
dal Corriere della Sera
Nella PARTITA NAPOLI INTER DI COPPA ITALIA
Sarri-Mancini e le offese sui gay
Stupisce che ad usare insulti sessuali sia un tecnico che rappresenta il nuovo
di Aldo Grasso
Francamente una cosa così, credo non sia mai successa su un campo di calcio, almeno da quando le partite sono tenute d’occhio dalle telecamere. Non facciamo le mammolette, sui campi di calcio se ne sentono d’ogni: insulti, provocazioni, offese da codice penale.
Quando un calciatore è in trance agonistica è facile che saltino i freni inibitori e il repertorio degli insulti non conosce vie di mezzo. Ma per gli allenatori è diverso: loro sono i timonieri, la guida, l’esempio. Loro devono conservare il sangue freddo. A loro non è permesso dire quello che dicono i giocatori. Per questo stupiscono non poco le parole che Maurizio Sarri avrebbe rivolto a Roberto Mancini. Le ingiurie omofobe sono un reato.
E poi perché usare insulti sessuali contro un collega? Non si può dire a uno che è «frocio» e «finocchio», nemmeno durante una partita di calcio. Anzi. Questi epiteti stupiscono ancora di più proprio perché pronunciati da Sarri, uno che nel mondo del calcio sta rappresentando qualcosa di nuovo, di positivo legato alla rinascita del Napoli, come squadra e come mentalità.
Il tecnico si è difeso confermando gli insulti, ma sostenendo che quello che si dice sul campo, sul campo deve restare. Ma con i microfoni aperti e le telecamere accese questo ormai è impossibile. Sarri dovrebbe saperlo. L’offesa gratuita nasce sempre da un calcolo meschino e non è vero che ingrandisce chi li fa. Purtroppo è vero il contrario.
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Dal sito di Gad Lerner
Bravo Mancini!
Ripulire gli stadi dal linguaggio del disprezzo
è partire con il piede giusto. Vero Tavecchio?
mercoledì, 20 gennaio 2016
Non derubrichiamo a bega da spogliatoio quel che è avvenuto ieri al San Paolo dopo Napoli-Inter. L’allenatore Roberto Mancini che denuncia gli insulti omofobi (“frocio”, “finocchio”) scagliati contro di lui dalla panchina avversaria, e aggiunge che tale linguaggio rende inadatto Maurizio Sarri al mondo del calcio, rappresenta una prima volta importante. Siamo il paese che, appellandosi a una malintesa vocazione popolare indisponibile a lasciarsi imprigionare nella gabbia del “politicamente scorretto”, ha legittimato fin dentro le più alte sedi istituzionali l’incitamento al disprezzo dell’altrui dignità personale. Basti pensare all’assoluzione tributata vergognosamente dal Senato al suo vicepresidente che aveva dato dell’”orango” a una ministra per via del colore della sua pelle.
Lo stadio di calcio è stato finora considerato una sede extraterritoriale -non a caso l’estrema destra razzista si è radicata nelle curve ultràs- dove sarebbe lecito scaricare ogni becera pulsione, quasi si trattasse di un rito liberatorio. Tanto è radicata questa abitudine, che perfino il presidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, resta al suo posto nonostante tutte le offese gergali rivolte contro africani e omosessuali.
Mancini ieri ha detto basta, assumendosi l’onere dell’impopolarità in un ambiente che cercherà di fargliela pagare. Tanto più che Sarri era e resta un personaggio simpatico e di successo. Ma proprio per questo il tecnico dell’Inter va sostenuto in una difficile battaglia culturale di ripulitura del linguaggio pubblico.
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