Giubileo: il volto di una Chiesa buonista che condona a tutto spiano, lasciando l’umanità in balìa del vero male

L’EDITORIALE
di don Giorgio

Giubileo:

il volto di una Chiesa buonista

che condona a tutto spiano,

lasciando l’umanità in balìa del vero male

Lo confesso: ho dato una lettura abbastanza veloce del testo integrale della Bolla di indizione del Giubileo 2015/2016.
La mia esperienza mi dice che i documenti sono un insieme di belle parole, che partono sempre dalle solite premesse per arrivare alle solite conclusioni. Solita è anche la lettura che si fa della parola di Dio, che viene tirata da una parte o dall’altra per confermare ciò che si intende dimostrare. Non saprei quale sia la differenza tra gli antichi e i moderni documenti. Forse oggi c’è meno teologhese. Ma la sostanza non cambia.
Sono d’accordo che, come per ogni verità, la parola di Dio non può mutare. Ma anche la Chiesa sa che la Parola attinge al Mistero stesso di Dio, e perciò è infinita, e dunque va sempre approfondita, cercata, riscoperta. Il rischio di ogni dogma consiste nel chiudere ogni possibilità di ricerca. Il dogma è così, e basta: intoccabile.
I mistici non la pensano così, ed è per questo che nel passato non sono stati per nulla considerati dalla Chiesa che ha fatto di tutto per emarginali, e anche per condannarli. E oggi? Dove sono i mistici? Chi li conosce?
I grandi mistici sostengono che non è bene parlare di Dio o su Dio, e, se dobbiamo parlarne, lo possiamo fare solo per “via negativa”, ovvero: possiamo dire ciò che Dio non è, ma non ciò che Dio è. Ogni enunciazione su Dio lo determina, e ci porta lontano dalla realtà stessa di Dio, che è al di là di ogni nostra determinazione.
Il linguaggio mistico non va d’accordo con il linguaggio teologico. La teologia discute su Dio, la mistica va oltre, perché scende nel profondo, là dove il Mistero è la nudità dell’essere. Nudità significa che l’essere è privo di ogni qualifica, di ogni definizione, di ogni enunciazione.
La Chiesa, fin dall’inizio, non ha fatto che far credere che Dio è così e così, è questo ed è quello: una bestemmia per i mistici. I mistici non nominano Dio, la Chiesa ci ha lasciato trattati e documenti per spiegare chi è Dio, dandogli mille nomi, mille qualifiche, mille definizioni.
La Chiesa è la prima a non osservare il secondo dei comandamenti: “Non nominare il nome di Dio invano”. Ecco dove sta la vera bestemmia: nominare la Divinità inutilmente, ma l’avverbio “inutilmente” non va preso alla leggera. Nel caso di Dio, la sua nomina fuori posto ha costituito in ogni religione, compresa quella cattolica, tutta una serie di mostruosità, di delitti, di eccidi, di epurazioni, di misfatti, che ben conosciamo. Ma c’è di più. Di fronte a queste pagine orrende l’uomo moderno, perfino la stessa Chiesa, ipocritamente inorridisce. E talora, benché con fatica, la Chiesa chiede pubblicamente perdono. Ma il problema è un altro: la Chiesa, nonostante tutto, continua a pronunciare il nome di Dio “invano”, proponendoci immagini idolatriche di Dio o, meglio, di uno pseudo-dio.
Già dire Dio è determinarlo. I mistici preferiscono a Dio il termine Divinità.
Adesso è il tempo della misericordia di Dio: altra qualifica, quella della misericordia, che lascia un po’ perplessi i mistici. Che significa misericordia? Condono dei peccati? Aprire il cuore ai bisognosi? Perdonare? Che l’amore di Dio è tanto grande da abbracciare l’universo, anche del male?
Il Papa che cosa fa? Cerca di far capire, e confonde. Distingue, e si contraddice. Il suo problema è questo: non può uscire dalle gabbie o schemi di una religione che, in quanto tale, ovvero religione, non può fare a meno di adorare il proprio vitello d’oro.
L’anno della misericordia! E si restaurano i confessionali. L’anno della misericordia! E si tirano fuori le indulgenze.
“Noi siamo Chiesa”, associazione cattolica che agli inizi voleva contrapporre a “questa” Chiesa una Chiesa “altra”, quella evangelica,  ormai si è allineata con la Chiesa attuale, e stravede per papa Francesco, incensandolo da cima a fondo.
Pensate che cosa ha scritto a proposito della Bolla: «È un appello appassionato alle questioni centrali della comunicazione tra Dio e l’uomo. Misericordia, amore e compassione sono le parole del messaggio a tutta l’umanità. La Bolla ha un forte contenuto ecumenico, invita a valorizzare la presenza nel Giubileo delle Chiese locali e ben poco si parla di pellegrinaggi e indulgenze che erano la caratteristica di tanti giubilei in passato». Ben poco?
E che cos’è la storia della Porta santa da aprire in ogni Diocesi? Chi sono “i missionari della misericordia” che andranno in giro a concedere condoni speciali da parte della Santa Sede? A quale costo? Bisogna pur mantenere questi Missionari dalla manica larga! Altra dimostrazione che la Chiesa è fatta di preti di serie B e di preti di serie A. Ma scherziamo?
C’è però un rischio: che la Chiesa pulisca l’esterno, senza entrare nel cuore della gente! Altro che i Missionari della Misericordia!
Via papa Francesco, la Chiesa rimarrà come prima! Del resto già lo vediamo: è da tanti anni che non assistiamo come oggi ad una escalation del male da far tremare il mondo intero e magari Dio stesso. E tutto questo perché? Perché si gioca sul nome di Dio per uccidere gli uomini e per reprimere le coscienze. I fondamentalisti islamici uccidono il corpo, mentre i fondamentalisti cattolici reprimono le coscienze.
Bisogna uscire dalla religione, da ogni religione, se vogliamo salvare il corpo e se vogliamo salvare la coscienza.
Il Giubileo non è che una infarinatura che purifica la religione, lasciandoci in balìa del nostro gemere umano, quello del nostro essere, sempre e in ogni caso represso nella sua sete d’infinito.
19 aprile 2015
EDITORIALI DI DON GIORGIO 1
EDITORIALI DI DON GIORGIO 2

