Parrocchia di Monte, ovvero una viva Comunità di base
Non è una battaglia personale tra me e la curia di Milano, o Angelo Scola. In gioco c’è una diversa visuale di fede, e perciò di pastorale. Non lo si vuole riconoscere, ma è così. E la mia rabbia sta tutta qui: nel non riuscire a far confessare i miei superiori che loro sono su una strada diversa della mia. No! Per loro è tutta una questione di età pensionabile, o di qualche screzio tra noi preti del posto.
Quando chiedo che almeno permettano una eccezione, mi rispondono: Eccezione… a che cosa?
A cosa? Allora non volete proprio uscire dal vostro guscio!
Eccezione… a che cosa? Ve lo devo di nuovo spiegare? Mi sto annoiando, ma lo faccio lo stesso.
Chiedo che la Comunità di Monte possa continuare a esistere nel cammino che ha intrapreso e che richiede ulteriori passi in avanti. Potrei definirla una “comunità di base”, pur con tutte le condizioni legate al fatto di essere incarnata in una comunità locale. Chi conosce la storia delle Comunità di base sa che non erano strettamente inserite nella struttura di una Chiesa gerarchica e tradizionale. Ma non per questo si sentivano fuori dalla Chiesa di Cristo.
Le Comunità di base erano un forte stimolo, in quanto cercavano di vivere radicalmente quel Vangelo prima che esso venisse inglobato nella Chiesa, che via via ha assunto una sua struttura organizzativa e dogmatica, tale da mortificare in parte il messaggio rivoluzionario di Cristo.
Le Comunità di base, chiamatele come volete, ci sono sempre state lungo la storia della Chiesa. Chi non ricorda quei Movimenti religiosi spontanei (che non avevano nulla a che fare con gli attuali Movimenti ecclesiali) che puntavano alla riforma della Chiesa-struttura?
Le attuali Comunità di base, forse a differenza di quei Movimenti troppo spirituali, sono più impegnate o incarnate nel sociale, in forza proprio dell’Incarnazione di Cristo. È chiaro che, man mano, con il passare degli anni e con il cambiamento delle realtà socio-politiche, le Comunità di base cambiano strategia o meglio cercano di essere più aderenti alle nuove emergenze, senza tuttavia ridurre la loro radicalità evangelica.
La Comunità di Monte, nel suo piccolo e limitatamente al fatto di essere una parrocchia, è di fatto una Comunità di base, in quanto ne ha in sé tutti gli elementi costitutivi: Parola di Dio incarnata nella realtà locale e sociale, apertura al Nuovo emergente, disponibilità a crescere in cammino con il progresso dei valori umani, ecumenismo, dialettica e verifica, ecc.
Ed ecco la domanda: come si può misconoscere la realtà di questa Comunità, in forza del principio che tutto deve rientrare negli schemi di una religione che a dir poco è fallimentare? Che Chiesa è mai quella proposta dalla Diocesi di Milano? Che apertura al Nuovo trovare nella varie Comunità pastorali, tanto più che a guidarle vengono nominati parroci chiusi di mente e perciò refrattari a qualsiasi input dello Spirito santo?
Ecco il commento sulla serata del 23 luglio 2013, con la presenza di mons. Maurizio Rolla.
Una serata partecipata
ma che ha lasciato l’amaro in bocca!
Il Vicario non risponde alle domande…
Appena la notizia del mio trasferimento ha varcato le soglie del mio studio, dove sabato pomeriggio 13 luglio, il Vicario Generale in persona, don Mario Delpini, senza alcun preambolo giustificativo e senza darmi possibilità di replica mi aveva comunicato l’intenzione del cardinal Angelo Scola di rimuovermi da Monte, il tutto in una mezz’ora d’incontro (poteva benissimo mandarmi un’e-mail o una comunicazione per iscritto: forse meglio così, ho potuto constatare la realtà di una Chiesa gerarchica ambrosiana religiosamente ingessata e paurosamente dis-Umana) subito si è mossa anche la protesta, da parte soprattutto delle persone più vicine, che da anni mi seguono nelle attività parrocchiali. È stata una consolazione vedere la reazione della gente che, senza cadere nelle istintive proteste “di facciata” che non portano alcun frutto, si è subito attivata, pronta a riunirsi sia per conoscere esattamente la realtà dei fatti sia per discutere sulle modalità onde far sentire la propria voce, nei modi migliori e nei modi più efficaci.
