DILLO AL DON: La Chiesa prima e dopo il Concilio: cosa è cambiato?

 

DILLO AL DON

venerdì 12 ottobre 2012 dalle 9.00

La Chiesa prima e dopo il Concilio:
cosa è cambiato?

Spazio di riflessione
per i credenti e non credenti
in collaborazione con i parroci

Conducono: Rosetta Cannarozzo e Gabriele Pugliese
 

OSPITI
Don Carlo Mantegazza, parroco della Chiesa Sant'Ambrogio di Rozzano,
Don Giorgio De Capitani, sacerdote della Chiesa di Monte Rovagnate

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=DIjv9D7dCyA[/youtube]

 

2 Commenti

  1. Claudio ha detto:

    Anch’io credo che il Vaticano II non abbia detto’ nulla di nuovo’, nel senso che non ha aggiunto, tolto o peggio ancora, come vuole certo tradizionalismo, negato o contraddetto certe verita’ di Fede. Ha solo, (solo?questa e’ la sua grandezza!) posto l’accento su determinati aspetti della dottrina cristiana che da sempre erano li’, nei Vangeli.
    Chi impazzisce dietro la Hunitatis reitegratio e dietro l’ecumenismo, e la vede come una forma di vago buonismo irenista, sembra dimenticare che e’ gia Nostro Signore a dire (Marco 9,38-43.45.47-48) di ‘lasciar fare’ e rispettare chi, pur non appartenendo alla cerchia degli apostoli, scaccia i demoni in Suo nome perche’ ‘chi non e’ contro di noi e’ con noi’.
    E’ Gesu’ stesso ad assicurarci che anche chi non lo ha conosciuto, ma ha comunque agito secondo la sua volonta’ potra’ essere salvato nel Giorno del Giudizio(che e’, in nuce, il messaggio di rispetto verso ‘cio’ che di buono’ c’e’ nelle altre religioni presente in Nostra aetate); ed il discorso sulla dignita’ del cristiano e sulla sacralita’ della liberta’ di coscienza della dignitatis Humanae, che tanto orrore fa ai tradizionalisti non e’ la logica conseguenza del rapporto da amico, e non da padrone, che il Cristo ha voluto instaurare con noi?
    In sintesi, a me sembra che il concilio non sia ne piu’ ne meno rivoluzionario dei Vangeli stessi; ha posto l’accento su aspetti che sono stati poco considerati dal Magistero, ma che c’erano gia’, disponibili per chiunque si fosse preso la briga di leggere e capire.
    Quindi, tutta sta’ fuffa pro- e contro conciliare,il’ha cambiato tutto in bene e dovrebbe cambiare ancora di piu’ dei progressisti contro il ‘ha cambiato tutto in male dei tradizionalisti, con queste due correnti che si sputano addosso, va davvero ridimensionata e da entrambe le ‘fazioni’, perche’ a) sta sfuggendo di mano b) ha perso il punto della situazione.
    In molti commenti parli dell’esistenza di ‘due chiese’, ma io credo che gia’ nella Chiesa Cattolica com’e’ adesso ce ne siano MOLTE di piu’!Ci sono le Chiese cattoliche di rito orientale che, oltre ad avere liturgie proprie, hanno anche una disciplina diversa per quel che riguarda temi ‘caldi’ quali i divorziati, e ciononostante sono in completa comunione con Roma ; c’e’ una pluralita’ di atteggiamenti e visioni che di gia’ coesistono , anche se non sempre pacificamente, nella Chiesa. Che le Gerarchie spesso privilegino i ‘perfetti’ di turno, non si nega; ma per questo chi lo ritiene giusto deve dissentire, senza abbandonare la Chiesa. (Poi ci sono corsi e ricorsi storici; i Gesuiti erano i peggio reazionari di santa Romana Chiesa, ora sono praticamente un gruppo di ‘dissenso organizzato’, acerrimi ‘nemici dell’Opus Dei e affini…)

