Un popolo di ipocriti

carro boss
di don Giorgio De Capitani
I telegiornali, i giornali, i cittadini presunti onesti, insomma tutti lì pronti a scandalizzarsi di quanto è successo a Roma: i pomposi funerali di un mafioso, per di più celebrati in chiesa. Come si poteva permettere una cosa simile? Come ha potuto un prete accettare la bara di un capo mafia tra le sacre mura di una chiesa? E così via…
Anch’io, sul momento, ho avuto un istinto di rabbia, pensando alle ripercussioni sulla Chiesa. Ma poi, mi ha fatto più rabbia lo scandalo generale. E ho pensato: quanto siamo ipocriti! Prima difendiamo i boss, e poi li condanniamo all’inferno, proprio per salvare la nostra ipocrisia.
Almeno una cosa è certa: la mafia (’ndrangheta o camorra che sia!) non l’hanno inventata gli extracomunitari. È roba nostra! È figlia di un’Italia, dal sud al nord, passando per il centro. Abbiamo noi esportato la mafia in America, e altrove. Emigranti nostrani con la mafia nell’anima!  
I mafiosi non ci sarebbero, o da tempo si sarebbero estinti, se non avessero avuto, nel passato e nel presente, appoggi ovunque: nello Stato e nella Chiesa, e anche tra il popolo che ancora oggi protegge e benedice “gli uomini della provvidenza”!
Ora ipocritamente ci scandalizziamo. E perché? Non siamo forse noi la razza mafiosa che si veste da pecora, ma pensa da lupo? C’è mafia e mafia, e la peggiore è quella che alberga nel cuore di chi è pronto a tutto, pur di farsi un proprio affare, sulla pelle degli “altri”, quelli che odiamo perché di un’altra razza.
Siamo tutti figli di quella mentalità mafiosa che si traveste di puritanesimo: in nome della patria, in nome della pancia, in nome del “nostro” dio, un insieme di idoli da incensare con il fetore delle nostre lerce anime putrefatte!
Tu, leghista, che in questi giorni mi hai detto che tutti siamo figli di Dio, pur di difendere Salvini, perché non dici che anche i mafiosi sono figli di Dio, oppure hai ora cambiato idea?
Tu, leghista, che subito mi hai rimproverato perché non ho ancora detto nulla sulla celebrazione del funerale di un mafioso nella chiesa di Roma, come se fossi scomparso nel deserto per la vergogna, perché non alzi la voce nel tuo paese, dove i boss locali fanno il bello e il brutto tempo, anche con l’omertà tua? Se le mura di una chiesa o dei municipi potessero parlare, sai che cosa direbbero? La mafia non è solo il tal boss del sud o del nord: mafia è una mentalità diffusa tra credenti e non credenti, con l’appoggio diretto e indiretto di un popolo che tace, acconsente e benedice. Con il moccolo della Lega.
NOTABENE
Adesso qualcuno, il solito analfabeta leghista, mi accuserà di non essermi scandalizzato abbastanza per ciò che è successo a Roma, durante i funerali del boss Vittorio Casamonica. Perché scandalizzarmi, quando invece lo dovrei per ciò che succede ogni giorno nei paesi di tutta Italia, dove i boss nostrani condizionano comuni e parrocchie? 

 

8 Commenti

  1. Giorgio Mignani ha detto:

    Sacrosanta verità!
    Bravo don Giorgio!
    Sono dalla tua parte, come sempre!

  2. Patrizia ha detto:

    Nella stessa chiesa dove furono rifiutati i funerali a Piergiorgio Welby.
    CHE SCHIFO!

  3. Carmine ha detto:

    Concordo. Purtroppo, complice una stampa prevalentemente asservita al potere politico, ci stiamo abituando sempre più alla menzogna e all’ipocrisia. Non riusciamo più a “vedere” quando il politico di turno approfitta di situazioni come queste per rifarsi un’improbabile verginità. Ma nessun giornalista che abbia il coraggio di smascherare questi cialtroni.
    Benvenuto, dunque, il tuo commento. Per fortuna ci sono ancora persone vigili come te, che sanno smascherare certe ipocrisie anche a rischio di risultare impopolari.
    Stammi bene.