E così giovedì sera 18 luglio, una quindicina di mamme si sono trovate in casa parrocchiale per capire meglio la situazione e per proporre qualche iniziativa. È nata così l’idea di chiedere un incontro con il Vicario Generale e di organizzare un’Assemblea pubblica per martedì sera, 23 luglio, e successivamente, anche tenendo conto dei vari passi e risultati, di procedere con proteste sempre più forti.
Venerdì mattina ho telefonato in curia per alcune informazioni sulla disponibilità di don Delpini. Mi è stato risposto che sarebbe rientrato dal Brasile, dove nel frattempo si era recato per la Giornata Mondiale della Gioventù, ai primi di agosto. Lo stesso mattino sono riuscito a parlare, sempre per telefono, con il Vicario di zona, don Maurizio Rolla, il quale da giorni mi aveva promesso che sarebbe venuto per una chiacchierata chiarificatrice sul mio post Monte. Mi ha risposto che sarebbe venuto da me il pomeriggio dello stesso giorno. L’incontro è stato cordiale e rispettoso, ma molto sincero. Ho toccato, oltre il mio caso, anche i soliti punti dolenti riguardanti la Comunità e, nello stesso tempo, ho ribadito la mia convinzione che, senza avere il coraggio di spostare anche i due preti di governo di “corte intese”, la Comunità avrebbe vita breve, supposto che non sia già abortita fin dall’inizio. Ho insistito nel dire che non si può sostenere una Comunità che è nelle mani di due pastori arroganti e privi di ogni buon senso pratico, incapaci di vedere al di là del proprio naso, del resto lungo ancor più di quello di Pinocchio.
Qual è stata l’impressione dopo l’ennesimo incontro con don Rolla? La solita. Ti ascolta anche, sembra quasi capirti, ma, come visuale di fede, è in linea perfetta e obbediente con una diocesi che attualmente è governata da un “apparentemente” colto, ma poco “intelligente”, nel senso etimologico del temine. Ho detto “apparentemente” colto, sì perché mi sembra che il cardinal Scola si sia specializzato nell’arte di citare anche maldestramente filosofi e scienziati, tanto per dare lustro ai suoi interventi. Per me, “intelligenza” è un’altra cosa. È creatività, movimento di idee, ricerca continua della verità, desiderio di forzare le serrature per aprire la casa sull’infinito, al di là di ogni dogmatismo o moralismo. E anche i suoi leccapiedi sono così: d’altronde vengono scelti su misura. Non solo si trovano, per forza di cose, tra l’incudine e il martello, soffrendo anche per non poter decidere in “coscienza e scienza”, ma ho l’impressione che, ultimamente, questi suoi più diretti collaboratori non abbiano nemmeno la capacità di pensare in proprio. Mi fanno anche pena! Però mi arrabbio se penso che siamo nelle loro mani, quando decidono o quando eseguono gli ordini dall’alto.
In quell’incontro di venerdì pomeriggio, ho chiesto a don Rolla se era disposto a partecipare all’Assemblea di martedì. Sul momento è rimasto un po’ titubante, mi ha detto che mi avrebbe dato una risposta per il giorno successivo. E la risposta è stata positiva, anche con una grande mia soddisfazione: essere riuscito ad avere la presenza del Vicario, come primo passo per eventuali decisioni future.
Nei giorni successivi, mi sono trovato più volte con le mamme che si sono impegnate al massimo per organizzare la serata: la presenza di don Rolla andava “gestita” per evitare qualche inconveniente e anche per dare la più bella immagine della comunità di Monte che, anche nelle contestazioni, non perde la testa, ma anzi la usa nel modo migliore per far valere le proprie ragioni che poi sono le ragioni del bene comune.
Sono sincero: in questi giorni sto capendo da quanta ricchezza e creatività di energie sono circondato? E tutto questo aumenta la mia paura al pensiero si lasciare la comunità di Monte in balìa di se stessa.
