Cari ciellini, il gioco è finito!

Cari ciellini, il gioco è finito!

Sono pienamente d’accordo con Matteo Renzi che bisogna mettere in galera i ladri e i disonesti, ma che è necessario salvare l’Expo 2015, come non sono d’accordo con Beppe Grillo che bisogna fermare l’Expo.
Certo, non si possono oggi chiudere gli occhi, e far finta di nulla. Certo, occorreva vigilare per evitare connivenze e infiltrazioni mafiose, quella brutta malattia tipicamente italiana del do ut des. Eppure si sapeva che la mafia stava allungando le mani, che giravano bustarelle e raccomandazioni, che i giochi erano sporchi. C’era nell’aria. Ma noi italiani dobbiamo aspettare che intervenga la magistratura, e allora gridiamo allo scandalo, ci stracciamo le vesti, ci muoviamo. E anche in tal caso talora fingiamo, dal momento che nulla cambia.
L’ho detto e lo ripeto: oggi escono malefatte di ieri, ma oggi di nascosto si stanno compiendo altre malefatte che usciranno domani. Nulla cambia. Ogni giorno, uno scandalo. Quello scoperto di ieri, e quello nascosto di oggi. La corruzione fa parte della nostra vita. Nel piccolo, corrotti lo siamo tutti. Lo dice anche la Bibbia: nasciamo corrotti dal peccato originale. E non basta certo il battesimo, che è solo un rito di iniziazione, e nulla più. Corrotti prima, e corrotti dopo il battesimo. Anzi, la religione serve per coprire ancora meglio le nostre malefatte.
Quando penso a ciò che ha fatto la Chiesa nel passato, e a come ancora oggi si comporta, mi vengono i brividi, e tanta rabbia. La Chiesa combatte il sesso, e poi copre la pedofilia dei preti. Ritiene peccato grave usare il preservativo o masturbarsi, e poi si allea con i corrotti e corruttori, usa con disinvoltura il denaro. Parla di povertà, e la povertà rimane sulla carta. O meglio, la Chiesa dice ai poveri: Beati voi perché entrerete nel regno dei cieli. Ed è vero che entreranno prima degli altri nel regno dei cieli, perché moriranno di fame. Ma, come mi ha confidato un cardinale, anche gli uomini di Chiesa appartengono alla casta degli eletti: hanno una casa, hanno un lavoro, hanno uno stipendio, si possono permettere un giorno di vacanza ogni settimana, oltre le ferie e le gite mensili, e altri lussi, mentre la gente comune fatica a sopravvivere.
Ma c’è di più. Ci sono associazioni e movimenti ecclesiastici che predicano bene e razzolano male. Appena fiutano un affare, sono subito pronti a coglierne ogni occasione. Certo, lo fanno a fin di bene: così essi dicono, e si giustificano. A fine di bene! Ma qual è questo bene per cui vale la pena di trafficare il denaro? Sinceramente non ho mai capito come si possa con tanta leggerezza conciliare la virtù della povertà con l’esercizio del denaro.
Non riesco a sopportare nessuno degli attuali Movimenti ecclesiali. Non condivido la loro presenza in una Chiesa che dovrebbe aprire e non chiudere, farsi libertà di coscienza e non struttura vincolante. Sì, possono essere utili come tutori per chi non sa camminare con le proprie gambe. Ma, Dio mio, non si possono tenere le anime sempre attaccate alle mammelle di qualche matrigna!
E poi che cosa succede? Succede che queste sette non soltanto sono congreghe segrete, ma – talora all’oscuro delle anime devote e castrate da visioni misticoidi – diventano aziende d’affari incontrollabili.
Come si può conciliare un’alta concezione dell’uomo e di Dio con le più basse connivenze con il potere politico ed economico? Qualcuno mi dovrà spiegare come si possa allearsi con i corrotti corruttori e credere nell’Uomo e nel Divino.
Qui non è questione di legalità o di illegalità: qui è in gioco la nostra credibilità di credenti negli ideali umani più nobili e nella gratuità cristallina d’amore di un Dio di cui nessuna religione potrà mai dare prova, senza doversi vergognare ogni giorno.
Comunione e liberazione, unitamente al suo braccio finanziario, la Compagnia delle Opere, dovrà pur fare i conti con la propria coscienza cristiana, se ce l’ha. Avrà senz’altro tanta parvenza di cattolicità, ma non quello spirito di Cristo che continuamente chiede ben altro che essere nominato: chiede di essere testimoniato nella più assoluta gratuità. Un’opera in meno, ma più purezza di fede e di carità.
Comunione e liberazione deve tornare nel deserto, se vuole sopravvivere. Deve ritrarsi, diminuire, se vuole essere ancora credibile. Ma, secondo me, l’esperienza di don Luigi Giussani è finita. Dovrà pur arrivare qualcuno che dica: Adesso, ragazzi, il gioco è terminato. È stato bello, ci siamo divertiti. Ora, chiudiamo i battenti, torniamocene a casa.
18 maggio 2014

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