17 novembre 2024: PRIMA DI AVVENTO
Is 13,4-11; Ef 5,1-11a; Lc 21,5-28
Credo sia doveroso anzitutto fare qualche riflessione generale sull’Avvento, chiarendo e approfondendo il suo significato cristiano, ricordando che per un credente è un periodo liturgico del tutto speciale che impegna la fede, che deve essere anzitutto meditativa e contemplativa, per farsi poi attiva, in vista del Mistero natalizio, ovvero della Nascita di Cristo.
Vorrei riprendere qualche riflessione che avevo steso anni fa, quando l’allora parroco di Gessate, don Enzo Locatelli, mio compagno di Messa, recentemente tornato alla Casa del Padre, mi aveva incaricato di scrivere un libro, facendo conoscere ai suoi parrocchiani gli appunti, scritti a mano su alcuni quadretti, di don Maurizio Bidoglio, la cui improvvisa morte ci aveva particolarmente scosso.
Leggo: «L’Avvento va oltre il periodo liturgico – sei settimane per il Rito ambrosiano, quattro per il Rito romano – che la Liturgia della Chiesa offre a tutti i cristiani come “tempo propizio o favorevole”, ossia tempo di grazia, in preparazione al Natale di Cristo. Tutto il tempo della storia è Avvento: un Avvenimento – il grande progetto di Dio sull’umanità – che inizia a farsi presente fin dalla comparsa dei primi esseri umani…».
Diciamo che il Progetto era già presente nel Mistero trinitario.
Continuo: «Dio non ha creato il mondo e l’uomo lasciandoli in balia di se stessi. Neppure fissando leggi meccaniche in forza delle quali tutto procedesse in modo inderogabile. C’è un particolare di non poco conto da considerare, ed è la libertà che Dio ha dato all’uomo. Sì, un particolare che purtroppo, lungo i millenni, non è stato mai valutato per quello che è. In tutta la sua potenzialità divina, e nei suoi rischi più meschini. Uno di questi porta all’autodistruzione, vanificando la libertà stessa e vanificando il progetto di Dio. Arrivati fin qui, serve un atto di fede: Dio non può, non vuole, rinunciare al suo disegno, pur accettando tutti i limiti connessi al volere degli uomini. Qui sta il Mistero di Dio. Un Mistero che affascina e che pone tanti dubbi».
Ogni Mistero che riguarda il Divino pone dubbi proprio perché è un Mistero, ma sta qui il Bello o il Fascino che si traduce in una pura contemplazione.
Continuo. «Tempo di Avvento: Dio realizza il suo progetto, nell’evolversi dell’accadere e nella presenza costante e ostinata della sua grazia. Una presenza che si è fatta carne, nello stesso Figlio di Dio. Ecco il grande Evento che si è fatto storia: si fa storia, anche oggi».
Qui sono di nuovo costretto a chiarire la differenza tra Evento e Avvento: due parole complementari, ma con significati diversi.
Anzitutto, il termine “evento”. Che significa? “Evento” deriva dalla parola latina composta di ex e venire. “Ex” significa “da”, viene da un tempo già determinato, che si è già verificato. Dunque, evento è un fatto che è già venuto, si è già realizzato. Ogni evento è chiuso entro un determinato spazio e in un determinato tempo. Per indicare un evento diamo le coordinate spaziali (diciamo che quel fatto è avvenuto ad esempio nel nostro paese, oppure a Roma, oppure a Parigi ecc.) e diamo le coordinate temporali (indichiamo l’anno, il mese e il giorno, magari anche l’ora e il minuto). E di un evento indichiamo anche le circostanze, le cause e gli effetti.
Vediamo l’altro termine, “avvento”. L’avvento si differenzia dall’evento per la particella iniziale, che risale al latino. E-vento inizia con e- o ex, avvento inizia con av- o ad. “Ex” indica che qualcosa è scaturito “da”, mentre “ad” indica movimento. In altre parole, mentre “evento” indica qualcosa che si è già realizzato, “avvento” indica qualcosa che deve ancora realizzarsi.
Aggiungiamo una terza parola: attesa. Anche attesa deriva dal latino ad + tendere, ovvero tendere verso. Anche l’attesa perciò indica un movimento. Dunque, la Nascita di Gesù è sì un Evento, un fatto storico verificatosi duemila anni fa circa, a Betlemme, in Palestina, ma un evento che si rinnova, ecco perché è avvento e attesa. Un’attesa che è sempre attuale.
Ecco perché l’uomo non può distrarsi: si deve mettere in uno stato perenne di veglia.
Una cosa colpisce nei brani della Messa: l’obiettivo puntato sulla sorpresa, che non è da intendere solo come ciò che incombe all’improvviso. La sorpresa è la Novità che si fa avanti, giorno dopo giorno. Una sorpresa piena di Bene imprevedibile. Questo è l’Evento, cioè la Nascita di Gesù, che si realizza di nuovo. Questo è l’Avvenimento che si fa “presente”.
Il cristiano è chiamato ad accogliere la Novità. Guai se vivesse di realtà scontate, ripetitive. Sarebbe la più grave chiusura all’Evento. Non si vive di nostalgie, di tradizioni immobili, stantie, ma di scoperte, di stupore, di creatività. Il tutto nell’ordinario, nel quotidiano, nel solito impegno dei giorni feriali.
La Novità, dunque, non accade una volta all’anno. Accade in ogni momento. E se non si rinnova in ogni momento, il Natale di Cristo è servito a nulla: ogni fatto storico, in quanto storico, non dice più nulla, ma l’incarnazione di Cristo non è solo un evento, ma deve tradursi in avvento, in attesa, in accoglienza di quel Logos, come dicevano i grandi Mistici medievali, che si rigenera, in ogni istante, nel nostro essere più interiore. Ogni essere, maschio o femmina, è come un grembo, che fecondato dallo Spirito, genera il Figlio di Dio.
E allora comprendiamo il senso profondo delle parole di Angelus Silesius, grande mistico tedesco, vissuto nel ‘600. Nel suo capolavoro anche dal punto di vista letterario, troviamo tra i tanti due distici che vorrei riproporvi.
«Devo esser Maria e da me far nascere Dio perch’egli mi conceda beatitudine eterna».
“Devo esser Maria”: paradosso mistico che toglie ogni paragone, e parla di identità. Devo essere non “come” Maria: essere “Maria” va al di là del possibile umano, ma a Dio nulla è impossibile. Maschio o femmina, che io sia anzitutto donna, ma quale donna? Essere Maria la Donna, genitrice di Dio, ieri, oggi e domani. Il grembo di Maria è anche il mio grembo, quando in me il Logos si genera e si ri-genera. Non è piacere di un corpo, non è felicità emotiva, ma beatitudine che tocca lo spirito. Non è un qualcosa di momentaneo, ma di misticamente Eterno.
«Mille volte nascesse Cristo a Betlemme ma non in te: sei perduto in eterno».
Parole diventate famose, citate talora anche a sproposito. La nuda realtà è questa: la nascita di Cristo non è come quella di un pur eccezionale personaggio storico. La Nascita del Logos va al di là del tempo e dello spazio: l’unico spazio è il grembo del nostro essere, quando è fecondato dallo Spirito santo. Ogni Natale, che è pura Commemorazione, non solo è inutile, quindi sterile, ma è una condanna del nostro essere gravido di quella rigenerazione divina, che abortisce quando il Mistero è puro folclore, per non dire ridotto a consumismo carnale. Se di nuovo Cristo non nasce in te, è un’altra occasione di perdizione.
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