Una girandola di critiche sulla diocesi milanese, e altro ancora

diocesi milan

di don Giorgio De Capitani
Qualcuno dirà: ecco il solito (sarei io) che ha sempre da dire e da ridire su tutto, in particolare quando si tratta di qualcosa che tocca la struttura della Chiesa, papato compreso, ma soprattutto quando c’è di mezzo la Curia di Milano, nei suoi gerarchi: cardinale, vicari ecc.
Certo, guardo soprattutto in alto, ai vertici della gerarchia, perché questi sono i primi da mettere sotto accusa quando prendono il potere e lo trasformano in autoritarismo, violando il principio evangelico secondo cui chi sta a capo deve essere il primo a servire;  ma guardo anche al basso, ovvero a quel popolo di Dio, compreso il clero, che non sembra dare tante speranze di futuro migliore per la Chiesa così come Cristo l’ha sognata.
 Nella diocesi di Milano (l’altrove mi interessa relativamente nel senso che qui ci abito, e qui sta la mia vocazione), non so ancora vedere quello “spirito profetico” di chi ha un occhio in avanti (l’altro teniamo sul presente): il problema è che avere due occhi sul presente non fa aumentare l’incarnazione di Cristo, ma porta indietro, ad un passato che muore sotto i nostri occhi.
Dico semplicemente che la diocesi di Milano non “vede”, neppure “intravede”. I suoi cervelloni, privi di senso pastorale oltre che di intuito profetico, partoriscono a tavolino faraonici progetti, inventano iniziative su iniziative, propongono aggiornamenti, vogliono anche aggiustare talora il tiro, ma non beccano mai il bersaglio. Per forza! Il bersaglio è sbagliato!
Se c’è una diocesi (forse oggi un po’ meno di un tempo) dove c’è un super-attivismo pastorale, è quella milanese. D’altronde siamo gente pratica, per non dire praticona. A iniziare da noi preti, ci diamo sempre da fare. Indaffarati. In prima linea nel mal della pietra. Non siamo mai in ozio, che sconfiggiamo anche con qualche giorno di vacanza rilassante. Magari ogni settimana. Mai come oggi i preti milanesi sanno prendersi evasioni d’ogni tipo. Non hanno moglie, riempiono perciò la giornata di anti-depressivi, soddisfacendo i sensi con un attivismo senza sosta e con passatempi che tengono a distanza ogni tentazione della carne.
Preti che inventano di tutto pur di dare effervescenza alla propria parrocchia, e non vogliono aprire gli occhi sulla realtà: la parrocchia si sta sgretolando. Credono di seminare la Parola, invece spargono solo illusioni, un mucchio di apparenze, e pretendono subito di raccogliere chissà che cosa: qualche consenso, qualche applauso. Ma la gente se ne va, e, se torna, è solo per godersi qualche attimo di gioia di stare un po’ insieme. Nulla più. Finita la festa, gabbato lo santo!
Torniamo ai superiori. È l’argomento di questo articolo. Arrivano le vacanze, e c’è un fuggi fuggi: chi va al mare, chi in montagna, e chi in Africa. Il cardinale nei giorni scorsi è sparito come al solito. Sarà in ferie, nella sua casa a Lorentino, frazione collinare di Calolziocorte. Non saprei dire se risiede in una casa o in una villa di sua proprietà. Può darsi che alterni i giorni di vacanze con qualche bella villa di amici ciellini. Sta di fatto che il 15 di agosto non era presente a Milano. La Messa solenne è stata