A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II

 

di don Giorgio De Capitani

L’11 ottobre 1962, nella Basilica di san Pietro in Vaticano, veniva aperto ufficialmente il Concilio Ecumenico Vaticano II, sotto il pontificato di Giovanni XXIII.

In occasione del cinquantesimo, tutti ne stanno parlando, in bene e anche in male. Si fanno trasmissioni televisive, si tengono convegni, commemorazioni, ecc. Ci si chiede: in questi cinquant’anni il Concilio che cosa in realtà ha dato alla Chiesa? Non sembra che stiamo andando a ritroso, come se il Concilio avesse rappresentato un vero pericolo, addirittura una catastrofe per la Chiesa stessa?

Vorrei anch’io porre qualche domanda. Perché sta aumentando un fondamentalismo pauroso che vorrebbe riportare la Chiesa prima del Concilio, ai “bei” tempi in cui, secondo i tradizionalisti, essa s’imponeva in tutto il suo splendore, dalla liturgia alla catechesi fino ad occupare ogni spazio della società civile, minacciando ed emarginando ogni dissenso e ribellione?

Vorrei anzitutto spiegare qualche buona ragione che ha dato adito al fondamentalismo di avere una specie di rivincita. Il Concilio Vaticano II, se è vero che ha aperto finalmente una porta, è anche vero che in un certo senso ha sturato una botte ermeticamente chiusa da secoli, lasciando uscire non solo il buon vino evangelico, ma offrendo a tanti l’occasione di mescolare il buon vino con l’aceto. La Novità evangelica si è mescolata con ogni stramberia innovativa. Posso anch’io testimoniare personalmente ciò che è successo in quegli anni, tanto più che, sull’onda del ’68, si è tentato di far passare per buono ogni genere di rinnovamento. Con questo, non intendo mettere sotto accusa tutto il ’68, ma solo quel volersi approfittare di doverose e benefiche aperture per giustificare anche dissennatezze e porcherie. Non sto a elencarle tutte: dovrei scrivere un libro, anche curioso e magari piccante da leggere.

Quasi tutti, giovani preti, siamo stati tentati di seguire le nuove mode, anche facendo a gara nell’essere più inventivi. E così abbiamo subito tradito lo spirito o, meglio, lo Spirito del Concilio, che richiedeva di andare oltre un vestito da cambiare o formalità da distruggere. E la cosa che maggiormente m’impressionava era il punto di partenza, ovvero l’aspetto liturgico. Spesso mi chiedevo: perché fermarsi anzitutto e solo all’aspetto più comodo e più facile, quando invece c’erano Documenti conciliari che, leggendoli attentamente, stupivano per la loro apertura allo Spirito rinnovatore e per la loro carica di Novità evangelica?

Non è forse vero che siamo ancora qui, a cinquant’anni dal Concilio, a ignorare certi Documenti basilari, senza magari averli letti? E poi ci lamentiamo perché la Chiesa, cambiata una parte del vestito, è rimasta con l’anima quasi spenta?

Noi preti del Concilio (sono stato ordinato nel ’63) quale volto di Chiesa abbiamo testimoniato negli anni del nostro lungo ministero pastorale? E così, dopo i primi istintivi entusiasmi, che cosa è successo? Siamo stati risucchiati nel vortice dell’antica religione pre-conciliare. E che cosa abbiamo trasmesso alle future generazioni, in particolare ai preti moderni che forse neppure si sono ancora accorti che c’è stato un Concilio, constatando una Chiesa stanca e in affanno, anche per colpa di ministri scarichi e confusi?

Ma con ciò non giustifico affatto – anche se capisco qualche buona ragione – quell’astio verso un Concilio che doveva dare alla Chiesa una forte spinta in avanti. Non accetto i tradizionalisti che, facendo leva sulle aberrazioni, danno tutta la colpa al Concilio assistendo all’allontanamento di una massa sempre più notevole di cristiani. Qui c’è il grosso equivoco, su cui il fondamentalismo più becero gioca bene nel fare a pezzi anche i grandi Documenti conciliari più dimenticati, prima che vengano riscoperti dal popolo di Dio.

Dico di più. Bisogna andare oltre il Concilio. Se il Concilio Vaticano II ha aperto più di una porta, tuttavia ciò non basta: bisogna percorrere la strada fino in fondo, alla ricerca dell’Umanità perduta. Certo, è importante ciò che il Concilio ha detto, ma la Profezia non rimane fissa nei documenti, pur importanti per un rinnovamento della Chiesa. La Profezia non è una parola stampata o scritta o detta: va oltre. Ed è questo “oltre” che dobbiamo intuire e raccogliere. Nei Documenti conciliari c’è un “oltre” che non basta tradurre con qualche iniziativa o proposta e tanto meno ridurre a discussioni o a convegni. Ci vuole ben altro: ben “oltre”.