6 Commenti

  1. Matteo ha detto:

    Salve don Giorgio,
    sono capitato qualche tempo fa sul suo sito un po’ per caso, e mi sono soffermato a leggere qualche suo editoriale per curiosità. Volevo porle una domanda: premetto che diversi spunti di riflessione che lei esplica sono davvero interessanti, ma questo suo contestare quasi continuamente il magistero della chiesa come lo può giudicare con il fatto che di questa chiesa lei ne è proprio un sacerdote?
    insomma, come può essere sarcerdote all’ interno di una chiesa della quale critica l’ organizzazione, la dottrina e praticamente quasi tutto? La mia è una domanda sincera, non è retorica semmai lei la leggesse in questo modo. Attendo una sua risposta nel caso in cui deciderà di darmela.
    La saluto
    Matteo

    • Don Giorgio ha detto:

      La casa la si cambia dal di dentro, e non dal di fuori.

      • Matteo ha detto:

        io sono d’accordo con lei sul fatto che i cambiamenti accadono dal di dentro. Ma la mia domanda non è questa. La mia domanda è cosa significa per lei essere un sacerdote della chiesa Cattolica? E che ruolo ha la gerarchia ecclesiastica all’ interno della chiesa? I dogmi, la tradizione, il catechismo stesso… Non si rischia in questo modo di crearsi una chiesa basata sulle proprie convinzioni? I sacramenti stessi in questo modo non diventano solamente segni estetici privi di una efficacia soprannaturale ? Glielo chiedo con umiltà e non con fare di critica, poiché sono anche io combattuto tra l’ obbedire alla chiesa e su alcuni argomenti come la contraccezione all’ interno del matrimonio il seguire la ragione, o almeno quella che a me sembra ragione. Poi mi chiedo quale debba essere il limite con il quale io possa disobbedire per non cadere nell’ eresia. E’ importante per me ascoltare una sua risposta poiché di sacerdoti con i quali si possono affrontare liberamente questi discorsi non sono poi tanti e la totalità quasi non mette minimamente, non dico in dubbio, ma almeno al vaglio della ragione l’insegnamento ufficiale che viene dato.
        La ringrazio e spero di non averla disturbata con questa mia richiesta.

