
da la Repubblica
18 GENNAIO 2026
Silvia Salis:
“Allarme giovani, basta ignorare il disagio,
dal governo solo spot”
di Serena Riformato
La sindaca di Genova: “Abbiamo fatto diventare noi la sicurezza una parola d’ordine della destra. Ma non lo è”
ROMA – Rifuggire le risposte semplici, lo ripete più volte la sindaca di Genova Silvia Salis. Davanti alla morte del 18enne Youssef Abanoub per mano di un coetaneo in un’aula scolastica, «non si può banalizzare, cercare lo slogan o il decretino spot per incassare un consenso immediato, come sta facendo il governo». La prospettiva dev’essere di lungo periodo, insiste la prima cittadina: «È fondamentale mettere in campo delle politiche sociali e culturali che affrontino il fenomeno nella sua complessità».
Per il leader della Lega Matteo Salvini invece sono i problemi che nascono «quando fai entrare troppi migranti».
«Se questa dolorosa vicenda ha un messaggio per la politica, è un altro: c’è un’emergenza che attraversa la gioventù italiana. Sempre più spesso vediamo i segni di una violenza trasversale e generalizzata. Non è un tema al quale si può rispondere con la propaganda che parla alla pancia».
Nel pacchetto sicurezza che sta preparando il Viminale si prevede una stretta sulle armi da taglio. Non serve?
«È sempre auspicabile che ci siano meno armi in giro, soprattutto se c’è il rischio che possano usarle dei minori. E tuttavia, l’esecutivo continua a inasprire le pene e creare nuovi reati senza capire che questa non sia soluzione. Infatti sono al quarto anno di governo e sulla sicurezza non hanno ottenuto alcun risultato».
La convince l’ipotesi di introdurre multe per i genitori dei minorenni che delinquono?
«Ecco appunto, la loro ricetta è sempre la stessa: sanzioni e repressione. Cosa risolvi quando chiedi a una famiglia – che magari non ha neanche i soldi per l’affitto – di pagare una multa di 500 o 1000 euro perché il figlio ha commesso un reato? Ma che Stato è uno Stato che ragiona così?».
Cosa suggerisce?
«Bisogna smettere di ignorare il disagio delle nuove generazioni, che non è solo sociale. Si presta pochissima attenzione al sostegno psicologico».
E poi?
«Servono progetti a lungo termine per le comunità e l’inclusione. La priorità è investire il più possibile nelle scuole».
Nei fatti della Spezia c’entrerebbe anche la gelosia.
«Un promemoria sull’urgenza di potenziare l’educazione sessuo-affettiva. È evidente che i ragazzi abbiano la necessità di acquisire strumenti per la gestione delle proprie emozioni. E in realtà, come vediamo, vale anche per moltissimi adulti».
In generale, la premier Giorgia Meloni ha vantato più volte un calo dei reati del 3,5% nel 2025.
«Mi pare che le statistiche dicano proprio il contrario. Sono aumentati i reati di strada e i furti in appartamento. La presidente del Consiglio forse si confonde».
Se non le piace questo pacchetto sicurezza, come pensa si debba intervenire sulla micro-criminalità?
«Intanto chiedendo ai sindaci: che cosa vi serve?».
Vi sentite inascoltati?
«Non solo. Siamo anche bersaglio di continui attacchi politici. Trovo grotteschi i post di ministri, consiglieri e deputati di destra che accusano le grandi città di essere insicure perché sono amministrate dal centrosinistra. O non sanno che la sicurezza è responsabilità del governo – e questo è grave – oppure manipolano la realtà per screditare i sindaci che non siano della loro parte politica. Ancora più inascoltata è la polizia, però».
Cosa intende?
«Nella finanziaria sono previste zero risorse per la polizia di Stato, che in questo momento ha 11mila unità di organico sotto la dotazione di legge. E poi vengono a puntare il dito contro i sindaci».
Per il leader di Iv Matteo Renzi la sicurezza è uno degli argomenti su cui il centrosinistra “può vincere le prossime elezioni”. Concorda?
«Non c’è dubbio che sia il grande insuccesso di questo governo. Non tanto perché siano l’unico: non hanno fatto di meglio nemmeno su pressione fiscale, capacità di acquisto dei salari, stato sociale e welfare. Ma la sicurezza pesa doppio: era il loro cavallo di battaglia».
Negli ultimi mesi è un punto su cui insistono molto anche Pd e M5S. Se il centrosinistra utilizza le parole d’ordine della destra, non c’è il rischio che l’elettore scelga l’originale?
«L’originale, se proprio vogliamo dirla così, ha fallito. E poi, una precisazione».
Prego.
«Abbiamo fatto diventare noi la sicurezza una parola d’ordine della destra. Ma non lo è, non è di nessuno, anzi è di tutti: è una garanzia che deve dare lo Stato ai cittadini. Una necessità. È stato un errore degli anni passati appaltarlo a una sola parte politica»
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