celebrata dal Vicario generale, Mario Delpini, che ha preso l’occasione per tenere ancora una volta una bella omelia “stile del tutto personale”. Leggendola, mi è sembrato di scoprire un altro Delpini: più umano, anche poeta, anche un po’ utopico. In realtà, è contraddittorio: tanto ciecamente obbediente alla struttura, quanto sensibile a certi valori. Quando fa il Vicario, porta una maschera sul volto, ma quando può esprimere liberamente se stesso, allora si toglie la maschera, e lascia intravedere quel cuore di cui parla la Bibbia.
Vi propongo da leggere il testo dell’omelia che Delpini ha tenuto in Duomo durante la Festività dell’Assunzione. Colpisce il tema dei bambini: il confronto tra i bambini milanesi e i bambini che stanno soffrendo in varie parti del mondo. Ci si potrebbe chiedere: chi rappresenta oggi il drago rosso dell’Apocalisse e che cosa rappresenta il mondo dei piccoli? Chi è la donna che sta per partorire, a cui il drago è pronto a sottrarre il figlio maschio? Chi è il figlio che, per essere protetto, viene rapito in cielo? Che significa che la donna fugge nel deserto, per un tempo ben stabilito? Tutti sappiamo che l’Apocalisse è un libro molto difficile da comprendere, anche per gli studiosi che la interpretano ciascuno a modo suo. Secondo il mio modesto parere, l’Apocalisse è il libro del futuro: Dio non ha ancora alcuna intenzione di rivelarne il contenuto. Oggi possiamo solo intuirne qualcosa. Ciò che vorrei dire, comunque, è questo: evitiamo di cadere nel solito ottimismo di chi risolve tutto su una promessa di Dio. Certo, la vittoria finale sarà di Dio, come mi assicura la Bibbia. E allora? Nel frattempo che cosa facciamo? Aspettiamo l’ultima battaglia? Dopo la seconda guerra mondiale, si è ripetuto da più parti che non ci sarebbero più state altre guerre mondiali. In questi giorni il Papa ha parlato che “siamo nella terza guerra mondiale, ma a pezzi”. E allora che cosa succede? Finché ci sarà un solo uomo, ci sarà sempre una guerra? L’uomo litiga anche con se stesso, e, se fosse solo sulla terra, se la prenderebbe con tutto ciò che lo circonda.
Si dice: Cristo risorto ha vinto il peccato e la morte! In che senso? Il peccato c’è ancora, e peggiore dei tempi di Cristo, e la morte c’è ancora, nonostante il progresso della scienza umana. Si continua a soffrire e a scannarsi a vicenda.
Ci siamo scandalizzati delle guerre di religione di un tempo, e oggi a che cosa assistiamo? Sì, è vero, già l’ho detto: Dio o Allah c’entra proprio un cazzo, si sono fatte le guerre cosiddette di religione non per difendere Dio o Allah, ma per difendere interessi di potere. E allora è necessario combattere questi criminali, per difendere i più deboli, credenti o non credenti, non importa la fede. Certo ha ragione il papa: non bisogna usare le armi, anche perché ci vanno di mezzo gli innocenti e si rovina pure l’ambiente (anche questo è un crimine!). E allora che fare? Ho una mia teoria, che ho già espresso altre volte. Bisogna far fuori i criminali, subito, e non aspettare che sia troppo tardi. Se Hitler fosse stato ucciso fin dall’inizio del suo folle progetto, non ci sarebbero state quelle conseguenze che tutti conosciamo. Nessuno vuole ricordare che il grande teologo luterano Dietrich Bonhoeffer ha partecipato al complotto per uccidere Hitler: il complotto è stato sventato, Bonhoeffer e i suoi compagni sono stati scoperti e uccisi. I folli criminali vanno eliminati. Le guerre che si scatenano poi sono sempre dannose per tutti, e non risolvono i drammi. Anche le parole del Papa (reagire ma non bombardare) sono ipocrite. Sì, non bombardare, ma prevenire il male togliendo di mezzo la fonte del male.
