore straniero, che pretende di dettar loro la sua legge.
Proprio per questo, essi riconoscono la legge della camorra, ma non quella dello stato.
Non è un caso la situazione di zone off limits per le forze dell’ordine.
E’ per questo che i sudditi dello stato camorristico accettano la dura legge camorristica, e si ribellano allo stato italiano ed ai suoi rappresentanti.
Caro don Giorgio , di tanto in tanto capito sul suo blog che leggo spesso con piacere anche se a volte abbiamo idee diverse ed oggi mi permetto di lasciare un piccolo commento riguardo alla sua visione della situazione giovanile .
Non sarà un po’ troppo pessimista , suvvia i giovani sono davvero ridotti così male ? Sono figli del loro tempo oltre che dei loro genitori , dare la colpa alle madri troppo protettive se i figli diventano molli come fichi secchi mi sembra eccessivo dopotutto viviamo in una società che garantendo ( fortunatamente )un certo benessere ci ha forse rammollito un po’ tutti , grandi e piccini. No , stia tranquillo , non intendo dare la colpa alla “società” se le cose vanno male , questo alibi buono per tutti i momenti e tutte le discussioni non intendo usarlo , vorrei solo far notare che se le cose vanno in un certo modo FORSE è naturale che sia così . Se la sua generazione è stata temprata dalle sofferenze e dai rigori di un periodo storico durissimo e se la mia , più recentemente , è stata rafforzata dal lavoro che fino a qualche decennio fa non è mai mancato oggi dobbiamo prendere atto del fatto che le nuove generazioni non sono in grado di valutare il benessere come una conquista , lo intendono piuttosto come un dato di fatto , del resto i giovani a cui fa riferimento sono nati e cresciuti nel benessere , non hanno termini di paragone se non i racconti dei più anziani . Già , bell’affare , i racconti degli anziani da una parte ed i messaggi pubblicitari dall’altra che impongono e raccontano modelli illusori e vacui , chissà chi vincerà ?
Ma io sono ottimista , vede , da sempre i giovani sono considerati degli smidollati , da secoli se non da millenni le generazioni precedenti tendono a considerare le future generazioni come meno valide. Forse è la paura del cambiamento , del nuovo , la paura di perdere i modelli su cui sono state costruite le basi della propria esistenza che quindi infine perde quel valore assoluto che pareva contraddistinguerla per diventare un esistenza legata ai tempi ed ai luoghi in cui si è svolta.
Davvero abbiamo il diritto di imporre ai giovani i nostri modelli ed i nostri valori ? Che cosa direbbe di Lei , don Giorgio , un inquisitore del quindicesimo secolo (lasciamo perdere cosa direbbe a me , o meglio cosa mi farebbe )?
Io penso che la considererebbe uno smidollato all’ennesima potenza eppure al giorno d’oggi Lei è una persona con la testa sulle spalle e con la schiena dritta ( mio modesto parere , condiviso da molti ) quindi sia indulgente con i giovani , non sono tutti poi così male e , come i tempi attuali sono migliori rispetto a quelli passati forse il futuro sarà più roseo di quanto immaginiamo , pazienza se una conseguenza di questo sarà il “rammollimento” della gente. Probabilmente si tratta di un dazio da pagare , maggior benessere , minor determinazione nelle persone .
Amen. Saluti