E allora proviamo a pensare ad una Chiesa diversa, più evangelicamente rispondente al sogno di Cristo. Che senso dare alla parola autorità? Che senso dare alla parola primato? Che senso dare alla parola papato? Che senso dare alla parola gerarchia? Cristo non ha forse parlato di servizio, non ha forse contestato il potere che mortifica la coscienza?

In questi giorni, i vescovi di tutto il mondo sono riuniti a Roma in Sinodo, ovvero in Assemblea per discutere sulla “nuova evangelizzazione”. In altre parole: come annunciare il Vangelo alla società di oggi? Ma – qui sta il punto – che cosa significa anzitutto “evangelizzazione” e che cosa significa l’aggettivo “nuova”? Evangelizzare significa annunciare il Vangelo radicale di Cristo, senza manipolazioni, senza trucchi, senza riduzioni. Non in funzione della struttura della Chiesa, per un suo potenziamento (di qui, quel proselitismo funzionale alla religione cattolica). Evangelizzare significa liberare l’Umanità da ogni legame, da ogni condizionamento funzionale, da ogni religione schiavizzante la coscienza e la libertà. Che significa allora l’aggettivo “nuova”? Ho l’impressione che si voglia trovare nuove forme di proselitismo, metodi più efficaci di catturare le coscienze aggregandole alla Chiesa cattolica.

Ci saranno senz’altro anche vescovi che, nel Sinodo, parleranno chiaro, che vorrebbero una Chiesa diversa, più evangelica; ma… saranno ascoltati? E poi, che valore avranno le delibere dei vescovi? Senz’altro, si spera, avranno un valore consultivo o anche propositivo. Ma saranno ascoltate le voci profetiche? Perché i vescovi che si trovano riuniti a riflettere, a discutere e a proporre, possono solo esprimere pareri e voti, ma solo in forma consultiva e non deliberativa? È vero che poi il Papa di norma (non è dunque obbligato a farlo) prende spunto dalle conclusioni del sinodo per pubblicare una esortazione apostolica post-sinodale, ovvero un documento magisteriale che propone a tutta la Chiesa la riflessione svolta dal Sinodo. Beh, non siamo idioti: tutti possiamo capire che in questa esortazione ci sarà una mediazione allo scopo di attutire naturalmente le prese di posizione più d’avanguardia, che di solito corrispondono a quelle profetiche. 

Perché non dare ai vescovi più responsabilità anche nel campo della fede, nei suoi aspetti dottrinali e morali? Perché non ascoltare, tra i vescovi, la parte migliore della voce del popolo di cui i vescovi sono interpreti? Perché non si ascoltano con maggiore attenzione i vescovi delle popolazioni più disagiate? I vescovi curiali che esperienza diretta possono avere col popolo di Dio? Perché non tacciono, e ascoltano? Perché per forza bisogna sempre trovare la via più moderata?

Siamo sempre al solito punto. Chi sceglie i vescovi? Il papa. E il papa quale criterio usa per scegliere i vescovi? Come può la Chiesa progredire verso l’Umanità, se è frenata da vescovi ligi all’ortodossia vaticana?

In questi giorni alcuni propongono un altro Concilio ecumenico. A che cosa servirà, se il Concilio Vaticano II è ancora tutto o quasi da scoprire? Perché non ascoltare anche la voce del popolo di Dio, nella sua base, dove lo Spirito soffia in più libertà? Perché non dare ascolto alle voci di preti che ogni giorno sono come la spina ai fianchi di una Chiesa ingessata? Perché i vescovi diocesani li ignorano, li emarginano, li snobbano?  

6 Commenti

  1. Claudio ha detto:

    qua c’e’ una bella intervista a Padre Gilles Routhier, sul significato da dare alla ‘riforma nella continuita” di cui ha parlato Benedetto XVI. Merita, nel caso non l’abbiate gia’ letta
    http://nipotidimaritain.blogspot.it/2012/10/gilles-routhier-le-forme-storiche-del.html#.UH2gy4WTZ4s