Veniamo alla serata di martedì, 23 luglio. Qualcuno temeva sulla partecipazione della gente. Io ero sicuro che il salone non sarebbe bastato. E così è stato. Più di 170 persone sono uscite di casa per ascoltare e per far sentire la propria voce. Gente di Monte e anche di fuori paese: della Valletta e di zone più lontane. Ho preferito non partecipare di persona. La stessa notte ho ascoltato la registrazione. Di seguito. Senza interruzione. Sì, è vero, essere presenti nel clima vivo di una discussione le impressioni possono essere diverse. Ma vi dico che, ascoltando la registrazione, ho avuto subito la netta sensazione che il Vicario fosse impacciato nelle risposte, non affrontasse seriamente le domande, le dribblasse, sembrava che giocasse nell’indispettire il pubblico, non arrivava ad alcuna conclusione soddisfacente. A mano a mano che gli interventi procedevano, ascoltandoli, mi uscivano parolacce, come “porca vacca” (due animali comunque da rispettare!), “perché non risponde in modo intelligente?”. Ve lo giuro: non ho trovato una risposta seria alle varie domande, che invece, chi più chi meno, puntavano il dito nella piaga della Comunità pastorale o costringevano il Vicario a rispondere: “Perché avete rimosso don Giorgio?”. Dopo aver tergiversato più volte invocando le esigenze di una Comunità pastorale che non può perdere pezzi, ma deve camminare insieme, ecco la finale: la scelta è del cardinale! Ca…voli! I casi sono due: o il cardinale si sta vendicando delle mie provocazioni, anche dure, nei suoi riguardi, oppure è una balla appellarsi al cardinale, il quale, se sa le cose, le sa dai suoi più stretti collaboratori, tra cui il Vicario episcopale di zona. Se è così, come in questo secondo caso, allora spetta al Vicario episcopale di zona andare di nuovo dal cardinale e dire: Mi sono sbagliato su don Giorgio! E il cardinale, se è intelligente, rivede le sue decisioni.
Le parole di uno tra i presenti in sala che ha accennato a Cl, al suo potere ecc. hanno fatto innervosire il Vicario che bruscamente ha chiuso l’incontro. Il che è tutto dire: è stato punto sul vivo? Ha temuto che si aprisse una serie di domande imbarazzanti? Fatto sta che per tutta la serata don Maurizio Rolla non ha risposto in modo soddisfacente a nessuna delle domande che gli sono state poste, e tanto meno il pubblico ha capito il vero motivo per cui sono stato rimosso.

È stata aperta su Facebook una pagina dal titolo:
Un tam-tam di voci per don Giorgio, da Monte fino a Papa Francesco
Descrizione
Questa pagina nasce per dare solidarietà a don Giorgio De Capitani e alla comunità di S. Ambrogio in Monte di Rovagnate, per essere accanto a loro, ma soprattutto per aiutarli a far ascoltare la loro voce.
Raccoglieremo qui oltre alle testimonianze dirette dei parrocchiani di Monte, delle persone coinvolte sul territorio e vicine a don Giorgio, anche le parole di chi lo ha incontrato attraverso il web. Dei tanti che, pur abitando distanti da Monte, il sabato sera fanno i pendolari per assistere alla sua celebrazione e a un'omelia capace di smuovere qualcosa dentro. Di quelli che, essendo troppo distanti, si accontentano di seguire un'omelia su Youtube. Dei tanti credenti che, per le più svariate delusioni, hanno smesso di frequentare la parrocchia e ora trovano in un anziano prete "virtuale" distante centinaia di chilometri quel punto di riferimento che un parroco vicino non ha saputo essere.
Ovunque, nei commenti al sito, leggiamo: "Don Giorgio, vorrei che fosse il mio parroco!"; "Se la mandano via da Monte venga da noi!"; "Vorrei che fosse lei a battezzare mio figlio!". Perché tutto questo seguito, che ahimè è anche indice di un malcontento generale verso il parroco della chiesa sotto casa?
