Lo sconcerto di don Giuseppe Nichetti per le modalità dell’operazione condotta nelle torri Aler: «Molti hanno allacci abusivi, ma sono rimaste senza luce e gas anche famiglie che pagano l’affitto e hanno diritto di vivere in un contesto civile». Il terzo settore chiede un confronto al Prefetto
di Claudio URBANO
Esprime «sconcerto» don Giuseppe Nichetti, parroco di Sant’Apollinare e Sant’Anselmo a Baggio, per l’intervento di due giorni fa nelle torri di via Quarti. Non per lo sgombero in sé, sottolinea, «ma per le modalità». Martedì pomeriggio con un massiccio intervento delle Forze dell’Ordine è stata eseguita una di quelle che la Prefettura classifica come “Operazioni Interforze Periferie”, per contrastare situazioni di illegalità. Che qui, in queste sette torri Aler che contano 450 appartamenti, sono purtroppo conclamate. I dati dell’operazione parlano di nove appartamenti sgomberati e altri dieci abbandonati spontaneamente, oltre al sequestro di hashish e cocaina. Ma le testimonianze parlano anche di un’iniziativa eseguita senza coinvolgere i Servizi Sociali, e che ha lasciato molti degli inquilini senza elettricità e gas, come ha denunciato il Comune di Milano, chiedendone il ripristino. Nella torre in cui abitano le suore – ovvero le Discepole del Vangelo – su 60 famiglie solo 13 ora hanno l’energia elettrica, gli altri sono senza, fa i conti il parroco. E le famiglie che hanno lo scaldabagno sono rimaste senza acqua calda.
«È vero che in via Quarti molti hanno un allaccio abusivo all’energia elettrica», ammette il parroco, che però denuncia: «Da anni qui si chiedono interventi, si segnala una situazione di illegalità. Io stesso ho incontrato due volte, quest’anno, il presidente di Aler: l’ultima – ricorda – a luglio, insieme agli assessori alla Casa e al Welfare del Comune di Milano». Incontri che il parroco ha richiamato anche nella lettera inviata al Prefetto. Qui, riferisce il parroco, non vengono previsti interventi per migliore le cose perché, argomenta Aler, dopo qualunque intervento segue un danneggiamento. Ma don Nichetti ricorda: «Non si possono considerare solo gli abusivi e quelli che non rispettano gli ambienti; ci sono anche gli inquilini che pagano regolarmente l’affitto, e che hanno diritto di vivere in un contesto civile».
Dopo gli sgomberi e il taglio dell’elettricità, molte delle famiglie hanno trovato “rifugio”, o comunque un riferimento, bussando alle Discepole del Vangelo. In questi frangenti «non possiamo fare molto», spiega don Nichetti, che ieri è comunque stato in via Quarti fino al tardo pomeriggio. Le parrocchie hanno intanto raccolto delle torce, per le famiglie che sono ancora al buio. «Il nostro, spiega il parroco, è soprattutto un lavoro di ascolto». Perché naturalmente, riferisce, molti erano portati a fare le barricate, a cercare lo scontro. «Ho quindi cercato di invitare alla moderazione: non cerchiamo il conflitto, lo scontro. Cerchiamo soluzioni adeguate, naturalmente nella legalità». Ma, osserva il parroco, verso i “disperati” che abitano qui serve una considerazione diversa rispetto a quella dei fondi di investimento che comprano in centro a Milano, e che qui non si vedono.
La lettera al Prefetto
La sospensione «di altre operazioni interforze straordinarie eventualmente previste nei quartieri pubblici della città e delle azioni di sgombero di nuclei familiari in stato di bisogno»; un incontro urgente «al fine di istituire un tavolo cittadino di confronto tra le istituzioni interessate e le realtà di base che a vario titolo operano nei quartieri popolari al fine di tutelare le famiglie più fragili»: sono le richieste che un nutrito gruppo di realtà – tra loro Caritas Ambrosiana, Casa della Carità, Comunità pastorale di sant’Apollinare e sant’Anselmo da Baggio, Comunità di Sant’Egidio, Cooperativa Sociale Farsi Prossimo, Discepole del Vangelo – Via Quarti e parrocchia di San Leonardo Murialdo – formulano in una lettera inviata al prefetto di Milano Claudio Sgaraglia dopo le iniziative delle forze di pubblica sicurezza nei quartieri popolari ERP di San Siro, Giambellino/Lorenteggio e Baggio. «Se l’obiettivo è contrastare la criminalità, tali azioni si dimostrano inefficaci – si legge nella missiva -. Abbiamo assistito a una criminalizzazione indiscriminata di chi vive nei quartieri di case popolari e una gestione del patrimonio residenziale pubblico esclusivamente concepita come controllo securitario, ignorando bisogni e percorsi di chi in questi quartieri ci vive e delle reti del territorio».
