19 aprile 2026: TERZA DI PASQUA
At 19,1b-7; Eb 9,11-15; Gv 1,29-34
Qualcuno potrebbe meravigliarsi che nel periodo pasquale, che va dalla Festività della Pasqua fino alla Pentecoste, in cui al centro dovrebbe essere la presenza del Risorto in tutta la sua Grazia illuminante, la Liturgia insista con brani in cui si parla già e soprattutto dell’opera dello Spirito santo.
Forse dimentichiamo che già sulla Croce il Cristo morente ci ha donato il suo Spirito (così secondo la narrazione di Giovanni), e che, la sera stessa di Pasqua, apparendo agli Apostoli, il Risorto soffiando disse: “Ricevete lo Spirto santo”. E nel libro “Atti degli apostoli”, Luca, che ne è l’autore, insiste nel dire che gli Apostoli erano pieni di Spirito Santo.
E allora, se dobbiamo meravigliarci, è per quanto leggiamo nel primo brano, tolto dagli “Atti”, quando l’apostolo Paolo, a Efeso, trova alcuni discepoli, a cui chiede: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli rispondono: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo».
Nel secondo brano, tolto dal libro “Lettera agli ebrei”, leggiamo: «Il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente».
Nel terzo brano, tolto dal quarto Vangelo, troviamo scritto: «Giovanni (il Battista) testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”».
Ma la vera accusa contro gli Ebrei è dello stesso Giovanni il Battista che così li ha rimproverati: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”.
“L’eterno Sconosciuto”, così veniva chiamato lo Spirito Santo ai tempi in cui ero studente di teologia. E voi pensate che oggi si senta parlare di Spirito santo?
Eppure, c’è stato chi ha distinto il tempo in tre periodi o ere: l’era del Padre, l’era del Figlio e l’era dello Spirito Santo. Questa visione teologico-storica è stata elaborata principalmente da Gioacchino da Fiore, monaco e teologo calabrese del XII secolo: la storia della salvezza è dunque divisa in tre periodi, ciascuno dominato o particolarmente ispirato da una delle Persone della Santissima Trinità.
C’è l’Era del Padre che Gioacchino associa al tempo dell’Antico Testamento: è il periodo della legge, della sottomissione, della paura di Dio; rappresenta il tempo in cui Dio viene percepito soprattutto come Creatore e Giudice.
C’è l’Era del Figlio che corrisponde all’era cristiana, che inizia con la nascita di Gesù Cristo e si basa sui Vangeli: è il tempo della grazia, della fede, della mediazione e della vita sacramentale gestita dalla Chiesa. È caratterizzato dall’imitazione di Cristo e dall’ordine gerarchico.
Infine, c’è l’Era dello Spirito Santo: l’età futura. Gioacchino profetizzava questa terza era, basata sull’Apocalisse, definita come un tempo di amore, libertà spirituale e contemplazione, in cui l’umanità non avrebbe più avuto bisogno della mediazione gerarchica della Chiesa, poiché guidata direttamente dallo Spirito Santo. In questa era, si attende una “Chiesa spirituale” (Ecclesia spiritualis), contrassegnata da monaci contemplativi e da una profonda austerità di vita. Sebbene Gioacchino sia rimasto fedele alla Chiesa, le sue idee vennero condannate nel Concilio Lateranense del 1215 che stabilì l’impossibilità di creare nuovi ordini monastici e impose l’obbligo della clausura alle donne che abbracciavano la vita religiosa. Dopo la morte furono attribuiti a Gioacchino molti commenti esegetici, profezie e vaticini. La dottrina di Gioacchino diede vita ad un vasto movimento denominato “gioachimismo”, che ebbe seguito soprattutto fra i Francescani spirituali, in opposizione con la Chiesa corrotta.
Perché la Chiesa ha condannato le idee di Gioacchino da Fiore? Allarghiamo la domanda: perché la Chiesa istituzionale ha condannato i Mistici medievali? Il motivo è sempre il medesimo: perché lei e solo lei vuole farsi da tramite tra Dio e il credente, e condanna ogni altra interferenza, o meglio condanna qualsiasi voglia togliere ogni tramite tra Dio e l’essere umano.
L’Ecclesia spiritualis, che sognava Gioacchino da Fiore con i suoi seguaci, era appunto una Chiesa del tutto spirituale, senza strutture di troppo, senza la mediazione gerarchica ecclesiale. Il discorso si farebbe e complesso. È vero che un minimo di strutture ci vuole. Siano fatti anche di psiche e di corpo. Ma tutto è un mezzo e solo un mezzo per arrivare all’unione mistica o spirituale con il mondo del Divino. Succede sempre così, anche per i vari Movimenti ecclesiali o le Congregazioni o Ordini religiosi: si parte bene con le migliori intenzioni, e poi, quando ci si allarga, tutto si complica, e lo spirito iniziale viene meno, addirittura si spegne, soffocato da compromessi vergognosi con il potere economico. Più strutture ci sono, più necessitano solti, e i soldi si fanno immischiandosi in affari sporchi. Si costruiscono scuole, asili, ospedali, ambienti educativi. E arriva il momento della crisi: la provvidenza interviene a purificare attraverso condanne giudiziarie. Vale sempre il detto anche per le opere ecclesiastiche: “chi troppo vuole, nulla stringe”.
La storia si ripete, ma non ci insegna nulla. Almeno insegnasse a noi credenti che certi errori non si possono più ripetere, e che una struttura senz’anima non resiste a lungo.
Stiamo nel nostro piccolo. La Ecclesia spiritualis di cui parlava Gioacchino da Fiore è un insieme di piccole comunità “spirituali”, e sono spirituali quando lo Spirito santo ne è l’anima. Ma che cosa vediamo oggi? Non capiamo la lezione: la gente si allontana perché i preti offrono spettacoli, divertimenti, cose mangerecce, ecc. Questi preti o sono tonti o sono diabolici: non capiscono o non vogliono capire che oggi ciò che manca non è un di più di piaceri o di evasioni o di strumenti tecnologici per catturare la gente. Cristo ha detto: “basterebbe un pizzico di fede per spostare le montagne”. Forse pensava ai suoi ministri che pensano che con montagne di idiozie pastorali si possa conquistare la propria comunità, e la gente avrebbe bisogno più di un pizzico di fede per non scandalizzarsi della vacuità pastorale dei suoi preti.
Ma non dimentichiamo che la Grazia di Dio è imprevedibile: quando si tira troppo la corda, tutto può succedere. E non è a dire che non costerà nulla: anche il sangue dei martiri.
Commenti Recenti