Troppa gente all'unisono e da più parti d'Italia dice le stesse cose per pensare che sia solo un fatto isolato. Troppo facile credere che siano pochi sparuti alienati che preferiscono vivere una fede strampalata e personale anziché una fede di comunità. Se è vero che la fede cattolica si basa sulla comunione e non sull'individualismo, bisogna anche dare alla gente la possibilità di sentirsi integrata e a proprio agio in una comunità.
Invitiamo la gerarchia a farsi delle domande, se non vuole perdere ancora una volta la possibilità di un dialogo con i fedeli.
Perché noi un prete così faremmo carte false per averlo e se ce lo portassero via non staremmo di certo a guardare! Per questo siamo solidali con chi ha avuto la fortuna di fare concretamente un pezzo di strada assieme a lui ed ora se lo vede strappare via.
È stata lanciata anche l’iniziativa di raccogliere lettere in mio sostegno.
Potete indifferentemente rivolgerla a don Giorgio, al Card. Scola o al Santo Padre, ciò che conta è che uniate la vostra voce alla nostra contro questa singolare ingiustizia: non solo una rimozione, ma l'obbligo di autocensura.
Sì, perché a don Giorgio infatti non sarà più assegnata alcuna parrocchia, stando alla decisione così com'è allo stato attuale.
Tutto ciò che gli hanno concesso è una celebrazione di una sola Messa festiva in una chiesa vicina, con i limiti di non invadenza che ogni ospite dovrebbe rispettare, senza nemmeno una garanzia di continuità di questo servizio pastorale. Per saperne di più sulla faccenda vi invitiamo a leggere i link e la documentazione che abbiamo pubblicato e che pubblicheremo nei prossimi giorni.


Colombo, Martini e Tettamanzi hanno accolto più volte don Giorgio .
Persino i preti accusati di pedofilia venivano ricevuti dal loro cardinale prima di essere ritrasferiti.
Specchi per le allodole le diverse vedute tra parrocchie e le vecchie frasi spropositate di Don Giorgio su Berlusconi (ucciso più dolorosamente dalle sentenze)(rimozione degli articoli chiesta ad arte un mese prima per spostare su di essi l’attenzione), l’epurazione deriva invece dal toccare disegni e sistemi di potere ben più riservati ed ineludibili.
Somiglianza nello sguardo di Scola e Bertone, oggi somiglianze in quello di Berlusconi e don Giorgio, giustizia ed ingiustizia certo, ma entrambi umiliati, offesi e schiacciati; da settembre repressi ma non domati …
Magari ad Arcore c’è una cappella (religiosa) dove continuare a fare opera pastorale o apostolato..
A M-monte perde soltanto la chiesa che (dove) rimane con anziani obbedienti e chiese vuote.
Personalmente fino al giorno della sua dipartita celebrale (lungi da noi), continuerò a seguirla con ammirazione ed affetto.
A me è capitato di vedere dei preti anche oltre gli 80 anni continuare la loro opera pastorale, quindi quella dei 75 anni risulta essere chiaramente pretestuosa.
Caro Don Giorgio, la leggo da tanto tempo e difficilmente x non dire mai, mi sono trovata in disaccordo con lei.
Mi dispiace moltissimo di tutto quello che le sta accadendo, ma lei lo aveva sempre detto che da questi “uomini di chiesa” non si aspettava più nulla e ancora una volta aveva ragione.
La prego non smetta mai di dire quello in cui crede, x lei ma anche x questa chiesa di facciata ormai così priva di valore.
Con tutto il rispetto che le ho sempre portato le auguro di trovare, nuovamente la strada da percorrere xchè di fedeli, che questa chiesa vogliono vedere risorgere, ne avrà accanto ancora tantissimi .