    En passant sul passaggio alle Chiese della Riforma: senza scomodare il privilegio petrino, la Chiesa Cattolica mi ha dato il Battesimo e tutti i Sacramenti e mi ha fatto conoscere il Vangelo; solo per questi doni, prima di andarsene sbattendo la porta ci penserei duemila volte ( e credimi ho passato notti insonni a pensare di ‘farmi valdese’). Poi; nella Teologia Cattolica mi ritrovo, credo nei Dogmi e nei Sacramenti; il dissenso (mio e credo di tanti utenti del sito) c’e’, su bioetica omosessuali anti-concezionali etc); ma questi temi tecnicamente sono ‘materia sicura’, insegnamenti certi, ma non infallibili/irreformabili; quindi gli estremi per discutere dall’interno, anche se minimi, ci sono, senza abbandonare la nave.
    E se io la penso cosi’, immagina i vari consacrati ‘dissenzienti’; alla Chiesa hanno dato la vita, il loro dissenso e’ leale e alla luce del sole, perche’ dovrebbero andarsene, e fare spazio a qualche tradizionalista che magari fino a vent’anni fa faceva riti neopagani e cavalcava le tigri con Julius Evola e ora si e’ riscoperto difensore della Tradizione della Chiesa?
    La Chiesa e’ Mater, oltre che Magistra; e , scusa le note stucchevoli, con una madre uno si scazza, cerca di far capire e valere le proprie ragioni etc, ma cerca in tutti i modi di non abbandonarla e di tentarle tutte prima di mandarla affanculo. Anche se magari le ragioni c’erano tutte, in questi casi resta sempre un po di rimorso.
    PS scusa Don pure io mi son fatto prendere dalla grafomania!

  2. Gianni ha detto:

    Ho ascoltato con attenzione, prima di commentare.
    E’ un commento lungo, il mio,lo so, ma era da tempo che aspettavo un’occasione per dire la mia.
    Vorrei farlo, rispondendo al quesito di fondo sul cambiamento, ma anche riprendendo alcuni punti dell’intervista.
    Anche per dare un certo ordine alle mie riflessioni, mi impongo un piccolo indice:
    · Vaticano II: fu vero cambiamento?
    · Che senso ha oggi dichiararsi appartenenti ad una fede o ad una chiesa?
    · Dove si va?

    Partiamo da quella che sembrerebbe una rivoluzione copernicana, il vaticano II.
    Io non concordo che nei fatti, non nelle parole, fu vera rivoluzione, o profondo cambiamento.
    Non entro nel merito della dialettica tra conservatori e progressisti, ma do un giudizio di tipo storiografico, cioè mi domando cosa fu il concilio.
    Tanto per arrivare al punto: credo si sia tutti concordi che non è all’insegna della novità l’avocazione, da parte del papa, di certi temi, sottratti alla discussione collegiale, e non è all’insegna della novità una certa affermazione di principi in materia di morale sessuale.
    Al vaticano II fu sottratta questa materia, che invece fu oggetto dell’Humanae vitae.
    Questo mi dice due cose: primato del pontefice nell’affermare certi principi, e conseguente sottrazione alla discussione generale, e appunto affermazione di una morale tradizionale.
    Non credo fosse all’insegna dell’innovazione.
    Quindi, quando ci si domanda se il vaticano II ha avuto pratica applicazione, vorrei dire…dipende….
    Se oggi su certi temi si dice di no, quando prevale il tradizionalismo, allora dico che proprio su certi temi fu posto il cappello pontificale a riaffermare una visuale tradizionale.
    Per cui, certo, a parole tanta innovazione, ma nei fatti….
    Con questo, non sto dicendo che abbia ragione l’innovatore o il tradizionalista, ma solo affermare, a mio avviso, una verità storica, e cioè che in molte materia, vinse il tradizionalismo….., proprio in materie che riguardano la vita quotidiana.
    Certo, la liturgia è stata rinnovata, ma questa riguarda solo coloro che vanno a messa, mentre materie come la morale sessuale riguardano un ben maggior numero di persone, cioè tutti quei credenti che, anche senza partecipare alla messa, si pongono il problema se non rispettare tale morale lo ponga al di fuori del cattolicesimo.