Torniamo ai superiori. Il cardinale Scola è sparito nei giorni scorsi, e non sarò io a rincorrerlo. D’altronde, sparire per andare in ferie è un’abitudine dei preti diocesani (i religiosi non m’interessano!). È oramai un diritto acquisito! Chi non va in ferie è un complessato, un santo cretino. E la parrocchia? Si sospendono le Messe. Che male c’è? I fedeli si devono abituare. La parrocchia è al servizio del prete, e non viceversa. Dubito che l’abbia detto Gesù Cristo, ma d’altronde Gesù Cristo ha detto esattamente il contrario di ciò che la Chiesa ha sempre detto e ha sempre fatto. Sto notando questa cosa: un tempo i preti, per mille ragioni, erano fedeli al proprio posto di lavoro, avevano nel sangue la fedeltà al locale, oggi c’è la cosiddetta mobilità anche tra il clero. E tutto ciò si giustifica in nome di una migliore conoscenza delle realtà extra territoriali. Un bene, certo. Tranne che non vedo una maggiore apertura diciamo ecumenica del clero. Si evade dal proprio posto, senza avere un ritorno in qualcosa di utile dal punto di vista spirituale e pastorale. Si va, e si torna come prima. In più, con la voglia di evadere di nuovo. Come una specie di droga. E la parrocchia ne risente. Ho sentito un parrocchiano dire del suo parroco: “Il nostro don è parroco a tempo perso!”.
Torniamo a Scola. Sogno un vescovo che, invece di fare discorsi incomprensibili o di scrivere lettere o note indecifrabili, scriva anzitutto ai suoi preti, dicendo cose molto semplici e pastorali, invitandoli a riprendersi a cuore il proprio posto di lavoro. Sogno un vescovo che parli ai suoi preti con il cuore paterno, insistendo sul sacrificio personale. Sogno un vescovo che chiami a sé i preti più dissidenti, li ascolti, senza usare il pugno duro. In diocesi si sta verificando uno scollamento generale tra il vescovo e il suo clero. La prima preoccupazione per un vescovo è il clero. Se il clero fa il suo dovere, anche la parrocchia funziona. Certo non basta un clero obbediente, disciplinato: il vescovo deve essere soddisfatto quando i suoi preti sono vigili, creativi, non tanto per cose da fare o per strutture da inventare, quanto per lo spirito innovatore, quello spirito che ha un occhio in avanti, tenendo i piedi nella realtà esistenziale della gente comune. Un vescovo che mortifica i suoi preti d’avanguardia, non ha il volto del buon pastore che conduce le pecore verso pascoli aperti.
Torniamo al Vicario generale, Mario Delpini. Anche quest’anno fa le sue vacanze in Brasile, tra i preti diocesani (“fidei donum”) che lavorano nelle zone di missione. Nulla da dire. Una bella cosa. Solo un appunto: egli fa migliaia di chilometri per andare a visitare questi sacerdoti in missione, e poi dimentica di visitare i preti che vivono situazioni disagiate a qualche chilometro da Milano. Perché vedere il lontano, e non vedere il vicino, quello della porta accanto?
