
Sto male quando leggo sui giornali notizie allarmanti, che pongono mille domande, anche per cercare qualche soluzione. Ma quale soluzione se le notizie vengono talora sparate così, forse solo per fare cronaca, anche se di per sé non spetta al cronista porre domande e dare qualche risposta.
Ma anche un semplice cittadino, ma soprattutto un politico o un ministro di Cristo, non può leggere notizie allarmanti per fare qualche battuta a effetto, e tutto finisce lì, anche perché soprattutto i politici sanno che, passato quel giorno o quella notte, la notizia finisce poi nel dimenticatoio, ma l’emergenza continua per poi aggravarsi e tornare di nuovo sui giornali.
Già leggere l’intervista del sindaco di Rozzano lascia di stucco soprattutto coloro a cui sta a cuore il bene comune, che consiste anche nella fratellanza o convivenza, diciamo almeno civile. E sapendo che quel sindaco è di destra, che magari ha fatto di certe emergenze la sua battaglia elettorale ottenendo consenso dai suoi cittadini, e che ora si giustifica per lavarsene le mani, riducendo l’emergenza a qualcosa di passeggero, a qualche fatto isolato, allora verrebbe la voglia di sparargli in faccia le sue ipocrisie e pusillanimità.
Ma il mio problema di prete è pormi qualche domanda, allargando il discorso al mondo ecclesiale. Sapendo che ci sono preti, anche nella nostra diocesi, che hanno un compito non certo facile perché si trovano in certe zone di periferia, qui mandati dal loro vescovo, e non perché hanno scelto loro di fare l’eroe, allora la domanda mi è istintiva: dov’è il vescovo? Già, dov’è il vescovo? Non basta certo una certa frammentaria vicinanza diciamo fisica, ma ci vuole forse poco a capire che un vescovo non dovrebbe mai dire: TI ARRANGI!
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da www.chiesadimilano.it
Giustizia fai da te a Rozzano,
il responsabile della Pastorale giovanile:
«Sono ronde, non presidi di legalità»
Don Luigi Scarlino parla di quanto accaduto nel quartiere Aler, dove alcuni residenti hanno cominciato a presidiare le strade segnalando le persone che sospettano coinvolte nello spaccio di droga, e sottolinea: «L’esasperazione c’è, ma il degrado si potrebbe arginare con luoghi di aggregazione disponibili di sera»
di Lorenzo GARBARINO
18 Settembre 2026
Da qualche giorno a Rozzano, alla periferia sud di Milano, si verificano diversi episodi di “giustizia” privata. È accaduto nel quartiere Aler, una zona popolare nota per i problemi legati allo spaccio, dove mercoledì 16 settembre una donna di quarant’anni è stata aggredita da un ventiquattrenne di origine straniera, poi picchiato da alcuni passanti accorsi sul posto.
L’episodio ha fatto esplodere l’esasperazione dei residenti, che da quel momento hanno iniziato a percorrere le vie del quartiere per individuare e segnalare presunti spacciatori. La tensione è culminata nella serata del 17 settembre, quando i Carabinieri hanno identificato due fratelli di 32 e 33 anni, responsabili di aver malmenato un uomo di origine straniera che camminava per strada in stato di ebbrezza.
Secondo don Luigi Scarlino, responsabile della Pastorale giovanile nella Comunità pastorale Discepoli di Emmaus, non si tratta di «presìdi di legalità, ma di vere e proprie ronde». Pur riconoscendo la gravità della situazione, il sacerdote contesta le modalità con cui parte della cittadinanza sta reagendo: «Che si fa? La caccia allo straniero, allo spacciatore di turno? Oppure si può rispondere con presidi sulla legalità, con tavoli che coinvolgano la Prefettura, per arginare il problema e affrontarlo a livello strutturale».
La situazione del quartiere è da tempo all’attenzione delle autorità: dallo scorso aprile Rozzano è stata inserita dal Ministero dell’Interno tra le cosiddette «zone rosse», dove è richiesto un rafforzamento dei controlli delle Forze dell’ordine, ed è l’unico Comune del Nord Italia a rientrare nell’applicazione del decreto Caivano. Di fronte all’iniziativa dei cittadini è intervenuto anche il sindaco Mattia Ferretti, che ha avviato un confronto con i residenti per fermare le perlustrazioni: «Siamo assolutamente contrari a ronde e violenza privata».