  2. Giuseppe ha detto:

    Era fatale che la ventata di rinnovamento del concilio trovasse anche qualcuno che, o in malafede o perché colto impreparato, ha finito per fraintendere o approfittarsi della situazione dando il via ad eccessi ingiustificati. Ciononostante il cambiamento radicale che ha portato con sé è stato senza alcun dubbio positivo, non solo per la modernizzazione della liturgia e dell’azione pastorale, ma anche per aver riavvicinato molti fedeli e coinvolto tanti altri che fedeli, forse, non lo erano mai stati. Ricordo bene la chiesa preconciliare: le lunghe messe in latino con il prete che dando le spalle ai fedeli finiva per ignorarli e loro, non riuscendo a partecipare si mettevano a recitare il rosario o, peggio ancora, a chiacchierare amabilmente. Le messe solenni e le processioni sfarzose in cui venivano esposti tutti i simboli di una ricchezza mondana che strideva apertamente con la semplicità messaggio evangelico. La sensazione di grandiosità (di onnipotenza quasi) che suscitava nelle menti pigre di una società bigotta e ipocrita in cui l’apparenza era fondamentale. Tremo solo all’idea che ci sia qualcuno a cui piacerebbe tanto tornare a tutto questo…

  3. Luciano ha detto:

    Caro don Giorgio, ha ragione, il Concilio Vaticano II è in un cassetto pieno di polvere. Mi ricordo che all’ultimo sinodo dei vescovi, si era parlato dell’opportunità di tornare ad imbeccare i fedeli, ponendo direttamente in bocca l’ostia. Questo per evitare che qualcuno ne facesse un uso improprio. Mi pare anche di ricordare che, l’attuale pontefice, quando ancora era cardinale, voleva ritornare a celebrare con le spalle rivolte ai fedeli, togliendo la mensa attuale. Io personalmente, non trovo differenza tra certa casta politica e certa casta clericale. C’è una distanza abissala tra l’Insegnamento di Cristo e le azioni di certi uomini di Chiesa che, davvero non tengono conto delle reali necessità dell’uomo di oggi. Sono attaccati alle regole liturgiche, le tradizioni e molti, desiderano mantenere i privilegi acquisiti impropriamente. Non vedo prese di posizioni di promozione umana e civile. Molti uomini di Chiesa, preferiscono andare a braccetto con i potenti della terra, tenendo spesso nella giusta considerazione, il disagio sociale che aumenta nell’uomo e lo chiude nella sofferenza. Cristo è Vivo, è con noi, in mezzo a noi ma alcuni uomini di Chiesa, sono incapaci di Annunciare il Vangelo di Gesù nel Sua Autenticità. I profeti ci sono, spero con tutto il cuore che riescano a penetrare questa cortina di indifferenza, di superbia e di mancanza di Carità. Buona giornata

  4. ada ha detto:

    Attorno al Concilio sono nate due ideologie, una a favore, una contro e ambedue in questi decenni hano predicato la loro versione.
    Fa ridere (o piangere, forse) il fatto che le lotte avvenute sono state sull’interpretazione, fatta dalle diverse scuole, in maniera antitetica dalle due parti, del famoso Spirito del Concilio.
    Forse è davvero ora di leggere i documenti e di sapere COSA davvero è stato deciso dai padri conciliari.

  5. Gianni ha detto:

    Il concilio ed i suoi sviluppi dove sono, ora?
    Forse, si sono affermati solo a parole.
    E’ prevalsa in seguito la concezione gerarchica del magistero.
    Il concilio non è prevalso, proprio perchè affermarlo in pieno avrebbe portato una sorta di scompaginamento gerarchico, che ovviamente proprio le gerarchie non volevano.

  6. filippo ha detto:

    Caro don Giorgio; grazie di queste sue riflessioni, molto opportune e che condivido in pieno.
    Voglio condividere con lei la grande gioia di avere celebrato a Calenzano il 50* del Concilio, nel nome di don Lorenzo Milani e di Mons. Enrico Bartoletti (calenzanese di San Donato), nientemeno che con Mons. Luigi Bettazzi, il quale, con un tono gioioso e lieto ci ha proposto quasi tutte le riflessioni che lei enuncia ed abbiamo rivissuto dal vivo quel “Guadet Mater Ecclesia … ” di Papa Giovanni, abbiamo risentito il calore di quella carezza e la pezzuola che asciugava le nostre lacrime; abbiamo riscoperto come é bella la Chiesa che ama, che serve, che spera, che illumina. E lo abbiamo riscoperto con quella nota barzelletta di mns. Bettazzi, sul Rabbino che muore e che San Pietro accoglie in Paradiso, nonostante la sua riottosità e la sua perplessità, convinto solo dal fatto che lì c’erano buddisti, musulmani, animisti, protestanti, anche atei; ma perplesso quando, giunti avanti a un muro, San Pietro gli dice: “stai zitto, qui !” Ed egli risponde: “Perché ?”; e San Pietro: “oltre il muro ci sono i cattolici, che credono di essere soli !”.
    L’unica amarezza é stata che gran parte della Chiesa Ufficiale locale non era presente. C’erano molti non praticanti e neppure cattolici.