Ma su questi preti “fidei donum” vorrei dire ancora la mia. L’ho già detta, ma la ripeto. Non condivido questi preti che, per tanti motivi, soprattutto personali, se ne vanno fuori diocesi, fuori d’Italia, in Africa o in Sud America, per tentare altre esperienze pastorali. Due o tre anni, e poi tornano. Per me queste esperienze a tempo determinato sono deleterie. Aveva ragione il cardinale Giovanni Colombo ad arrabbiarsi quando un suo prete gli diceva: “Voglio andare in Africa!”. Era comunque una provocazione: eravamo negli anni della contestazione, quando qui in Italia, anche il Lombardia, era difficile far finta di nulla, e non farsi travolgere dal movimento del dissenso. Il cardinale rispondeva, stizzito: “La tua Africa è qui!”. Il cardinale Martini un giorno mi ha detto: “Se hai problemi personali, non li risolvi andando in Africa: te li porti con te, e rischi di farli pesare sugli africani!”. Non aggiungo altro. Rischierei di essere ancor più cattivo.
Sono del tutto d’accordo che nella diocesi milanese ci siano bravissimi preti, che lavorano nel silenzio, seminando e seminando, anche se al momento raccolgono poco. Sono questi seminatori, pazienti e con un occhio sempre in avanti, le vere speranze della diocesi. Ci vogliono anni e anni di semina evangelica, sul posto, e non altrove. Anni di servizio al bene comune. Anni di dedizione alla propria comunità. Ce ne sono di questi preti che amano la loro gente con tutta l’anima e con tutta la propria pelle. A costoro va la mia stima.
Ma vorrei che ci fosse anche solo una decina di preti che talora alzino la loro voce, per stimolare la Chiesa di Roma e le varie Chiese locali a non tradire il messaggio autentico di Cristo, a mettersi al servizio totale dell’Umanesimo. Un solo papa non fa primavera, neppure papa Francesco. Povero cristo! Si dibatte a destra e a sinistra, ma che cosa in realtà combina? Certo, sta ottenendo un grande consenso, il che significa: fumo, e basta!
 Se la Chiesa va avanti, nonostante tutto, lo deve ai preti badilanti che seminano nel loro piccolo quotidiano. Non aspettiamo la rivoluzione dal papa. Papa Francesco sarà solo una meteora, che si spegnerà subito dopo la sua morte. Dovranno essere le parrocchie di base a dare il vero impulso alla Chiesa. Qui sta la vera “traditio” della Chiesa.
Tornando alla diocesi milanese, la primavera ci sarà quando i preti badilanti del servizio umile e costante per la propria comunità saranno sostenuti, incoraggiati, seguiti da un buon pastore che, al posto del bastone, userà il cuore di quel Cristo che è venuto a servire e non a dominare. Attualmente la diocesi milanese difetta di un cuore e di una sapienza intelligente, che s’incarni nella realtà esistenziale, con un occhio in avanti, ma con le mani sempre pronte ad accogliere, e non a minacciare. Purtroppo, non si vuole vedere il duro lavoro dei preti badilanti, umili e servizievoli, e si rifiuta ostinatamente il dialogo con i preti dissidenti che, se sono diventati tali, è perché si sono stancati di essere bastonati.  
dal sito della Diocesi di Milano
Assunzione della B.V. Maria Duomo di Milano – 15 agosto 2014
OMELIA
di monsignor Mario Delpini

