Nove secondi di tv e 5 gocce d’acqua: ecco quanto costa fare una domanda a Gemini
I consumi di energia e acqua dell’Ai nella rappresentazione grafica di Gemini
da Il Corriere della Sera
Nove secondi di tv e 5 gocce d’acqua:
ecco quanto costa fare una domanda a Gemini
di Federico Cella
Google ha pubblicato un documento sui consumi della genAi a ogni prompt: 0,24 wattora e 0,26 millilitri d’acqua. Oltre a 0,03 grammi di Co2. Ma i piccoli numeri vanno moltiplicati per i 200 milioni di utenti giornalieri dei chatbot
Quanto costa porre una domanda a Gemini? Google ha pubblicato quella che finora è la stima più trasparente e dettagliata fornita da una delle Big Tech su quanto consuma l’intelligenza artificiale generativa, in termini di energia, acqua ed emissioni di carbonio. Nel report di Big G si legge come ogni richiesta testuale – cioè prompt «text-to-text» – mette in moto un ecosistema che utilizza 0,24 wattora (Wh), emette 0,03 grammi di Co2e (anidride carbonica equivalente) e consuma 0,26 millilitri d’acqua. Per tradurlo in termini di più facile comprensione, come spiega Google stessa, una richiesta alla Ai equivale a vedere la tv per 9 secondi e a utilizzare 5 gocce d’acqua. Se ci riferiamo al nostro quotidiano, quando ci sediamo davanti al pc e poniamo una media di 10 domande al giorno, arriveremo a consumare un litro d’acqua all’anno. Non molto, ma bisogna considerare come entro la fine del 2025 il numero di utenti giornalieri di piattaforme di genAi dovrebbe arrivare a toccare i 200 milioni.
Proseguendo nella lettura del report, si può vedere come l’energia – gli 0,24 Wh – viene utilizzata nel corso del processamento del prompt: il 58% viene consumato dai chip, il 25% dalla macchina che ospita il processore e dalla memoria utilizzata, il 10% dalla ridondanza (le macchine di backup) e infine l’8% dai data center, in termini di raffreddamento delle macchine e di conversione dell’energia.
GUARDA IL GRAFICO – Quanto consuma l’intelligenza artificiale: i dati
Se da un lato questo dettaglio segnala come Google ha preso in considerazione i costi di tutta la filiera che arriva a produrre una risposta dalla domanda del singolo utente – «Riteniamo di aver prodotto l’analisi al momento più completa sull’impatto complessivo dell’Ai» -, dall’altro va però notato come i calcoli, per esempio sulle emissioni, non sono stati fatti in base alla media del mercato ma sull’acquisto di energia nella filiera di rinnovabili messa in piedi dall’azienda fin dal 2010. Questo significa, come fa notare il Massachussets Institute of Technology, che le emissioni indicate sul documento sono un terzo di quanto sarebbero in una rete elettrica standard. La volontà di trasparenza del report di Google si associa anche al voler sottolineare i grandi passi avanti fatti dall’azienda sul tema dei costi della Ai. In termini di consumo elettrico, per esempio, i dati si riferiscono ai prompt medi calcolati nel maggio 2025, dove in un anno (rispetto quindi a maggio 2024) l’utilizzo di energia è crollato di 33 volte.
La stima fatta da Google su diverse piattaforme di quanti prompt si possono fare con un Kwh
«Le persone usano strumenti di intelligenza artificiale per ogni tipo di attività, e non dovrebbero preoccuparsi più di tanto del consumo di energia o di acqua dei modelli Gemini», spiega al Mit Technology Review Jeff Dean, capo scienziato a Google, nel presentare il rapporto. «Nelle nostre misurazioni effettive, abbiamo dimostrato che in realtà è equivalente ad attività giornaliere che facciamo senza pensarci, come guardare qualche secondo di tv». Se lo scopo del report era dunque anche quello di normalizzare il nostro crescente rapporto con i chatbot, i numeri forniti da Google non permettono una reale comprensione del fenomeno. Nel report, per dirne una, manca la definizione di quanti prompt vengono fatti ogni giorno su Gemini. Dato essenziale. Non c’è poi menzione dei costi effettivi delle Overview, le sintesi dell’intelligenza artificiale che riceviamo a seguito delle ricerche: numero non banale, se si pensa che ogni giorno facciamo dagli 11 ai 16 miliardi di ricerche su Google. Nel report mancano poi i costi energetici di prompt che non siano testuali, e ben sappiamo che richieste che coinvolgono la creazione di immagini, suoni e video «costano» molto di più. E, infine, quanto l’Ai consuma in termini di utilizzi industriali.
Consumo addizionale
Quello che ha voluto mandare Google è dunque un messaggio tranquillizzante, ma appunto va valutato all’interno del contesto del reale utilizzo che stiamo facendo dei chatbot. «Questi strumenti sono così facilmente utilizzabili che spesso l’utente scrive e clicca senza domandarsi quale sia l’impronta che lasciamo sul Pianeta», spiega al Corriere Renato Casagrandi, professore di Ecologia al Politecnico di Milano. «Se Google ci dice che una domanda equivale a livello energetico a guardare 9 secondi tv, non spiega che si tratta di un consumo addizionale. Mi spiego: non smettiamo di guardare la televisione, ma mentre lo facciamo ci aggiungiamo una o più domande all’Ai». Perché poi il tema è anche legato al numero di prompt che siamo portati a fare. «C’è un effetto in stile videogiochi, quando chattiamo con un bot», prosegue Casagrandi. «Gli strumenti sono programmati per indurci sempre a ulteriori domande: cosa ne pensi della risposta? Vuoi che la specifichi meglio? E così un prompt tira l’altro. E alla fine li ringraziamo pure, non considerando che così rimettiamo in moto la macchina e consumiamo altre risorse». Mentre i consumi energetici «normali» dopo la Pandemia sono cresciuti dell’1,5%, quelli imputabili ai data center sono lievitati del 20%. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea), entro la fine del 2026 i consumi dei centri dati arriveranno a superare i mille Twh, ossia quanto l’intero Giappone. «Si crea allora un grande punto interrogativo», conclude Casagrandi: «Ce la farà l’efficientamento energetico a contenere un’ondata di consumo di tale portata, e con questo tasso di crescita?».
Il presente è intanto definito dalla base dati fornita da Google. E per avvicinarci a una valutazione più concreta dell’impatto della Ai sui consumi, viene in aiuto OpenAi che qualche settimana fa ha quantificato in 2,5 miliardi i prompt effettuati ogni giorno su ChatGpt. In questo caso non abbiamo i numeri dei consumi, ma pur non in modo scientifico come Google, Sam Altman ne scriveva sul suo blog all’inizio di giugno: 0,34 Wh e 0,32 millilitri d’acqua per ogni prompt. Cifre più alte ma non poi così dissimili da quelle di Google. Se quindi spostiamo il focus da Gemini a ChatGpt, possiamo osservare come ogni giorno di utilizzo «basico» della piattaforma equivale a un consumo pari a 0,85 Gwh, su un anno a poco più di 310 Gwh. Considerando che una famiglia italiana in media utilizza nei dodici mesi intorno ai 3 mila Kwh, la GenAi della sola piattaforma di OpenAi equivale a livello energetico a 100 milioni di famiglie. Dato che in Italia vivono circa 16 milioni di famiglie, possiamo considerare un anno di ChaGpt come 6 anni di consumi energetici da parte delle famiglie italiane.
Un’infografica Ai-lasagne creata da una piattaforma di GenAi





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