        • Don Giorgio ha detto:

          È da anni che cerco di dare una risposta a queste domande. Mi sono fatte le mie idee, le mie convinzioni, e pur messo da parte dal cardinale Scola continuo, benché nei minimi termini, a celebrare la Messa. La Chiesa ha bisogno di un radicale rinnovamento “interiore”, ovvero dal di dentro della sua struttura, il che comporta non tanto una infarinatura di novità come quella proposta dall’attuale papa, ma ben altro. Ciò che cerco di fare consiste nel risvegliare la coscienza dei cosiddetti cristiani della domenica. Il mio impegno sarà poco efficace, ma ne sono convinto. Sacramenti, leggi ecclesiastiche, comandamenti, dottrine, dogmi, morale: tutto va rivisto alla luce di un nuovo radicale cristianesimo.

          • Enrico ha detto:

            ma in tal modo, non si rischia di fare di una confessione un contenitore vuoto?
            Se ognuno ritiene che sia…cattolicesimo, piuttosto che protestantesimo ecc, quel che dice lui, allora una confessione non diviene tutto ed il contrario di tutto?
            Se va rispettata l’opinione di tutti, ci sta chi crede in certe cose…ma anche chi non ci crede, oppure no?
            Forse sbaglio, ma è una questione che mi pongo.

  2. GIANNI ha detto:

    E’ sicuramente uno di quegli editoriali, che desidero approfondire…come dire, perchè attratto da certi temi.
    Personslmente, preferisco parlare di metafisica, di dimensione metafisica, più che di Dio, o altro.
    La religione tenta di farci comprendere in positivo, quello che per l’uomo non è comprensibile, tanto che per me, ad esempio, resta sempre incomprensibile concepire le categorie teologiche di infinita bontà ed infinita potenza come compatibili con il libero arbitrio.
    Ogni religione è un’interpretazione della metafisica, ma dire che sappiamo è presuntuoso.
    No, noi non sappiamo, al limite crediamo, ma è ben diverso il credere dal sapere.
    E della cosiddetta religione, personalmente a me è sempre poco interessato, se non dal lato culturale, il tema di cristo ed evangelico.
    Perchè?
    Per un semplice motivo: proprio perchè dice poco o nulla di metafisico, sui grandi misteri che esistono.
    D’accordo, ci viene detto della lotta di Cristo con il demonio, ci viene detto dei miracoli, ma poi?
    FOrse che ci viene spiegato perchè il demonio esista?
    E perchè questo, e perchè quello… a me non pare, solo fatti, anche preternaturali, senza spiegazioni sul fine ultimo di certe realtà.
    Proprio per questo meglio uscire da ogni etichetta, ma anche proprio per questo inutile essere sacerdoti o fedeli cattolici, musulmnai, o cristiani e via dicendo.
    Se l’anelito è alla comprensione del segreto metafisico, non credo che possiamo capire nulla.
    in fondo, nulla sappiamo neppure della nostra esistenza: da dove veniamo?
    Da dove nasce tutto quello che esiste?
    Com’è che siamo qui ecc. ecc.?
    Nulla sappiamo e nulla continueremo a sapere, possiamo credere, non sapere.
    Possiamo avere esperienze soprannaturali, vedere angeli o demoni, possono capitarci fatti strani, compiere esorcismi e quant’altro, ma vi assistiamo passivamente, senza nulla capire, in particolare senza nulla capire del significato escatologico di tante cose.
    Anche il dolore umano, lo ripeto, che significato ha per la dimensione metafisica?
    La religione è solo una costruzione che porta a credere certe cose invece di altre, un tentativo di spiegare quello che non è spiegabile.
    L’unico tipo di teologia che posso concepire è quella del totalmente altro, quella afasica, che non dice.
    Il resto è interpretazione e dottrina, che vale per chi, insicuro, preferisce invece certezze, tranne poi accorgersi che la stessa chiesa non ha tutte le risposte, e preferisce ricorrere in tanti casi al mistero della fede.
    Se la religione è mistero, se mistero sono le sue risposte, allora ne desumo che sono solo non risposte, mero convincimento per chi preferisce credere di avere certezze e riposare sulle medesime.
    Tanto, ad esempio, lo sa solo Dio, per così dire, se esiste un qualcosa che sia interpretabile, in termini umani, anche come giubileo o perdono.
    E, quindi, se esiste perdono divino, per così dire, saremo perdonati, ma se non esiste, la chiesa può indire tutte le indulgenze ed i giubilei che vuole: penso che la stessa chiesa riconosca che, alla fin fine, è solo Dio a decidere in ultima istanza.