Perché i bambini possano sussultare di gioia

1. I bambini spaventati dall’enorme drago rosso.
Si sono svegliati stamane i bambini di Milano, si sono messi a giocare, a ridere, a piangere, a fare i capricci, negli appartamenti di Milano o sulle spiagge dei nostri mari si sono svegliati i bambini di Milano.
Si sono svegliati anche i bambini di Mosul, di Ninive, di Homs, di Gaza, di Tripoli e le ragazze rapite in Nigeria e i ragazzi reclutati per uccidere e per essere uccisi: che cosa fanno i bambini di Mosul, di Ninive, di Qaraqosh e delle altre città tribolate dal fanatismo, dalla guerra, dalla persecuzione, dalle bombe in questa mattina del 15 di agosto? Non giocano, non ridono, non fanno capricci: sono spaventati dall’enorme drago rosso con sette teste e dieci corna, sono spaventati e piangono, sono disperati e impotenti, sono stremati e piangono e il loro pianto strazia il cuore del papà, della mamma, di chi è lì vicino e ha conservato un cuore di carne.
L’enorme drago rosso con le sue sette teste spaventa i bambini, minaccia la vita, paralizza i potenti, confonde i sapienti. L’enorme drago rosso, che sempre percorre la terra e che talora sembra assopito, oggi sembra sul punto di divorare il bambino appena nato, di inghiottire la speranza, di impedire per sempre che i bambini si sveglino al mattino del 15 di agosto per giocare, ridere, piangere e fare i capricci. L’enorme drago rosso ha sette teste per esibire la sua mostruosa insolenza in tutte le città della terra: che nessuno si senta sicuro, che lo spavento induca tutti ad adorare la bestia, che il terrore renda impotenti, convinca ad umiliarsi per non correre rischi peggiori, per non ritrovarsi più poveri è meglio essere più schiavi.
2. Oggi si è compiuta la salvezza!
Ma Dio ha preparato un posto per i bambini inermi e spaventati, Dio ha preparato la sconfitta per l’enorme drago rosso con le sette teste e le dieci corna: oggi si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo”.
Dio ha compiuto la sua salvezza, Dio continua a rendere presente il suo regno e la potenza del suo Cristo perché l’enorme drago rosso sia sconfitto e precipitato negli inferi.
L’opera di Dio è sconcertante: l’enorme drago rosso non è sconfitto da una violenza più violenta della sua, non è fatto a pezzi da un odio più implacabile del suo, non è reso schiavo da una prepotenza più spietata della sua.
L’opera di Dio è sconcertante: i potenti sono deposti dai loro troni, coloro che governano le nazioni con logiche troppo mondane si rivelano inadeguati, i superbi sono confusi, coloro che nutrono il loro sapere e il loro pensare di presunzione e di astuzia sono dispersi, insignificanti e il loro bla bla bla è già stato dimenticato, i ricchi sono rovinati, coloro che sanno trarre sempre vantaggi, anche dai disastri e dalle tragedie sono rimandati a mani vuote.
L’opera di Dio è sconcertante: una donna vestita di sole è il segno grandioso che rivela la prossima sconfitta dell’enorme drago rosso.
È la donna della fede, è Maria, beata perché ha creduto, che si mette in cammino per portare la gioia al bambino di Elisabetta. La via che Dio percorre è quella di chiamare una giovane donna che si è lasciata rivestire della gloria di Dio perché umile, docile, fiduciosa e perciò si è messa in cammino.
E il segno della vicinanza di Dio è che il bambino sobbalza per la gioia: la forza, la potenza, la gloria del nostro Dio è di svegliare i bambini e dire loro: siate felici!
La via di Dio è la vocazione che chiama uomini e donne disposti all’obbedienza allo Spirito, piuttosto che ai percorsi dei superbi, alla politica dei potenti, all’affarismo dei ricchi. La donna vestita di sole è l’immagine della Chiesa, il popolo dei credenti, beati perché hanno creduto. E la Chiesa compie la sua missione percorrendo le stesse strade di Maria, andando a visitare i popoli fratelli per annunciare ai loro bambini: “Aprite gli occhi alla vita, alzatevi stamattina 15 di agosto e siate felici!”. Questo popolo di credenti è il popolo degli umili, di coloro che si dispongono al servizio, di coloro che credono di più alla parola di Dio e al comandamento di Gesù che alla sapienza umana e alla logica della forza.
Intravedo il sorriso scettico, lo sguardo sprezzante, la parola irridente: sì, belle parole! Ma che cosa possono il comandamento di Gesù e la parola di Dio di fronte all’ingiusta violenza, alla crudeltà capricciosa, alla politica e alle armi ostinatamente persecutorie? Qui ci vogliono le maniere forti, qui ci vuole un argine marcato con le armi e minacce terrificanti per far tacere le armi e le minacce terrificanti.
Il popolo dei credenti, questa donna vestita di sole si ostina a credere, si fa avanti per riconciliare, intraprende con determinazione la via della pace. Il popolo di credenti è fatto di uomini e donne che sanno stare diritti e credono che Dio sostiene e salva coloro che compiono opere di pace. Il popolo dei credenti crede nella forza persuasiva della verità buona del vangelo: non ha ricette, né soluzioni rapide, ma continua ad affaticarsi per raggiungere la casa della cugina, dei popoli cugini per dire ai bambini di Mosul e di Ninive e di Homs e di Gaza, alle ragazze rapite da Boko Haram, ai bambini di Tripoli e di Tel Aviv e anche ai bambini di Milano: svegliatevi oggi, 15 di agosto e siate felici bambini. Ora si è compiuta la salvezza e la gloria e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, si è compiuto oggi, perché oggi io rispondo alla mia vocazione, alla voce del Signore che chiama a compiere le sue opere, ad operare la pace, per essere chiamato figlio di Dio.