  4. Giuseppe ha detto:

    Chi è senza peccato scagli la prima pietra. A costo di attirarmi gli strali dei “benpensanti” azzardando un’affermazione impopolare, direi che siamo tutti un po’ mafiosi o, almeno in alcune circostanze, abbiamo un comportamento mafioso. Certo nell’iconografia stereotipata la mafia ci fa pensare al film “Il Padrino” e, per estensione ai vari Riina, Buscetta, Provenzano e così via, ma in realtà ogni modo di agire che denota distacco, indifferenza ed omertà di fronte ad episodi anche minimi di sopraffazione e intimidazione, che potrebbero sembrare addirittura innocenti o solo folkloristici, e che perciò accadono dovunque, è potenzialmente mafioso. E chi tace (“io mi faccio gli affari miei”) si comporta comunque, anche solo idealmente, come se fosse un complice.
    La malavita organizzata esiste un po’ dappertutto, ovunque ci sia qualcuno che cerchi di trarre profitto dalla paura e dalla debolezza altrui, sapendo di poter contare sul disimpegno e sul disinteresse della maggior parte delle persone. Eppure la parola con cui queste bande vengono identificate è sempre la stessa, è italiana e non viene tradotta in altre lingue anche se localmente si fa chiamare con nomi fantasiosi, perché è sempre mafia. È un dato di fatto che vorrà pur dire qualcosa, perché nell’immaginario collettivo è uno dei luoghi comuni poco lusinghieri che viene appiccicato al nome del nostro bel paese.
    Quanto all’ipocrisia, è singolare che in un’epoca in cui non ci si scandalizza più di niente, nemmeno dello sfruttamento sistematico di nomadi, emigranti e profughi di ogni genere, si gridi allo scandalo per dei funerali in pompa magna (e di cattivo gusto) di un criminale miliardario e, per di più, ben noto alle autorità di polizia. Oltretutto i funerali non si negano a nessuno, perché la chiesa cattolica si comporta più o meno come gli avvocati, che per legge sono tenuti a garantire una difesa a chiunque ne abbia bisogno, anche se stranamente ci troviamo davanti alla stessa chiesa che ha deliberatamente negato le esequie a Mino Welby e che custodiva gelosamente le spoglie del capo della banda della Magliana.

  5. ernesto ha detto:

    COncordo pienamente. Purtroppo abbiamo talmente imbiancato i nostri sepolcri che non riusciamo più a capire dove stia il marcio.

  6. Adriano ha detto:

    Basta dire che prima degli anni ’70 la criminalità nell’interland milanese effettuava a danno delle famiglie di imprenditori sequestri a scopo di estorsione.
    Qualcuno per stare tranquillo anziché denunciare il fatto alle autorità chiama Mangano per svolgere una funzione di protezione!
    Se poi studiamo un po le vicende delle fideiussioni date dalla banca Rasini…….

  7. don ha detto:

    Parole sante don Giorgio … e cominciamo pure dai piccoli comuni (sono parroco in un paese di 2370 corpi…anime, non lo so!) dove assessori, tecnici, sindaco e vicesindaco si spartiscono potere e appalti. Urlare contro un boss mafioso è il modo migliore per colpire i “miniboss”, ben distribuiti al nord ancor più che al sud!

  8. enniovico ha detto:

    Don Giorgio, hai esposto una verità sacrosanta, ma invertire la tendenza mi pare pressoché impossibile! Perché? Perché la mia età mi porta a credere che essendo numericamente (i malfattori) in maggioranza, a meno che non si voglia abdicare alla democrazia (vera), non intravedo i presupposti per uscirne! Spero di sbagliarmi, ma quanto fatto finora (e credo, nel mio piccolo, non poco) non è servito a nulla per cui resto a guardare…. ipocrisia, no! impotenza rispetto alla tracotanza di anti, troppi! Cia, ciao.