Secondo don Scarlino, le ronde sono la conseguenza di una somma di disagi quotidiani che vanno oltre la sola criminalità: «La disperazione c’è, il disagio c’è», spiega il sacerdote, ricordando tra i problemi recenti del quartiere anche «un’estate di lotta contro i topi, un fenomeno sfuggito un po’ di mano a cui si sta cercando di rimediare. Dopo tanti piccoli episodi simili, e con le difficoltà economiche che si intrecciano, lo spaccio ha portato all’esasperazione». A pesare è inoltre la percezione pubblica della città, dove ogni fatto di cronaca finisce per fare «molto più rumore che altrove».
Per uscire da questa dinamica, la risposta indicata dalla parrocchia riguarda soprattutto il presidio sociale e la disponibilità di spazi pubblici. Se le strade e le piazze fossero vissute attraverso locali e punti di ritrovo, argomenta don Scarlino, sarebbe più semplice arginare il degrado più visibile: «E invece, dove posso andare a mangiare alle 21.30 a Rozzano? È sempre tutto chiuso». La proposta è quindi quella di un lavoro congiunto tra Chiesa e istituzioni per riaprire i luoghi di incontro la sera: «Se necessario bisogna anche tenere aperti gli oratori, che generalmente chiudono intorno alle 19.30, e utilizzarli la sera come luoghi aggregativi».
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dal Corriere della Sera
18 settembre 2026
Il prete di Rozzano, don Luigi
e l’appello ai sacerdoti di strada:
«Servono luoghi per incontrarsi»
di Elisabetta Andreis
Don Luigi Salvatore Scarlino a Rozzano dove guida Sant’Angelo, il più grande dei cinque oratori della città, nel cuore delle case popolari. Chiede interventi più incisivi contro lo spaccio e la dispersione scolastica
«Le ronde non sono la risposta che Rozzano vuole dare». Don Luigi Salvatore Scarlino parte da qui, dalla rabbia esplosa ieri nel quartiere dove guida Sant’Angelo, il più grande dei cinque oratori della città, nel cuore delle case popolari. «Li capisco nell’esasperazione, anche io abito qui». Chiede interventi più incisivi contro lo spaccio e la dispersione scolastica che alimentano tensioni, una presenza più forte sul territorio, sostegno alle famiglie e agli educatori. «Quelli che pensano di farsi giustizia da sé, osserva, sono pochi, ma condizionano gli altri». Sulle porte delle case Aler sono comparsi gli avvisi dell’azienda del teleriscaldamento: «Bisogna pagare gli arretrati». Dentro, dice il sacerdote, c’è chi teme di perdere anche l’alloggio. Quest’estate sono arrivati i topi. Sembra un dettaglio, accanto alle aggressioni, ma hanno aumentato il senso di abbandono. «Rozzano merita di più».
Il don è qui dal 2018, le sue sono le iniziative più seguite. Qualcuno lo considera «stravagante» per le sue idee combattive e quel suo progetto – Gancio da Dio – che promuove la boxe «per incanalare la rabbia che cresce insieme alla povertà, che rende più difficile perfino parlarsi». Dagli anni Duemila sono arrivate molte famiglie dall’estero, soprattutto dal Maghreb. Don Luigi prova a farle incontrare con chi abitava già qui, a impedire che ci si riconosca soltanto quando c’è da litigare. Un lavoro ostinato «fra persone che condividono le scale, i problemi e sempre meno altro». Non esclude strumentalizzazioni politiche della protesta. Distingue le ronde dalle passeggiate serali proposte dal sindaco con un altro spirito: riportare gli abitanti a incontrarsi. «A Rozzano niente è nascosto». Le fatiche della città metropolitana qui si vedono tutte. E poi un tema, sopra gli altri: «Mancano spazi di aggregazione». Per i ragazzi e per gli adulti. Ai suoi incontri viene molta gente: vuole moltiplicarli, coinvolgere altri preti «di strada e di frontiera». Ci sono l’oratorio, il doposcuola, la Caritas. Poco più in là lavora Comunità Nuova di don Gino Rigoldi. Il tessuto delle associazioni è una risorsa, «ma ha bisogno di un sostegno delle istituzioni anche quando la serata di tensione è finita».