Con infinito affetto
Sadia
Caro don Giorgio, sperare che capiscano è come illudersi che un asino possa volare. Chi nega l’evidenza non può fare altro che continuare a negarla, altrimenti dovrebbe ammettere di sbagliare. E ce li vede lei il cardinal Scola e la sua corte e, salendo ancora più su nella gerarchia, Bertone, Bagnasco e ruini che ammettano di sbagliare? Perfino quando papa Francesco ha cominciato a fare pulizia nello IOR, hanno avuto la faccia tosta di dire che ci avevano già pensato loro…
Se tanto mi dà tanto…
Una Chiesa bicefala, ha leggittimato ed accresciuto il distacco di buona parte del suo popolo di credenti! La sana diplomazia se basata sulla lealtà può coesistere nell’istituzione religiosa politicamente parlando, ma non deve predominare fino ad annullarsi, nel senso di farsi prona con ogni circostanza e contesto politico sociale, anche fuori dalla più elementare coerenza morale ed etica, porgendo l’altra guancia a questo o a quel potere di turno! La vera coerenza è nei moti e nelle azioni di preti coraggiosi come Don Giorgio, che ad oggettive ingiustizie ed ai perversi comportamenti umani, dice un netto e coerente no! Trovandosi però ad impattare nella diplomatica inquisizione dei nostri tempi, ripercorrendo in modo incruento ma letale, le strada di Savonarola e Giordano Bruno! Egregi santissimi ed inviolabili vertici del clero, volete nascondere un uomo di verità con il solito muro della menzogna, magari, fumosamente camuffata da volonta divina? Basta! In nome anche del rinnovamento che stà portando papa Francesco, non si può mettere metaforicamente al rogo nessun uomo che voi definite eretico! Altrimenti perderete anche quel poco di credibilità costruita faticosamente dalla parte sana ed incorrotta di quella Chiesa, che dovrebbe isolare coloro che come le mele marce, fanno andare in malora tutti i frutti vicini! Dovete abbattere ed allontanare chi demolisce i veri valori a discapito di una sbandierata fratellanza universale, percepita ancora solo troppo ideologicamente e poco nei fatti, massonerie e potenti, che stanno cercando di abbattere anche ciò che di buono è rimasto! Tornerebbe così la fiducia in chi come me, vi ha abbandonato, perchè la sommatoria dei miei peccati è ancora la radice quadrata dei vostri rispetto alla storia ed al presente! Volendo assolvermi totalmente per aver giudicato sacrosantemente ciò che risulta evidente!
Don Giorgio, da un pò di giorni è sempre più difficile connettersi al suo sito, da cosa pùò dipendere?
Problemi di collegamento col server.
RISPOSTA E PROPOSTA
LA RISPOSTA SI RIFERISCE ALLA DOMANDA sul perchè di questa separazione.
La si ritrova sulle pagine di questo sito, quando si affrontano i temi relativi ad una diversa
concezione di chiesa e di teologia.
E’ vero quello che qualcuno ha scritto in taluni commenti, cioè il perchè è anche relativo
al fatto che don Giorgio non ha peli sulla lingua, ma a mio avviso
vanno considerati anche altri aspetti.
Direi che il perchè riconduce anche ad una diversa concezione di chiesa,di teologia e di fede.
Per chi segue questo blog, è noto come don Giorgio la pensi, su tutta una serie di temi, dalla morale sessuale,
ai sacramenti e via dicendo, diversamente rispetto alla dottrina e catechesi ufficiale cattolica..
Non è solo questione di chiesa per ricchi e collusa con taluni e chiesa che non accetta questo, ci sono anche altri versanti su cui si esprime tutta una diversità di pensiero rispetto alla dottrina ufficiale cattolica.
Direi, quindi, che ci sono concezioni inconciliabili tra la sua visione e quella del cattolicesimo ufficiale, e qui non sto ad esemplificare, perchè direi cose inutilmente ripetute, già dette e ridette su questo blog.
Ma quello su cui vorrei si soffermasse l’attenzione, sia di don Giorgio, sia di tutti coloro che fanno parte della sua comunità,
che lo seguono anche solo on line,, è soprautto la seguente idea-proposta.
Credo, infatti, che gli interventi di commento possano servire non solo
per dire la propria, ma anche per lanciare idee e possibili ipotesi di soluzione,
ed io sono dell’idea che non sempre da qualcosa considerato negativo, debbano derivare solo
conseguenze negative.
A volte da quanto considerato un male potrebbe venire un bene. Ed ecco, quindi, la mia
PROPOSTA
Perchè non fare di quello che viene inteso come evento negativo, invece, un’occasione per costruire
qualcosa in positivo, di alternativo alla chiesa attuale?