***
da Il Corriere della Sera
Milano, case Aler sgomberate in via Quarti:
«Decine di famiglie senza luce e al freddo,
bambini terrorizzati». Protesta il Comune
di Elisabetta Andreis
Milano divisa dopo l’intervento deciso ai vertici dell’ordine pubblico, con decine di uomini e mezzi in strada, nelle case popolari di Baggio, da anni indicate come uno dei punti più difficili della periferia ovest
Martedì pomeriggio, via Quarti, a Baggio. Lampeggianti e polizia. Quando se ne vanno restano finestre spente, scale immerse nel buio, bambini che piangono. È l’immagine che divide Milano dopo l’ultimo intervento deciso ai vertici dell’ordine pubblico: un’operazione massiccia, con decine di uomini e mezzi in strada. E una scia di polemiche che dal quartiere risale verso chi quell’intervento lo ha coordinato.
Via Quarti non è una strada qualunque. Quattro caseggiati popolari Aler, da anni indicati come uno dei punti più difficili della periferia ovest. Un luogo segnato da occupazioni abusive, spaccio e presenza criminale, come quella della famiglia Canito, che per anni ha imposto il controllo dei palazzi con la violenza. Un contesto dove le associazioni e il Welfare fanno quello che possono ma la presenza dello Stato è stata discontinua ed entrare, anche per chi indossa una divisa, è spesso un problema. Anche per questo l’operazione di martedì viene rivendicata come necessaria. Secondo la Prefettura, l’intervento rientra nelle «Operazioni Interforze Periferie». Oltre duecento operatori impegnati, due arresti e undici indagati, su 628 persone controllate. In più sequestri di hashish, cocaina, armi, refurtiva e denaro. Nove appartamenti sgomberati, altri dieci rilasciati spontaneamente. «I risultati confermano l’efficacia delle strategie adottate — sottolinea il prefetto Claudio Sgaraglia —. Gli interventi proseguiranno per garantire sicurezza e vivibilità».
Don Giuseppe Nichetti, parroco di Sant’Anselmo da Baggio, entra nel complesso di via Quarti 31 dopo cena. Trova scale al buio, famiglie senza elettricità, alcune anche senza gas. Nell’appartamento delle Discepole del Vangelo — una comunità di suore presente lì dal 2020 — arrivano a frotte mamme e bambini piccoli. Su 60 alloggi nella torre, solo 13 hanno ancora la luce. Il don racconta lo spavento degli anziani, il pianto di un ragazzo con sindrome autistica rimasto al buio al nono piano, bambini terrorizzati dall’irruzione. Testimonia di tanti ragazzini tornati da scuola senza casa, né computer per studiare. «La legalità va tutelata — dice il prete —. Ma sono sconcertato dalle modalità». E soprattutto da un’assenza: quella dei servizi sociali. Replica l’assessore comunale al Welfare Lamberto Bertolè, che non era stato informato dell’intervento: «Non c’è legalità senza coesione sociale. Togliere luce e gas a famiglie con minori e persone con disabilità non è la modalità costruita negli anni».
Alle critiche si uniscono le realtà del Terzo settore attive nei quartieri popolari e i Municipi 6 e 7. «L’intensità e la durezza utilizzate in via Quarti vanificano il lavoro quotidiano sui territori e sono state lesive dei basilari diritti», dice ad esempio Chiara Rossi, vice presidente della Cooperativa sociale Comunità Progetto. Il Pd annuncia iniziative politiche e sul fronte opposto la Lega plaude. Alessandro Verri, capogruppo in Consiglio comunale, attacca Bertolè: «Le sue dichiarazioni sono fuori luogo. Il Comune difende chi occupa abusivamente dimenticandosi dei milanesi onesti in lista d’attesa per una casa popolare». Nel mezzo resta via Quarti. Un luogo dove la criminalità è reale e le fragilità pure. La legalità è da ristabilire, ma come? Un anziano che abita proprio in via Quarti, in un alloggio non occupato, ha accolto a casa sua due bambini: «La notte, qua, arriva sempre prima».
L’EDITORIALE
di don Giorgio
Di bestialità in bestialità…
Forse, senz’altro, la parola “animale” è sbagliata: richiama il soffio vitale o anima. A differenza...
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