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dal Corriere della Sera
La «notte nera» di Rozzano:
le ronde, i linciaggi e la caccia agli immigrati
da parte di residenti esasperati dalla criminalità
di Cesare Giuzzi
L’altra notte un «raduno spontaneo» di cittadini si è trasformato in una notte ad altissima tensione. Brutali aggressioni a immigrati dopo che un 24enne marocchino aveva infastidito una donna
Erano in cento. In strada. Un «raduno spontaneo» di cittadini esasperati dalla criminalità diventato nel giro di pochi minuti una «ronda» non autorizzata, e dalle intenzioni tutt’altro che pacifiche. Terminata solo con l’arrivo (in forze) di carabinieri e polizia locale. Non senza registrare prima due brutali aggressioni a immigrati. Il primo quasi linciato dalla folla, il secondo colpito mentre vagava ubriaco da due fratelli pregiudicati. Una caccia all’uomo iniziata dopo un altro pestaggio avvenuto in mattinata quando un marocchino di 24 anni era stato colpito in strada dai passanti (e dal marito della vittima) perché accusato di aver tentato di aggredire la donna mentre stava entrando in auto. Assalto terminato con l’iniziale ricovero in codice rosso all’Humanitas, poi per fortuna diventato meno grave fino alle dimissioni in giornata.
Notte ad altissima tensione quella andata in scena nel quartiere Aler di Rozzano: oltre 40 mila abitanti, oggi considerata (anche dal governo) come l’epicentro dell’emergenza sicurezza. Non fosse altro che si tratta dell’unico comune del Nord Italia inserito nel cosiddetto «Decreto Caivano», oltre che «zona rossa» per il susseguirsi di episodi di microcriminalità. Quasi un paradosso, visto che il municipio è amministrato da una maggioranza di centrodestra. Eppure l’attenzione continua di Lega e Fratelli d’Italia al tema sicurezza, con il sindaco Mattia Ferretti che proprio tre giorni prima aveva promosso delle «passeggiate» per le strade di Rozzano per «riabituarci a vivere e riempire degli spazi che oggi sono troppo spesso “abbandonati” ma che sono nostri», s’è trasformata in una protesta violenta e senza autorizzazione. Tanto che mercoledì sera, insieme alle forze dell’ordine, sono dovuti intervenire in strada a mediare anche lo stesso primo cittadino e l’assessore Domenico Anselmo.
L’assalto davanti alla scuola
Negli ultimi mesi a Rozzano ci sono stati diversi episodi critici. Non ultimo l’assalto armi in pugno — vicino a una scuola tra via Petunie e via dei Lillà — a un marocchino di 25 anni, con precedenti per spaccio, ferito a un piede e «sequestrato» per 48 ore al Gratosoglio prima di essere liberato dai carabinieri. Da tempo le bande della droga nordafricane, che controllano lo spaccio nei boschi intorno a Milano, hanno stabilito la loro base proprio a Rozzano. A questo si sommano i problemi «endemici» del quartiere dei Fiori: 20 mila persone in 6 mila stabili Aler. Intorno la presenza di personaggi legati a boss nostrani. Una miscela esplosiva che ricorda la Rozzano delle bande degli anni Ottanta e Novanta.
La donna aggredita mercoledì mattina
Ma cosa è successo l’altra notte? Per capirlo bisogna partire dalla mattina di mercoledì. Una 30enne italiana che sta salendo in macchina in via Gigli viene aggredita da un marocchino di 24 anni che la strattona. Le urla e l’intervento dei passanti, tra i quali anche il marito della vittima. Il 24enne viene messo in salvo dai vigili che riescono a liberarlo dai «vendicatori». La stessa persona che la sera viene individuata in viale Liguria da alcuni partecipanti alla ronda: «È quello di stamattina, lo hanno già rilasciato». Poi l’assalto e ancora una volta l’intervento dei vigili che lo caricano in auto.
L’ubriaco preso a calci e pugni
Poi tocca a un altro marocchino, 38enne, che ubriaco viene aggredito sotto agli occhi dei carabinieri in via Mimose. A colpirlo, con calci e pugni, due fratelli Alessio G., 33 anni, e Andrea G. di 22, entrambi pregiudicati. L’uomo finisce in codice verde all’Humanitas. Il caso scoppia poi sui social. Con gli organizzatori della ronda (tra i quali il marito della donna) che dicono di non essere legati a movimenti di estrema destra, «non violenti» ma solo esasperati dai continui reati. E rilanciano: «Torneremo in piazza».
