L’EDITORIALE
di don Giorgio
Istituire corsi per emergenze già nelle scuole
Nei giorni scorsi, criticai le manifestazioni studentesche del 10 ottobre. Subito qualcuno mi rimbrottò come se io avessi poca fiducia nei giovani d’oggi. Avevo solo detto che questi borghesucci studentelli, figli di papà e di mammà, durante le ferie se la spassano chissà dove, fregandosene di tutto ciò che succede nel mondo, e, quando iniziano le scuole, prendono qualsiasi pretesto per bigiare, senza sapere perché contestano.
Nel frattempo Genova veniva colpita dalle alluvioni, e diversi ragazzi si offrirono per ripulire case e strade dal fango. Qualcuno, prendendosi la rivincita, mi scrisse: “Vedi, questi ragazzi sono gli stessi studenti che manifestarono il 10 ottobre”. In realtà, non saprei. Forse qualcuno. Può darsi nessuno, dal momento che i debosciati giovincelli scioperanti non fecero in tempo a riposare un po’, riconnettere le idee confuse, e ripartire per Genova. Neppure forse si resero conto di ciò che era successo. Forse sì, le notizie dei telegiornali non parlarono d’altro, e loro restarono quasi invisibili, e incazzati pensando: “Non poteva succedere una settimana dopo?”.
A Torino, venerdì scorso, gli operai della Fiom a migliaia (forse diecimila) scesero in piazza per protestare, non ho ancora capito per quali diritti. Improvvisamente anche un gruppuscolo di studenti superiori e universitari, forse un centinaio, scese per le strade per manifestare, contro che cosa non l’ho ancora capito, tentando di forzare alcune transenne che sbarravano la strada verso il teatro Regio. Le forze dell’ordine reagirono: alcuni poliziotti rimasero feriti. Questi tafferugli rovinarono la manifestazione quasi pacifica degli operai, che urlarono, tramite il loro rappresentante sindacale Maurizio Landini: “Accidenti a voi! Ci avete rovinato. Adesso i mass media parleranno di voi e non di noi!. Statevene a casa, fannulloni!”.
Una semplice domanda. Questi studenti di Torino, che sono scesi in piazza, sono gli stessi che si sono presentati come volontari a Genova? Ne dubito fortemente, dal momento che costoro erano così stanchi che non avevano neppure la voglia di fare i cretini, andando a Torino.
Lasciamo stare i teppistelli di Torino, anche perché non bisogna mai dare importanza e visibilità a gesti di scalmanati che si divertono a fare danni. Vorrei tornare su Genova, e dire la mia, sempre in riferimento agli studenti.
Quando succedono emergenze, vedi terremoti o alluvioni, la presenza immediata dei volontari è molto preziosa, anche se, l’ho già detto, vanno in ogni caso coordinati dalla Protezione civile. E allora perché le scuole superiori o universitarie, a iniziare da quelle residenti nelle zone colpite, non invitano gli studenti a offrirsi per dare una mano, lasciando loro la possibilità di assentarsi dalla scuola, magari fissando dei turni e per un tempo determinato? Credo che il contributo volontario di migliaia di studenti potrebbe essere veramente prezioso ed efficace. Ma attenzione: ognuno porterà gli attrezzi da casa, così pure panini, sacco a pelo, ecc.. In altre parole, nessuno dovrà essere di peso per nessuna ragione alla popolazione. Questo si chiama servizio gratuito.
Questa mia proposta è irrealizzabile? E allora, invitiamo le scuole anche a preparare gli studenti per queste emergenze, con dei corsi seri, ecc. Sarebbero utili anche per un domani, una volta terminata la scuola.
La scuola si riforma a partire dalla scuola, e gli studenti devono smetterla di pretendere e di pretendere le riforme, quando loro non ci mettono mai un dito, limitandosi a urlare i soliti stupidi slogan per le strade. Più nessuno ci crede, e tanto meno loro ci credono.
18 ottobre 2014
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