Ecco l’idea:
costruire una comunità che, esplicitamente, esca dal cattolicesimo attuale, e si professi nuova chiesa, a voi la denominazione, che so…chiesa cattolica riformata, nuova chiesa cattolica o altra denominazione….
Don giorgio rimanga a Monte, ma come espressione di questa chiesa, al di fuori di quella cattolica, di cui sinora è stato ministro..
Sarà un’occasione in più per far capire in cosa si differenzi, ad esempio concedendo la
comunione ai divorziati. ecc—–
Sul piano teologico, per come la vedo io, no problem….
Se per DIo non ci sono problemi, no problem….diversamente…..
comunque noi in fondo cosa sappiamo veramente di DIo?
Quindi, nessuno potrebbe avere in tasca la certezza che qualcosa a Dio piaccia o dispiaccia, quindi….
A questo punto, sul piano organizzativo, e finanziario:
chiunque desidera aderire versi una quota di denaro, con cui far fronte alle spese, come:
strutture da usare ecc…
Anzi, si potrebbe chiedere di sostenere l’iniziativa non solo
ai locali residenti, ma anche ai non residenti.
Ad esempio don Giorgio potrebbe aprire un conto corrente postale
sul quale chi desidera potrebbe effettuare un versamento.
Sarebbe anche un modo per misurare il consenso all’iniziativa,
e per coinvolgere anche chi residente non sia.
Il tutto, naturalmente, promuovendo la cosa sia sul sito, che aprendo
specifiche pagine sui social network.
Insomma, una nuova sfida, che di positivo includerebbe anche i seguenti aspetti:
1) far chiarezza sulla diversità delle concezzioni rispetto all’attuale cattolicesimo
2) rendere ancora più chiara una certa concezione di fede e di chiesa, oltre a differenze
sul piano teologico
3) poter continuare a dire la propria, senza i vincoli della vecchia chiesa cattolica
ecc
ecc
che ne dite?
Caro Gianni, io penso che bisogna rimanere per cambiare, resistere,resistere, resistere.
Caro don Giorgio, non ho parole per esprimere la tristezza che provo.
Non è possibile che un parroco autentico, coerente e al passo con i tempi venga rimosso.
Non è tollerabile la decisione presa di rimuovere un prete con una preparazione culturale e una creatività coinvolgente mentre tante parrocchie italiane non hanno più preti o laddove ci sono le chiese si svuotano sempre più a causa della loro incoerenza e della loro povertà intellettuale.
Anche in questa decisione politico-religiosa di rimuoverti dalla tua Comunità si vede la decadenza di un’Italia in cui i valori sono accantonati e in cui tutto ormai è possibile purtroppo.
Ti ammiro e ti sostengo per la tua intellingenza e il tuo coraggio di andare contro corrente nel dire la verità. Spero che le azioni in tuo favore non mi sfuggano perché intendo sostenerle e esorto i tuoi parocchiani a non demordere.
Che Dio ti benedica, don Giorgio.
forza e coraggio Don Giorgio. E ce ne vuole, perchè loro non sanno il male che fanno alla fede. Con che faccia si presenteranno a Dio?
Ho sempre invidiato la Comunità di base di Monte; non ho incontrato niente di simile qui a Roma.
So di Neocatecumenali approvati dalla chiesa cattolica nonostante i tanti tragici problemi che vi si incontrano(ho letto di loro in rete e, apparentemente, non hanno niente da invidiare a scientology); preti pedofili che vengono spostati da una parrocchia all’altra senza riguardo per i bambini che la frequentano… e poi se la prendono con un prete vero che ha l’unico difetto di non avere peli sulla lingua. L’ipocrisia è stata una compagna subdolamente fedele della chiesa e dubito che possa farne a meno ora.
Don Giorgio, i fedeli della tua Parrocchia di base lottano e lotteranno per tutelare la vostra creazione; io credo che vinceranno … vinceranno comunque perchè seguono un ideale giusto… in ogni caso… anche se i capoccioni dovessero optare per l’idiozia totale.
forza Don Giorgio, e’ un’ingiustizia, preghe ro’ per Lei.