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Ora leggete attentamente ciò che scrive il sindaco di Rozzano, di destra, parole “oscene” di uno che fa il ponzio pilato, copre le responsabilità della sua amministrazione. Ipocrita!
dal Corriere della Sera
18 settembre 2026
Rozzano, il sindaco Mattia Ferretti:
«C’è poca tolleranza nei confronti dei clandestini,
ma resterà un caso isolato. La politica non c’entra»
di Giovanna Maria Fagnani

«La giustizia privata non è accettabile» spiega Mattia Ferretti, 37 anni, che nel 2025 è stato eletto sindaco di Rozzano e guida un’amministrazione di centrodestra.
«Non si può avallare la giustizia privata: il tema della sicurezza è prerogativa delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Se si vuole collaborare, ci sono altri modi: penso, ad esempio, all’attività dei City Angels, ma tutto ciò che riconduce alla violenza, ronde o squadroni non è accettabile. L’ho detto personalmente a chi era coinvolto nei fatti dell’altra sera».
Mattia Ferretti, 37 anni, nel 2025 è stato eletto sindaco di Rozzano e guida un’amministrazione di centrodestra.
Cosa è successo mercoledì sera?
«Sono stato avvisato che nel Quartiere dei fiori erano scese delle persone in strada e si era creata tensione. Mi sono recato sul posto insieme all’assessore alla Polizia Locale, Domenico Anselmo e abbiamo trovato un grande dispiegamento delle forze dell’ordine».
Cosa ha scatenato l’ira?
«È stata la conseguenza di un episodio risalente alla mattina: una donna ha subito un tentativo di aggressione, è intervenuto il marito, è nata una colluttazione. In questo momento a Rozzano, come del resto in tutta Italia, c’è poca tolleranza nei confronti di alcuni extracomunitari, clandestini, dediti ad attività illegali. I residenti li vedono sempre in piazza, nonostante i frequenti arresti. A volte sono le stesse persone,a volte altri, c’è un ricambio».
Era mai accaduto prima?
«No, è la prima volta e io credo e spero fortemente che resterà un caso isolato».
A Rozzano è la prima volta, in altre zone d’Italia no. Ci sono legami con l’estrema destra?
«Questo è proprio da escludere: è un episodio che non ha niente a che fare con la politica o l’ideologia. È legato alla rabbia per quanto accaduto a quella donna. La comunità che vive in via delle Mimose è molto unita e ha reagito in questo modo, sbagliato».
Lei ha parlato con chi ha organizzato le ronde: chi erano e quanti anni hanno?
«Sono persone sui 30-40 anni che vivono in zona».
Cosa le hanno detto? Sono stati aggressivi anche con lei?
«No, ma erano nervosi e esasperati. In generale, la situazione è delicata. Mi hanno anticipato la volontà di creare una sorta di associazione, un comitato, in ausilio alle forze dell’ordine. Ben venga, ma solo se è è basato su modelli di non violenza».
A Rozzano avete le zone rosse ed è in vigore il decreto Caivano. Cosa serve ancora?
«La presenza delle istituzioni è fortissima, i controlli serrati e stiamo cercando di spiegarlo anche a chi ha organizzato le ronde».
Gli arresti si fanno, ma poi la gente lamenta che la situazione è sempre la stessa. Servirebbero nuove leggi?
«Il fatto che dopo pochi giorni in strada tornino sempre le stesse facce, certamente non aiuta a rasserenare gli animi».
Il Comune su che fronti agisce?
«Stiamo cercando di aumentare il numero di agenti sul territorio, offrendo, ad esempio, anche degli appartamenti ai carabinieri. Inoltre, stiamo riqualificando edifici degradati. La zona più delicata è in via delle Mimose, dove ci sono negozi dismessi e il degrado chiama degrado. Saranno abbattuti e trasformati in un cento socio culturale, che ospiterà anche un polo di alta formazione. Allo stesso modo, interverremo anche sui negozi sfitti di via Oleandro: nascerà una palestra. E abbiamo progettualità anche con l’Accademia della Scala e Brera, ma questi percorsi richiedono tempo».
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