    E qui giunge una seconda grave questione, cioè cosa significa oggi dichiararsi fedeli?
    Io concordo con don Giorgio che se si segue il vangelo, fuori da ogni magistero, si potrebbe anche non essere credenti, ma cristiani moralmente, cioè i vangeli dettano taluni canoni etici che si potrebbero condividere anche senza essere credenti in qualcosa, anzi, senza neppure necessità di essere credenti che sia esistita storicamente la figura del Cristo.
    Ma questo non basta….
    Infatti, occorre domandarsi anche altro, e cioè: metafisicamente, in cosa credo?
    Ed anche ammesso che possa esserci un vangelo da riscoprire nella sua radice originaria, comunque esistono le chiese……i magisteri….
    Si potrebbe anche credere che il magistero sia depositario di realtà che gli altri non vedono, magari per dono dello spirito santo……
    Quindi, come dire…esiste il vangelo, ma il suo significato…..
    Appunto, io credo che ognuno possa credere in cose diverse, ad esempio si potrebbe anche credere al magistero come depositario di insegnamenti ispirati metafisicamente.
    Non concordo, quindi, su questa dialettica, perché ritengo che possano esistere diversi modi di credere e di non credere…..
    Del resto, quel che mi è sempre sembrato contraddittorio è dichiararsi ubbedienti ad una certa struttura religiosa, per poi non concordare….
    Esistono chiese diverse, ognuno creda in quello che vuole….

    Ed infine, dove si va?
    Secondo me, verso una dialettica, che comunque, ripeto, non ha molta ragion d’essere.
    Anche se prevalesse un pontefice innovatore, comunque è il fondamento del cattolicesimo che è diverso, cioè ritenere che sia fondamentale il magistero.
    Se quindi il magistero nel tempo dice cose diverse, allora di volta in volta si dovrebbe obbedire ad un magistero diverso.
    MA non per convinzione, e quindi poco importa che oggi prevalga il conservatorismo o altro….
    Se le cose cambiano, di volta in volta dovrebbero prevalere concezioni diverse.
    MA allora, dico io, non è meglio una chiesa riformata?
    Cioè, se io sono un sacerdote che, ad esempio, ritiene che si debbano concedere i sacramenti anche ai divorziati, che la morale sessuale sia diversa da quella attualmente riconducibile all’Humanae vitae, che il pontefice non goda di infallibilità quando parla ex cathedra, che le questioni non debbano essere avocabili da parte del papa, ma oggetto di libera discussione tra vescovi, allora direi che non posso in coscienza condividere questi principi se vengono affermati da un magistero, e non condividerli se il magistero cambia……
    Forse, visto che prevalgono queste opposte concezioni, meglio far chiarezza.
    Chi crede in una visione tradizionale, continui a professare un cattolicesimo conservatore, chi la pensa diversamente, forse fa parte di una chiesa riformata.
    Perché volere un’unica chiesa, obbligando a stare tutti sullo stesso tetto?
    In fondo, anche i sacerdoti di Friburgo, che dispensavano la comunione a separati, riconoscevano di essere disobbedienti e, infatti, di porsi fuori dal cattolicesimo.
    Avere più chiese, consente di non imporre agli altri una visione non condivisa.
    Io ho detto più volte che sono un libero pensatore, quindi personalmente la questione non mi tocca….
    Per chi sente la necessità di appartenere ad una chiesa, mi auguro una pluralità di chiese come quelle riformate, e che chi, come sacerdote, non si senta più di appartenere all’attuale prevalente conservatorismo cattolico, faccia che aderirvi, così si sentirà più in pace con la propria coscienza.
    Senza necessità di sperare che la chiesa cambi.
    Ci sono già chiese che non credono nella superiorità del papa, o non hanno problemi nel consentire il sacerdozio femminile, così come non credono che l’elezione di un pontefice sia espressione dello spirito santo.
    Parimenti non si riconoscono nella morale sessuale ispirata dall’Humanae vitae, e non devono sperare in cambiamenti che forse non verranno mai.
    Non dimentichiamoci che il cattolicesimo non è solo una religione struttura, ma una religione stato, e quindi l’elemento statale impedirà sempre una piena affermazione di certi cambiamenti….