 

8 Commenti

  1. dottginkobiloba ha detto:

    a proposito di scola, è iniziato il meeting di rimini e in rete circolano articoli come questo, don Giorgio un suo parere ?

    Questa mattina alle 9 Rimini ha dedicato a don Luigi Giussani la rotatoria del Pergolesi, di fronte alla vecchia Fiera. Sono intervenuti il vescovo monsignor Francesco Lambiasi e Andrea Simoncini, della presidenza di Comunione e liberazione.
    L’iniziativa però non è né di Cl né della Curia, ma degli ultimi cinque sindaci di Rimini, che tra l’altro appartengono tutti a partiti di sinistra. Era presente anche il prefetto Claudio Palomba.

    Antonio Smurro è stato il primo presidente del Meeting ed è tra i custodi della sua memoria storica. «Grazie a un buon rapporto di amicizia l’amministrazione ha sempre guardato con simpatia alle nostre iniziative e ha riconosciuto il legame tra Cl e la sua città», dice. Un legame che non si limita alla settimana di agosto: Smurro ricorda che il movimento è «nato» proprio su un treno Milano-Rimini in un dialogo tra don Giussani e alcuni ragazzi diretti sulle spiagge dell’Adriatico. E fin dagli anni ‘70 Cl aveva individuato in Rimini la città ideale per svolgere numerosi incontri.
    Il legame si è poi consolidato con l’inaugurazione del primo Meeting nel 1980. Appena due anni dopo a Rimini giunse papa Giovanni Paolo II, oggi santo. «Diventai sindaco nell’agosto 1983 – ricorda Massimo Conti – e al momento del passaggio delle consegne, molto informale, Zeno Zaffagnini mi parlò anche del Meeting e avvertii dalle sue parole che si trattava di un evento importante per la città, di cui avere cura e attenzione. Mi trasmise proprio il desiderio di salvaguardare una continuità e personalmente ritengo che questo filo non si debba spezzare e interrompere. Mi sembra significhi questo l’occasione della inaugurazione della rotatoria».

    Lo stesso Zaffagnini con schietta ironia ammette: «Ho appoggiato la manifestazione di Cl nonostante io fossi un comunista e ateo dichiarato. Inizialmente pensavo volessero copiare le feste dell’Unità e che il Meeting fosse una brutta copia di queste, invece sono state le feste dell’Unità a diventare una brutta copia del Meeting». Ha ricordato anche con tenerezza quando, nel 1982, ottenne il privilegio di accogliere e accompagnare in fiera Giovanni Paolo II.
    «Come amministrazione ci mettemmo a disposizione e insieme alla Curia decidemmo una serie di cose per accogliere al meglio Giovanni Paolo II, le spese dell’organizzazione le sostenne il Comune. Al pomeriggio al porto fu una cosa bellissima, bella bella, a parte la folla enorme, il palco con lo sfondo del mare, soffiava una leggera brezza… Una immagine forte e una splendida giornata».

    Anche Giuseppe Chicchi, anch’egli tra gli ex primi cittadini promotori dell’intitolazione, si è mostrato entusiasta: «Non ho conosciuto don Giussani. Ho ascoltato però la sua voce attraverso amici, talvolta avversari politici, che, pur conoscendo la mia laicità, non di rado mi fornivano informazioni e testi scritti del loro padre spirituale. Ho conosciuto il Meeting, le sue molte opere e ciò che hanno significato per la nostra città: ribalta internazionale, ospiti straordinari, movimento di giovani, confronto culturale e, per un certo periodo, importanti mostre d’arte capaci di attirare decine di migliaia di persone».
    Continua Chicchi: «Ho apprezzato la capacità organizzativa, il persistente spirito militante, le opere sociali che il movimento ha messo in campo. Insieme alle tante opere del mondo cattolico cittadino, diciamo così, “tradizionale”, tutto ciò ha costituito una sfida potente per l’establishment della sinistra riminese. Esattamente questo è il sale della democrazia. Tornando al presente, credo davvero che, per una città libera, laica e colta come Rimini intende essere, sia un dovere non rinviabile ricordare don Giussani anche solo con un piccolo gesto».

    • Don Giorgio ha detto:

      Perché secondo te un sindaco cosa deve fare? La città di Rimini è stata “pubblicizzata” da un evento come il Meeting di Cielle e il sindaco ne fa la promozione, per il bene economico della città. Io non avrei agito così, ma gli amministratori purtroppo si comportano in questo modo. Di destra o di sinistra, non conta. Conta la visibilità della propria città ed eventualmente gli introiti che ne derivano. Di sindaci della “mia” sinistra non ne vedo. Vedo solo opportunisti.

      • dottginkobiloba ha detto:

        vabbè, d’accordo che il meeting è l’evento culturale più frequentato del mondo ,con il suo milione di visitatori e che nel corso dei decenni si sono succeduti ospiti di assoluto riguardo (da santi a svariati nobel). ma mi sembra che questi sindaci si calano un po’ troppo le braghe. capisco la sinistra di oggi che non esiste più , ma sindaci ante muro di berlino (anni 80). non dimentichiamo che meeting e cdo sono una cosa sola

  2. don ha detto:

    Non conosco la diocesi di Milano ma penso che i problemi denunciati da don Giorgio siano diffusi: si bada soltanto all’organizzazione esteriore e si cura troppo poco il rapporto umano

  3. Giuseppe ha detto:

    Ogni tanto sarebbe opportuno andare a rileggersi le beatitudini. Il discorso della montagna è senza dubbio il testamento spirituale di Gesù, che smonta pezzo per pezzo la maggior parte dei valori dominanti dell’epoca. Che poi a guardar bene sono gli stessi di sempre. La profondità della fragilità umana è sintetizzata con grande precisione dalla frase di Ovidio (Metamorfosi): « video meliora proboque, deteriora sequor » ovvero “ vedo le cose migliori e le approvo, ma seguo le peggiori”. La capacità di saper distinguere il bene dal male è innata nell’uomo, ma le passioni e il fascino del potere e delle cose proibite, finiscono spesso per prevalere nelle sue scelte.
    Sento tanto parlare di Apocalisse, di fine del mondo ormai alle porte. Basta, ad esempio, scambiare due parole con i testimoni di Geova o dare un’occhiata alle loro pubblicazioni per capire quanto la loro chiesa sia basata sulla paura predicando la necessità di una conversione immediata, con adeguamento al loro stile di vita, per evitare il terribile giudizio che ci attende alla fine dei tempi ormai prossima. E per avvalorare queste previsioni, si finisce per citare le parole stesse di Gesù che ammonendo i suoi discepoli li invitava a saper scorgere il segno dei tempi e degli avvenimenti.
    L’epoca attuale è certamente piena di conflitti, di prevaricazioni, di crudeltà, di menzogne (spesso pronunciate come bestemmie chiamando Dio a testimone), di catastrofi naturali spontanee o provocate dalla mano pasticciona dell’uomo, di povertà inimmaginabili e di umiliazioni sempre più vergognose e disumane. Eppure la storia ci racconta di un succedersi di periodi così “tremendi”, ma il mondo è ancora qui, magari un po’ ammaccato ma vivo. La diversità rispetto al passato è che oggi viviamo nel cosiddetto villaggio globale, in cui i mezzi di comunicazione ci mettono al corrente di ciò che accade in tempo reale. Ma noi non siamo Dio, anche se continuiamo a credere di poterlo imitare o addirittura eguagliare o superare e non potremo mai sapere quello che Lui pensa e quali sono i suoi disegni. Per citare ancora una volta le parole del vangelo “se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro,non si lascerebbe scassinare la casa…” e ancora: “quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre… vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.”

  4. GIANNI ha detto:

    Vorrei commentare cercando un filo rosso tra i diversi temi proposti e, perchè no?, riallacciandomi anche a temi già trattati in altri articoli.
    Potrei intitolare questo commento: profezia e valutazione delle scelte.
    Mi spiego.
    Qualunque tema si tratti, dalle scelte di un vescovo, a quelle di un pontefice o di un politico, piuttosto che l’interpretazione di un testo ermetico, esiste un tema di fondo: condividere o no quelle scelte? Anche solo interpretative.
    Possiamo sempre essere in accordo o disaccordo con una singola scelta.
    Ecco perchè condisione,nel senso di condividere o meno certe scelte.
    Profezia, invece, riguarda la capacità di comprendere le cose presenti,attuali, come se le vedessimo con il senno del poi, come se vedessimo nel futuro.
    Questo comporta, appunto, che certe scelte, come si dice, analizzate con il senno del poi sarebbero talora condivise da molte più persone rispetto a quando effettivamente furono prese.
    Proprio perchè non tutti sono dotati di spirito profetico, magari prendono in un determinato momento storico decisioni che, invece, appunto con il senno del poi, magari un domani in tanti non condividerebbero.
    Tramite questo filtro interpretativo possiamo considerare personaggi e fatti storici diversi, sia della storia antica, che moderna o contemporanea.
    Alcuni esempi: Hitler.
    All’epoca ci fu anche chi cercò di ucciderlo, altri invece non compresero, e financo gli votarono a favore.
    E tra questi anche esponenti del clero tedesco o, come ricordai in altro commento, financo De Gasperi all’epoca inzialmente votò Mussolini e fu a favore dell’annessione dell’Austria.
    Altri, forse proprio in quanto dotati di spirito profetico, compresero bene, e senza necessità del senno del poi, e cercarono di ammazzarlo.
    Oggi sappiamo bene da che parte stesse la ragione.
    La diocesi milanese: non mi schiero per una visione di chiesa o per un’altra, essendo estraneo ad un certo contesto.
    Ma se, per ipotesi, la ragione fosse dalla parte diciamo, dei Martini, dei don Giorgio, e via dicendo, allora verrebbe appunto confermato che lo spirito profetico è di pochi,non di molti.
    Ma, appunto, non possiamo scusare coloro che stanno dalla parte sbagliata, solo perchè solo con il cosiddetto senno del poi….
    Non possiamo scusare statisti, ecclesiastici, e nessun altro.
    Non possiamo contestualizzare, si chiamino Scola, o in altro modo.
    Siano stati statisti fascisti o democristiani.
    Troppo comodo dire che il contesto giustifica.
    Giustificherebbe se tutti sbagliassero, ma non è così.
    Non tutti votarono a favore di Mussolini, non tutti votarono Hitler,non tutti furono a favore dell’annessione dell’Austria, ed oggi, non tutti stanno dalla parte di Scola.
    E con questo ho anche dato risposta ad un tema sollevato in precedente articolo.
    Ma veniamo alla questione più complessa: L’Apocalisse.
    Chiaro che anche a tal riguardo,occorrerebbe essere dotati di notevole profezia, per capire.
    MA non concordo con l’interpretazione attualizzata che ne da Delpini, quando dice che il drago dalle 7 teste viene sconfitto dal potere di Cristo, identificando il drago con l’attuale situazione di orrore che proviene da oriente.
    Io non vedo un potere metafisico che interviene, don Delpini mi scuserà.
    Riesco a vedere solo un materiale intervento militare, laico, laicissimo, parimenti alla necessità, all’epoca, di assassinare Hitler, e con lui Mussolini.